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El invierno de mi desazón

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Publisher: El Aleph

4.0
(639)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Dutch , French , Portuguese

Isbn-10: 8476695829 | Isbn-13: 9788476695821 | Publish date: 

Category: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Ethan Allen Hawley, descendiente de una antigua familia de orgullosos peregrinos y capítanes de barco de Nueva Inglaterra, ya no tiene ni el dinero ni el espíritu emprendedor de sus antepasados. Marcado por el fracaso, trabaja como dependiente en un colmado que habí­a pertenecido a su familia, pero su mujer y sus hijos, que no comparten su resignación, echan en falta las comodidades que él no les puede dar. Cuando una serie de inesperadas circunstancias despiertan su ambición, Ethan se embarca en una arriesgada empresa y deja a un lado sus escrúpulos. El invierno de mi desazón examina con devastadora lucidez la maligna influencia del dinero, la inmortalidad y la codicia en la sociedad norteamericana.
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  • 4

    Tra principi morali e benessere materiale

    Tra i vari romanzi di Steinbeck, questo è abbastanza anomalo perché il personaggio principale non appartiene a quella classe dei diseredati (contadini spodestati dai latifondisti, braccianti stagional ...continue

    Tra i vari romanzi di Steinbeck, questo è abbastanza anomalo perché il personaggio principale non appartiene a quella classe dei diseredati (contadini spodestati dai latifondisti, braccianti stagionali senza fissa dimora, disoccupati senza proprietà, ecc.) che è al centro di molte delle sue opere più note (Furore, Uomini e topi, Pian della Tortilla), bensí appartiene alla media borghesia. E' un benestante scivolato verso una condizione di ristrettezze per una combinazione di congiuntura economica sfavorevole ed errori di valutazione nella gestione del proprio negozio.

    A parte questo, come sempre accade nei romanzi di Steinbeck l'attenzione è focalizzata sui risvolti etici del comportamento del protagonista nella sua scalata sociale.
    Numerosi sono i dubbi e le domande che sorgono nell'animo del protagonista e che, di riflesso, vengono sottoposti al lettore: una condizione di benessere sociale è condizione necessaria per la tua felicità?
    E se le persone che piú ti stanno a cuore soffrissero in silenzio, per amor tuo, a causa della mancanza di questa condizione di benessere ti sentiresti spinto a cambiare la situazione?
    A quali costi?
    Fino a che punto sei disposto a rinunciare ai tuoi principi per dare un po' di "gioia materialistica" alle persone a cui tieni?
    E sei in grado di sostenere tutte le conseguenze di questa "sospensione della morale"?

    Al di là dei singoli fatti raccontati, è questo il nucleo forte del libro: una moderna favola morale (non moralistica!) che non sana la coscienza dell'uomo contemporaneo ma ne espone apertamente le ferite. Difficile da digerire, ma molto incisivo.

    said on 

  • 4

    Ottima la mia personale prima esperienza di lettura con John Steinbeck, che ho voluto cominciare con il titolo di ispirazione sheakespeariana L'ìnverno del nostro scontento. Insieme leggero e riflessi ...continue

    Ottima la mia personale prima esperienza di lettura con John Steinbeck, che ho voluto cominciare con il titolo di ispirazione sheakespeariana L'ìnverno del nostro scontento. Insieme leggero e riflessivo, ironico e amaro, lo scrittore americano racconta di Ethan Hawley, discendente di gloriosi balenieri e nobili primi pellegrini, ridotto a mero commesso di negozio d'alimentari, e del suo tentativo di trasformare l'inverno dello scontento suo e, forse soprattutto, della propria famiglia nella radiosa estate del successo, del prestigio, dell'onore e, quindi, del denaro: perché non dovrebbe prendersi anche lui la sua parte di bottino, come fanno tutti? Lo spirito della pirateria è ancora vivo nell'impulso dei tempi moderni ad arraffar grana, non importa come; e se i soli a star a sentire i dubbi di coscienza del protagonista sono i barattoli di sottaceti nel negozio in cui lavora, mentre moglie, figli, amici, gli chiedono cosa aspetta a diventar ricco, quali scelte potrà mai fare lo scontento Hawley per garantire ai suoi l'estate che forse meritano?

