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El hombre que miraba pasar los trenes

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4.0
(3131)

Language:Español | Number of Pages: 228 | Format: Others | In other languages: (other languages) Chi traditional , English , Italian , French , German , Catalan , Portuguese , Greek

Isbn-10: 8497986067 | Isbn-13: 9788497986069 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    biblioteca; XL (24); « Partito da Groninga col treno delle 16.07 ».

    L’homme qui regardait passer les trains, 1938

    (25) « Mi creda, gli altri non valgono la fatica che ci si dà perché pensino bene di noi… Gli altri sono scemi!... Sono loro che ci vogliono virtuosi, e s ...continue

    L’homme qui regardait passer les trains, 1938

    (25) « Mi creda, gli altri non valgono la fatica che ci si dà perché pensino bene di noi… Gli altri sono scemi!... Sono loro che ci vogliono virtuosi, e si fa a chi bara di più…

    (140) « Dunque, non sono né pazzo né maniaco! Solo che a quarant’anni ho deciso di vivere come più mi garba senza curarmi delle convenzioni né delle leggi, perché ho scoperto un po’ tardi che nessuno le osserva e che finora sono stato gabbato.
    « Non so quel che farò, né se ci saranno altri avvenimenti di cui la polizia dovrà occuparsi. Dipenderà dai miei desideri.

    (167) « Mi scuso di non poter inviare di più ma gli inizi sono sempre difficili; è tutto quanto ho in tasca. Mi tenga al corrente se necessario, farò l’impossibile.
    J. ».
    Era tutto. C’era da credere che Julius de Coster non fosse neppure stupito delle imprese di Popinga! C’era da credere che nessuno lo fosse, e per giudicare il suo caso si trovasse solo una parola che non voleva dire niente: « Paranoico »!
    Era pur sempre vero che maman aveva trovato la parola amnesia!

    said on 

  • 4

    "Per quaranta anni mi sono annoiato. Per quarant' anni ho guardato la vita come quel poveretto che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci".

    Poi un click ...continue

    "Per quaranta anni mi sono annoiato. Per quarant' anni ho guardato la vita come quel poveretto che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci".

    Poi un click; qualcosa di inaspettato manda in frantumi la vetrina e velocemente le mani si allungano per arraffare tutti i dolci a lungo desiderati.
    Fuori di metafora è quello che vorrebbe realizzare Popinga Keis che per le implicazioni psicologiche mi fa pensare al mio conterraneo Pirandello. Nel chiuso mondo borghese egli è un impiegato solerte, padre e marito ineccepibile, la normalità in persona, condotta senza scossoni dentro i binari dell' abitudine..."non so chi ha deciso che così doveva essere e non altrimenti".
    Poi la deflagrazione, l' effetto dirompente, il deragliamento. Si sbriciola l' integrità delle apparenze, si rompono i freni, si depone la maschera, ed ecco Popinga mettere la freccia alla sua vita uguale, monotona, rinunciataria e proiettarsi verso scenari accarezzati e mai vissuti.
    Finalmente non recita, è se stesso in una operazione di verità e di sfida, ma che alla lunga gli risulta poco gestibile.
    Solo contro tutti finisce per affermare con una logica disarmante che i suoi comportamenti non hanno a che fare con la pazzia. "Prima" era pazzo, "prima" qualcosa non funzionava in lui, non adesso che è convinto ( illusione! ) di aver preso in mano la sua vita.
    Dove sta la verità? Nel fortino delle convenzioni sociali o nell' affermazione di Popinga che trattiamo da pazzi coloro che non comprendiamo?

    said on 

  • 4

    "Per quarant'anni mi sono annoiato. Per quarant'anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci. Aldesso so che ...continue

    "Per quarant'anni mi sono annoiato. Per quarant'anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci. Aldesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli."

    Kess Popinga si risveglia o impazzisce?

    said on 

  • 4

    stelline: 4

    La mia prima volta con Simenon. Lo stile mi ha catturato. La storia pure: forse basta davvero poco per far crollare la vita di un uomo e le sue "borghesi certezze".

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  • 4

    Un Simenon singolare, diverso dai romanzi che ho letto di recente, o così almeno mi è sembrato, perché qui non c’è quell’eccessivo immobilismo o quella disperazione e quella solitudine che spingono al ...continue

    Un Simenon singolare, diverso dai romanzi che ho letto di recente, o così almeno mi è sembrato, perché qui non c’è quell’eccessivo immobilismo o quella disperazione e quella solitudine che spingono al gesto estremo del suicidio. Manca quel tormento interiore, il racconto è tutto concentrato sulle azioni, sull’analisi delle cause e degli effetti, proprio come nello studio delle mosse di una partita di scacchi.
    Il caso Kees Popinga si innesca da una banalissima conversazione al tavolo di un bar, e prende avvio con un colpo di testa cui seguiranno un insieme di mosse, molte avventate e tante che seguono ragionamenti contorti, che hanno come risultato finale quello di stravolgere la vita di quest’uomo di 39 anni e di altre persone, come in un effetto domino. Quello che stupisce è la naturale freddezza di Popinga, che analizza la sua situazione di fuggitivo proprio come uno scacchista analizza una partita, con tattiche e strategie.
    Un uomo tranquillo, buon padre di famiglia, con poche stranezze a parte forse “quella emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero del viaggiatore”.
    E, se il treno è una metafora della vita, questa frase sembra quasi affermare che non si può comprendere l’animo umano, il mistero del viaggiatore, ché siamo un’incognita anche per noi stessi. A volte basta un nulla per farci fare delle scelte sconsiderate che poi ci rendono impossibile sfuggire al corso degli eventi.
    Come si fa a comprendere quelle persone che da un giorno all'altro mandano tutto all'aria perché non ne possono più... per riprendersi magari semplicemente la propria libertà?
    Il caso Kees Popinga è l’analisi di una personalità che davvero non può essere compresa, forse perché non c’è una verità.

