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El museo de la inocencia

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Publisher: Mondadori

3.8
(761)

Language:Español | Number of Pages: 656 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , Galego , Italian , Croatian , English , Turkish , Portuguese , French

Isbn-10: 8439722052 | Isbn-13: 9788439722052 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
La historia de amor entre Kemal, un joven miembro de la burguesía de Estambul, y su pariente lejana Füsun es una extraordinaria novela sobre la pasión rayana en la obsesión. Lo que comienza como una aventura inocente y desinhibida, evoluciona pronto hacia el amor sin límites, y después, cuando Füsun desaparece, hacia una profunda melancolía. En medio del vértigo que le producen sus sentimientos, Kemal no tarda mucho en descubrir el efecto calmante que tienen sobre él los objetos que alguna vez pasaron por las manos de ella. Así, como si se tratara de una terapia para la enfermedad que lo atormenta, Kemal se va haciendo con todos los objetos personales de Füsun que se ponen a su alcance.
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  • 5

    Un gigante

    Il peso specifico di Pamuk si avverte subito in questo meraviglioso libro, di cui si assapora, pagina per pagina, lo stile a dir poco superbo di uno scrittore magico. La trama, di per sé piuttosto sem ...continue

    Il peso specifico di Pamuk si avverte subito in questo meraviglioso libro, di cui si assapora, pagina per pagina, lo stile a dir poco superbo di uno scrittore magico. La trama, di per sé piuttosto semplice, se non banale (tutto costruito sulla ricostruzione, sui ricordi, di un amore spezzato), si dipana lentamente, lungo il filo dei ricordi, delle sensazioni, delle immagini della mente, e del cuore. Alcune pagine sono a dir poco mozzafiato: come quella in cui Pamuk fotografa, in una sorta di catalogo, istanti specifici della vita e delle esperienze dei protagonisti (a volte... a volte ...). In questo momento lo stile raggiunge vette da gigante. Ma tutto il libro, come peraltro quasi tutto Pamuk, è avvolto da un fascino inequivoco, forse frutto del suo essere uomo a cavallo tra varie civiltà, e si respira un'aria davvero diversa.

    said on 

  • 5

    Scritto magistralmente, uno di quei libri a cui non puoi fare a meno di pensare anche dopo che li hai finiti. Impossibile per me, in questo momento, iniziare una nuova lettura. Ne avevo bisogno. ...continue

    Scritto magistralmente, uno di quei libri a cui non puoi fare a meno di pensare anche dopo che li hai finiti. Impossibile per me, in questo momento, iniziare una nuova lettura. Ne avevo bisogno.

    said on 

  • 4

    Il libro stesso ha una sua storia eccezionale

    Il romanzo è un bel romanzo, che probabilmente si è attirato troppe critiche per il recente premio Nobel a Pamuk.
    Ma quello che rende straordinaria quest'opera è quello che va oltre il libro.
    Dall'ide ...continue

    Il romanzo è un bel romanzo, che probabilmente si è attirato troppe critiche per il recente premio Nobel a Pamuk.
    Ma quello che rende straordinaria quest'opera è quello che va oltre il libro.
    Dall'idea del libro ha infatti preso forma un museo reale, che diventa una prosecuzione nella realtà del libro.
    Questo museo, è un'esperienza unica al mondo. E' un intreccio tra fiction e realtà di cui non ci si può rimanere affascinati e stupefatti. Pamuk incredibilmente ha deciso di costruire davvero il museo raccontato nel libro, mettendo così il lettore visitatore davanti ad un continuum tra pagine e museo unico nel suo genere, dove la finzione diventa realtà e la realtà ricostruisce la finzione. Pura arte.

    Per il resto, il romanzo è a tratti pesante, ma è scritto splendidamente e come non mai riesce a trasmettere le sensazioni e gli umori di un innamorato melanconico e letteralmente pazzo d'amore.

    said on 

  • 2

    Che noia

    Il romanzo ha solo un inizio promettente; diventa quasi subito noioso, prolisso e ripetitivo. Ho faticato nel portarne a termine la lettura.
    Non ho amato il protagonista kemal, secondo me, affetto da ...continue

    Il romanzo ha solo un inizio promettente; diventa quasi subito noioso, prolisso e ripetitivo. Ho faticato nel portarne a termine la lettura.
    Non ho amato il protagonista kemal, secondo me, affetto da una grave forma di feticismo e di disturbo ossessivo compulsivo, e neanche la sua adorata Fusun.
    Il Museo dell'innocenza è stato il mio primo deludente approccio con Pamuk, e non so se leggerò altro di questo scrittore.