    said on 

  • 5

    Fatto estate radiosa sotto il sole di York

    Ed ora ‘L’inverno del nostro scontento’

    ‘L’inverno del nostro scontento’ è stato acquistato in una giornata assolata. Ricordo quasi sempre quando scelgo un libro in pausa pranzo, soprattutto perché va ...continue

    Ed ora ‘L’inverno del nostro scontento’

    ‘L’inverno del nostro scontento’ è stato acquistato in una giornata assolata. Ricordo quasi sempre quando scelgo un libro in pausa pranzo, soprattutto perché vado in libreria soltanto quando sono previste nuvole nella mia vita. Quel giorno avevo deciso di proteggermi da una futura tristezza con un bell’acquisto. Non sapevo quando l’avrei letto, ma volevo averlo con me almeno per un po’ di tempo.Avrei iniziato a leggerlo soltanto dopo qualche tempo, la scorsa primavera.
    ‘L’inverno del nostro scontento’ viene pubblicato nel 1961 successivo a ‘Graps of wrath’ ed anche ad ‘East of Eden’.

    La storia narra di Ethan Allen Hawley e del suo presunto fallimento sociale. Uso il termine ‘presunto’, perché l’intero romanzo è una critica al mito del ‘grande sogno americano’. Ethan è un uomo onesto, che con il suo lavoro di commesso in una piccola drogheria mantiene sua moglie ed i suoi figli in modo decoroso. Sono una famiglia felice, che non deve fare qualche conto a fine mese ma che di fatto si può anche permettere qualche agio in più.
    Il vero problema è che Ethandiscende da un antica stirpe di balenieri. Ed è per questo che tutto l’ambiente circostante lo giudica un fallito. Perdente perché non ha un lavoro avventuroso come i suoi avi, e fallito perché si accontenta del ruolo di commesso.

    Chi conosce Steinbeck sa che ha un modo molto particolare di scrivere e che spesso le sue descrizioni ed i suoi personaggi raccontano qualcosa che l’autore vuole trasmettere al lettore. Non si tratta di denuncia sociale, Steinbeck non è un autore giudicante, è come se riportasse a galla un vascello affondato e tramite l’accurata descrizione dello stato e delle ferite del vascello conducesse il lettore verso le ragioni che lo hanno portato a colare a picco. Nessun giudizio e nessun parere, soltanto un resoconto accurato.
    All’inizio Ethan è come osservato dal suo ambiente, tutti sembrano cortesi e gentili, l’ambientazione sembra provinciale ma allo stesso tempo aperta alle differenze ed alle scelte di una persona. Ma bastano poche pagine per rendersi conto del clima sotterraneo che circonda il protagonista. Come discendente della sua famiglia, il suo lavoro di semplice commesso non ha valore, Ethan non sta creando niente, non ha successo e per questo non merita nulla.

    Il mito del grande sogno americano inizia a stringersi attorno a lui, Ethan si sente inadeguato un perdente che ha gettato nel fuoco un destino da vincente.
    E così un giorno, di quelli tutti uguali che ricorrono nella sua vita decide di diventare ricco e di successo. E’ la decisione presa a sangue freddo di un uomo, che vuole omologare se stesso a quello che altri desiderano per lui. ‘ricchezza e successo’ due punti importanti del grande sogno americano. Ethanvuole essere ammirato per il modo in cui è riuscito a ricostruire la sua vita, per i suoi soldi e per la sua felicità da sfoggiare davanti a tutti.

