El libro de los niños

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Publisher: Lumen Editorial

4.3
(354)

Language: Español | Number of Pages: 960 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 8426417736 | Isbn-13: 9788426417732 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Others

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Splendida lettura, la più appagante di tutto il 2016, benché quest'anno abbia letto e molto amato libri del calibro di Morte a Venezia, Uomini e topi, Anna Karenina... Ma nessuno è riuscito ad incanta ...continue

    Splendida lettura, la più appagante di tutto il 2016, benché quest'anno abbia letto e molto amato libri del calibro di Morte a Venezia, Uomini e topi, Anna Karenina... Ma nessuno è riuscito ad incantarmi a tal punto, ad avvolgermi, a crearmi desideri d'ogni sorta: di vedere, viaggiare, approfondire; anche per questo è stata una lettura particolarmente "interattiva", sospesa sovente per cercare online quella certa opera d'arte, quel libro che non conoscevo, quel luogo così efficacemente descritto... Che gioia, la curiosità!

    Il romanzo, ricchissimo ed echeggiante, si apre nell'Inghilterra vittoriana del 1895 e si chiude a Prima Guerra terminata. Nel mezzo ci sta il fermento di idee, movimenti culturali e artistici e letterari di quel tempo: l'Arts and Crafts di William Morris & Co. (che personalmente adoro a livelli patologici proprio), il fabianesimo, il socialismo progressista, l'emergere di una Donna Nuova, e le fiabe, i capolavori per l'infanzia che furono forse il fenomeno letterario più pervasivo e influente del periodo e che hanno un posto di rilievo nella trama, essendo una delle protagoniste una famosa scrittrice di storie per bambini.

    E fu così che ho passeggiato per le paludi dell'Inghilterra meridionale, soggiornando al Mermaid Inn (che esiste ancora, a Rye, dal XV secolo: voglio andarci!) e perdendomi tra sentieri e ghiaiosi arenili, ho ammirato meraviglie di ceramica nelle teche del Victoria & Albert Museum, sorseggiato tè innumerevoli in stanze e tazze decorate finemente, ho visitato l'Esposizione Universale del 1900 a Parigi come un'Alice spersa nel Paese delle Meraviglie, ho assistito a spettrali recite di marionette a Monaco, alla prima di Peter Pan a Londra nel dicembre 1904, alla danza di veli e colori di Loïe Fuller, alla morte della suffragetta Emily Davison che si lasciò travolgere da un cavallo durante il Derby del 1913 in nome della causa comune, alla guerra in trincea, a mill'altre cose; tutto questo, accompagnata da personaggi vividi, dolorosi, complessi e affascinanti, e uno stile sobrio e tuttavia acutissimo che mi ha conquistata completamente.

    Non è un libro senza difetti (ammesso e non concesso che ne esistano, di libri così) ma la gratitudine e l'entusiasmo che sento nei suoi confronti mi impone il voto massimo, senza riserve.

    PS: segnalo ai curiosi questo approfondimento sul sito Einaudi, a cura della traduttrice (a mio avviso bravissima, già ampiamente apprezzata nella più recente versione della Signora Dalloway) Anna Nadotti: http://www.einaudi.it/approfondimenti/Vedere-il-Libro-dei-bambini-di-A.-S.-Byatt-Anna-Nadotti

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  • 5

    Lettura decisamente impegnativa, che appartiene al genere tanto del saggio storico, che del romanzo.
    L'autrice si sofferma non solo sulle vite dei molti protagonisti della vicenda, variamente collegat ...continue

    Lettura decisamente impegnativa, che appartiene al genere tanto del saggio storico, che del romanzo.
    L'autrice si sofferma non solo sulle vite dei molti protagonisti della vicenda, variamente collegate tra loro, ma anche sulla Storia, quella dell'Europa e in particolare dell'Inghilterra dalla fine dell'800 all'inizio del '900. Si parla quindi con dovizia di particolari del fermento sociale/culturale e dei movimenti rivoluzionari che hanno caratterizzato quegli anni (fabiani, socialisti, anarchici, le donne impegnate nella lotta per la conquista del diritto al voto), poi sfociati nello scoppio del primo conflitto mondiale.
    E' forte il contrasto tra L'Esposizione Internazionale di Parigi di inizio '900, manifestazione tangibile di un'epoca di profonda vivacità artistico-culturale, di progresso tecnologico e di coesistenza pacifica dei popoli (di cui si tratta nella prima parte del romanzo) e la forza bruta e devastatrice della prima guerra mondiale, momento estremo del conflitto tra le nazioni (con cui si chiude il romanzo).
    E' una narrazione che scorre lenta, che contiene molteplici rimandi di carattere artistico, letterario e storico e che richiede non poca pazienza al lettore, peraltro ampiamente ripagata.

