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El idiota

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4.4
(5891)

Language:Español | Number of Pages: 885 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Chi traditional , German , Italian , Russian , French , Swedish , Greek

Isbn-10: 8402006310 | Isbn-13: 9788402006318 | Publish date: 

Also available as: Audio Cassette , Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
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  • 5

    La semplicità dell'animo

    Un uomo completamente buono e puro, privato per natura dell'ego è ciò che il resto del mondo additerebbe come "idiota". Il principe Myskin è il ritratto di un Cristo moderno che ama ogni cosa, ...continue

    Un uomo completamente buono e puro, privato per natura dell'ego è ciò che il resto del mondo additerebbe come "idiota". Il principe Myskin è il ritratto di un Cristo moderno che ama ogni cosa, ogni essere e si fida degli altri come si fidano i bambini, ma proprio per questa sua ingenua fiducia viene spesso preso in giro. Lui lo sa e perdona, perdona sempre. Oltre all'ilarità suscita nelle altre persone anche odio e disprezzo nati dall'invidia per quest'uomo dotato di una sensibilità e un'acutezza spirituale non comuni al genere umano.

    Un romanzo meraviglioso e la descrizione psicologica di un personaggio eterno che solo la mano abile di uno dei maestri della scrittura poteva creare. 

    said on 

  • 5

    Dove finisce Nikolaj Stavroghin e dove inizia invece il principe Myškin? A chi si trovi ad approdare alla lettura de L’idiota dopo quella de I demoni o viceversa salterà subito agli occhi quanto, ...continue

    Dove finisce Nikolaj Stavroghin e dove inizia invece il principe Myškin? A chi si trovi ad approdare alla lettura de L’idiota dopo quella de I demoni o viceversa salterà subito agli occhi quanto, seppur diversissimi tra loro (per l’appunto: opposti), i due protagonisti abbiano, nell’economia dei rispettivi romanzi, ruoli identici.

    Come Stavroghin, il principe Myškin è un esule nella propria patria e completamente alieno a tutte le questioni del “bel mondo.” Nella sua aura finiscono a gravitare personaggi che da questa energia si sentono alternamente attratti o disgustati. Semplicemente esistendo accanto a loro, mette a nudo ed esalta i lati più oscuri delle coscienze altrui. In quanto individuo scomodo e disinteressato di tutto, viene manipolato da menti più maliziose della sua e si trova al centro di intrighi suo malgrado. I suoi sentimenti non vengono compresi. Gli sono attribuite intenzioni che non ha e non gli sono altresì riconosciute quelle che ha. In ultima istanza, ma non di minore importanza, è conteso da due donne che non possono averlo per sé.

    Dove sta, allora, la grande differenza? Nell’unico luogo dove il profondo turbamento religioso di un autore che ha ricevuto la grazia dopo una condanna a morte potrebbe andarlo a pescare, ovvero: nell’amore cristiano.

    Mentre il demone del romanzo successivo sceglie l’esilio deliberatamente, il Cristo incarnato ne L’idiota è stato costretto a una lunga permanenza all’estero a causa della malattia da cui è afflitto, e vi è rimasto così a lungo che al suo arrivo a Pietroburgo teme addirittura di non essere più in grado di parlare il russo. Il disinteresse di Stavroghin nei confronti delle sorti della Russia deriva semplicemente dal fatto che a lui, di questa Russia, non gliene importa nulla; mentre quello del principe non è che un ardore tenuto a freno dalla consapevolezza di non essere in grado di trattare argomenti che gli stanno a cuore senza scadere nel ridicolo, finire a degradare i propri sentimenti o addirittura dare scandalo (ed è esattamente quello che succede quando infine prova a farlo, nel salotto degli Epancin).

    Infine, Stavroghin non ama nessuna delle numerose donne che ha sedotto. Sa che Daria Pavlovna è la sola che possa salvarlo e travolge comunque Liza con la propria passione, poiché non può frenarsi: è una creatura forgiata interamente nell’istinto, e il suo istinto, in quanto diabolico, conduce alla morte. Il principe Myškin ama Aglaja, ma sa di essere il solo a poter salvare Nastas’ja, nei confronti della quale non prova certo un sentimento meno forte. Ma lei gli fa orrore, poiché non vuole essere salvata – in ultima istanza, Nastas’ja è la furia cieca che determina la sconfitta di Dio sulla terra.

