El libro de los niños

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Publisher: Lumen Editorial

4.3
(335)

Language: Español | Number of Pages: 960 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 8426417736 | Isbn-13: 9788426417732 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Others

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    Il libro è corposo e le digressioni tante. Il punto è quanto possono interessare le digressioni: personalmente ho molto apprezzato l'excusus sull'Esposizione Universale di Parigi così come le favole s ...continue

    Il libro è corposo e le digressioni tante. Il punto è quanto possono interessare le digressioni: personalmente ho molto apprezzato l'excusus sull'Esposizione Universale di Parigi così come le favole scritte da una delle protagoniste. E' culturalmente interessante rivivere il fermento di quegli anni, soprattutto per quanto riguardo il tema delle donne e delle disparità sociali.

    La storia invece, quella fatta di personaggi e dei loro intrecci, è crudele, forse realistica, con una morale che suona un po' come "questi vogliono essere spiriti liberali quando in realtà cercano solo scuse per non crescere". Dietro a tutta questa apertura sociale e di costume (non so quanto realistica visti i tempi) si cela un'immaturità di fondo così sostanziale che permette agli adulti di essere dei bambini, cioè delle persone egoiste che non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni e incapaci di gestire le avversità se non fuggendo. I bambini al contrario si trovano costretti o ad essere adulti anzitempo o a fronteggiare una realtà senza gli strumenti opportuni, cioè quelli legati alla crescita e alle esperienze di vita.

    Ho trovato tanta arte, dettagli, voglia di andare oltre la sotira anche per il solo gusto di farlo e c'è chi infatti ha scelto di non leggere queste parti.
    Dal mio punto di vista però il libro della Byatt è una storia con tante altre storie, vere o fantasiose, ma imprescindibili. Non tanto per un impianto narrativo che regge a prescindere, ma per il rispetto dello stile della scrittrice, che vuole anche farci perdere tempo, che non vuole dimenticare di descrivere l'ennesimo vaso di porcellana, ma è così, se non vogliamo leggere pagine e pagine sulle suffragette o sul fabianesimo suggerirei di cambiare autrice (indicazione valida anche per la sottoscritta in futuro, "da leggere per farsi trasportare in balia della corrente, non quando si è assetati di fatti e personaggi").

    said on 

  • 4

    Che fatica leggere la Byatt, mi ci è voluto più di un mese per finirla mentre gli altri autori in lista di attesa si ammassavano borbottando sullo scaffale.
    Non è un’autrice adatta ai miei ritmi nonos ...continue

    Che fatica leggere la Byatt, mi ci è voluto più di un mese per finirla mentre gli altri autori in lista di attesa si ammassavano borbottando sullo scaffale.
    Non è un’autrice adatta ai miei ritmi nonostante istintivamente mi piaccia, mi piacciono stile e contenuti, il problema è che è lunga, ramificata, esce continuamente dalla narrazione principale per dilungarsi in mille rivoli minori. E allora da un certo punto ho cominciato a saltare le pagine così come ho fatto con Possessione. Ho saltato tutto quello che usciva dalla storia centrale: i racconti di Olive, scrittrice per bambini; le descrizioni dell’Esposizione di Parigi e di ogni città o museo o monumento o autore citati nel libro; digressioni storiche e politiche. E nonostante questo mio sfrondare mi sembrava che il libro non finisse mai, più volte avrei voluto abbandonarlo ma non ci riuscivo, dovevo sapere come andava a finire, l’ho odiato perché mi piaceva, avrei voluto sbarazzarmene ma non potevo.
    I titoli della Byatt sono fuorvianti, ingannano le aspettative. Possessione racconta sì la storia di un grande amore, ma letterario, mentre Il libro dei bambini, nonostante l’innocenza che emana dalla copertina, racconta di alcuni ragazzi di buona famiglia che vivono in un mondo privilegiato di fermenti culturali e innovazione di pensiero salvo poi scoprire che la bolla di privilegio che li circonda è fragile a causa delle bugie e delle ipocrisie di genitori irresponsabili o immaturi. Siamo alla fine dell’‘800, il nuovo secolo precipita verso la Grande Guerra, il pensiero moderno e progressista si mescola e si confonde con lo stereotipo ancora non superato del vecchio. Si combatte per estendere il diritto di voto e di studio alle donne, si parla di assistenza a prostitute e ragazze madri ma poi si chiudono gli occhi su incesti e tradimenti, il nuovo che avanza è ancora un bambino piccolo che cade continuamente mentre cerca di imparare a camminare. E alla fine la Guerra spazza via tutto, il dolore delle perdite resetta il passato e i superstiti si ritrovano improvvisamente nel futuro migliore che avevano sognato e cercato.
    Tirando le somme sono contenta di non essermi arresa.