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  • 5

    "La poesia, pensava Julian, è qualcosa che viene estorto agli uomini, dalla morte, o dalla presenza della morte, o dalla paura della morte, o dalla morte altrui." O dalla fine dell'infanzia.

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  • 4

    Impegnativo, ma moolto interessante.
    Per un appassionato di storia la ricostruzione del quadro dei movimenti progressisti e radicali a cavallo tra '800 e '900 è una manna: incredibile il tumulto ideol ...continue

    Impegnativo, ma moolto interessante.
    Per un appassionato di storia la ricostruzione del quadro dei movimenti progressisti e radicali a cavallo tra '800 e '900 è una manna: incredibile il tumulto ideologico dell'epoca, considerando che sono passati più di 100 anni.
    I protagonisti non sono in realtà dei rivoluzionari, più che altro borghesi (o divenuti tali) che cercano un nuovo contatto con la natura e con l'arte. Da qui la fascinazione verso il mondo dell'infanzia e della fiaba (ecco il perchè del titolo) e per l'arte manuale.
    Purtroppo per i bambini di questi genitori crescere con un tale retaggio non sarà facile, in una società che procede spedita verso il macello della prima guerra mondiale.
    Tra le cose che non mi sono piaciute metto sicuramente le trame familiari al limite della telenovela (a un certo punto tutti scoprono di essere figli di qualcun altro, dopo un po' secondo me si sfiora la farsa).
    Invece tra i molti spunti interessanti (e ce ne sono decisamente troppi per citarli tutti) mi ha colpito la descrizione del movimento per il diritto femminile al voto: quando sento parlare di suffragette penso spesso a signore vestite in maniera compunta che partecipavano a qualche manifestazione tra un te e una partita a carte. Probabilmente è solo colpa della mia ignoranza, ma la Byatt rimette le cose a posto descrivendo il radicalismo che contraddistingueva la protesta di queste donne, che spesso sfociava nella violenza, e la repressione brutale e le torture con cui la società maschilista ha cercato di difendere i suoi privilegi. Istruttivo.

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  • 4

    Il libro è corposo e le digressioni tante. Il punto è quanto possono interessare le digressioni: personalmente ho molto apprezzato l'excusus sull'Esposizione Universale di Parigi così come le favole s ...continue

    Il libro è corposo e le digressioni tante. Il punto è quanto possono interessare le digressioni: personalmente ho molto apprezzato l'excusus sull'Esposizione Universale di Parigi così come le favole scritte da una delle protagoniste. E' culturalmente interessante rivivere il fermento di quegli anni, soprattutto per quanto riguardo il tema delle donne e delle disparità sociali.

    La storia invece, quella fatta di personaggi e dei loro intrecci, è crudele, forse realistica, con una morale che suona un po' come "questi vogliono essere spiriti liberali quando in realtà cercano solo scuse per non crescere". Dietro a tutta questa apertura sociale e di costume (non so quanto realistica visti i tempi) si cela un'immaturità di fondo così sostanziale che permette agli adulti di essere dei bambini, cioè delle persone egoiste che non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni e incapaci di gestire le avversità se non fuggendo. I bambini al contrario si trovano costretti o ad essere adulti anzitempo o a fronteggiare una realtà senza gli strumenti opportuni, cioè quelli legati alla crescita e alle esperienze di vita.