    said on 

  • 4

    IL MUSEO DELL’INNOCENZA

    Questa è la storia di Kemal e del suo complesso rapporto con Füsun. Storia di una passione che si snoda senza cesure per quasi dieci anni e che, secondo i canoni romantici dell’amore infinito, non può ...continue

    Questa è la storia di Kemal e del suo complesso rapporto con Füsun. Storia di una passione che si snoda senza cesure per quasi dieci anni e che, secondo i canoni romantici dell’amore infinito, non può che essere disperata. Per mitigare la dolorosa assenza dell’amata, Kermal si dedicherà a raccogliere compulsivamente oggetti e memorabilia che gli ricordino attimi felici vissuti insieme; perché per lui gli oggetti “conservano i ricordi, i colori, l’odore e l’impressione di quegli attimi con maggiore fedeltà di quanto facciano le persone che ci procurarono quella felicità”. Insomma, una storia tra l’ossessione d’amore e il feticismo, sullo sfondo di una Turchia condizionata dai lacci del tradizionalismo.
    Forse Pamuk ha scritto di meglio, ma chi nella lettura cerca non solo lo svago, non mancherà di apprezzare la maestria di un’opera in cui “ogni cosa sembrava aver raggiunto una sua immutabile normalità, una perfezione e una bellezza che erano proprie dell’eternità”.

    said on 

  • 5

    Devastante

    Conosco poche persone innamorate della scrittura di Orhan Pamuk: la maggior parte lo definisce prolisso, noioso, ridondante. E' innegabile che sia uno scrittore scrupoloso, maniaco dei dettagli, dei r ...continue

    Conosco poche persone innamorate della scrittura di Orhan Pamuk: la maggior parte lo definisce prolisso, noioso, ridondante. E' innegabile che sia uno scrittore scrupoloso, maniaco dei dettagli, dei ricami di parole, della ricerca della perfezione, e che lo faccia quasi per scremare la platea di lettori, riducendola ad un manipolo di fanatici testardi. Quei fanatici testardi che riescono a terminare ogni suo romanzo non tanto per il gusto di poter dire "ce l'ho fatta" ma perché dietro ad ogni storia, raccontata minuziosamente, le emozioni si vanno accumulando piano piano: non sono improvvise e teatrali, banali e scontate, ma sono tese e profonde. Amare Pamuk significa avere la pazienza di attendere il momento in cui la sua parola ci dilanierà.
    Un romanzo devastante. All'apparenza una storia d'amore raccontata male; nel profondo, la storia di Istanbul sull'orlo di una modernità che non sente sua: costumi europei, come ad esempio i rapporti pre-matrimoniali, adottati senza convinzione e, per questa ragione, pagati a caro prezzo. E' un romanzo sull'incapacità di prendere posizione, sull'accettare passivamente decisioni altrui o il trascorrere della vita, sia questa tra le strade di Beyoglu, sia questa nel quotidiano di ogni personaggio. Attendere che arrivi la felicità, rendersi conto che non arriverà mai, guardarsi indietro e capire che la felicità l'avevamo a portata di mano e non l'abbiamo colta. Eppure dirsi felici lo stesso.
    "Il museo dell'innocenza" mi ha distrutta.

    said on 

  • 3

    Pamuk, autore che apprezzo moltissimo, in quest’opera mi è parso troppo prolisso, ridondante, lasciandomi l’impressione di un certo suo compiacimento nel relegare il lettore in una sorta di sottomissi ...continue