    said on 

  • 5

    Ci sono libri che, una volta terminati, lasciano ammutoliti per tanta bellezza. E' il caso del "Libro dei bambini ", un lungo, meraviglioso viaggio al termine del quale l'unica reazione per me possibi ...continue

    Ci sono libri che, una volta terminati, lasciano ammutoliti per tanta bellezza. E' il caso del "Libro dei bambini ", un lungo, meraviglioso viaggio al termine del quale l'unica reazione per me possibile è appellarmi al pennacchiano diritto di tacere per non disperdere con l'insufficienza delle mie parole quello che la diabolica penna della Byatt, una scrittura magistrale che non sembra di questa epoca, mi ha lasciato. Per questo ho tardato tanto nel recensirlo. Ma poi devo fare i conti pure con l'insufficienza della mia memoria e la paura di dimenticare anche ciò che ho amato. La scrittrice ci riporta dunque al periodo tra la fine del '800 e la prima guerra mondiale e ricostruisce , attraverso la vita di due generazioni di famiglie, quel mondo, sia nella sua dimensione ideologica,le utopie sociali, il filantropismo, il fabianesimo, le teorie artistiche, sia nei suoi aspetti più "materici" , oggetti d'arte, vasi, carte da parati, spille. E' un mondo che per la prima volta si interessa all'infanzia e guarda ai bambini come dotati di personalità propria ma che poi tradirà i suoi stessi figli mandandoli al sacrificio della grande guerra, insieme a tutte le idee d'avanguardia. Ma questo è dire ancora nulla di questo grande romanzo che ha anche un taglio metanarrativo, mettendo al centro Olive, la figura di una scrittrice che consente di riflettere sul potere della scrittura e della narrativa nella formazione dei singoli e sull'intreccio tra arte e vita.
    Insomma è un romanzo che vale la pena di affrontare e di gustarsi pagina dopo pagina.

    said on 

  • 5

    Affresco

    Dopo un capitolo preliminare, la scena si apre su Todefright, la grande fattoria nel Kent in cui sta per essere allestita all’aperto la festa di mezza estate. E questa è l’occasione che l’autrice sceg ...continue

    Dopo un capitolo preliminare, la scena si apre su Todefright, la grande fattoria nel Kent in cui sta per essere allestita all’aperto la festa di mezza estate. E questa è l’occasione che l’autrice sceglie per presentarci, come in un grande affresco, la maggior parte dei molteplici personaggi che andranno a popolare questo maestoso romanzo.

    I caratteri, gli ambienti, gli oggetti, gli abbigliamenti sono descritti con una cura dei particolari talmente meticolosa e precisa da riprodurre con straordinaria verosimiglianza l’atmosfera dell’Inghilterra di fine ‘800, in una vicenda che, dall’epoca vittoriana alla fine della prima guerra mondiale, abbraccerà un quarto di secolo di vita, storia, arte, politica, costume e tanto altro, dall’arte del vasaio alla favolistica, dall’influenza dei movimenti egualitari alla scoperta della sessualità e della psicologia in quanto scienza, dal teatro delle marionette al naturismo.

    Si tratta certo di un progetto particolarmente ambizioso che la Byatt riesce tuttavia a sostenere con sbalorditiva efficacia e senza eccessive concessioni a inutili scene melodrammatiche o eclatanti colpi di scena, espedienti che spesso caratterizzano i romanzi di ampio respiro; sull’altro piatto della bilancia questa sorta di austerità richiede un particolare impegno al lettore che deve rinunciare alle più comuni concessioni narrative, ma resterà comunque ripagato dall’effetto avvolgente dell’impianto scenico messo in campo.

