El pont sobre el Drina

Per

Editor: La Butxaca

4.2
(879)

Language: Català | Number of Pàgines: 336 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Italian , German , French , Croatian , Spanish , Portuguese , Slovenian , Galego

Isbn-10: 849254953X | Isbn-13: 9788492549535 | Data publicació: 

També disponible com: Hardcover

Category: Fiction & Literature , History , Political

Do you like El pont sobre el Drina ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Registra't gratis
Descripció del llibre
El pont sobre el Drina és la crònica d’una petita ciutat, la kasaba de Visegrad. La contrucció del pont, símbol d’unió entre pobles, és excusa per introduir els diferents destins dels seus personatges, que reflecteixen la història de Bòsnia, amb la seva diversitat d’ètnies i religions: cristians ortodoxos, catòlics, musulmans, jueus, tots ells agitats per sentiments, concepcions, prejudicis i tradicions contradictòries que, al llarg dels segles, no han canviat gaire. En el món descrit per Andric resta encara, però, un clam d’esperança.
Sorting by
  • 4

    Un affresco fatto di tante storie che attraversano i secoli, la vita quotidiana della comunità di Višegrad, narrata in una polifonia di tanti personaggi, gente comune, semplice che vive attraverso le ...continua

    Un affresco fatto di tante storie che attraversano i secoli, la vita quotidiana della comunità di Višegrad, narrata in una polifonia di tanti personaggi, gente comune, semplice che vive attraverso le vicende e i travagli di una storia più grande di loro, che li sovrasta, li trascina, li sommerge nella sua corrente, nei i suoi gorghi, così come scorre impetuosa la Drina, il fiume sul quale si distende il ponte a undici arcate, l’opera magnifica e pia fatta costruire da Mehmed Pascià Sokolović, protagonista costantemente presente. Diceva Ivo Andrić in un altro racconto che la Bosnia è la terra dell’odio. Forse, alla luce di quanto è successo in Bosnia tra il 1992 ed il 1995, questa frase sembrerebbe profetica. La storia che si scorge quasi di sfuggita leggendo il bellissimo racconto de “Il Ponte sulla Drina” è una storia violenta, una storia di ingiustizie e soprusi ripetuti ai danni dei “vinti”, di “vincitori” che diventano a loro volta vinti, e per la legge del contrappasso si vedono ripagare con la stessa moneta di ingiustizia e di sangue dagli ex vinti. Quattro comunità che sono quattro etnie (bosniaci, serbi, croati, ebrei) che parlano una stessa lingua, hanno le medesime caratteristiche fisiche, ma vestono diversamente , che vivono a contatto tra loro, inevitabilmente, ma non si fondono tra loro e se possono, tranne rari casi, si ignorano, perché hanno quattro fedi (islamica, ortodossa, cattolica, ebraica) che sono esclusive tra loro. Nei momenti critici si sono ripetutamente massacrate, alternativamente, secondo il moto pendolare dei vincitori e dei vinti.
    Su tutto campeggia la violenta dominazione ottomana, a cominciare dal XV secolo, che da l’incipit al movimento pendolare della violenza a corrente alternata, una dominazione brutale, pesante, esercitata con il terrore e con sadismo. Il ponte stesso viene costruito esercitando la violenza e il terrore sulla comunità serbo ortodossa. Un opera pia, un opera che nelle intenzioni degli islamici è come una preghiera, viene fatta però con il sopruso, la violenza cieca, la sopraffazione. Esemplare è l’episodio dell’impalamento di Radisav di Unište, il contadino ribelle. Andrić non ci risparmia nulla dell’orrore, con una descrizione quasi scientifica dell’esecuzione (operata, guarda un po’, per la gioia di Salvini, da boia zingari) con un raccapriccio che la lettura trasmette integralmente e da l’esatta misura di quanto nella memoria popolare si sia depositato attraverso i ricordi, i racconti di quella violenza antica e sadica, che ha caricato come una molla l’odio che si sarebbe espresso alla prima occasione favorevole, ripagando ampiamente gli antichi vincitori. Quanto è rimasto nel ricordo, sedimentando l’odio di generazione in generazione, della terribile pratica del devscirme, il terribile tributo del sangue imposto dagli ottomani alle popolazioni cristiane per cui, periodicamente, i loro figli piccoli venivano strappati via per essere portati a Istambul, dove venivano educati nell’Islam e diventavano i temibili giannizzeri, oppressori futuri del loro popolo? In occasione di un suo viaggio fatto in Serbia nella prima metà del XIX secolo, Lamartine ebbe modo di vedere bambini colpiti da gravi malformazioni: storpi, orbi, senza braccia. Gli fu risposto che quella era la tecnica di difesa dello loro madri per sottrarli al rapimento ottomano: “Meglio storpiarli che farne degli assassini” dicevano le madri. Lo stesso Mehmed Pascià Sokolović, colui che volle il ponte, fu una vittima del devscirme, in quanto era un bambino serbo di dieci anni, rapito dai turchi da un villaggio di nome Sokolovići.
    Solo che i vincitori vinti, ironia della storia, non sono i turchi ottomani, che lentamente si ritireranno dalla Bosnia e dai Balcani, ma i bosniaci musulmani. L’odio degli “altri” si riverserà su di loro, anche se non si sono macchiati di alcun delitto, né hanno mai partecipato alla violenza terroristica dei turchi. Sono solo colpevoli di essere musulmani. La lingua è pressoché la stessa degli “altri”, i lineamenti fisici anche; non sono turchi, sono slavi a tutti gli effetti. Il caso ha fatto sì che fossero capitati su sponde “differenti”: il fratello di Mehmed Pascià Sokolović sarà metropolita ortodosso di Peć, Makarije Sokolović. Molti bosniaci diventeranno musulmani senza violenza, passando all’Islam, magari per conservare le proprietà e non subire le pesanti discriminazioni. Oppure abbracceranno la fede islamica per reazione ai soprusi degli Asburgo o degli Ungheresi cattolici. In Bosnia v’era la Chiesa Bogomila, una particolare confessione cristiana per molti versi simile alla Chiesa Catara. Immaginarsi dunque le pressioni dei potenti vicini cattolici. L’ultima regina della Bosnia, Caterina Katromanić era bogomila. Dopo la catastrofe del 1463, persi i figli prigionieri dei turchi e passati all’Islam, come moltissimi notabili che preferirono l’Islam invece della Chiesa Romana e degli Asburgo, Caterina fuggì e si rifugiò a Roma, dove si convertì al cattolicesimo e affidò simbolicamente la corona di Bosnia al papa. È sepolta all’Ara Coeli e spero di vederne la tomba la prossima volta che vado a Roma.
    Andrić con il racconto ci accompagna fino al 1914, dopo che la Bosnia è stata annessa all’impero Austro-Ungarico nel 1908, e qui ci lascia, mentre inizia la guerra e si scatena la violenza dei Serbi e la ritorsione degli Asburgo, lasciandoci come un oscuro presagio…

