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El verano sin hombres

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Publisher: Anagrama

3.3
(239)

Language:Español | Number of Pages: 222 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Catalan , German , Italian , Swedish

Isbn-10: 8433975765 | Isbn-13: 9788433975768 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
Cuando Boris Izcovich dijo la palabra «pausa», Mia Fredricksen, de 55 años, que llevaba casada treinta con Boris, enloqueció. Porque lo que deseaba su marido era una pausa en su matrimonio, después de treinta años sin adulterios de ninguna de las partes –aunque parezca increíble–, una hija encantadora que iniciaba su carrera de actriz y una relación entre ellos que había ido evolucionando desde el ardor guerrero de los primeros tiempos a la simbiosis casi telepática de los últimos. Hay que decir que la «pausa» de Boris es francesa, compañera de trabajo en el laboratorio –ambos son neurocientíficos–, joven y con buenas tetas. Pero la locura de Mia no fue más que una breve psicosis reactiva y a la semana y media la dejaron marchar de la clínica donde había sido internada. Estos son los prolegómenos del verano en que Mia regresa a Bonden, la ciudad de su infancia, donde aún vive su madre en una residencia para ancianas activas e independientes. Será un verano rabioso en lo personal y reflexivo en lo intelectual, porque Mia es poeta, con varios libros publicados. Alquila una casa, se relaciona con sus vecinos, una joven recién casada con dos niños y un marido que despierta en Mia sospechas de maltrato; y visita cada día a su madre, de más de ochenta años, y a su grupo de amigas, «los Cisnes», que son cinco –la mayor ya ha pasado los cien años y morirá en el curso del verano– y se mantienen activas, vivas e imbatibles. Recupera los recuerdos de su infancia y descubre algunos secretos de la femineidad de otras generaciones, como los tapices que borda en secreto una de los Cisnes, que esconden en bolsillos y pliegues ocultos escenas eróticas, blasfemas o acres burlas al mundo. Mia también dirige un taller de poesía con un grupo de estudiantes en el instituto de Bonden. Con la producción literaria de las adolescentes, la eclosión de su femineidad y sus crueles conspiraciones, las historias y las vidas de los viejos Cisnes y los incidentes del joven matrimonio, más su propia vida, Mia urde esta veloz y brillante comedia feminista de inesperado final...
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  • 5

    L'estate senza uomini, per noi dai sentimenti contorti

    "Alcuni di noi sono destinati a vivere in una scatola da cui possono uscire solo temporaneamente. Noi dallo spirito dannato, dai sentimenti contorti, dai cuori bloccati, e dai pensieri repressi, noi c ...continue

    "Alcuni di noi sono destinati a vivere in una scatola da cui possono uscire solo temporaneamente. Noi dallo spirito dannato, dai sentimenti contorti, dai cuori bloccati, e dai pensieri repressi, noi che vorremmo esplodere, straripare in un fiume di rabbia o gioia o persino pazzia, ma non abbiamo dove andare, non abbiamo un luogo al mondo perché nessuno ci vuole come siamo, e non c'è niente da fare se non abbracciare i piaceri segreti delle nostre sublimazioni, l'arco di una frase, il bacio di una rima, l'immagine che si forma su carta o tela, la cantata interiore, il ricamo claustrale, l'oscuro e sognante merletto dal paradiso, dall'inferno, dal purgatorio o da nessuno dei tre, ma dobbiamo pur produrre qualche urlo e furore, qualche clangore di cembali nel vuoto."
    Basterebbe questo brano per rendere consigliabile la lettura di questo libro, ma vi ho trovato anche frasi come queste:
    "Mi resi conto che mia madre era un luogo, oltre che una persona."
    "Solo gli anziani conoscono la brevità della vita."
    "Tutti puzziamo di mortalità, è un odore che non si può lavare via. Non possiamo farci niente, se non, forse, metterci a cantare."
    "Una commedia dipende dal fermare la storia al momento giusto."
    Avrete già capito che mi è piaciuto tantissimo questo romanzo intenso, come piacciono i bei regali inaspettati.
    Siri Hustvedt racconta la storia di Mia durante un'estate a Bonden, un paesino remoto del Minnesota, e lo fa rivolgendosi apertamente ai lettori, chiedendone la complicità.
    La protagonista fugge da Booklyn e dal tradimento di Boris, suo marito da trent'anni, che le ha comunicato di aver bisogno di una "pausa". La Pausa è una giovane collega francese, e a Mia non rimane altro che cercare di ricostruire il suo Sé abbandonato e umiliato, cercando di separare i pezzi che ancora rimangono attaccati al marito, uno scollamento molto doloroso quando la condivisione è durata così a lungo.
    A Bonden Mia ritrova la madre, inserita nel gruppo dei cinque Cigni dell'Istituto dov'è ospite, e organizza un laboratorio poetico per sette adolescenti.
    Il romanzo si sviluppa quindi tra le tematiche di questi due estremi della vita, l'adolescenza e la vecchiaia, mentre Mia, dal suo punto intermedio più vicino ai Cigni che alle aspiranti poetesse, gioca un ruolo di catalizzatore che l'aiuta a porre una giusta distanza tra il momento presente e l'immediato, traumatico, passato coniugale.
    Il tempo è il vero protagonista di questo libro, il tempo che trasforma il corpo di bambine in quello di giovani donne, e che quello stesso corpo renderà fragile e a volte inconsapevole con l'avanzare degli anni. E' sempre il tempo che aggiunge disegno a disegno, ricamo a ricamo, spesso componendo "divertimenti segreti" come fa Abigail, cui si riferisce il primo brano, uno dei cinque Cigni, dalle insospettabili trasgressioni dietro l'apparente eleganza formale del suo vecchio e fragile corpo.
    Su tutto s’innestano conflitti e rapporti d'amore e d'amicizia, difficili da classificare e impossibili da sciogliere.
    Il libro è arricchito qua e là da piccoli disegni che mi hanno ricordato il manoscritto Ovoniche, e come quello, dà l'impressione di contenere qualcosa di diverso da ciò che è palese, e che viene voglia di indagare.

