Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

El museo de la inocencia

By

Publisher: Mondadori

3.8
(727)

Language:Español | Number of Pages: 656 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , Galego , Italian , Croatian , English , Turkish , Portuguese

Isbn-10: 8439722052 | Isbn-13: 9788439722052 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

Do you like El museo de la inocencia ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
La historia de amor entre Kemal, un joven miembro de la burguesía de Estambul, y su pariente lejana Füsun es una extraordinaria novela sobre la pasión rayana en la obsesión. Lo que comienza como una aventura inocente y desinhibida, evoluciona pronto hacia el amor sin límites, y después, cuando Füsun desaparece, hacia una profunda melancolía. En medio del vértigo que le producen sus sentimientos, Kemal no tarda mucho en descubrir el efecto calmante que tienen sobre él los objetos que alguna vez pasaron por las manos de ella. Así, como si se tratara de una terapia para la enfermedad que lo atormenta, Kemal se va haciendo con todos los objetos personales de Füsun que se ponen a su alcance.
Sorting by
  • 5

    Devastante

    Conosco poche persone innamorate della scrittura di Orhan Pamuk: la maggior parte lo definisce prolisso, noioso, ridondante. E' innegabile che sia uno scrittore scrupoloso, maniaco dei dettagli, dei ricami di parole, della ricerca della perfezione, e che lo faccia quasi per scremare la platea di ...continue

    Conosco poche persone innamorate della scrittura di Orhan Pamuk: la maggior parte lo definisce prolisso, noioso, ridondante. E' innegabile che sia uno scrittore scrupoloso, maniaco dei dettagli, dei ricami di parole, della ricerca della perfezione, e che lo faccia quasi per scremare la platea di lettori, riducendola ad un manipolo di fanatici testardi. Quei fanatici testardi che riescono a terminare ogni suo romanzo non tanto per il gusto di poter dire "ce l'ho fatta" ma perché dietro ad ogni storia, raccontata minuziosamente, le emozioni si vanno accumulando piano piano: non sono improvvise e teatrali, banali e scontate, ma sono tese e profonde. Amare Pamuk significa avere la pazienza di attendere il momento in cui la sua parola ci dilanierà.
    Un romanzo devastante. All'apparenza una storia d'amore raccontata male; nel profondo, la storia di Istanbul sull'orlo di una modernità che non sente sua: costumi europei, come ad esempio i rapporti pre-matrimoniali, adottati senza convinzione e, per questa ragione, pagati a caro prezzo. E' un romanzo sull'incapacità di prendere posizione, sull'accettare passivamente decisioni altrui o il trascorrere della vita, sia questa tra le strade di Beyoglu, sia questa nel quotidiano di ogni personaggio. Attendere che arrivi la felicità, rendersi conto che non arriverà mai, guardarsi indietro e capire che la felicità l'avevamo a portata di mano e non l'abbiamo colta. Eppure dirsi felici lo stesso.
    "Il museo dell'innocenza" mi ha distrutta.

    said on 

  • 3

    Pamuk, autore che apprezzo moltissimo, in quest’opera mi è parso troppo prolisso, ridondante, lasciandomi l’impressione di un certo suo compiacimento nel relegare il lettore in una sorta di sottomissione.
    Ho addirittura pensato che per sua fortuna questo romanzo è uscito due anni dopo il Pr ...continue