    Nella giovinezza di entrambi ha poi rivestito un ruolo cruciale una relazione con una giovane disadattata, che sembra quasi dare forma al loro essere al di fuori dalle logiche sociali. Di nascosto alla propria famiglia Stavroghin ha sposato Maria Timofejevna, la storpia e demente sorella di un ubriacone privo di mezzi e posizione. Benché questo matrimonio venga interpretato da chi pretende di conoscere il giovane meglio di lui come la più estrema dimostrazione del suo sprezzo, la poverina è l’unica creatura di cui egli sia disposto, a modo suo, a farsi carico. Di fatto, mettendo in relazione il proprio nome di ricco e bellissimo rampollo dell’alta società con quello di una mentecatta, il solo effetto che sortisce è quello di esporre al pubblico ludibrio una persona che altrimenti avrebbe trascorso la sua misera vita seduta nell’angolo di una cucina, senza arrecare fastidi a nessuno e Maria Timofejevna finisce i suoi giorni ben lungi dall’avere infine trovato la pace.

    D’altro canto, il principe ha invece intrattenuto, durante la sua permanenza in Svizzera, una relazione altrettanto accidentale con Marie, giovane tisica marchiata dal perbenismo della comunità montana come “perduta” per essere stata sedotta da un uomo che l’ha poi abbandonata. La grande pietà del principe, che non ne è innamorato e però l’ama del suo amore sovrannaturale, attira su Marie le simpatie di una scolaresca. I bambini sono le anime innocenti che il principe sente affini a se stesso in quanto ancora non corrotte dalla morale vigente: per questo mostra loro il vero volto di Marie e lascia che siano essi stessi a giudicare se quella ragazza non sia degna di affetto come chiunque altro. L’amore del principe e dei bambini consente a Marie di trovare una morte serena, nella consapevolezza di essere stata salvata.

    Come Maria Timofejevna era la nemesi di Liza, Marie è il rovescio della medaglia che sull’altra faccia ha Nastas’ja, proprio perché non ha ragioni per attaccarsi alle ragioni del mondo. È povera, bruttina e perdipiù malata: non c’è niente a cui possa aspirare in una società fondata sull’abbaglio della bellezza e dello sfarzo. Al contrario, la splendida Nastas’ja è indissolubilmente legata a tutto ciò che più disprezza. Benché si muova negli ambienti più in vista della società russa sfidando apertamente le gerarchie, il patriarcato, e l’ipocrisia della morale decadente, è perfettamente consapevole che affinché le sue proteste abbiano effetto deve necessariamente restarne all’interno. Lo scandalo Nastas’ja funziona così bene che arriva in certo modo a riassorbirsi da sé, quando i detrattori accorsi il giorno del suo matrimonio con l’unico scopo di denigrarla fanno un’immediata marcia indietro davanti al suo splendore formale, trovandosi disposti ad accettare l’idea che la sua legittima unione col principe cancellerà ogni peccato. Ma Natas’ja non è disposta ad accettare tutto questo. Non intende vivere in un mondo che l’apprezza per la sua sistemazione o per l’abito che indossa, né vuole che la sua conquista dell’uomo che ama più di se stessa venga mistificata dalla malizia di chi non può capire. Ecco perché butta tutto al vento e torna per l’ennesima volta tra le braccia dell’odiato Rogožin, il solo che potrà darle quell’unica forma di salvezza a cui aspira: la morte.

    Se Stavroghin è l’incarnazione della passione, il principe è invece quella della com-passione. Il primo distrugge e si distrugge, il secondo viene distrutto. In poche parole, se Stavroghin era “l’uomo del grande disprezzo”, il principe Myškin è invece l’uomo dell’amore pazzo e disperato. In un senso o nell’altro, per entrambi non c’è spazio in questo mondo, ovvero il tempo della decadenza della grande Russia che non è poi così lontana da quella del resto d’Europa, oggi come allora.