    Siri Usted è nata il 19 febbraio 1955 a Northfield, U.S.A., da genitori norvegesi. É sposata con Paul Auster, da cui ha avuto la figlia Sophie.
    http://sirihustvedt.net/

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  • 2

    Libro in cui c'è troppa carne sul fuoco: troppi argomenti, anche interessanti, ma che non hanno avuto modo di svilupparsi.
    Ho anche notato troppi divagamenti (poetici? Filosofici? Letterari? Metafisic ...continue

    Libro in cui c'è troppa carne sul fuoco: troppi argomenti, anche interessanti, ma che non hanno avuto modo di svilupparsi.
    Ho anche notato troppi divagamenti (poetici? Filosofici? Letterari? Metafisici?) che non aggiungono niente alla storia centrale. Anzi, la appesantiscono inutilmente.

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  • 4

    Woman Salad - 03 ago 14

    Una nuova, splendente, interessante entrata nella mia pur vasta biblioteca. Entrata autonoma, che ne avevo visto recensioni in giro per librerie. Scoprendo poi che l’esimia Siri è, anche, moglie di Pa ...continue

    Una nuova, splendente, interessante entrata nella mia pur vasta biblioteca. Entrata autonoma, che ne avevo visto recensioni in giro per librerie. Scoprendo poi che l’esimia Siri è, anche, moglie di Paul Auster. Ma per la lettura e per i suoi libri, questo è un dato assolutamente marginale. La bellezza di questo testo mi ha preso sin dalle prime pagine, dove, e finalmente, c’è una donna che parla da donna. In un’atmosfera che se fosse solo ironica, ricorderebbe quel bel ritratto della metà di niente della Dunne. Ma non è solo ironica, anche se c’è l’ironia. È dolente, è coinvolgente, è cat-tiva, è reale come la vita. Insomma, è bella e mi è piaciuta. Anche se l’io narrante non è nelle mie corde: Mia, una donna, intelligente, poetessa, colta, ma fragile, viene lasciata dal marito Boris, neuro scienziato, colto e stronzo, che si vuole prendere una “Pausa” (che nella fattispecie è una bionda francese), dopo trenta anni di matrimonio ed una figlia più che ventenne. Mia va in pezzi, tanto da finire per una settimana in un trattamento psichiatrico. Ne esce, ma deve ricostruire se stessa e la sua fiducia nel mondo. Per questo decide di andare nel “buen retiro” dove la madre sta invecchiando per gli ultimi suoi anni insieme a sue coeve amiche. E dove decide, di tenere un corso di poesia, cui si iscrivono sette fanciulle. Questa estate senza uomini è appunto la storia di questa estate passata a Bonden nel Minnesota, e dove (appunto) gli uomini sono solo lo sfondo della scena. Necessari ma se ne può fare a meno. Mia nel percorrere i suoi giorni, percorre anche tratti della sua vita. Ricerca le sue prime esperienze sessuali. Rafforza il legame con la figlia Daisy, aspirante attrice (che non sopporta la “Pausa” del padre). Conosce queste anziane signore, ed al-cune le accompagna altrove. Muore la vecchia Georgine di 102 anni. Muore la simpatica Abigail, che per tutta la vita ha fatto ricami a mano, con una perizia tale che, quando li spiega a Mia, le fa vedere le trame nascoste dei ricami. Dove compaiono suntuose e lascive scene di sesso e di eroti-cità. Discute con la madre il loro diverso rapporto con il padre morto alcuni anni prima. Anche lui con le sue “Pause”, ma che sempre tornava ed era accolto dalla madre. E soprattutto, la storia delle lezioni di poesia e scrittura creativa con le giovani adolescenti. Che Mia scruta, trovandole diverse dal se a quella età, diversa dalla figlia a quella età, ma con tanti punti in comune. Il branco che lotta, la “pecora nera” (cioè quella diversa, per una qualsiasi ragione) che viene