El lector

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Publisher: Anagrama

4.1
(3072)

Language: Español | Number of Pages: 208 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , Chi traditional , Chi simplified , Japanese , Italian , French , Catalan , Dutch , Slovenian , Portuguese , Greek , Esperanto

Isbn-10: 8433908499 | Isbn-13: 9788433908490 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    La parola è vita.

    Si può tradire un traditore?
    Il Michael quindicenne conosce per caso Hanna giovane donna di trentasei anni. Comincia ad intrattenere con lei una relazione prima solo sessuale e che pian piano diventa ...continue

    Si può tradire un traditore?
    Il Michael quindicenne conosce per caso Hanna giovane donna di trentasei anni. Comincia ad intrattenere con lei una relazione prima solo sessuale e che pian piano diventa qualcosa di più. Dal corpo si passa alle parole. E mentre il giovane si innamora perdutamente di lei, unico riferimento di tenerezza della sua vita e ne fa l’unica donna possibile che continuerà a ricercare all’infinito, lei è schiva, a volte insensibile e l’unica cosa che chiede ai lori incontri sono le parole. Lui legge per lei ad alta voce. E lei sembra che solo in quel momento si interessi a qualcosa.
    Poi all’improvviso la ragazza scompare. Lui si sente tradito così e deve fare i conti con questo abbandono che gli ottunde i sensi. Sopravvive in spensieratezza a volte ma non sarà mai la stessa cosa. All’improvviso però lei riappare nella sua vita. E’ imputata in un processo come una delle guardie delle S.S. in un campo vicino Auschwitz, accusata di avere portato alla morte donne, moltissime donne. Il cerchio dell’indifferenza si stringe attorno a lei. E lui ne fa parte, coscientemente.
    Conosciamo davvero chi ci sta vicino? Sappiamo cosa pensa nella parte più profonda del proprio essere, le esperienze che lo hanno portato da noi? Michael ritrova una donna che per salvare il proprio segreto diventa una criminale. E come possiamo salvare gli altri se gli altri non vogliono essere salvati?
    Il libro diventa un grido contro tutti quelli che una volta chiusa la tragica esperienza dei campi di concentramento, sono tornati alle loro vite, normalmente, in posti di potere, sono diventati mariti, padri, nonni nell’indifferenza di chi stava accanto, sapeva e non ha parlato. La misura della sofferenza umana è colma. Tutto quello che tracima scompare.
    Riflessioni amare accompagnano la lettura di questo libro. Di coscienza e di memoria indelebile.
    Michael e Hanna si ritroveranno legati da un filo indelebile fatto di parole che solo la morte potrà spezzare.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Forse troppi argomenti molto pesanti per poche pagine. 8/10

    SPOILER SPOILER SPOILER

    Io credo che tutto il libro stia in quella domanda "cosa avrebbe fatto lei?"
    Cosa avreste fatto voi, signor giudice, signori avvocati, cosa avresti fatto tu, Michael, che sei l ...continue

    SPOILER SPOILER SPOILER

    Io credo che tutto il libro stia in quella domanda "cosa avrebbe fatto lei?"
    Cosa avreste fatto voi, signor giudice, signori avvocati, cosa avresti fatto tu, Michael, che sei lì e mi guardi e non capisci?

    E' una domanda che mi sono fatta un sacco di volte senza sapere cosa rispondermi. So cosa hanno fatto i miei e gli amici dei miei, e ne sono molto orgogliosa, so mica se avrei avuto le palle per imitarli.
    E la via di mezzo, quella di tutte le persone che sono sedute in quel tribunale a giudicare Hanna, che ai tempi probabilmente han voltato la faccia dall'altra ma si sentono migliori?

    E' la domanda che si fanno tutti i tedeschi, almeno quelli fino alla mia generazione, e pochi sanno come rispondersi, molti si arrampicano sugli specchi a trovare giustificazioni "non c'ero, ero piccolo, non sapevo, se avessi saputo, ho ubbidito agli ordini... non ci posso pensare seriamente altrimenti mi suicido.". Un'intera nazione fa tuttora fatica a far la pace col suo stesso passato.