    dit a 

  • 0

    Interessante seguire le vicende che ruotano attorno a questo ponte ricco di storia. Andric scrive indubbiamente bene e sa coniugare con perizia sia i grandi avvenimenti e li piccole vicissitudini pers ...continua

    Interessante seguire le vicende che ruotano attorno a questo ponte ricco di storia. Andric scrive indubbiamente bene e sa coniugare con perizia sia i grandi avvenimenti e li piccole vicissitudini personali di coloro che stanno vicino a questo manufatto.

    dit a 

  • 4

    Non ricordo come sono arrivato a questo libro, ho la vaga sensazione di aver seguito un consiglio letterario di Paolo Rumiz e ho sempre il vago ricordo che Rumiz scrivesse che questo libro racconta mo ...continua

    Non ricordo come sono arrivato a questo libro, ho la vaga sensazione di aver seguito un consiglio letterario di Paolo Rumiz e ho sempre il vago ricordo che Rumiz scrivesse che questo libro racconta molto meglio di qualunque altro testo attuale le motivazioni che hanno portato, negli anni ’90, alla tragedia della guerra (o meglio delle guerre) in Yugoslavia.
    Non so se mi sono sognato questa citazione, ma è sicuramente vero che questo lungo racconto ha la capacità di seguire la storia di un Paese attraverso la storia del suo ponte, da quando viene costruito fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale. Storie di popoli e di nazioni che si intersecano con le storie minute delle persone e delle famiglie, delle loro cose, dei loro desideri e delle loro aspirazioni. E come sempre, seguendo un racconto scritto con grande compassione come Andric riesce a fare, si scopre che i colori netti non esistono mai in natura, che tutti sono un po’ meschini e un po’ eroi, che nessuna comunità è scevra da colpe, che la convivenza è sempre difficile ma è anche un valore. Una lunga narrazione che mette allo scoperto tutte le contraddizioni con cui ancora oggi non abbiamo imparato a convivere. Chi è lo straniero? Di chi è questa terra? Quale cultura merita di essere difesa, e come, e da cosa la dobbiamo difendere? Questo libro parla di tante cose, parla di un ponte costruito da un Visir turco che in realtà è un bambino cristiano arruolato per forza, parla di tre religioni che convivono - rigorosamente separate - più o meno pacificamente, ma diventano solidali ogni volta che la natura scatena la sua forza e il fiume esonda; parla di equilibri politici che si spostano, parla di migrazioni che seguono confini in movimento. E in mezzo a tutto questo parla delle passioni e dei pensieri di uomini e donne, che hanno desideri e aspirazioni molto simili per non dire identiche qualunque sia l’etnia a cui appartengono e la religione che professano; perché l’umanità – nel bene e nel male – supera l’appartenenza culturale e religiosa.
    Un libro divertente e tragico al tempo stesso, che forse dovrebbe essere una lettura consigliata a molti in questo Paese in cui si affrontano con slogan semplicistici temi tragici come l’immigrazione e il diritto di asilo.