    Ora l’inverno del nostro scontento fatto estate dal radioso sole di York
    Questo è il poi. Del prima Ethan non ha più memoria. Per diventare ricco dovrà compiere delle azioni, e per farle dovrà non avere più passato. Ed è più semplice se ci si dimentica del passato, perché gli amici, la famiglia e tutto il resto rimane chiuso e dimenticato da qualche parte… nel passato.

    Questa frase, descrive bene il momento in cui Ethan lascia da parte il suo passato. E’ tratta dal Riccardo III di Shakespeare. E’ la scena iniziale quando Riccardo mostra la sua invidia nei confronti del fratello che regna magnanimo. Se vogliamo usare una metafora, questa fra è il chiaro segnale del cambiamento, Ethan non è un uomo che si accontenta ed inseguirà quel mito che la gente vuole che diventi.
    Quello che mi è piaciuto

    Steinbeck è conosciuto per le sue descrizioni che portano il lettore ad immaginare con precisione quello di cui sta scrivendo. Quello che però ha sempre colpito me, è che spesso Steinbeck riesce a fondere lo scenario che descrive con i suoi protagonisti. Le scelte che prendono i suoi protagonisti spesso sembrano essere dettate più che da una loro decisione dall’ambiente in cui sono immersi. E con ambiente non intendo soltanto i personaggi circostanti ma anche l’ambiente fisico che attornia la vita del protagonista. Se Ethan fosse vissuto lontano dall’America di quegli anni, probabilmente avrebbe semplicemente continuato a compiacersi di ‘essere un uomo onesto’. Diversamente, Ethan, vive nell’America degli anni Sessanta, quando tutto circolava attorno al denaro, e decide di cambiare proprio per essere adeguato all’ambiente circostante.
    Concludendo
    Se conoscete già Steinbeck si tratta di un libro che va inserito tra le vostre letture. Diversamente qualora non lo conosceste ancora probabilmente vi consiglierei di inserirlo ma dopo aver letto ‘Furore’.

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  • 0

    Incipit

    Quando il mattino biondo oro di aprile destò Mary Hawley, ella si volse al marito e lo vide, coi mignoli in bocca le faceva le smorfie.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/i/linverno-de ...continue

    Quando il mattino biondo oro di aprile destò Mary Hawley, ella si volse al marito e lo vide, coi mignoli in bocca le faceva le smorfie.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/i/linverno-del-nostro-scontento-john-steinbeck/

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  • 4

    Cosa porta un uomo a mettere da parte i suoi scrupoli per perseguire denaro e successo, e soprattutto, cosa resta di un uomo dopo averlo fatto? E' ancora possibile "indossare lo stesso abito morale" d ...continue

    Cosa porta un uomo a mettere da parte i suoi scrupoli per perseguire denaro e successo, e soprattutto, cosa resta di un uomo dopo averlo fatto? E' ancora possibile "indossare lo stesso abito morale" di prima? Rispecchiarsi nei propri valori - ma forse occorre chiedersi quali fossero - e avere rispetto di se stessi?
    La risposta al "cosa resta" la conosciamo già: non fosse che per lo spoiler della quarta di copertina, è il titolo stesso a suggerirlo, evoncado immagini di desolante solitudine - perché l'estate gloriosa ["Ora è l'inverno del nostro scontento, divenuta gloriosa estate grazie a questo sole di York" - dal Riccardo III di Shakespeare].è solo truffa, miseria morale, impoverimento dello spirito! E' questo ciò che resta, anche se il romanzo lascia piccoli spiragli di speranza aperti al riscatto.

    Quindi: un atto ignobile rende ignobile una persona? e a proposito: la guerra fa di un uomo un assassino?
    Un atto ignobile è azione di una sola persona, o sono l'ambiente e le convenzioni che lo circondano a determinare il suo comportamento?

    Intorno a queste domande universali si snoda la vicenda, quella di un umile commesso che, oppresso dal senso di fallimento, si arricchisce mediante il tradimento. La prosa è ricca, ricercata, non immediata, piena di citazioni e rimandi (non tutti semplici da afferrare, almeno per me), i dialoghi sono incalzanti (anche se a volte un po' ermetici).