sbeffeggiata, allontanata, con tantissima crudeltà (come non ricordare la crudeltà dei giovani di cui si legge nei giornali, che portano anche al suicidio le pecore nere prese di mira). Le discussioni poetiche (stupendo l’Haiku che cito in basso). Le discussioni sull’amore (non solo con le giovani, ma anche con le anziane amiche della madre, durante l’analisi di un libro di Jane Austen). Le crisi che Mia riesce ad indurre nelle giovani, e la catarsi che ne esce fuori. E quel riandare periodico da un lato all’ospedale psichiatrico ed alla dottoressa che la cura e la tira fuori di lì, e dall’altro ad episodi e momenti della vita con Boris. Finché la “Pausa” non molla Boris, e questi tenta (ci riuscirà?) di ri-conquistare Mia. Il tutto contrappuntato da uno scambio di mail anonimo con un mai scoperto in-tellettuale, che prima la prende in giro, poi si mette a discettare con lei di massimi sistemi (dalla letteratura a Kant). Ma il nodo è lì: Mia che si analizza, Mia che percorre la sua vita, Mia che deve decidere se dare una nuova possibilità a Boris, Mia con la figlia Daisy, Mia con la madre. Insomma, un TuttoMia molto intrigante. E ben scritto. Da leggere e commentare (sulle possibili declinazioni del finale). Intanto, e solo per finire, una sonora tirata d’orecchi ai curatori dell’edizione italiana, poco accurati. A pagina 96 si fa riferimento ad una citazione/episodio descritto precedentemente, indicandolo avvenuto a pagina 57. Peccato che il formato delle pagine cambi da edizione ad edizione, da originale a traduzione, e così via. Per cui, in questo libro, il riferimento andrebbe collocato come avvenuto a pagina 61. Insomma, che ci vuole ad essere attenti?
    “Ed io recitai la poesia di Ron Padgett ‘Haiku’: è stata veloce / intendo la vita.” (86)
    “Un libro è una collaborazione tra chi legge e ciò che si legge e, se tutto va per il meglio, quell’unione è una storia d’amore.” (135)

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  • 4

    Una storia femminile, che tocca i problemi delle adolescenti, delle giovani donne, della coppia, del bullismo, della violenza domestica, del tradimento, della crisi coniugale, della vecchiaia, dei pos ...continue

    Una storia femminile, che tocca i problemi delle adolescenti, delle giovani donne, della coppia, del bullismo, della violenza domestica, del tradimento, della crisi coniugale, della vecchiaia, dei posti segreti chiusi dentro di noi, della speranza, della gioia, del dolore, della fragile mente appesa a un filo. In alcuni tratti ho vissuto la sensazione del “troppo pieno”, per via degli innumerevoli riferimenti dell’autrice ad autori – di tutti i campi: letteratura, poesia, psicologia, filosofia – a me sconosciuti. Ci sono anche gli uomini, ma sono sullo sfondo e non ci fanno mai una bella figura. Mi è piaciuto il dialogo che ha instaurato con me, la sua lettrice. A un certo punto mi ha anche abbracciata. E io ho ricambiato.

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  • 4

    Avevo letto "Quello che ho amato" e mi era piaciuto molto, oltre che per la storia soprattutto per la scrittura originale e molto femminile.
    Questo libro è addirittura molto bello, peccato che sia cos ...continue

    Avevo letto "Quello che ho amato" e mi era piaciuto molto, oltre che per la storia soprattutto per la scrittura originale e molto femminile.
    Questo libro è addirittura molto bello, peccato che sia così breve, e conferma in pieno le doti della Hustevdt come scrittrice talentuosa e autenticamente femminile. Altro che moglie di Paul Auster, da anni mi sa che Auster è diventato il marito della Hustevdt.