    Ho trovato tanta arte, dettagli, voglia di andare oltre la sotira anche per il solo gusto di farlo e c'è chi infatti ha scelto di non leggere queste parti.
    Dal mio punto di vista però il libro della Byatt è una storia con tante altre storie, vere o fantasiose, ma imprescindibili. Non tanto per un impianto narrativo che regge a prescindere, ma per il rispetto dello stile della scrittrice, che vuole anche farci perdere tempo, che non vuole dimenticare di descrivere l'ennesimo vaso di porcellana, ma è così, se non vogliamo leggere pagine e pagine sulle suffragette o sul fabianesimo suggerirei di cambiare autrice (indicazione valida anche per la sottoscritta in futuro, "da leggere per farsi trasportare in balia della corrente, non quando si è assetati di fatti e personaggi").

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  • 4

    Che fatica leggere la Byatt, mi ci è voluto più di un mese per finirla mentre gli altri autori in lista di attesa si ammassavano borbottando sullo scaffale.
    Non è un’autrice adatta ai miei ritmi nonos ...continue

    Che fatica leggere la Byatt, mi ci è voluto più di un mese per finirla mentre gli altri autori in lista di attesa si ammassavano borbottando sullo scaffale.
    Non è un’autrice adatta ai miei ritmi nonostante istintivamente mi piaccia, mi piacciono stile e contenuti, il problema è che è lunga, ramificata, esce continuamente dalla narrazione principale per dilungarsi in mille rivoli minori. E allora da un certo punto ho cominciato a saltare le pagine così come ho fatto con Possessione. Ho saltato tutto quello che usciva dalla storia centrale: i racconti di Olive, scrittrice per bambini; le descrizioni dell’Esposizione di Parigi e di ogni città o museo o monumento o autore citati nel libro; digressioni storiche e politiche. E nonostante questo mio sfrondare mi sembrava che il libro non finisse mai, più volte avrei voluto abbandonarlo ma non ci riuscivo, dovevo sapere come andava a finire, l’ho odiato perché mi piaceva, avrei voluto sbarazzarmene ma non potevo.
    I titoli della Byatt sono fuorvianti, ingannano le aspettative. Possessione racconta sì la storia di un grande amore, ma letterario, mentre Il libro dei bambini, nonostante l’innocenza che emana dalla copertina, racconta di alcuni ragazzi di buona famiglia che vivono in un mondo privilegiato di fermenti culturali e innovazione di pensiero salvo poi scoprire che la bolla di privilegio che li circonda è fragile a causa delle bugie e delle ipocrisie di genitori irresponsabili o immaturi. Siamo alla fine dell’‘800, il nuovo secolo precipita verso la Grande Guerra, il pensiero moderno e progressista si mescola e si confonde con lo stereotipo ancora non superato del vecchio. Si combatte per estendere il diritto di voto e di studio alle donne, si parla di assistenza a prostitute e ragazze madri ma poi si chiudono gli occhi su incesti e tradimenti, il nuovo che avanza è ancora un bambino piccolo che cade continuamente mentre cerca di imparare a camminare. E alla fine la Guerra spazza via tutto, il dolore delle perdite resetta il passato e i superstiti si ritrovano improvvisamente nel futuro migliore che avevano sognato e cercato.
    Tirando le somme sono contenta di non essermi arresa.

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  • 5

    Ci sono libri che, una volta terminati, lasciano ammutoliti per tanta bellezza. E' il caso del "Libro dei bambini ", un lungo, meraviglioso viaggio al termine del quale l'unica reazione per me possibi ...continue

    Ci sono libri che, una volta terminati, lasciano ammutoliti per tanta bellezza. E' il caso del "Libro dei bambini ", un lungo, meraviglioso viaggio al termine del quale l'unica reazione per me possibile è appellarmi al pennacchiano diritto di tacere per non disperdere con l'insufficienza delle mie parole quello che la diabolica penna della Byatt, una scrittura magistrale che non sembra di questa epoca, mi ha lasciato. Per questo ho tardato tanto nel recensirlo. Ma poi devo fare i conti pure con l'insufficienza della mia memoria e la paura di dimenticare anche ciò che ho amato. La scrittrice ci riporta dunque al periodo tra la fine del '800 e la prima guerra mondiale e ricostruisce , attraverso la vita di due generazioni di famiglie, quel mondo, sia nella sua dimensione ideologica,le utopie sociali, il filantropismo, il fabianesimo, le teorie artistiche, sia nei suoi aspetti più "materici" , oggetti d'arte, vasi, carte da parati, spille. E' un mondo che per la prima volta si interessa all'infanzia e guarda ai bambini come dotati di personalità propria ma che poi tradirà i suoi stessi figli mandandoli al sacrificio della grande guerra, insieme a tutte le idee d'avanguardia. Ma questo è dire ancora nulla di questo grande romanzo che ha anche un taglio metanarrativo, mettendo al centro Olive, la figura di una scrittrice che consente di riflettere sul potere della scrittura e della narrativa nella formazione dei singoli e sull'intreccio tra arte e vita.
    Insomma è un romanzo che vale la pena di affrontare e di gustarsi pagina dopo pagina.