    Così, a partire dalla presentazione iniziale, si segue l’evoluzione fisica, culturale e psicologica di personaggi che poi, soprattutto nella seconda metà del libro sembrano sfumare nella loro personalità individuale lasciando emergere in primo piano la pregnanza di un periodo storico di particolare fermento e vitalità culturale che ha pochi uguali nella storia dell’umanità. Si ha per lunghi tratti l’impressione di leggere un saggio storico, politico e sociologico più che un’opera di fiction e Bernard Shaw, Oscar Wilde, Lloyd George si mescolano allo sfondo in cui agiscono i protagonisti dando ulteriore spessore alla consistenza del romanzo.

    E’ con un nodo alla gola che alla fine si assiste, come prevedibile, al precipitare di tutto questo crogiuolo di cultura e di speranze incontro allo spaventoso tritacarne della guerra mondiale, ed allora i destini individuali riacquistano importanza e muovono ad una commozione inattesa da parte di un’opera che in alcuni capitoli aveva generato un senso di algida perfezione.

    Postilla che non c’entra nulla rispetto allo specifico del libro: Di fronte al fascino di quest’epoca, dove la cultura, l’arte, il pensiero, le riflessioni non solo di un artista ma anche di un apprendista vasaio o di una cameriera, esprimevano un significato e una profondità degne di nota (lo so , lo so, si tratta di un romanzo: anche nel 1895 c’erano volgarità, miseria, arroganza, idiozia!), di fronte a tutto questo, che sensazione di squallore il confronto con la nostra epoca così superficiale, ignorante e “materiale” nel senso deteriore del termine…

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  • 5

    Immensa, immensa, immensa Byatt!!

    *Il libro è stato pubblicato il giorno del mio compleanno: commozione e lacrime*

    Questo libro è qualcosa di unico e magistrale: non gli renderò giustizia nella recens ...continue

    Immensa, immensa, immensa Byatt!!

    *Il libro è stato pubblicato il giorno del mio compleanno: commozione e lacrime*

    Questo libro è qualcosa di unico e magistrale: non gli renderò giustizia nella recensione quindi fatevi un favore e leggetelo!!
    Sparo subito una cartuccia preziosa, la scrittura e la narrazione della Byatt. Innanzi tutto, le scene si susseguono e sembra quasi uno stream of consciousness: si passa da un evento all'altro, da questo a quel personaggio, con scene che sono descritte per alcune pagine ad altre che magari vengono solo accennate, quasi per caso.. Come seconda cosa, non credo di essermi mai imbattuta in qualcosa di simile né penso di aver mai incontrato qualcuno che prende, descrive le mille cose che ci sono nel libro e ne rimane totalmente distaccato, se non indifferente; mai - credo - potrò scordare la brutale onestà e indifferenza feroce che la Byatt ha dimostrato nel raccontare determinati episodi che probabilmente qualunque altro scrittore avrebbe descritto con ardore, passione, compassione anche.
    Certo, esiste il narratore esterno onniscente.. Ma vi giuro, la Byatt lo porta ad un livello superiore, è qualcosa di incredibile! A dispetto di quanto possa sembrare, non è una cosa negativa, anzi.. Conferisce alla storia un qualcosa in più, io ne sono rimasta veramente colpita!
    Per darvi un'idea, questa è la descrizione della morte di un personaggio (Levo il nome così non vi faccio strani spoiler):

    entrando con un piatto di pasticcini alla crema, disse «Ah» e cadde in avanti, con la faccia nella crema, su uno dei primi piatti fabbricati da Philip Warren a Dungeness, decorati con alghe e ombrellifere. Il piatto si ruppe. Steyning cercò di soccorrela, ma lei non si muoveva e non respirava. La sua faccia affilata e cinica era rossa e contratta. Era morta.

    Così. Cruda, dura, asciutta. L'ho amata in ogni singola pagina, giuro!
    La Byatt poi è un MOSTRO nelle descrizioni. Il romanzo come prima cosa è un inno all'arte nelle sue varie forme, e l'autrice si prende il suo bel tempo a descriverci i vasi di terracotta (chi mai ha provato interesse per dei vasi di terracotta? Ecco, leggete il libro e vedrete che vi verrà voglia di iniziare a crearli!), con le tinte, la cottura, la manifattura.. Ci descrive poi i lavori di cucito, i gioielli in oro, le marionette (una cosa di un bello raro. Da mozzare il fiato, mette addosso una voglia di vivere gli spettacoli degli Stern dal vivo!), i libri (Ci torno!), le rappresentazioni teatrali, le ricchezze del Victoria and Albert museum.. E' qualcosa di incredibile, vivo,tangibile e apprezzabile da tutti, anche chi di arte capisce ben poco (eccomi, presente!). LA MERAVIGLIA!
    Dicevo, il libro è un inno all'arte. Ma non solo, c'è tanto, tantissimo altro! Si parla di famiglie, di tradimenti, di amore, di guerra, di anarchia, di fabianesimo, del movimento delle suffraggette.. C'è di tutto, non mentivo!