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  • 4

    Quattro generazioni a confronto, quattro mondi femminili che si guardano: le streghe adolescenti di Bonden, l'effervescente figlia Dasy e la giovane mamma Lola, la protagonista cinquantenne e il circo ...continue

    Quattro generazioni a confronto, quattro mondi femminili che si guardano: le streghe adolescenti di Bonden, l'effervescente figlia Dasy e la giovane mamma Lola, la protagonista cinquantenne e il circolo dei cigni. Uno scorrere di storie ed esperienze femminili sull'astina del tempo che passa inesorabile con un suo mantra "Ricordarti che un soffio è la vita".

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  • 3

    Un uomo in piena crisi di mezza età si innamora di una collega molto più giovane e molla la moglie cinquantaduenne. La storia in sé è il solito sconfortante déjà vu (mai un uomo che abbia la creativit ...continue

    Un uomo in piena crisi di mezza età si innamora di una collega molto più giovane e molla la moglie cinquantaduenne. La storia in sé è il solito sconfortante déjà vu (mai un uomo che abbia la creatività di innamorarsi, chessò, di una affascinante e arzilla vecchietta*), e inizialmente sono altrettanto banali le riflessioni della protagonista: Boris, perché mi hai fatto questo, con tutto quello che abbiamo vissuto insieme ecc ecc. Come se questo in amore potesse mai garantire qualcosa. L’amore vive solo di futuro, e qualche volta – se si è fortunati – di presente, per questo bisogna dare e prendere senza considerarlo mai un’ipoteca. Se si vuole essere garantiti in base agli investimenti fatti in passato è molto meglio fare un mutuo, e anche lì non ci metterei la mano sul fuoco.
    Comunque, dicevamo della protagonista: dopo le prime quaranta pagine di crisi un po’ sul pesantuccio (sono a pezzi, mi sento una pezza, divento pazza ecc), la signora mostra una notevole capacità di ripresa e una interessante capacità di divagazione colta. La tegola cadutagli sulla testa, quando pensava ormai di abbandonarsi a una serena vecchiaia con il compagno accanto, la costringe dapprima a confrontarsi con sua madre, scoprendo che la donna, pur essendo più anziana, in fatto di uomini ne sa più di lei**:

    p. 52: – Quell’epoca è finita, – disse mia madre quando le chiesi degli uomini della sua vita. – Non voglio più prendermi cura di un uomo. – Ero alle sue spalle, e le stavo massaggiando la schiena. Vedevo solo la linea dei suoi capelli corti, bianchi. – Tuo padre mi manca, – disse. – Mi manca la nostra amicizia, le nostre chiacchierate. Dopotutto, con lui si poteva parlare di molte cose ma… no, non vedo i vantaggi di una relazione, adesso. I vedovi si risposano perché il matrimonio gli rende la vita più facile. Tra le vedove invece è raro, perché gli rende la vita più faticosa.

    A poco a poco la signora scopre che il mondo non finisce solo perché un uomo ti lascia, impara a mettere da parte la rabbia e l’umiliazione che le ha inflitto il rendersi conto che un certo tempo passa e che per qualcuno noi siamo, definitivamente, il passato (che forse è ciò a cui più o meno consapevolmente si prepara una gran parte delle donne, con risultati alterni), mette su un corso di scrittura creativa e tira fuori osservazioni intelligenti tipo questa:

    p. 66: Era la madre di Jessie, una donna formosa sui trent’anni, i capelli biondo scuro ben pettinati con messa in piega e lacca. Dalla sua espressione capii all’istante che la sua era una missione estremamente seria. Né la madre di Jessie né la stessa Jessie, a quanto pareva, si erano immaginate quel tipo di lezione di poesia. Era giunto alle sue orecchie che avevo dato alle ragazze una poesia di – lungo sospiro – “D. H. Lawrence”. A quanto pareva, il nome del poeta rappresentava una minaccia per le menti – fino a quel momento mai impollinate – dei fiori di Bonden. Quando le spiegai che Il serpente parla di un uomo che osserva attentamente un rettile e si sente in colpa per averlo spaventato, la donna serrò la mascella. – Noi abbiamo una nostra fede, – disse. Non sembrava stupida. Sembrava pericolosa. A Bonden, una diceria, un pettegolezzo o una calunnia vera e propria potevano diffondersi con eccezionale rapidità. La placai assicurandole il mio profondo rispetto per ogni genere di fede – una vera e propria menzogna – e alla fine della nostra chiacchierata mi parve di aver ridimensionato le sue preoccupazioni. Ma una frase mi rimase impressa: “Dio disapprova, glielo dico io. Disapprova”. Mi sembrava di vederlo, il Dio Padre della signora Lorquat che riempiva il cielo, un tizio ben rasato in giacca e cravatta, la fronte aggrottata, implacabilmente severo, un amante della mediocrità del tutto privo di umorismo, Dio come quintessenza del critico letterario americano.