    Difficile farsi piacere qualcuno dei protagonisti, ovvio. Difficile solidarizzare, capire... non si capiscono nemmeno loro. Cosa avremmo fatto noi, se avessimo scoperto che una delle persone che amiamo, che idealizziamo, uno dei nostri modelli, avesse partecipato in qualche modo a quelle atrocità? Che la donna, l'uomo, con cui abbiamo avuto pomeriggi di passione, aveva contribuito ad uccidere 300 innocenti? Che cazzo ne so? sicuramente se mi resta un po' di sensibilità non ci dormo di notte, fatico a fidarmi di qualcun altro, fatico ad amare.
    Quindi trovo perfetto lo stile misurato e distaccato: non vuole commuovere nessuno né chiedere comprensione né perdono: racconta con la massima sobrietà una storia, quella di molti tedeschi.
    E a dirla tutta dovrebbe essere la storia anche di molti italiani, quelli che parteciparono ai rastrellamenti del ghetto di Roma, per esempio. quelli che misero gli ebrei sui treni, i repubblichini, quelli che fecero le guerre in africa... che la colpa è dei tedeschi, dei fascisti, degli ordini, noi italiani siamo brava gente, non parliamone più.

    uff. Commento difficile!

    Poi ci sono una serie di altri rivoli, forse troppi, sui quali ragionare. Quanto pesa la cultura in scelte di questo genere? Avesse saputo leggere, avesse letto, studiato, Hanna...? forse sì forse no. Anche gli istruiti, i colti, hanno chiuso gli occhi.

    Quanto pesa nella formazione di un ragazzino un'amante tanto più matura, che lo sgrezza rispetto al sesso (non vi è venuto in mente Dustin Hoffmann nel "laureato" nella scena delle calze?), lo fa maturare, gli dà sicurezza in sé e poi fa crollare tutto il mondo che si è costruito attorno, affetti miti e certezze?

    Ancora, il rapporto di Michael con i genitori, freddini, distaccati, formali. Da che parte si erano schierati? Però in un momento topico va dal padre a chiedere un parere e un aiuto, che non arriva.

    Insomma l'ho trovato un libro denso, pieno di domande senza risposte, perché risposte che vadano bene per tutti per tutti non ce ne sono. Ognuno deve trovarsi la sua, o non trovarla per niente perché non c'è.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Anni Cinquanta. Storia di carne e ossessione fra Hanna e Michael. Lei ha 36 anni, lui 15. C’è un rito che precede il loro atto carnale: la lettura ad alta voce che il giovane è costretto a compiere pr ...continue

    Anni Cinquanta. Storia di carne e ossessione fra Hanna e Michael. Lei ha 36 anni, lui 15. C’è un rito che precede il loro atto carnale: la lettura ad alta voce che il giovane è costretto a compiere prima di saziarsi di lei. È il “ragazzino”, il lettore di Hanna, colui che la risolleva dalla sua vergogna segreta.
    Vergogna che la porta a cambiare lavoro ogni qualvolta si prospetta una promozione.
    Vergogna così grande che per sfuggirla lascia la Siemens dove lavora e si arruola nelle SS.
    Però…
    C’era un accordo tra gli industriali e le SS che, per far fronte alla crisi di personale, fornivano manodopera proveniente dai lager. Le industrie potevano contare su schiavi facilmente rimpiazzabili. La Siemens era una di queste.
    Peccato che Hanna non abbia mai incontrato uomini e donne e bambini in condizioni “precarie” che arrivavano dai campi di concentramento alla Siemens per lavorare.