    said on 

  • 0

    Romanzo breve, da leggere tutto d’un fiato. E’ la storia di Kees Popinga, omicida per caso, che vede rivoluzionata la sua vita e cavalca in modo mirabile i nuovi eventi che lo circondano. La sua fine ...continue

    Romanzo breve, da leggere tutto d’un fiato. E’ la storia di Kees Popinga, omicida per caso, che vede rivoluzionata la sua vita e cavalca in modo mirabile i nuovi eventi che lo circondano. La sua fine è scontata forse, ma tutto il libro è scritto dal punto di vista di Popinga, un po' presuntuoso, un po' pignolo, che a ben vedere è particolare e bizzarro. Non è un capolavoro ma mi è piaciuto.

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  • 3

    Alti e bassi

    Kees Popinga, da grigio impiegato di provincia a criminale quasi per caso. Peccato che lui ci prenda gusto e si faccia prendere la mano conducendo una personalissima partita a scacchi con la polizia, ...continue

    Kees Popinga, da grigio impiegato di provincia a criminale quasi per caso. Peccato che lui ci prenda gusto e si faccia prendere la mano conducendo una personalissima partita a scacchi con la polizia, partita che ovviamente lo vedrà alla fine sconfitto.
    Spunti ce ne sono, in qualche passaggio Simenon si dimostra grande psicologo ma alla fine non si decolla. Forse la sua scrittura è ormai datata, forse manca qualche colpo di scena o forse siamo ormai troppo abituati ad altri ritmi per apprezzare ancora questi gialli così cerebrali.

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  • 3

    Ho letto pochissimo Simenon quindi non so dire se questa è la sua forma poetica (nei non gialli), ma lo trovo così simile a Lettera al mio giudice che potrebbe essere lo stesso romanzo.
    Un uomo normal ...continue

    Ho letto pochissimo Simenon quindi non so dire se questa è la sua forma poetica (nei non gialli), ma lo trovo così simile a Lettera al mio giudice che potrebbe essere lo stesso romanzo.
    Un uomo normale, incasellato in un tran-tran così perfettamente costruito, che non ha mai intuito che dentro di sè potrebbe esserci altro, e che a un certo punto esplode. Un'esplosione tranquilla (pur con conseguenze letali), che gli fa invertire rotta senza un fremito, un ripensamento, un rimpianto.
    A tratti appare datato, espressione di un periodo e di una società dove non era concessa alcuna pubblica devianza (privata sì, certo), un po' come la Nausea. Popinga (antieroe monolitico per il quale si prova giusto un sorriso) si sveglia e niente ha più senso, niente ha realmente importanza. All'inizio pensa sia un duello di intelligenze, e quindi potrebbe essere appagante, ma poi realizza che chi gli sta di fronte non è all'altezza, e allora non ne vale più la pena. E' questa agnizione finale di Popinga che dà il senso al libro. Non il suo girovagare, non il suo sopravvivere, ma l'accettazione che non si riconosce più nel quadro che altri hanno dipinto per lui.

    said on 

  • 3

    <<Non c'è una verità, ne conviene?>>

    Se il capo si fa beffe di te, la famiglia ti appare improvvisamente insopportabile e monotona, la comoda poltrona e un buon sigaro divengono un illusorio benessere, sali finalmente su quel treno che ...continue

    Se il capo si fa beffe di te, la famiglia ti appare improvvisamente insopportabile e monotona, la comoda poltrona e un buon sigaro divengono un illusorio benessere, sali finalmente su quel treno che spesso hai guardato passare con un misto di eccitazione e di inquietudine, turbato e affascinato dalle tante vite misteriose e dai mille volti sconosciuti. Kees Popinga è un uomo qualsiasi, preda di un'improvvisa epifania fugge dalla mite cittadina olandese in cui vive con la famiglia e dopo aver innescato una catena di eventi delittuosi approda a Parigi, qui in pieno delirio narcisista crede di essere la mente superiore di un duello criminale.
    Quale la verità? Il vero Kees Popinga è quello che conosce la sua famiglia, è l'avventuriero parigino oppure un altro ancora? In questo dilemma pirandelliano si snoda un romanzo dal ritmo ineguale, divertente a tratti, monotono più di qualche volta ma con alcune punte di genio e immerso abilmente nelle cupe atmosfere di una Parigi rapace ed indifferente.

    said on 

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