El invierno en Lisboa

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Publisher: Booket

3.5
(374)

Language: Español | Number of Pages: 221 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , German , French , Czech

Isbn-10: 8432217220 | Isbn-13: 9788432217227 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Book Description
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  • 3

    Non ricordo di aver mai scelto di leggere un romanzo solo per la città in cui è ambientato, L'inverno a Lisbona è un'eccezione. La città in questione è San Sebastian, in basco Donostia. Il titolo non ...continue

    Non ricordo di aver mai scelto di leggere un romanzo solo per la città in cui è ambientato, L'inverno a Lisbona è un'eccezione. La città in questione è San Sebastian, in basco Donostia. Il titolo non è un errore. Lisbona è il luogo dove la vicenda si conclude, San Sebastian quello dove ha inizio, città accomunabili per la luminosità del cielo e il languore che possono ispirare. Poi c'è Madrid, dove Santiago Biralbo, pianista di musica jazz, rinchiuso nella stanza di un hotel, sdraiato sul letto, un bicchiere di whisky in mano, racconta alla voce narrante i vuoti e l'epilogo della storia, distraendosi di tanto in tanto per alzarsi e affacciarsi alla finestra da dove controlla la strada, presumendo e temendo che chi lo ha inseguito per molto tempo con una pistola nascosta nell'impermeabile lo raggiunga per regolare i conti.
    Avevo già letto un romanzo parzialmente ambientato a San Sebastian, Fiesta di Hemingway. Dopo la settimana di ubriacature e bagordi trascorsa a Pamplona tra bar e corride era usanza andare a rilassarsi sulle spiagge della costa del nord affacciata sul Mar Cantabrico. Però, al tempo della lettura di Fiesta, non ero ancora mai stato a San Sebastian, non conoscevo la spiaggia della Concha, il monte Urgull, la città vecchia, Plaza de la Trinidad, il porto. Soprattutto non conoscevo le giornate di pioggia che possono avvolgerla, renderla brumosa, grigia e umida a dispetto delle limpide e rilassanti giornate estive, a luglio, vissuta tra spiagge, bicchieri di Txakoli e piatti di pintxos. Fiesta si conclude a San Sebastian come lo scivolamento lento di un liquore denso lungo i bordi di un bicchiere e della baia che la nasconde all'oceano, un'atmosfera di vacanza estiva e distrazione, il suo lato oscuro e malinconico è assente. Molina lo utilizza come un ricordo o una nostalgia vissuta in prima persona, perfetta per ambientare un noir tra le atmosfere notturne dei locali jazz, gli incontri fugaci di due amanti, i commerci di opere d'arte trafugate e rivendute sul mercato nero a facoltosi collezionisti, personaggi fantasma e nebbie. E' a San Sebastian che Santiago Biralbo e Lucrecia si legheranno per perdersi e successivamente ritrovarsi, ogni volta estranei come la prima, poi complici, di nuovo amanti, ma sempre fuggevolmente, per pochi, intensi istanti. Biralbo che perde interesse per se stesso e vive identificandosi nell'attesa di Lucrecia, delle sue lettere, dei suoi ritorni. Lucrecia che fugge e si nasconde, mistero irraggiungibile tanto per i suoi inseguitori (Malcom, Toussaints Morton, Daphne) quanto per Santiago Biralbo. Solo Billy Swann, l'anziano trombettista, ha compreso la natura di Lucrecia come ha compreso la natura della musica che suona mirabilmente assentandosi dal mondo.
    L'onnipresente senso di perdita, la volontà e l'impossibilità di dimenticarsi, permea gli incontri e gli addii di Santiago e Lucrecia e tutte le pagine del libro, si insinua nelle descrizioni della musica e dei musicisti, nel piano suonato da Santiago Biralbo, nella tromba di Billy Swann, nella melodia di Lisboa, in parole enigmatiche e ricorrenti come Burma, nelle solitudini dei personaggi e delle città, nelle strade percorse di notte e illuminate dai fari di un automobile, nell'impossibilità di raggiungere e mantenere l'amore. L'unica eventualità è lasciarsi vincere da un totale abbandono, senza pensare al dolore né all'entusiasmo; solo così si può suonare o ascoltare la musica, altrimenti la musica si servirà di noi come una donna si serve di un amante che non l'appassiona.