    Sempre per la sua vergogna insopportabile, ad Auschwitz, farà leggere a voce alta un numero imprecisato di creature innocenti prima di mandarle a gasare.
    E per la stessa vergogna si assumerà persino l’unica colpa di cui non è responsabile.
    Poi il riscatto. La rimozione della vergogna: in carcere impara a leggere.
    Hanna era analfabeta.
    Può sembrare incredibile, ma in Germania negli anni ’20 l’analfabetismo era solo l’1-2% mentre in Italia si superava il 35%. E to’! Hanna faceva parte di quella percentuale. Un modo come un altro per rendere “umana” la carnefice, per alleggerire le responsabilità, per trasformare in peccato veniale colpe che non hanno pari.

    Al giudice chiede: “Che cosa avrebbe fatto lei?”.
    Giacché la sua è stata una scelta volontaria, perché porre questa domanda? Perché le risposte ci sono, e non comprendono l’arruolamento nelle SS. Una, per esempio: “Avrei cercato un altro impiego come le volte precedenti”.
    E c’è il silenzio di Michael quando, anni dopo, assiste per caso al processo. Lui sa, ha capito che lei è analfabeta. Potrebbe rivelarlo al giudice e farle ridurre la pena. Ma tace. Perché? Per rispettare il segreto di Hanna? Per motivi personali? Per codardia? Per vergogna? La donna che si è amata, e che rimane nel cuore per tutta la vita non merita d’essere scagionata da una colpa orrenda di cui non è responsabile? Ma poi per buon cuore registra su nastro un buon numero di libri e glieli invia in carcere.

    “Al tempo stesso mi chiedo, e cominciai a chiedermelo già allora: ma cosa doveva e deve farsene, la mia generazione di nati dopo, delle informazioni sulle atrocità dello sterminio degli ebrei? Noi non dobbiamo pensare di poter comprendere ciò che è incomprensibile, non possiamo comparare ciò che è incomparabile, non possiamo indagare, perché chi indaga sulle atrocità, anche se non le mette in discussione, ne fa comunque oggetto di comunicazione e non ottiene che qualcosa di fronte a cui può solo ammutolire per l'orrore, la colpa e la vergogna. Dobbiamo solo ammutolire per l'orrore, la colpa e la vergogna? A quale scopo? No, non è che l'ardore della rielaborazione e lo zelo di far luce, con cui avevo partecipato al seminario, fossero andati perduti durante il dibattimento. Ma che solo pochi venissero condannati e puniti e che noi, la generazione venuta dopo, ci ritrovassimo ammutoliti dall'orrore, dalla colpa e dalla vergogna: era giusto che fosse così?”

    A quale scopo? Io dico: allo scopo di mantenere viva la memoria in modo che l’orrore non si compia nuovamente. E allo scopo di crescere nuove coscienze che traggano insegnamento dalla Storia.
    Se è vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli (e per figli intendo la generazione dei venuti dopo) è altrettanto vero che i figli hanno l’obbligo morale di non reiterare le colpe dei padri. Questo vale per la Germania, come per l’Italia o qualunque altra nazione.
    Non ci si deve vergognare, ma indignare, sì.

    Bella scrittura, ma distaccata, fredda. La “Storia” sfiorata. Ci sono temi troppo importanti perché siano solo accennati e non scavati. Anche in un romanzo.
    Non si può rendere impalpabile la banalità del male.

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  • 0

    Si, è un libro che si legge velocemente, che scorre bene (sebbene in alcuni tratti poco verosimile), che nell'ultima parte assumi anche toni lirici di un certo spessore.
    Ma non racconta una normale st ...continue

    Si, è un libro che si legge velocemente, che scorre bene (sebbene in alcuni tratti poco verosimile), che nell'ultima parte assumi anche toni lirici di un certo spessore.
    Ma non racconta una normale storia d'amore. Si tratta di un racconto che smuove diversi problemi morali, che mette di fronte alla necessità di rapportarci con gli orrori dell'umanità, la difficoltà di comprendere e di confrontarci con le cause e i perchè.
    Non solo la questione della minore età del protagonista quando viene sedotto, importante certo, ma impallidisce di fronte all'orrore dell'olocausto e alla questione della colpa: di chi ha commesso orrendi crimini, di chi ha visto senza intervenire, di chi eredita il peso della storia.
    Problemi di largo respiro che a mio avviso sono stati trattati troppo superficialmente e con una certa condiscendenza.