    Ecco, i fondamentalisti non sembrano stupidi, sembrano pericolosi. Penso sempre che questa loro necessità di irregimentare tutto, di limitare, di regolare, di vietare e di obbligare sia un’enorme e tragica incomprensione della Natura, è un’istanza di morte generata dal terrore di vivere calati nel mondo.

    In ogni modo, non so se l’autrice se ne sia resa conto, ma la protagonista ha fatto una cosa che andrebbe fatta più spesso quando si soffre (e anche quando non si soffre): è “uscita da sé”, ha cercato ricchezza in relazioni profonde e nelle sua capacità e abilità. D’altro canto non lo dicevano anche i Pooh, “e magari sì, buttarsi nel lavoro”? Ecco, lei dice la stessa cosa, ma meglio.

    (Il marito fedifrago invece come se la passa? Si pente, signore mie, si pente: perché, per dirla con Sorrentino, “piange, il padre, perché sa benissimo che in quella vecchia vita c’era una felicità sottovalutata che non può più ritrovare in questa nuova donna ma, al contempo, fedele ai dettami orgogliosi dell’acqua velva, ha deciso, con puntiglio, che non ritornerà alla vecchia vita.” Tié. )

    * l’unico che mi viene alla mente così su due piedi è Balzac (non propriamente un signor nessuno, per dire), che si innamora della contessa Laure de Berny, di 22 anni più grande di lui, con cui intratterrà una relazione affettiva fino alla morte di lei: e poi oggi non fanno che romperci le tasche con ‘sta storia delle cougar!

    ** il che mi ha fatto riflettere sul perché ci ostiniamo sempre a credere che le persone più anziane siano incapaci di comprendere la complessità delle relazioni umane, come se davvero fosse esistito un tempo aureo non troppo lontano in cui le coppie erano rigorosamente monogame, eterosessuali e copulavano solo alla missionaria. O forse mostra semplicemente che tendiamo a rimuovere la sessualità dei genitori e degli anziani.

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  • 5

    Tra una Pausa e una Setta.

    Disavventure tragicomiche di una donna di mezza età, "ancora bella", che si ritrova improvvisamente scaricata dall'anzianotto marito dopo trent'anni di matrimonio a causa di una "pausa di riflessione" ...continue

    Disavventure tragicomiche di una donna di mezza età, "ancora bella", che si ritrova improvvisamente scaricata dall'anzianotto marito dopo trent'anni di matrimonio a causa di una "pausa di riflessione" francese di trent'anni e dalle gambe lunghe.
    Dopo aver letteralmente dato di matto, Mia, insegnante universitaria e poetessa di discreto successo, decide di prendersi anch'ella una pausa, ma VERA, dalla propria vita e torna al paesello natìo dalla mamma ultraottantenne, che vive in una sorta di megacondominio per anziani.
    Tra vecchiette arzille ma caduche come foglie in autunno, un corso di scrittura creativa per una setta di ragazzine perfide, lettere minatorie, vicini fastidiosi e voli pindarici, Mia si ritroverà ad affrontare, suo malgrado, la propria emotività: avrà a che fare con la fragilità umana, con i desideri repressi, con la malvagità incurante della gioventù, con la lucidità sconsolata della vecchiaia. Ripenserà al suo matrimonio, vedrà con occhi diversi e più oggettivi l'uomo che ha amato per tutta una vita, e rivedrà se stessa dalla testa ai piedi non solo come "compagna di" ma come donna autonoma, bellissima e degna di essere amata non meno di chiunque altro.
    Scritto con ironia, con uno stile originale che alterna stacchi poetici a flash-back, scene di puro umorismo e vignette, denso di citazioni, colto, ma che non si prende mai troppo sul serio, ricco di stupendi personaggi femminili contrapposti a pochi maschietti che non vi fanno una gran bella figura, questo romanzo scivola via veloce e sorprendente verso un finale forse un po' scontanto ma molto, molto realistico, che non potrà fare a meno di strappare un ultimo sorrisetto soddisfatto.
    Soprattutto alle donne.

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