    Pamuk, autore che apprezzo moltissimo, in quest’opera mi è parso troppo prolisso, ridondante, lasciandomi l’impressione di un certo suo compiacimento nel relegare il lettore in una sorta di sottomissione.
    Ho addirittura pensato che per sua fortuna questo romanzo è uscito due anni dopo il Premio Nobel, altrimenti non glielo davano più!
    Bella la prima parte, interessante ed originale il finale, troppo noioso il resto, tanto da convincermi che di almeno un paio di centinaia di pagine si poteva tranquillamente fare a meno!
    La trama è relativamente semplice: una coppia di amanti fa quello che in genere ci si aspetta in queste situazioni, ma l’allontanamento della bellissima Fusun, porta Kemal a trasformare la loro garconniere in un museo.
    E’ vero, oggetti banali possono diventare preziosi, mutare in strumenti in grado di riportarci al tempo perduto di chi li aveva con sé, ma francamente descrivere un pendolo in 5 pagine belle fitte o parte delle 1593 serate trascorse da Kemal a casa dei genitori di Fusun, senza che accada assolutamente nulla di rilevante, al di là del cenare, bere raki o guardare la televisione, rende questo romanzo per lunghi tratti mortalmente noioso!
    Che dire poi dei 4213 mozziconi di sigaretta raccolti dal protagonista solo perché erano stati toccati dalle labbra di Fusun, raggiunti dalla sua saliva?
    Capisco la faccenda del museo, ma un capitolo sull’importanza dei cagnolini di ceramica sopra gli apparecchi televisivi degli anni ’80 è troppo!
    Peccato, perché fra le pagine non mancano parti belle e preziose, spunti di riflessione sulla condizione femminile in Turchia nella seconda metà del secolo scorso, un Paese in cui uomini e donne avevano pochissime occasioni di incontro al di fuori dell’ambiente familiare.
    E poi quell’ansia riguardo al tema della verginità, la paura delle maldicenze in una società ancora chiusa nelle sue tradizioni!
    Certo, la parte che riguarda gli otto anni di sofferenza di Kemal non è tutta da cancellare, perché Pamuk è bravo nella descrizione di quell’assenza fisica, della ricerca di lei attraverso i profumi lasciati sugli indumenti, gli oggetti che ha toccato, ma tutto è troppo lento e noioso!
    Tra gli anni ’70 e gli ’80 in Italia raggiunse grande successo “La smorfia” e proprio una delle gag più esilaranti vedeva Lello Arena “ammorbare” un giovanissimo Massimo Troisi con le sue pene d’amore, ma almeno, quella era comicità, mentre qui l’ossessione rende il protagonista patetico.
    In più…c’è di mezzo il lettore, questa indispensabile presenza che a volte gli scrittori sembrano ignorare!
    Perché alla fine un quadro, una scultura, possono non piacere, anche se in questo caso preferiamo dire che non li abbiamo capiti, ma sono lì, davanti a noi in maniera completa nello spazio di un attimo.
    Per la musica, la cinematografia e la letteratura c’è bisogno di tempo, parecchie ore, continuate o meno che siano, per leggere un romanzo.
    Proprio di questo sembra aver abusato Pamuk: del tempo messo a disposizione dal lettore.

    said on 

  • 4

    Un amore che si trasforma in ossessione. A me ha ricordato molto L'amore ai tempi del colera. Molto bella la scrittura di Pamuk e una splendida Istanbul che fa da cornice alla storia

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Letto prima di un viaggio a Istanbul, mi ha fatto immergere completamente nell'atmosfera della città e ha evidenziato chiaramente il ruolo e l'immagine della donna turca a quei tempi (Fusun era intrappolata nel suo essere donna). E' la storia di un amore struggente che si trasforma in ossessione, ...continue

    Letto prima di un viaggio a Istanbul, mi ha fatto immergere completamente nell'atmosfera della città e ha evidenziato chiaramente il ruolo e l'immagine della donna turca a quei tempi (Fusun era intrappolata nel suo essere donna). E' la storia di un amore struggente che si trasforma in ossessione, mi ha lasciato addosso una grande tristezza, dall'inizio alla fine. Inizialmente ho odiato Kemal e amato Fusun, più andavo avanti e più non sopportavo Fusun e mi intristivo per il povero Kemal. Il finale è stato doloroso, ma mi aspettavo con angoscia qualcosa di tragico, mi ha ricordato il film di Truffaut "Jules e Jim". Domani sarò a Istanbul, non vedo l'ora di visitare Il Museo dell'Innocenza...mi sono affezionata molto a tutti personaggi e alla storia. Il racconto scorre molto lentamente, ma a me è piaciuto tantissimo, perché solo così riesci ad immergerti profondamente nel dramma dei personaggi.

    said on 

  • 4

    Storia di un’ossessione.