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    Scissione di un commento

    [Per chi ha già letto il libro]
    Commento 1- Quello da ★ ★ ★ ★

    Schlink sceglie una narrazione cronologicamente lineare.
    Il racconto si apre con la conoscenza di Hanna e lo scoppio della passione per co ...continue

    [Per chi ha già letto il libro]
    Commento 1- Quello da ★ ★ ★ ★

    Schlink sceglie una narrazione cronologicamente lineare.
    Il racconto si apre con la conoscenza di Hanna e lo scoppio della passione per concludersi con la sparizione della donna. La seconda parte parla dell’incontro, a distanza di anni, in un’aula di tribunale dove Hanna Schmitz è imputata per i crimini commessi durante il Terzo Reich. La terza ed ultima parte, infine, vede il protagonista riallacciare i rapporti attraverso l’azione del leggere: lei è stata condannata all’ergastolo e lui le spedisce cassette in cui ha registrato la lettura di opere di vario genere.
    La letteratura è co-protagonista di questa storia drammatica.
    Le parole che sono rimaste scritte nel tempo da romanzieri e poeti si fanno suono.
    ” Leggere un dramma ad alta voce, in modo da rendere riconoscibili e abbastanza vivi i personaggi, richiede una certa concentrazione.”
    Bernhard/ Michael ed Hanna sono travolti da un’irrazionale passione carnale e fra loro si stabilisce da subito un rituale erotico che fa precedere l’atto sessuale dal reciproco lavarsi. All’improvviso questo rituale si arricchisce di un particolare che è per l’appunto la lettura ad alta voce.
    Il rapporto tra i due è totalmente asimmetrico: Hanna impone il suo essere adulta con forza e ogni occasione è buona per rimarcare che è lei a comandare.
    Il suo desiderio di avere una cultura è bloccato dall’analfabetismo (che lui scoprirà più avanti) e, in questo senso, Bernhard/ Michael diventa strumento di conoscenza con una piccola modifica del loro rituale:
    ” Hanna volle sapere che cosa studiavo a scuola. Le raccontai dei poemi omerici, delle orazioni di Cicerone e della storia scritta da Hemingway dove si parla del vecchio e della sua lotta col pesce e col mare. Lei voleva sentire come suonavano il greco e il latino, e io le lessi dei brani dall'"Odissea" e dalle "Orazioni contro Catilina".
    «Studi anche il tedesco?».
    «Cosa vuoi dire con questo?».
    «Studi solo lingue straniere o c'è qualcosa da studiare anche nella propria lingua?».
    «Leggiamo dei testi». Mentre ero ammalato, la classe aveva letto l'"Emilia Galotti" e "Intrigo e amore", da cui bisognava poi trarre un elaborato. Dovevo quindi leggermi i due drammi, e lo feci quando tutto il resto fu portato a termine. Ma ormai era tardi e io ero stanco, e quel che leggevo non lo ricordavo più già il giorno dopo, per cui dovevo leggerlo un'altra volta.
    «Leggimelo!».
    «Leggilo da te, ti porto il testo».
    «Tu hai una voce così bella, ragazzino, preferisco ascoltarti che leggere da me».
    «Mah, non so».
    Ma quando arrivai il giorno dopo e feci per baciarla, lei si scansò. «Prima devi leggermi».
    Faceva sul serio. Dovetti leggerle per mezz'ora l'"Emilia Galotti", prima che mi prendesse con sé sotto la doccia e a letto.”