    "< < Vieni, vieni al più presto,>> lo aveva supplicato Lucrecia con una voce che lui non conosceva, rotta dal pianto o dalla paura, come sperduta in un'oscurità letale, nella città lontana e assediata dall'inverno, dietro a una delle finestre e delle luci insonni che continuavo a guardare dalla casa di Biralbo mentre lui le andava incontro, ospite ancora una volta della penombra di un taxi, con la consapevolezza che forse un impulso più forte dell'amore, e del tutto estraneo alla tenerezza, ma non al desiderio e alla solitudine, continuava a tenerlo legato a Lucrecia, a dispetto di loro stessi, contro la loro volontà e la ragione, contro qualsiasi tipo di speranza".

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  • 3

    L'inverno a Lisbona

    Chi cerca Lisbona in questo libro potrebbe non rimanere completamente soddisfatto. Lisbona, infatti, la troviamo solo verso la fine del libro. Questa storia è più che altro è ambientata in una Spagna ...continue

    Chi cerca Lisbona in questo libro potrebbe non rimanere completamente soddisfatto. Lisbona, infatti, la troviamo solo verso la fine del libro. Questa storia è più che altro è ambientata in una Spagna malinconica piovosa e notturna, tipicamente noire e decisamente lontana dalle immagini solari e invitanti che ci propongono le pubblicità delle agenzie di viaggi. È un libro intriso di malinconia e solitudine. Una solitudine insopportabile ed infinita, il vuoto e la freddezza dei lunghi e solitari pomeriggi domenicali così ben evocata da poterla quasi sentire. E in questi solitari e piovosi momenti si va a bere in fumosi bar con le luci al neon e musica jazz. In questi bar si incontrano i protagonisti della vicenda che secondo me hanno in comune tra loro un rassegnato modo di trascinare le loro esistenze. Santiago Biralbo, la "femme fatal" Lucrecia, e la voce narrante mi hanno dato l'idea di tre persone profondamente stanche e infelici che si limitano a far passare il tempo, ma privi della voglia di scrollarsi di dosso quello stato di cupa tristezza. La voce narrante beve beve e beve e ascolta musica, Santiago vive nel ricordo di questa Lucrecia, sempre in attesa di una sua lettera. E lei invece, Lucrecia, la "femme fatal" fugge, appare, scompare, telefona, fissa appuntamenti, è sempre in pericolo, frequenta personaggi molto discutibili, si mette nei casini, piange, vuole andare a Lisbona, prima e' così fragile poi diventa forte... Direi tanti incentivi a mandarla al diavolo senza troppi complimenti. Ma è pur sempre una femme fatal. E che dire della storia d'amore tra Santiago e Lucrecia? Sarò insensibile io ma tutta questa passione e coinvolgimento non li ho avvertiti minimamente. Mi sembravano solo due persone sole depresse che fanno sesso tra loro per allontanare la solitudine. Tutto qui. Comunque tutto sommato una storia "carina", forse un po' lenta. Magari un giorno proverò a rileggerlo per vedere se mi trasmette nuove emozioni.

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  • 4

    Una novela que tiene todo el aroma del cine negro, he pensado en Casablanca y en El tercer hombre. Me ha gustado menos que otras del autor, creo que por cuestiones argumentales. Es una de sus primeras ...continue

    Una novela que tiene todo el aroma del cine negro, he pensado en Casablanca y en El tercer hombre. Me ha gustado menos que otras del autor, creo que por cuestiones argumentales. Es una de sus primeras obras y está maravillosamente escrita (me ha gustado especialmente la narración de la última actuación), como siempre en el autor, pero no he podido quitarme la sensación, durante toda la lectura, de que AMM se ha superado ampliamente a si mismo en sus obras posteriores.

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  • 2

    Ma Lisbona dov’è?