    Pamuk racconta una storia d’amore particolare, una passione straordinaria, lancinante, esclusiva e ossessiva: quella di Kemal per Fusun, una donna giovane, che all’inizio sembra ricambiarlo, ma poi lo rifiuta. Non potendo vivere il suo grande amore, il protagonista trasforma questo sentimento in ...continue

    Pamuk racconta una storia d’amore particolare, una passione straordinaria, lancinante, esclusiva e ossessiva: quella di Kemal per Fusun, una donna giovane, che all’inizio sembra ricambiarlo, ma poi lo rifiuta. Non potendo vivere il suo grande amore, il protagonista trasforma questo sentimento in un frenetico delirio feticista raccogliendo ogni oggetto appartenuto all’amata, non solo gli oggetti di uso comune, ma qualsiasi cosa sia passata tra le sue mani: foto, vestiti, piatti, piattini, orologi, pezzetti di carta, mozziconi di sigarette, fiammiferi…..
    Per anni raccoglie questo materiale eterogeneo in modo maniacale, morboso, inseguendo ogni piccola traccia della presenza di lei, catalogando tutto per costituire “Il Museo dell’innocenza”.
    E’ un libro molto particolare, che se si ha la pazienza di seguire fino in fondo, riesce a far penetrare il lettore nello spirito più intimo di Istanbul, perché attorno alla vicenda amorosa si dipana tutta la vita della città e si comprende l’animo delle persone.

    said on 

  • 1

    Insopportabilmente autoreferenziale!

    Ho letto questo romanzo qualche anno fa incoraggiata dalla passione e dalla dolcezza instillati in me da Neve.
    Non mi sono mai così tanto pentita di una scelta letteraria!
    La storia è vuota, il protagonista, almeno secondo il mio modesto giudizio, è insopportabile. La parte centrale d ...continue

    Ho letto questo romanzo qualche anno fa incoraggiata dalla passione e dalla dolcezza instillati in me da Neve.
    Non mi sono mai così tanto pentita di una scelta letteraria!
    La storia è vuota, il protagonista, almeno secondo il mio modesto giudizio, è insopportabile. La parte centrale del libro è odiosamente tediosa ed il finale è la degna conclusione di un romanzo vuoto ed autoreferenziale. Pamuk si crogiola nella sua eloquenza e nelle sue descrizioni, certamente sempre accurate, dimenticandosi che dall'altra parte della pagina c'è un povero lettore che da circa 200 pagine aspetta che succeda qualcosa!
    Capisco che la prolissità e la lentenzza del romanzo siano in parte volute per trasmettere lo stato d'animo del protagonista...ma non si può costringere il lettore ad una fatica simile!

    said on 

  • 0

    Ci provo ma non è facile recensire questo libro e mentre leggevo pensavo che non fosse all'altezza di uno scrittore premio Nobel. Sarà un mio limite ma tutta la prima parte mi ha un po' innervosito. Non amo i continui riferimenti al sesso, i dettagli, il vedere erotismo in ogni cosa, eccheccavolo ...continue