    Leggere ad alta voce sarà un modo diverso di esprimersi e condividere delle emozioni. Come un alfabeto segreto che appartiene solo agli amanti e che perdura nel tempo a dispetto di ciò che succede.
    Al di là della storia personale, c’è anche un valore storico in questo scritto. Quello che attesta le atmosfere della generazione che succede al Terzo Reich e che tenta di scrollarsi di dosso le colpe dei padri e la sensazione spiacevole della vergogna che è rimasta appiccicata addosso. Schlink riporta il clima universitario in cui si dibattevano questi temi. Schlink è fra coloro che non voleva puntare il dita contro nessuno.
    Schlink pensa: lo scontro con il passato nazista non fosse il motivo di fondo, ma soltanto l'espressione del conflitto generazionale, la forza motrice del movimento studentesco. Le aspettative dei genitori, di cui ogni generazione deve liberarsi, venivano semplicemente liquidate col fatto che quei genitori avevano fallito sotto il Terzo Reich, o al più tardi dopo la sua fine.”
    Mah?

    Commento 1- Quello da ★ ★
    Ma leggere a voce alta può coprire le voci di chi chiede giustizia?
    Una grande passione che da carnale si fa interprete di emozioni più profonde può mettere a tacere l’ignominia?
    Lascia l’amaro in bocca questo tentativo di riabilitare, giustificare ciò che è essenzialmente inaccettabile.
    Hanna ha 36 anni e seduce un ragazzino di 15 anni (fa differenza il fatto che lui dimostri un paio d’anni di più?). Il fatto che sia una donna adulta e non uomo a sedurre fa sembrare tutto più accettabile per cui si legge con trasporto di questo amore a cui tutto in fondo viene perdonato. Disseminate qua là troviamo considerazioni dell’orrore ma non c’è il disgusto per aver amato una persona che ha commesso l’impensabile. Razionalmente Bernhard/ Michael sa ma emotivamente non ha idea di dove andare a parare: non elabora una critica anche quando viene a conoscenza dei fatti.
    Hanna rifiuta una promozione alla Siemens e si offre come volontaria nelle S.S.:
    beh, poverina non sapeva leggere! Come poteva svolgere un incarico di responsabilità? Non aveva altre scelte…
    Hanna sceglie ragazzine deboli destinate ai forni per leggerle brani ad alta voce:
    è stata compassionevole! A concesso loro un ultimo periodo gradevole prima della morte a cui erano destinate…
    C’è una macchia che si allarga nel procedere di questa lettura. Un sussurro che si fa sempre più insistente e che alla fine grida: «Sì, Hanna è colpevole ma, poverina, cercate di capire!».
    No.
    Io non capisco, anzi non voglio capire…

    Conclusioni- non metto neanche una stelletta
    Il mio giudizio è scisso:
    Mi ha coinvolto la presenza della letteratura; l’uso della voce che porta oltre a quella che sarebbe stata una mera relazione erotica; la legittima riflessione di una generazione che aveva ereditato -per tempi e luoghi- un debito senza averne colpe dirette.
    Non posso appoggiare una posizione in merito alla tematica dell’Olocausto così arrendevole. Schlink sembra dire: «Perché dovrei martoriarmi se non ne ho colpa diretta?».
    In fondo Schlink per liberarsi di un peso che è del tutto personale, ossia il rimorso per aver ricominciato la relazione con Hanna anche dopo:
    ” Io avevo concesso ad Hanna una piccola nicchia, sì, una nicchia, che era importante per me, che mi dava qualcosa e per la quale io facevo qualcosa, ma non le avevo riservato un posto nella mia vita.
    Ma perché non le avevo concesso un posto nella mia vita? Mi rivoltai contro la coscienza sporca che mi sentivo montare al pensiero di averla ridotta a una nicchia. “

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    ATTENZIONE! QUI ANTICIPAZIONI SULLA TRAMA!

    E' romanzo a base filosofica che interseca le vicende dei due protagonisti con interrogativi morali di vario tipo e rivolti specialmente alla responsabilità ...continue

    ATTENZIONE! QUI ANTICIPAZIONI SULLA TRAMA!