    I personaggi sono un universo a parte. Tantissimi, variegati e - discorso che vale per la maggior parte di essi - non privi di luci e ombre ma anzi, spesso parecchio negativi, anche se ciò non crea astio nel lettore ma li rende semplicemente più umani. Credo che la mia preferita in assoluto sia Elsie, la sorella di Philip: forte, orgogliosa, determinata, desiderosa di emanciparsi.. Intelligente e colta nonostante i pochi mezzi che la vita le ha offerto e pronta a rialzarsi dopo una disgrazia. Un'eroina a tutti gli effetti, e per lei non potevo sperare in un finale migliore.. Contentissima che la Byatt non abbia sferrato il suo attacco di cinismo e cattiveria (LA Byatt è crudele, sappiatelo!). Estremamente positivo anche Prosper Cain.. E probabilmente - come per Elsie - è anche il preferito dell'autrice :3

    Il titolo.. Perché questa scelta? Uno dei protagonisti della storia è Olive, scrittrice di storie per bambini. Per ogni suo figlio, e per il primogenito Tom per cui ha un debole, scrive un libro con loro stessi protagonisti a cui aggiunge di volta in volta nuovi episodi. A parte la bellezza di questa cosa (♥ quanto mi sarebbe piaciuto essere lì e ricevere io stessa una storia..), la storia di Tom in particolare viene narrata un po' più nel dettaglio, compresi alcuni capitoli del libro e.. BELLISSIMO. La Byatt ha creato delle storie meravigliose!!!

    E' un libro parecchio impegnativo, che non permette distrazioni.. Ma diamine se ne vale la pena! Dopo una settimana che l'ho finito ogni tanto sento ancora una specie di vuoto, mi viene in mente un qualche episodio del libro, mi fomento perché son pronta a leggerne altri e.. L'amarezza nella realizzazione di averlo terminato :(
    Gustatevelo, Fatevelo durare, assaporatelo... :)

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  • 3

    Il Libro dei Bambini non è un libro per bambini, ma un ricchissimo affresco di una certa Europa degli artisti agli albori della prima guerra mondiale. Le vicende si svolgono tra la campagna inglese, L ...continue

    Il Libro dei Bambini non è un libro per bambini, ma un ricchissimo affresco di una certa Europa degli artisti agli albori della prima guerra mondiale. Le vicende si svolgono tra la campagna inglese, Londra, Parigi e Monaco di Baviera, capitali del fermento intellettuale, creativo e politico dell'epoca. Una società dalle elite cosmopolite, dalle idee rivoluzionarie, dalle idee anarchiche che si costruiscono tra teatri, solai fatiscenti e salotti alto borghesi. Un'Europa con molto tessuto in comune nel quale l'autrice dipana la storia di una famiglia inglese tra letteratura, tradimenti, status sociale, buonismo fabiano e natura. Al centro della famiglia, la figura indefinibile, vaga, evanescente di un'autrice di libri per bambini, vittima di frustrazioni e della propria anaffettività.Come spaccato di un'epoca il libro si rivela molto interessante, un'epoca che finisce nel fango e nel sangue della guerra tra amici. Molto intrigante la descrizione di un viaggio a Parigi a visitare l'esposizione universale e le meraviglie della tecnologia dell'epoca, quella stessa tecnologia che avrebbe contribuito a fare milioni di morti. Tuttavia il racconto soffre di un'eccessiva lunghezza e pedanteria che a volte fa perdere il filo delle storie, risultando noioso. In ogni caso, una lettura che alla fine non è tempo perso.

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  • 5

    Citazione

    Le persone a cui si mente si sentono diminuite, messe in disparte, maltrattate [...] tuttavia stava scoprendo che conoscere le menzogne subite è una forma di potere.

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  • 4

    E’ lunghissimo. Questo è il suo pregio e il suo difetto.