    Secondo il filtro che Ippolit applica a Myškin «la bellezza salverà il mondo», mentre Tichon profetizza a Stavroghin che «la bruttezza vi ucciderà.» Quale che sia l’angolazione che scegliete, la questione è sempre la stessa: forse il mondo non intende essere salvato.

    Leggi la recensione qui: http://zeldasroom.wordpress.com/2014/03/09/lidiota-di-fedor-michajlovic-dostoevskij/

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  • 0

    Non posso dire brutto, né posso dire scritto male. Ma per me è troppo lungo, troppe digressioni, colloqui, troppe cose. So che è lo stile della letteratura russa del tempo, ma in altri romanzi la ...continue

    Non posso dire brutto, né posso dire scritto male. Ma per me è troppo lungo, troppe digressioni, colloqui, troppe cose. So che è lo stile della letteratura russa del tempo, ma in altri romanzi la cosa mi è piaciuta molto di più (vedi Anna Karenina). Bella l'introspezione dei personaggi, la loro drammatizzazione, l'enfasi di come si manifestano. Devo dire che in effetti in questo Dostoewskij è maestro.

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  • 5

    Ho iniziato a leggere questo libro circa due anni fa. L'ho mollato arrivato alla terza parte, probabilmente perché non capivo. Ho preso nuovamente il libro una settimana fa e l'ho ricominciato da ...continue

    Ho iniziato a leggere questo libro circa due anni fa. L'ho mollato arrivato alla terza parte, probabilmente perché non capivo. Ho preso nuovamente il libro una settimana fa e l'ho ricominciato da capo. Non c'è una migliore opera quando si parla di Dostoevskij, ma quanta pietà, quanta pena per il Principe, quanti sentimenti che si manifestano durante la lettura, quante domande che mi son posto e quante volte mi sono immedesimato troppo. Quanta fierezza, quanta ansia e quante volte ho imprecato contro qualcuno dei personaggi, tutte queste persone inesistenti.

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  • 5

    La pena per l'Idiota. L'apprensione per l'Idiota. L'irritazione per l'idiota. Il timore di essere l'idiota. La speranza di essere l'idiota. Il sospetto di essere l'idiota. Temere per l'Idiota La ...continue

    La pena per l'Idiota. L'apprensione per l'Idiota. L'irritazione per l'idiota. Il timore di essere l'idiota. La speranza di essere l'idiota. Il sospetto di essere l'idiota. Temere per l'Idiota La rivincita dell'Idiota. La consapevolezza dell'Idiota. La delusione di non essere l'Idiota. Chiedersi tutte le pagine se questo può essere il libro del cuore. Alcuni che conosci lo hanno detto. Il Libro del cuore. L'Idiota. Non capire perchè. Rileggerlo. Capire perchè. Controllare i propri gesti durante il giorno. La qualità dei sorrisi. La consistenza delle proprie doti. Tastare l'adesione alla realtà. Misurare la limpidezza dei sentimenti propri. La trasparenza della proprià spontaneeità. Mormorare alla cassiera un buongiorno distratto. Lev Nicolaj. Principe. Principe Lev Nicolaj Miskin. L'Idiota.

    E ricominciare da capo.

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  • 0

    È il primo romanzo russo che leggo: noto che non mi risulta scorrevole quanto altri dello stesso periodo storico (ma di altre nazionalità). È carico di dialoghi, anche lunghi, tanto che la ...continue

    È il primo romanzo russo che leggo: noto che non mi risulta scorrevole quanto altri dello stesso periodo storico (ma di altre nazionalità). È carico di dialoghi, anche lunghi, tanto che la delineazione dei personaggi traspare più da questi che non dalle descrizioni dell'autore.

    Comunque pur essendo in un periodo pieno di impegni sono arrivata a metà in una settimana, quindi non è una lettura inaffrontabile; anche perché alcuni passi sono molto piacevoli. Percepisci che vogliono dirti qualcosa: offrirti una morale, oppure farti cogliere nuove sfaccettature dell'animo dei personaggi (e in generale, dell'animo umano). Ma forse non c'era bisogno di specificarlo trattandosi di un autore del calibro di Dostoevskij!

    *** Proseguendo la lettura mi sono ricreduta sulla prima impressione: dopo la prima parte (secondo me la più pesante delle quattro) la trama prende pieghe inaspettate ed anche i dialoghi sono più interessanti. E poi, a questo idiota si può solo voler bene.