    Nel complesso non una lettura leggera, non intrattenimento ma letteratura vera.

    said on 

  • 5

    Per nulla datato, ritengo che sia tra i migliori romanzi di Steinbeck. La miseria umana è un pozzo senza fondo dal quale sono emersi capolavori.

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  • 3

    Non so che dire. In alcune parti è molto bello, in altre lascia a desidrare. Alla fine non sono soddisfatto. Ho anche qualche dubbio sulla traduzione di Bianciardi.

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  • 3

    Scontenta.

    Ma sai che non riesco a scrivere un commento a questo mio primo Steinbeck? Il rischio di essere accusata di superficialità o di ignoranza bella e buona è altissimo, ma non posso farci nulla: io non ri ...continue

    Ma sai che non riesco a scrivere un commento a questo mio primo Steinbeck? Il rischio di essere accusata di superficialità o di ignoranza bella e buona è altissimo, ma non posso farci nulla: io non riesco a celebrare un libro solo perché la maggior parte dell'umanità lo reputa un capolavoro.
    Quello che ho trovato eccezionale, della scrittura di Steinbeck, sono le tante note che ho preso durante la lettura: raramente ho incontrato pensieri così condivisibili o così illuminanti. In aggiunta, ho apprezzato anche tutta la forma narrativa, ostica, criptica, ma molto personale, bella.
    La storia mi ha ammorbata. Oltre a non avermi chiarito il finale e a lasciarmi un fastidioso ammanco di mille dollari nel conteggio dei traffici di Ethan. Dopotutto, sono un'ex bancaria e i numeri erano il mio pane quotidiano! Se da cinquemila dollari ne togli mille da dare a un alcolista, non possono restarne cinquemila. Giusto?
    A parte ciò, come ho detto, bella scrittura, passaggi indimenticabili, ma morta lì. Aggravata da un senso di fastidio per la trama frastagliata e a me solo parzialmente comprensibile, riporto quello che ho trovato eccezionale e che mi ha fatto dare un giudizio di 3 su 5 alla lettura:

    "Non ha nemmeno nome, in mente mia, se non questo, il Posto; non c'è rituale, né formula, niente. E' un posto in cui riflettere sulle cose. Un uomo in realtà non sa degli altri esseri umani. Il meglio che può fare è supporre che siano simili a lui. E ora, seduto nel Posto riparato dal vento, a vedere sotto le luci di guardia salire la marea, nera per il cielo buio, io mi chiedevo se tutti gli uomini hanno un Posto, se ne hanno bisogno, o se invece lo vogliono e non l'hanno. (...) Tutto quel che succede nel Posto io lo chiamo 'ravvedimento'. Qualcun altro dirà preghiera, e forse sarebbe la stessa cosa. Non credo che sia pensiero. Se volessi farmene un'immagine, ecco, sarebbe come un lenzuolo umido che si volge e si agita a una bella brezza e si asciuga e si imbianca. Quel che succede è tutto mio, sia buono o no."

    "Un uomo che dice segreti, o storie, deve pensare a chi ascolta o legge, perché una storia ha tante versioni per quanti sono i lettori."

    "Devi farcela da solo. Quel che è buono per uno, è male per un altro, e lo saprai solo dopo. Perché nessuno vuole consigli; solo conferma."

    "Vivere vuol dire portare una cicatrice."

    "La fama di avere quattrini si baratta, quasi quanto i quattrini veri."

    "La pena restava, un dolore non pensato, ma lontano, e un giorno avrei dovuto chiedermi: Perché sto male? Gli uomini si abituano a tutto, ma ci vuol tempo. (...) In ogni cosa c'è qualcosa di desiderabile, se ti ci abitui, e se la contrapponi a qualcos'altro, a cui non sei abituato."

    "Se vuoi tenerti un amico non lo mettere alla prova."
    Quest'ultima, la verità più dolorosa, per me.

    said on 

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