    Però in 800 pagine c’è tutto un mondo che sta cambiando. Siamo alla fine del 1800, Il libro segue per un quarto di secolo le vicende di un paio di famiglie inglesi benestanti , i Willwood e i loro nu ...continue

    Però in 800 pagine c’è tutto un mondo che sta cambiando. Siamo alla fine del 1800, Il libro segue per un quarto di secolo le vicende di un paio di famiglie inglesi benestanti , i Willwood e i loro numerosi figli e amici.
    “(Wellwood. I loro ospiti erano socialisti, anarchici, quaccheri, fabiani, artisti, redattori, liberi pensatori e scrittori, che vivevano, stabilmente o durante i fine settimana e le vacanze, in vecchie fattorie e cottage riattati, villette Arts and Crafts e case a schiera, nei villaggi, nei boschi e i prati del Kentish Weald e dei Downs settentrionali e meridionali. (….) il 1881 fu un anno di inizi. Videro la luce un gran numero di progetti e gruppi idealisti, millenari: la Federazione socialdemocratica, la Società per la ricerca psichica, la Società teosofica, il Movimento antivivisezione. Tutti finalizzati a cambiare e reinventare la natura umana.
    Che periodo deve essere stato quello! Quante novità! L’elettricità, il varo del Titanic, le rivendicazioni del proletariato, l’utopia del marxismo, l’ideale della fratellanza dei popoli. Tutto il fervore, le discussioni filosofiche, sociologiche, economiche, culturali sono riversate nei personaggi e nei dialoghi che popolano il libro. Ci sono pagine e pagine che descrivono l’Esposizione Universale di Parigi, si incontrano Oscar Wilde, Georg Bernard Shaw, per dirne solo due. Se amate l’arte e la ceramica, in particolare è il libro che fa per voi. Ma anche se amate la filosofia e la storia, o la psicologia e la pedagogia.
    “I fabiani e gli scienziati sociali, gli scrittori e gli insegnanti videro, in modo diverso dalle generazioni precedenti,che i bambini erano persone, con identità, desideri e intelligenze. Videro che non erano né bambole, né giocattoli, né adulti in miniatura. I bambini si mescolavano con gli adulti, parlavano e si parlava con loro. Non vivevano segregati nelle loro stanze, erano presenti ai pasti della famiglia, dove i loro caratteri in formazione venivano presi seriamente e seriamente discussi, a cena o durante lunghe passeggiate in campagna. Eppure, nello stesso tempo, in quel mondo i bambini avevano loro vite separate, molto indipendenti, da bambini. Vagabondavano per boschi e prati, costruivano nascondigli e si arrampicavano sugli alberi, andavano a caccia, pescavano, cavalcavano pony e biciclette, senz’altra compagnia che quella di altri bambini, perché le famiglia sapevano , in molti casi, che i bambini avevano bisogno di libertà, avevano bisogno non solo di imparare, e di essere buoni, ma anche di giocare ed essere selvaggi.
    Ma torniamo alla nostra famiglia. Olive, è una mamma che non sa fare la mamma. Commette gli errori che fanno le mamme: è assente, non riesce a proteggere e a capire neanche il suo figlio prediletto . E’ centrata su di sé, sui suoi bisogni, sulla sua affermazione professionale. Tollera gli adulteri del marito, cerca anche lei conferme nella seduzione di altri uomini, applica gli ideali avveniristici, soprattutto per l’epoca, dell’amore libero. E alla fine i figli sono uno più infelice dell’altro. L’autrice sembra voler sottolineare che a una mamma non si perdona di avere talento. Ripensandoci bene, però, nessun personaggio è felice. Sono tutti inquieti, tutti alla ricerca di qualcosa.
    A volte ho avuto l’impressione di leggere la sceneggiatura di una telenovela, con tanti i personaggi, e ho fatto fatica a seguire la trama e gli intrecci, e ad assimilare i colpi di scena: padri insospettabili, gravidanze inattese, seduttori impenitenti, segreti scoperti anni dopo; Ma qui non c’è l’happy end delle telenovele. I bambini meravigliosi che abbiamo imparato ad amare, accompagnandoli nel loro viaggio dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta, per 800 pagine, li vediamo annientarsi uno dopo l’altro nel giro di poche pagine, nel tritacarne della prima guerra mondiale. Che spreco di talenti. Che mostruosità la guerra!

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