    Ci provo ma non è facile recensire questo libro e mentre leggevo pensavo che non fosse all'altezza di uno scrittore premio Nobel. Sarà un mio limite ma tutta la prima parte mi ha un po' innervosito. Non amo i continui riferimenti al sesso, i dettagli, il vedere erotismo in ogni cosa, eccheccavolo! Avrò la sensibilità di un sasso, che vi devo dire? Il racconto di questa passione bruciante mi è sembrato un po' eccessivo.
    Il protagonista all'inizio è un po' un figlio di papà, egoista, si atteggia un po' troppo e il resoconto di tutta la vita mondana di Istanbul negli anni '70 è interessante proprio solo perchè è una testimonianza della vita di quegli anni.
    Ecco, quello che piace di questo romanzo è proprio il racconto di Istanbul come città, sia come veniva vissuta dai benestanti, sia come veniva vissuta dalla parte più povera della popolazione. Quello che si sente dire spesso su Istanbul è che accanto a palazzi sfarzosi ci sono vecchie e decrepite case di legno, povertà e ricchezza stanno fianco a fianco e mai come in alcuni quartieri turchi si verifica tutto questo.
    I due protagonisti sono Kemal, benestante, e Fusun, una lontana parente povera. Lo scenario si sposta di continuo tra la Istanbul bene e le viuzze di mendicanti, gatti e bambini che giocano in strada.
    Pamuk non sta indietro in quanto a dettagli, non risparmia niente e i nomi delle vie, delle strade, degli incroci e dei quartieri costellano le pagine insieme ai tanti nomi di locali famosi dell'epoca. Anche i vari personaggi che si affacciano nella storia e che hanno maggiore o minore incidenza ai fini della trama vengono descritti nei particolari e scandagliati nella loro vita privata. Ecco, Pamuk entra nei dettagli più intimi di tutte le persone citate. Indubbiamente in questo si rivela un grande scrittore.
    Altro aspetto particolare e interessante è l'analisi del settore cinematografico e pubblicitario turco di quarant'anni fa. Col pretesto di raccontare tutta quella parte relativa alla Limone Film, Pamuk descrive i cinema all'aperto e i numerosi film visti da lui, Fusun e Feridun. Non mi dilungo su questo aspetto ma è indubbiamente una parte che richiama la realtà turca e l'importanza della vita mondana e delle conoscenze in alcuni settori come la pubblicità e il cinema.
    Comunque, il fulcro di questo romanzo, puramente a livello di trama, è l'ossessione del protagonista per Fusun, dalla quale scaturisce tutto il disegno che fa da filo conduttore all'intera vicenda: la raccolta degli oggetti. Permettetemi di sdrammatizzare un po': Kemal, da figlio di papà un po' presuntuoso si trasforma in uno psicopatico e questo è preoccupante. Non anticipo niente ma capirete anche voi che, per arrivare a creare un vero museo, di oggetti deve averne raccolti veramente tanti e non sempre alla luce del sole. Da qui il romanzo prende una piega molto più interessante e nonostante il resoconto di ben otto anni passati tutte le sere dai vecchi zii, genitori di Fusun, la storia corre, prosegue in picchiata e finisce lasciandoti un po' orfana. I programmi televisivi, la mentalità degli anziani, il coprifuoco, la dignità, la perdita della dignità, la verginità, la reputazione, la corruzione e tanti altri sono i temi di tutta la seconda parte del romanzo.
    Non so se esistano altri romanzi che abbiano dato origine ad un vero museo in una città, museo di oggetti veri ma finti, ma sicuramente è un evento eccezionale. Io credo proprio che andrò a vederlo. Nel libro c'è una sorta di rettangolo in cui all'entrata del museo ti fanno un timbro e puoi entrare gratis. Questa cosa del museo è originale e mi lascia anche un po' spiazzata. Sicuramente è una tipologia di museo diversa dalle altre e per questo imperdibile.
    Bella l'ultimissima parte, le ultime pagine, in cui a parlare è Pamuk, non Kemal il protagonista, in cui compare una ricchissima carrellata di piccoli musei disseminati per il globo e poco frequentati: musei di oggetti come il Museo dell'innocenza. Viene citata persino la casa museo Bagatti Valsecchi di Milano (una mia vecchia prof. ne era la direttrice). Che dire? Un disegno generale molto complesso che colpisce in base a come si voglia leggere la storia: dedicarsi allo svolgersi della trama che comunque è un percorso faticoso e struggente, oppure addentrarsi anche nei temi di contorno che ti fanno scoprire una realtà nuova e ti rendono sicuramente più ricca di prima.

    said on 

  • 3

    Il contesto iniziale è condito con salsa rosa: lui, Kemal è un giovane imprenditore di successo, lei, Sibel una avvenente e raffinata studentessa della Sorbona ed entrambi fanno parte del jet set della Istanbul anni 70; ma ciò che conta è l'altra : Füsun, parente "povera ma bella" di Kemal. Ques ...continue