    E' romanzo a base filosofica che interseca le vicende dei due protagonisti con interrogativi morali di vario tipo e rivolti specialmente alla responsabilità, singola e collettiva, di coloro che contribuirono allo sterminio nei lager nazisti.
    E' diviso in tre parti (prima, seconda, terza) che potremmo chiamare L'Amore, Il Processo, L'Espiazione.
    La prima parte si svolge nel 1958 e narra dell'amore, soprattutto fisico, fra il 15enne Michael, studente, e la 36enne Hanna, bigliettaia di filobus. Questa parte, che occupa più di 1/3 del libro, è abbastanza tirata in lungo e piuttosto ripetitiva. La personalità dei due non viene approfondita, tutto resta in superficie e senza emozioni, né vi si ritrovano anticipazioni utili alla comprensione del seguito, fatta eccezione per le strane e insistenti richieste di letture ad alta voce da parte di Hanna, la qual cosa avrà spiegazione nella seconda parte. Il rapporto fra i due è materia freudiana: Hanna, desiderosa di rapporti sessuali, vede in Michael il figlio che non ha mai avuto (le piace fargli il bagno come a un bimbo). Analogamente, Michael in essa forse vede un surrogato della madre. Benchè Schlink presenti Hanna sotto una luce favorevole, moralmente essa ne esce male. Si assume il poco onorevole ruolo di nave-scuola nella formazione sessuale di un ragazzino assai lontano dalla maggiore età, curandosi ben poco di altro. Ad esempio, accetta da lui un regalo costoso (camicia da notte di seta) senza porsi troppi interrogativi sull'origine dell'oggetto che, in effetti era stato rubato da Michael proprio per donarlo all'amante. Alla base della relazione sembra ci sia esclusivamente il sesso. E' poco verosimile la permissività/ingenuità dei genitori di Michael, e peraltro se ne stupisce lui stesso ("Pensandoci bene, trovo notevole che i miei genitori fossero disposti a lasciare me, un quindicenne, a casa da solo per un'intera settimana. Avevano forse notato l'autonomia da me conquistata grazie all'incontro con Hanna? [...] Non ricordo nemmeno che mi si chiedesse conto delle non poche ore che passavo con Hanna."). Hanna è, per Michael e per il lettore, un personaggio misterioso, oscuro, freddo. E tale rimarrà per tutto il libro..Questa prima parte si chiude con l'improvvisa sparizione di Hanna,.
    Con un salto temporale di parecchi anni si arriva al processo. Michael, ora studente di Giurisprudenza, durante un seminario sui procedimenti giudiziari assiste ad un processo in cui, inaspettatamente, Hanna è una delle imputate. Si viene a sapere che essa durante la guerra è stata una assistente SS, e che sarebbe stata responsabile della morte di 300 persone rinchiuse in una chiesa di cui lei possedeva la chiave. La prova principale del crimine è un rapporto sull'accaduto che sarebbe stato scritto da Hanna. Ciò è impossibile, perché essa è analfabeta. Nessuno lo sa, tranne Michael, e lei si rifiuta di rivelarlo. Michael potrebbe scagionarla, ma non sa come comportarsi. Il tema principale di questa parte del libro è una riflessione su ciò che sia meglio per una persona, se abbiamo il diritto di svelare verità che essa vuole tenere nascoste perchè se ne vergogna, o lasciare che, innocente, venga condannata.
    La posizione morale di Michael riguardo all'olocausto si può desumere da questo passo:
    "Al tempo stesso mi chiedo, e cominciai a chiedermelo già allora: ma cosa doveva e deve farsene, la mia generazione di nati dopo, delle informazioni sulle atrocità dello sterminio degli ebrei? Noi non dobbiamo pensare di poter comprendere ciò che è incomprensibile, non possiamo comparare ciò che è incomparabile, non possiamo indagare, perché chi indaga sulle atrocità, anche se non le mette in discussione, ne fa comunque oggetto di comunicazione e non ottiene che qualcosa di fronte a cui può solo ammutolire per l'orrore, la colpa e la vergogna. Dobbiamo solo ammutolire per l'orrore, la colpa e la vergogna? A quale scopo? No, non è che l'ardore della rielaborazione e lo zelo di far luce, con cui avevo partecipato al seminario, fossero andati perduti durante il dibattimento. Ma che solo pochi venissero condannati e puniti e che noi, la generazione venuta dopo, ci ritrovassimo ammutoliti dall'orrore, dalla colpa e dalla vergogna: era giusto che fosse così?"
    Resta aperto un esiziale interrogativo sul fulcro del libro, ciò che tiene unita la storia. Mi riferisco all'assurdo comportamento di Hanna che preferisce accollarsi uno spaventoso crimine al solo scopo di tener nascosto un fatto comparativamente trascurabile quale il suo analfabetismo. Le spiegazioni al riguardo non appaiono né chiare né convincenti. Viene meno il fulcro, e quindi la storia tutta.
    Come Hanna, anche Michael è un carattere indifferente e gelido; ciò si può evincere, ad esempio, dai suoi sentimenti durante le frettolose visite al campo di Campo di concentramento di Natzweiler-Struthof ove, davanti ad una camera a gas, si limita a quanto segue: "Non scesi dalla macchina. Rimasi lì fermo a motore acceso, a guardare un po' . Poi proseguii.". Che Michael sia un carattere indifferente può essere desunto anche dalla sua scarsa partecipazione al processo: "Dei seminari del venerdì non ho alcun ricordo. Anche quando ripenso al dibattimento, non mi viene in mente quel che poi veniva rielaborato scientificamente. Di che cosa discutevamo? Che cosa volevamo sapere? Su che cosa intendeva illuminarci il docente?
    Hanna viene condannata, e la terza parte culmina nel suo suicidio in carcere. Ora Michael deve fare i conti con il suo passato: da un lato c'è il ricordo dell'amore giovanile, dall'altro l'impossibilità di assoluzione, visti i delitti di cui la donna si è macchiata. Qui viene sviluppata una riflessione sulla guerra, sulle colpe, sulle responsabilità, sulle punizioni. Il suicidio di Hanna potrebbe essere visto come una espiazione volontaria, una sorta di auto-punizione da aggiungere ad una pena da lei stessa considerata troppo mite. Ma questa interpretazione non convince in quanto contrasta con l'approccio bonario del libro al tema dell'olocausto e della memoria.
    In sè, la vicenda narrata sarebbe apprezzabile. Ho trovato però uno svolgimento troppo distaccato, una narrazione algida e priva di qualsiasi emozione, incapace di coinvolgere come meriterebbero i contenuti. Non sono riuscito ad entrare in empatia con i due protagonisti né a partecipare ai loro drammi e sentimenti.
    Infine, non meno importante, ho l'impressione che l'autore ci mostri le cose in modo tale da condurci ad una assoluzione o una attenuazione, dei crimini commessi in guerra. E' forse un tema di moda, quello del nazista "umano", del "quelli erano i tempi, non si poteva fare altrimenti", del "mettiamoci sopra una pietra". Posizione che mi trova assolutamente contrario. Questa è una mia impressione, beninteso. Ma è un fatto che l'Autore si guarda bene dal lasciarci, in chiaro, una sua chiara morale conclusiva.
    Sono indeciso su quante stelle assegnare.