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  • 5

    Affresco

    Dopo un capitolo preliminare, la scena si apre su Todefright, la grande fattoria nel Kent in cui sta per essere allestita all’aperto la festa di mezza estate. E questa è l’occasione che l’autrice sceg ...continue

    Dopo un capitolo preliminare, la scena si apre su Todefright, la grande fattoria nel Kent in cui sta per essere allestita all’aperto la festa di mezza estate. E questa è l’occasione che l’autrice sceglie per presentarci, come in un grande affresco, la maggior parte dei molteplici personaggi che andranno a popolare questo maestoso romanzo.

    I caratteri, gli ambienti, gli oggetti, gli abbigliamenti sono descritti con una cura dei particolari talmente meticolosa e precisa da riprodurre con straordinaria verosimiglianza l’atmosfera dell’Inghilterra di fine ‘800, in una vicenda che, dall’epoca vittoriana alla fine della prima guerra mondiale, abbraccerà un quarto di secolo di vita, storia, arte, politica, costume e tanto altro, dall’arte del vasaio alla favolistica, dall’influenza dei movimenti egualitari alla scoperta della sessualità e della psicologia in quanto scienza, dal teatro delle marionette al naturismo.

    Si tratta certo di un progetto particolarmente ambizioso che la Byatt riesce tuttavia a sostenere con sbalorditiva efficacia e senza eccessive concessioni a inutili scene melodrammatiche o eclatanti colpi di scena, espedienti che spesso caratterizzano i romanzi di ampio respiro; sull’altro piatto della bilancia questa sorta di austerità richiede un particolare impegno al lettore che deve rinunciare alle più comuni concessioni narrative, ma resterà comunque ripagato dall’effetto avvolgente dell’impianto scenico messo in campo.

    Così, a partire dalla presentazione iniziale, si segue l’evoluzione fisica, culturale e psicologica di personaggi che poi, soprattutto nella seconda metà del libro sembrano sfumare nella loro personalità individuale lasciando emergere in primo piano la pregnanza di un periodo storico di particolare fermento e vitalità culturale che ha pochi uguali nella storia dell’umanità. Si ha per lunghi tratti l’impressione di leggere un saggio storico, politico e sociologico più che un’opera di fiction e Bernard Shaw, Oscar Wilde, Lloyd George si mescolano allo sfondo in cui agiscono i protagonisti dando ulteriore spessore alla consistenza del romanzo.

    E’ con un nodo alla gola che alla fine si assiste, come prevedibile, al precipitare di tutto questo crogiuolo di cultura e di speranze incontro allo spaventoso tritacarne della guerra mondiale, ed allora i destini individuali riacquistano importanza e muovono ad una commozione inattesa da parte di un’opera che in alcuni capitoli aveva generato un senso di algida perfezione.

    Postilla che non c’entra nulla rispetto allo specifico del libro: Di fronte al fascino di quest’epoca, dove la cultura, l’arte, il pensiero, le riflessioni non solo di un artista ma anche di un apprendista vasaio o di una cameriera, esprimevano un significato e una profondità degne di nota (lo so , lo so, si tratta di un romanzo: anche nel 1895 c’erano volgarità, miseria, arroganza, idiozia!), di fronte a tutto questo, che sensazione di squallore il confronto con la nostra epoca così superficiale, ignorante e “materiale” nel senso deteriore del termine…

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