    Pamuk, autore che apprezzo moltissimo, in quest’opera mi è parso troppo prolisso, ridondante, lasciandomi l’impressione di un certo suo compiacimento nel relegare il lettore in una sorta di sottomissione.
    Ho addirittura pensato che per sua fortuna questo romanzo è uscito due anni dopo il Premio Nobel, altrimenti non glielo davano più!
    Bella la prima parte, interessante ed originale il finale, troppo noioso il resto, tanto da convincermi che di almeno un paio di centinaia di pagine si poteva tranquillamente fare a meno!
    La trama è relativamente semplice: una coppia di amanti fa quello che in genere ci si aspetta in queste situazioni, ma l’allontanamento della bellissima Fusun, porta Kemal a trasformare la loro garconniere in un museo.
    E’ vero, oggetti banali possono diventare preziosi, mutare in strumenti in grado di riportarci al tempo perduto di chi li aveva con sé, ma francamente descrivere un pendolo in 5 pagine belle fitte o parte delle 1593 serate trascorse da Kemal a casa dei genitori di Fusun, senza che accada assolutamente nulla di rilevante, al di là del cenare, bere raki o guardare la televisione, rende questo romanzo per lunghi tratti mortalmente noioso!
    Che dire poi dei 4213 mozziconi di sigaretta raccolti dal protagonista solo perché erano stati toccati dalle labbra di Fusun, raggiunti dalla sua saliva?
    Capisco la faccenda del museo, ma un capitolo sull’importanza dei cagnolini di ceramica sopra gli apparecchi televisivi degli anni ’80 è troppo!
    Peccato, perché fra le pagine non mancano parti belle e preziose, spunti di riflessione sulla condizione femminile in Turchia nella seconda metà del secolo scorso, un Paese in cui uomini e donne avevano pochissime occasioni di incontro al di fuori dell’ambiente familiare.
    E poi quell’ansia riguardo al tema della verginità, la paura delle maldicenze in una società ancora chiusa nelle sue tradizioni!
    Certo, la parte che riguarda gli otto anni di sofferenza di Kemal non è tutta da cancellare, perché Pamuk è bravo nella descrizione di quell’assenza fisica, della ricerca di lei attraverso i profumi lasciati sugli indumenti, gli oggetti che ha toccato, ma tutto è troppo lento e noioso!
    Tra gli anni ’70 e gli ’80 in Italia raggiunse grande successo “La smorfia” e proprio una delle gag più esilaranti vedeva Lello Arena “ammorbare” un giovanissimo Massimo Troisi con le sue pene d’amore, ma almeno, quella era comicità, mentre qui l’ossessione rende il protagonista patetico.
    In più…c’è di mezzo il lettore, questa indispensabile presenza che a volte gli scrittori sembrano ignorare!
    Perché alla fine un quadro, una scultura, possono non piacere, anche se in questo caso preferiamo dire che non li abbiamo capiti, ma sono lì, davanti a noi in maniera completa nello spazio di un attimo.
    Per la musica, la cinematografia e la letteratura c’è bisogno di tempo, parecchie ore, continuate o meno che siano, per leggere un romanzo.
    Proprio di questo sembra aver abusato Pamuk: del tempo messo a disposizione dal lettore.

    said on 

  • 4

    Un amore che si trasforma in ossessione. A me ha ricordato molto L'amore ai tempi del colera. Molto bella la scrittura di Pamuk e una splendida Istanbul che fa da cornice alla storia

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Letto prima di un viaggio a Istanbul, mi ha fatto immergere completamente nell'atmosfera della città e ha evidenziato chiaramente il ruolo e l'immagine della donna turca a quei tempi (Fusun era intrap ...continue

    Letto prima di un viaggio a Istanbul, mi ha fatto immergere completamente nell'atmosfera della città e ha evidenziato chiaramente il ruolo e l'immagine della donna turca a quei tempi (Fusun era intrappolata nel suo essere donna). E' la storia di un amore struggente che si trasforma in ossessione, mi ha lasciato addosso una grande tristezza, dall'inizio alla fine. Inizialmente ho odiato Kemal e amato Fusun, più andavo avanti e più non sopportavo Fusun e mi intristivo per il povero Kemal. Il finale è stato doloroso, ma mi aspettavo con angoscia qualcosa di tragico, mi ha ricordato il film di Truffaut "Jules e Jim". Domani sarò a Istanbul, non vedo l'ora di visitare Il Museo dell'Innocenza...mi sono affezionata molto a tutti personaggi e alla storia. Il racconto scorre molto lentamente, ma a me è piaciuto tantissimo, perché solo così riesci ad immergerti profondamente nel dramma dei personaggi.

    said on 

  • 3

    Storia di un’ossessione.

    Pamuk racconta una storia d’amore particolare, una passione straordinaria, lancinante, esclusiva e ossessiva: quella di Kemal per Fusun, una donna giovane, che all’inizio sembra ricambiarlo, ma poi lo ...continue

    Pamuk racconta una storia d’amore particolare, una passione straordinaria, lancinante, esclusiva e ossessiva: quella di Kemal per Fusun, una donna giovane, che all’inizio sembra ricambiarlo, ma poi lo rifiuta. Non potendo vivere il suo grande amore, il protagonista trasforma questo sentimento in un frenetico delirio feticista raccogliendo ogni oggetto appartenuto all’amata, non solo gli oggetti di uso comune, ma qualsiasi cosa sia passata tra le sue mani: foto, vestiti, piatti, piattini, orologi, pezzetti di carta, mozziconi di sigarette, fiammiferi…..
    Per anni raccoglie questo materiale eterogeneo in modo maniacale, morboso, inseguendo ogni piccola traccia della presenza di lei, catalogando tutto per costituire “Il Museo dell’innocenza”.
    E’ un libro molto particolare, che se si ha la pazienza di seguire fino in fondo, riesce a far penetrare il lettore nello spirito più intimo di Istanbul, perché attorno alla vicenda amorosa si dipana tutta la vita della città e si comprende l’animo delle persone.

    said on 

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