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  • 4

    Il libro e il film, un buon film, furono al centro di polemiche sull'Olocausto ed il giustificazionismo. E di certo il tema dei conti ancora aperti tra i tedeschi ed il loro passato c'è ed è importan ...continue

    Il libro e il film, un buon film, furono al centro di polemiche sull'Olocausto ed il giustificazionismo. E di certo il tema dei conti ancora aperti tra i tedeschi ed il loro passato c'è ed è importante nella trama. Ad averne voglia, su quel tema, da discuterne ce ne sarebbe ancora. Non credo però sia questa la chiave di lettura migliore della storia. Che è una bella soprattutto sotto altre visuali.
    Racconta di un rapporto che dura una vita e che scavalca un abbandono brutale: Hanna sparisce e Michael per anni non capisce perché. Quell' abbandono, vissuto da adolescente, (lei ha più del doppio dei suoi anni) e al culmine di una passione bruciante segnerà tutto il suo modo di sentire e gestire i sentimenti. Ma non segna la fine del legame.
    Ci sono, nella letteratura e non solo, personaggi così, che degli abbandoni brutali e dell'assenza di comunicazioni che li segue, restano prigionieri. E sono belli da incontrare. Questo poi è un giurista, usa toni distaccati e disincantati. Ma è uno di quei tipi lì, che sulle macerie dell'abbandono edificano una sorta di relazione unilaterale con l'oggetto d'amore che hanno perduto. Un rapporto con l'assenza dell'altro. Un dialogo muto fatto del rimurginio perenne di ipotesi e di scenari; di giudizi postumi trancianti e di nostalgie accorate. Un rapporto vissuto tra sensi di colpa e vittimismo, spesso con forme devitalizzate ma irriducibili di affetto o addirittura di sopravvissuta, fantasmatica passione. Può diventare una vera e propria ossessione segreta e inguaribile. A volte, per un caso della vita o per un imprevedibile cedimento, questi rapporti carsici sfociano in riaffioramenti, da abissali profondità di tempo, di spazio e di sentimenti; da quel lunghissimo vissuto, non vissuto insieme. E allora accade qualcosa di inaspettato e di apparentemente incomprensibile.

    In questo caso, accade che lui torna a leggere a voce alta per lei, come Hanna voleva che facesse quando si frequentavano. Lo fa da lontano, senza volere e potere condividere altro e più che romanzi, saggi, poemi, poesie; cose che legge, appunto e registra a voce alta e che poi le manda per posta. Il perchè sta in un mistero che appartiene a lei e che qui non è il caso di svelare. Lui scopre la verità all'improvviso, per una specie di illuminazione e questa rivelazione spiega tutto, a lui e a noi; anche quel brutale abbandono. Qualcosa che sta al di qua della Storia, dell'Olocausto e del crimine in cui lei, proprio per custodire quel segreto, si è fatta coinvolgere. Per orgoglio e per vergogna.
    Ho trovato questa storia di una potenza straordinaria: forse anche perché potente in essa è il ruolo della lettura.

    said on 

  • 3

    Ho trovato questo libro piuttosto freddo e distaccato, pur essendo la vicenda e gli argomenti trattati molto drammatici. I personaggi, pur ben delineati , si muovono all’interno della storia senza c ...continue

    Ho trovato questo libro piuttosto freddo e distaccato, pur essendo la vicenda e gli argomenti trattati molto drammatici. I personaggi, pur ben delineati , si muovono all’interno della storia senza che ne vengano messe in luce le emozioni con la necessaria intensità e la doverosa profondità. Sono piatti, incolori, quasi inespressivi, appaiono insensibili sia nel rapporto tra loro che con la drammatica vicenda con cui devono necessariamente confrontarsi. Le troppe domande di natura filosofica che il protagonista continua a porsi frammentano ancora di più la storia e nulla aggiungono a ciò che il lettore, posto davanti a dilemmi della coscienza estremamente gravi, si pone autonomamente e istintivamente.

    said on 

  • 4

    La storia si suddivide in 3 distinte parti, che si intersecano mediante le riflessioni e i ricordi del protagonista: l'adolescenza e la passione, la gioventù universitaria e il processo, l'età matura ...continue

    La storia si suddivide in 3 distinte parti, che si intersecano mediante le riflessioni e i ricordi del protagonista: l'adolescenza e la passione, la gioventù universitaria e il processo, l'età matura e la conclusione. La vicenda è arricchita dal pensiero del protagonista che cerca sempre di comprendere più che giudicare sia se stesso che gli altri rappresentando l'amore, vero, intenso e fuori dal comune, che emoziona fortemente. Non ci sono buoni o cattivi ma solo due persone che si sono amate per quello che erano e sentivano, in quel preciso momento, a prescindere da tutto e tutti...anche da un passato così orribile. A voce alta accompagna il lettore nello spazio più buio dell’animo umano aggrappato al salvagente della ragione e della parola scritta e raccontata.

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