    Ho preso questo libro mossa dalla mia “malattia” per Lisbona, sperando di trovarvi le sue atmosfere, i suoi luoghi a me tanto cari, la sua saudade; ma in questo libro ho soltanto trovato un’atmosfera ...continue

    Ho preso questo libro mossa dalla mia “malattia” per Lisbona, sperando di trovarvi le sue atmosfere, i suoi luoghi a me tanto cari, la sua saudade; ma in questo libro ho soltanto trovato un’atmosfera noir da cinema americano anni quaranta.
    Una scrittura abbastanza ricercata ma vagamente stonata, uno stile che pare rifarsi più ad un cliché che ad un’ispirazione autentica.
    Dopo una trentina di pagine mi sono resa conto di provare solo noia per una storia inconcludente che non mi pareva celasse nulla di consistente nemmeno nelle sue pieghe più nascoste. Ho provato a sbirciare più avanti e la sensazione è che tutto il libro corresse più o meno sulla stessa lunghezza d’onda e che non succedesse nulla di interessante né a livello emotivo né a livello del racconto.
    Per di più Lisbona non c’era.
    L’ho abbandonato. Se voglio avere sensazioni alla “provaci ancora Sam” preferisco guardarmi un film con Humphrey Bogart.

    Tutte le mie recensioni:
    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

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  • 1

    Il brandy che crea un'atmosfera

    Non me ne voglia l'ombra cara di Gino Cervi se metto in esergo il motto con cui pubblicizzava la Vecchia Romagna ai tempi della mia infanzia: letta metà di questo romanzo (procedere più in là richiede ...continue

    Non me ne voglia l'ombra cara di Gino Cervi se metto in esergo il motto con cui pubblicizzava la Vecchia Romagna ai tempi della mia infanzia: letta metà di questo romanzo (procedere più in là richiederebbe un sovraccarico di masochismo di cui non sono assolutamente dotato) mi sono accorto però che era fatto soltanto, appunto, di atmosfera - se si vuol essere alati e poetici; di aria, o meglio di aria fritta, se si preferisce parlare senz'ambagi. L'atmosfera è costruita dall'autore mettendo assieme quattro coserelle: un locale oscuro e fumoso (dove nessuno beve un dito di vino, anche se siamo in Ispagna), un pianista jazz, una donna misteriosa e affascinante, un negro misterioso coi modi da gangster di una volta, un barista ciccione, pigro e sentenzioso (ecco, questo in effetti stona un pochino con l'eterea penombra del resto: ma l'autore vuol dare l'impressione d'un'eterea penombra moderna, popolare, democratica, progressista, mica roba che malauguratamente possa ricordare, che so?, decadenti d’antan come Maurice Dekobra o Guido da Verona), e tanta, tanta pioggia. Tutto qua. Una specie di film sperimentalista di qualche cineasta dell'Europa orientale, con un mugik seduto sulla panchetta a guardare il nulla, inquadrato per mezz'ora in campo lungo. Non succede niente, i personaggi, tutti odiosi, si scambiano qualche battuta sommamante inutile e involontariamente ridicola; in una certa misura, lo riconosce perfino l'autore: “Mi accorgo” riferisce il protagonista “che in questa storia l’unica cosa che praticamente succede sono i nomi: il nome di Lisbona e quello di Lucrecia, il titolo di quella brumosa canzone che io continuo ancora ad ascoltare”. Pare quasi che qui abbia voluto prendere per i fondelli i lettori: se scambiate per vicenda raffinata e affascinante questa ciofeca, so' cavoli vostri; volete fare i lettori raffinati e intellettualmente scaltriti? E allora pigliatevi ‘sta poltiglia qua! In effetti, è uno dei libri più presuntuosi, inutili e disperatamente brutti che io abbia letto in tutta la mia vita. Non è buono neppure a tener ferme le porte, dato che non è grosso a sufficienza. L'autore, in compenso, è membro dell’Accademia Reale di Spagna: quella, insomma, di cui fecero parte in altri tempi Antonio Machado e Vicente Aleixandre, Damaso Alonso e Camilo José Cela, Ramon Menéndez Pidal e Salvador de Madariaga. Sunt lacrimae rerum.

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  • 3

    Premetto che il noir non è il mio genere, tuttavia, appunto nel suo genere, si difende abbastanza bene. Autore che sa il fatto suo, intrigo a metà tra noir e passione amorosa, che spinge a continuare ...continue

    Premetto che il noir non è il mio genere, tuttavia, appunto nel suo genere, si difende abbastanza bene. Autore che sa il fatto suo, intrigo a metà tra noir e passione amorosa, che spinge a continuare una lettura, abbastanza scorrevole. Però, non mi ha presa del tutto, e questo forse perché nella storia tra Santiago e Lucrecia non ho trovato tutta quella passionalità che credevo e che rendeva giustizia a un sentimento così forte.

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