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El violí d'Auschwitz

Per

Editor: Columna

3.8
(174)

Language:Català | Number of Pàgines: 127 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Italian , Spanish

Isbn-10: 8466404678 | Isbn-13: 9788466404679 | Data publicació: 

També disponible com: Softcover and Stapled , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Music

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Descripció del llibre
El violí narra el sofriment del poble jueu als camps de concentració alemanys, personificat en Daniel, un lutier jueu de Cracòvia que treballa al camp com a fuster. Sauckel, el comandant del camp s’asabenta del veritable ofici d'en Daniel i condiciona la seva vida a la construcció de un violí de so perfecte. La construcció de l'instrument és constitueix en el fil que lliga en Daniel amb la vida en una situació contra relotge en la que s’enfronta la dignitat d’un ésser humà a la barbàrie del feixisme.
Sorting by
  • 5

    Il romanzo, ripercorre la storia di Daniel, "liutaio" internato nel campo di Concentramento di Auschwizt, che su commissione dei generali tedeschi crea questo Violino, gelosamente poi custodito dalla figlia.
    Un racconto breve, ma commovente. Per non dimenticare.

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  • 4

    Romanzo molto toccante, semplice e scorrevole... La storia è incentrata sulla costruzione di questo violino che deve essere perfetto e soprattutto pronto entro una certa data, che (ovviamente) non viene rivelata al liutaio Daniel.
    Il protagonista lavorerà allo strumento con febbrile precisi ...continua

    Romanzo molto toccante, semplice e scorrevole... La storia è incentrata sulla costruzione di questo violino che deve essere perfetto e soprattutto pronto entro una certa data, che (ovviamente) non viene rivelata al liutaio Daniel.
    Il protagonista lavorerà allo strumento con febbrile precisione e ossessione, consapevole del fatto che la posta in gioco è molto alta: se riuscirà a rispettare la scadenza, salverà se stesso e il suo amico dai terribili esperimenti medici operati dal temutissimo dottor Rascher.
    Avrei preferito la narrazione in prima persona (utilizzata solo x qualche breve dialogo), ma anche così si riesce a vivere attraverso gli occhi del liutaio e a condividere con lui la paura del tempo che passa, della stanchezza e della fame che lo rallentano e soprattutto l'angoscia dell'avvicinarsi della scadenza ignota di una maledetta scommessa in cui sono in gioco una cassa di vino e... le vite di due persone...
    Molto dolce e commovente la parte finale, quando il musicista, ormai anziano, ricorda l'amico Daniel...
    Unica "pecca": troppo breve x i miei gusti.
    Voto: 6,5

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  • 4

    Un vero miracolo riuscire a sopravvivere all'orrore del lager, un vero miracolo che a salvarsi ci si sia riusciti grazie alla magia e alla bellezza della musica..

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  • 0

    Più che un romanzo è una bella favola…magari un po’ triste ma colma di significato.
    Ho trovato un po’ di difficoltà a leggerlo, perché spesso mi perdevo e con la mente vagavo sempre oltre i confini della storia. Mi trovavo inevitabilmente catapultata negli anni della grande Guerra a riviver ...continua

    Più che un romanzo è una bella favola…magari un po’ triste ma colma di significato.
    Ho trovato un po’ di difficoltà a leggerlo, perché spesso mi perdevo e con la mente vagavo sempre oltre i confini della storia. Mi trovavo inevitabilmente catapultata negli anni della grande Guerra a rivivere le atrocità destinate agli ebrei, quindi non facevo altro che aspettare di leggere qualche episodio diretto nudo e crudo di cose passate nei lager…questo anche a seguito di varie letture in merito a questo argomento. Invece ciò, in questo romanzo non accade. L’autrice affronta indecente in modo indiretto.
    Il capo del lager, il Boia, amante della musica chiede di suonare qualcosa a Bronislaw, musicista ebreo ed utilizza un violino. Daniel, un giovane liutaio di Cracovia, anch’esso ebreo, amico del musicista si accorge del brutto suono dello strumento e mostra personalmente il guasto al comandante che stranamente non reagisce alla grave insubordinazione dell’avergli rivolto direttamente parola senza essere autorizzato.
    Daniel viene incaricato di riparlo.
    Il Boia, atroce e impavido ma soprattutto disumano invece, di ringraziare Daniel per la riuscita della riparazione si “gioca”, con il medico la stessa vita di Daniel. Se Daniel non sarà in grado in un determinato periodo di tempo, a costruire un violino perfetto come uno Stradivari cederà Daniel al medico che potrà farne ciò che vuole. Daniel abile e capace nel suo lavoro crea la meravigliosa creatura.
    Il linguaggio del romanzo è molto semplice, nonostante il tema trattato, non è mai crudo, violento o troppo diretto.
    Insegna molto questa favoletta perché ti fa riflettere sul fatto che anche nelle situazione più impensabili, più dolorose l’Uomo è capace di conservare se stesso e di farlo emergere. Proprio come ha fatto Daniel, nonostante mesi di solitudine, fame, percosse ecc. è riuscito a mettere la sua anima nella costruzione di quello strumento.

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  • 3

    Ho la sensazione di possedere un ebook incompleto.. probabilmente è per questo che ho trovato il filo conduttore del romanzo un po' spezzettato qua e là....

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  • 5

    Un libro "delicato", nonostante il tema trattato....un libro che leggero' con il mio bimbo di sette anni, perche' parla di una realta' terribile con un linguaggio semplice e mai crudo o violento. Un libro che dimostra come l'Uomo, nonostante inimmaginabili sofferenze, riesca a trovare in se' la f ...continua

    Un libro "delicato", nonostante il tema trattato....un libro che leggero' con il mio bimbo di sette anni, perche' parla di una realta' terribile con un linguaggio semplice e mai crudo o violento. Un libro che dimostra come l'Uomo, nonostante inimmaginabili sofferenze, riesca a trovare in se' la forza e la speranza per rimanere se stesso.....straordinario

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  • 4

    Il violino di Daniel

    Leggendo "Il violino di Auschwitz" mi sono tornate alla mente alcune scene del film "Il servo ungherese" di Giorgio Molteni e Massimo Piesco. Mi riferisco alle sequenze che mostrano un gruppo di deportati costretti a suonare per il diletto dell'ufficiale SS che controlla il campo di sterminio in ...continua

    Leggendo "Il violino di Auschwitz" mi sono tornate alla mente alcune scene del film "Il servo ungherese" di Giorgio Molteni e Massimo Piesco. Mi riferisco alle sequenze che mostrano un gruppo di deportati costretti a suonare per il diletto dell'ufficiale SS che controlla il campo di sterminio in cui sono rinchiusi. Uomini ridotti allo stremo eppure indotti a riprendere in mano strumenti musicali abbandonati da tempo e a suonarli perché il loro aguzzino vuole divertirsi ascoltando della musica. Il violinista Bronislaw, uno dei personaggi del libro della Anglada, deve fare lo stesso. Ma quando il musicista esegue il suo pezzo al cospetto di Sauckel e del suo amico, lo spietato dottor Rascher, si accorge che il suono non è limpido e perfetto come dovrebbe. Ed è in quel frangente che nella sala della lussuosa abitazione dello Sturmbannführer compare il falegname Daniel...

    Continua qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/anglada-maria-%C3%A0ngels-il-violino-di-auschwitz.html

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  • 3

    carino, non bello perchè troppo breve. forse per pudicizia, chissà, la storia non è ampliata come avrebbe potuto e, credo, dovuto. avrei voluto di più, sapere di più.

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