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  • 5

    Ondivago nei temi, ma capace di sorprendenti cambi di registro nello stile : dal comico al tragico al filosofico ; esagerato nel delineare il carattere dei personaggi, tutti sopra le righe, ...continue

    Ondivago nei temi, ma capace di sorprendenti cambi di registro nello stile : dal comico al tragico al filosofico ; esagerato nel delineare il carattere dei personaggi, tutti sopra le righe, ossessionato dai temi etici che affronta ora con inventiva e profondita', ora con pregiudizi slavofili imbarazzanti, D. ha comunque il dono di una creativita' che affascina il lettore e suscita in lui reazioni contrastanti. In realta' , a differenza di Tolstoj, annaspa inquieto in nome e alla ricerca di una purezza irraggiungibile che finisce coll'incarnare in personaggi astorici ed irreali come il principe Myskin o Alioscia nei Karamazov. La traduzine di A.Polledro e' datata. E' uscita per Bompiani una edizione con testo russo a fronte.... chissa' se mi ci buttero'.

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  • 3

    Il nucleo di interesse del romanzo non sta nella trama ma nel messaggio implicito che accompagna il protagonista (il principe Myskin), che si definisce idiota perché i ripetuti attacchi epilettici, ...continue

    Il nucleo di interesse del romanzo non sta nella trama ma nel messaggio implicito che accompagna il protagonista (il principe Myskin), che si definisce idiota perché i ripetuti attacchi epilettici, particolarmente frequenti e violenti durante la sua infanzia, gli hanno lasciato in eredità una percezione alterata del mondo e dei suoi simili. Naturalmente idiota non lo è affatto, e forse non è neppure un ingenuo, dal momento che è in grado di riconoscere le cattive intenzioni altrui, sebbene non faccia nulla per prevenirle o combatterle. È semplicemente un uomo puro, così puro da non sembrare neppure umano, il che genera frustrazione negli altri che ricevono perdono ed amore incondizionato laddove si aspetterebbero rancore ed odio per le azioni commesse. Contro una visione nichilista dell’esistenza, il principe predica l’amore universale e crede fermamente che la bellezza salverà il mondo, ma la verità, si sa, sta sulla bocca dei bambini e dei folli... e forse il principe è un po' tutte e due le cose. È difficile esprimere un giudizio netto perché il romanzo è tante cose insieme: un po’ esercizio di prosa (una prosa incredibilmente moderna tra l’altro), un po’ trattato filosofico; un po’ teatro. L’aspetto che ho trovato più interessante è stato proprio il passaggio da un tipo di registro ad un altro, il tutto condito da un linguaggio dinamico ed attuale. Se valesse come definizione, lo definirei un “romanzo cerebrale” perché dà molto a cui pensare (tocca temi come la pena di morte, il nichilismo, il socialismo, la religione… ) e tiene in vivace allenamento le sinapsi, nel senso che non solo ti offre uno spunto di riflessione en passant ma ti induce ad elaborarlo per conto tuo, lasciandoti vedere il tutto da una prospettiva nuova. Quello che invece non ha incontrato molto il mio gusto è stata la teatralità che emerge prepotentemente in alcuni passaggi. Passando da una scena all’altra, spesso in maniera brusca, ho provato una specie di stordimento, dato il via vai di personaggi che ruotano nell’orbita del principe Myskin, compiendo gesti che al di fuori di questo contesto non sarebbe esagerato definire assurdi. La verità è che mi sono sentita come la mosca impazzita a cui Ippolit (uno dei personaggi che più mi ha colpito) invidia la presenza nei fatti del mondo e che torna a fare la sua comparsa nelle ultime pagine del libro, sul lenzuolo. Può sembrare un paragone alquanto strano, lo ammetto, ma non ne trovo uno migliore per spiegare il disorientamento che durante la lettura un po’ mi destabilizzava e un po’ mi spingeva ad andare avanti per cercare di capire. Situazioni grottesche, eppure in qualche modo stranamente autentiche, portano dritte ad un finale che ha del tragicomico ma anche dell’inevitabile.

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