    Il contesto iniziale è condito con salsa rosa: lui, Kemal è un giovane imprenditore di successo, lei, Sibel una avvenente e raffinata studentessa della Sorbona ed entrambi fanno parte del jet set della Istanbul anni 70; ma ciò che conta è l'altra : Füsun, parente "povera ma bella" di Kemal. Quest'ultimo da bravo maschio mediterraneo, accarezza l'idea di tenere il piede in due staffe, ma dopo la sontuosa festa di fidanzamento all'Hilton con Sibel, l'orgogliosa "Cenerentola" Füsun, si volatilizza dalla scena. Come universalmente noto in amor vince chi fugge, e quello che Kemal prova per l'amante scomparsa si trasforma in un' autentica ossessione che lo porterà a cambiare abitudini, frequentazioni e a dedicare tutta la propria esistenza al tentativo di riconquistare l' amato bene.
    La trama, ricalca alla perfezione, nella propria tipologia, gli stereotipi assai melò della produzione cinematografica turca dell'epoca, quella stessa di cui Fusun vuole diventare una star, e di cui Kemal, più nolente che volente, si ritroverà dapprima assiduo spettatore, e poi addirittura produttore.
    Ora, che nessuno si inganni: la trama, sebbene di forte impatto emotivo, non è - tanto per usare un'espressione fondamentale nella visione letteraria dello stesso Pamuk- il centro del romanzo, ne è tuttalpiù lo strumento, ovvero quella linea del tempo che tiene uniti nello stesso contesto, gli oggetti esposti nel "Museo dell'innocenza", ambiziosissimo progetto multimediale che include sia il libro in questione, sia l'omonimo museo allestito dall'autore nel quartiere di Çukurcuma a Istanbul.
    Il centro del romanzo è, a mio parere, in questa personale ricerca del tempo perduto di Pamuk, che risuscita vittoriosamente il passato grazie ai disparati oggetti che furono testimoni o attori degli istanti felici che furono. Kemal infatti, come testimonierà un amico, è un personaggio solare alla costante ricerca della felicità, che per lui è quella puntiforme degli attimi vissuti, isolati dall'aristotelica linea del tempo.
    Fin dai tempi esaltanti dei quotidiani rendez- vous divisi fra sesso e matematica a Palazzo della Pietà- sorta di deposito materno di oggetti in disuso, adibito a improvvisata garçonnière- Kemal si balocca e si trastulla con posacenere, tazze o giocattoli toccati da Füsun, per ritrovare in essi la presenza e il profumo delle sue mani. In seguito il suo feticismo diviene più metodico e strutturato, fino ad approdare alla realizzazione del museo vero e proprio. Foto dell'epoca, locandine, biglietti di spettacoli, cicche, saliere e soprammobili, forcine per capelli e bottiglie di gazzosa; un esercito di minutaglia organizzato in catalogo e disposto in modo tale da poter essere visibile da qualsiasi punto del museo, per riportare in vita un amore, due esistenze, e la brulicante Istanbul che fu; perché un mondo intero non cada nell'oblio, e che anzi, il tempo del museo diventi spazio vitale.
    Pur non conoscendo la biografia di Pamuk che a grandi linee, pare evidente il suo coinvolgimento personale in questa tematica e in questa storia; a volte si hanno le stesse sensazioni di sfinimento e di noia di quando un caro amico innamorato ti ripete per ore ed ore gli stessi episodi, gli stessi dettagli, le stesse situazioni e cerca, con il tuo aiuto o meno, di interpretare quella parola o quello sguardo, mentre tu non puoi altro che assentire stancamente, o ripetere le stesse generiche e consolatorie constatazioni. Insomma, in questo caso è evidente che, la troppa urgenza e l'eccessiva partecipazione (a dispetto dei lunghi anni di elaborazione) abbiano prevalso sul distacco necessario alla creazione armonica del fatto artistico, producendo , in alcune sezioni del romanzo ,una narrazione oltremodo prolissa, espansa e ripetitiva: si ha l'impressione insomma, che Pamuk si sia lasciato prendere troppo la mano dalla sua narrazione, o meglio: che non sia riuscito a ritrarla quando era opportuno.

    said on 

  • 3

    Con questo libro ho avuto un rapporto di amore e odio. Regalatomi prima di un viaggio a Istanbul, me lo sono portato avanti per mesi.. Certo, se l'avessi letto prima, avrei capito molto di più del Museo dell'Innocenza che comunque mi è piaciuto moltissimo lo stesso. Per il resto, a volte Pamuk si ...continue

    Con questo libro ho avuto un rapporto di amore e odio. Regalatomi prima di un viaggio a Istanbul, me lo sono portato avanti per mesi.. Certo, se l'avessi letto prima, avrei capito molto di più del Museo dell'Innocenza che comunque mi è piaciuto moltissimo lo stesso. Per il resto, a volte Pamuk si dilunga un po' troppo.. Ma è riuscito in certi punti a farmi sentire l'angoscia e la malinconia di una persona che non può avere la persona amata..
    E quella Istanbul che sta dietro a questa storia, la rende più magica..

    said on 

Sorting by