    dit a 

  • 5

    Un libro scritto nel 1960 ma attualissimo: chiunque voglia conoscere la storia di questi popoli ha un potente strumento a disposizione.

    bellissimo!!!!

    dit a 

  • 5

    Ivo Andric è semplicemente un gigante della letteratura. Il romanzo in questione non è di facile lettura per un lettore superficiale, ma per chi sa realmente apprezzare un capolavoro risulta decisamen ...continua

    Ivo Andric è semplicemente un gigante della letteratura. Il romanzo in questione non è di facile lettura per un lettore superficiale, ma per chi sa realmente apprezzare un capolavoro risulta decisamente emozionante.

    dit a 

  • 4

    Cit. “Gli uomini non sanno far altro che aspettare e trepidare. Per il resto pensano, lavorano, parlano e si muovono come automi”.

    Il ponte del titolo è solo un pretesto, spettatore quanto il lettore ...continua

    Cit. “Gli uomini non sanno far altro che aspettare e trepidare. Per il resto pensano, lavorano, parlano e si muovono come automi”.

    Il ponte del titolo è solo un pretesto, spettatore quanto il lettore di come la Storia, quella dei grandi eventi, delle apocalissi inaspettate o prevedibili, sconvolge le vite semplici.

    Andric con occhio partecipe e pieno di umana comprensione narra gli eventi della storia attraverso le vicissitudini dei cittadini di una piccola città di confine tra Serbia, Croazia ed Erzegovina segnata dalle tensioni sotterranee dapprima, violente poi, proprie dei luoghi popolati da diverse minoranze etniche e religiose.

    Mi conquistano i libri che rendono chiaro quanto la Storia con la S maiuscola possa sconvolgere la vita dei piccoli, dei semplici. Andric lo fa in maniera mirabile e appassionante anche se lo stile non è precisamente scorrevole. Ma con gli innumerevoli aneddoti e con i personaggi scolpiti come la roccia di cui è fatto il ponte, questo autore lascia il suo segno.

    dit a 

  • 5

    Non voglio scrivere un commento dettagliato per il libro perché non sarebbe in grado di rendere l’emozione e la meraviglia che ha suscitato in me la lettura di questa portentosa epopea. Solo, ripensa ...continua

    Non voglio scrivere un commento dettagliato per il libro perché non sarebbe in grado di rendere l’emozione e la meraviglia che ha suscitato in me la lettura di questa portentosa epopea. Solo, ripensandoci mi viene in mente la Divina Commedia: un'epica enciclopedia dell’umanità dove ci sono parole e pensieri per tutti e per sempre.
    E il ponte - con la sua presenza leggiadra, immemore e rassicurante - ci tiene tutti ben saldi alle radici della Storia.

    [audiolibro]

    dit a 

  • 1

    Può un libro con protagonista un ponte essere interessante? La mia personale opinione è che un libro possa essere interessante a prescindere da chi sia il suo protagonista, quindi anche un ponte, purc ...continua

    Può un libro con protagonista un ponte essere interessante? La mia personale opinione è che un libro possa essere interessante a prescindere da chi sia il suo protagonista, quindi anche un ponte, purché sia scritto con una buona prosa e le vicende siano apprezzabili. Sotto questo punto di vista Il ponte sulla Drina può essere visto come una buona controprova. Infatti, nonostante tutte le azioni siano ambientate nello stretto luogo del punte del titolo o delle sue vicinanze, e che l’unico personaggio sempre presente nelle pagine è sempre il suddetto ponte, il libro è comunque godibile e si lascia leggere, almeno fino a quando l’autore riesce a tenere vivo l’interesse del lettore. Tutta la prima parte è davvero interessante, ed è altrettanto vero che si legge con un gusto che almeno io non mi sarei mai aspettato quando ho preso in mano per la prima volta il volume. Il merito è dell’atmosfera che l’autore è riuscito a creare attorno al ponte e all’ambientazione antica nella quale abbondano storie tramandate e leggende. Il gioco, e quindi l’interesse, comincia a scricchiolare quando le cose iniziano a farsi più certe, non più solo ricordate da generazioni e generazioni passate ma impresse nella memoria collettiva scritta, la Storia con la S maiuscola. Il libro diventa infatti più pesante, e stranamente dovrei dire perché mi sarei aspettato il contrario, via via che la narrazione si avvicina ai giorni nostri, come se l’autore non avesse trovato la giusta alchimia per raccontare eventi che magari qualcuno poteva ricordarsi da solo. È un peccato, perché la lettura rallenta notevolmente e comincia a farsi farraginosa, tanto da lasciare un cattivo ricordo. Si tende sempre a perdonare un libro che stenta a carburare ma poi chiude in bellezza, altro discorso è invece se succede il contrario.

    dit a 

Sorting by