El zafarrancho aquel de via Merulana

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3.9
(3275)

Language: Español | Number of Pages: 304 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , French , German , Catalan

Isbn-10: 8432206296 | Isbn-13: 9788432206290 | Publish date: 

Also available as: Leather Bound , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Un bel pasticciaccio!

    Libro indubbiamente difficile, a tratti veramente ostico; ma, se si riesce ad entrare nella lingua e nello spirito del libro, Gadda riserva innumerevoli sorprese; in primis l'iconografia con cui riesc ...continue

    Libro indubbiamente difficile, a tratti veramente ostico; ma, se si riesce ad entrare nella lingua e nello spirito del libro, Gadda riserva innumerevoli sorprese; in primis l'iconografia con cui riesce a raccontare situazioni grottesche; veramente comici sono la sfilza di improperi e gli sprezzanti epiteti di cui fregia Mussolini (Er Mascellone) e efficace è l'ironia che usa nel descrivere la Roma fascista di quell'epoca. Come non amare poi molti dei suoi neologismi: da Federzonite a patatoso (questo però non è finito nel vocabolario). Peccato che il tutto è un po' guastato da una certa incoerenza della trama e da lunghi voli pindarici che spesso mettono a dura prova la pazienza del lettore nonostante se ne apprezzi l'innovazione narrativa.

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  • 5

    La forza ideologica

    Ambientata a Roma nel 1927, la vicenda esterna del romanzo si presenta come un giallo, con un curioso protagonista, un funzionario della Squadra Mobile, Francesco Ingravallo, la cui "saggezza e povert ...continue

    Ambientata a Roma nel 1927, la vicenda esterna del romanzo si presenta come un giallo, con un curioso protagonista, un funzionario della Squadra Mobile, Francesco Ingravallo, la cui "saggezza e povertà molisana" viene messa a dura prova da due delitti avvenuti in uno stesso palazzo: un furto di gioielli con sparatoria e l'assassinio di Liliana Balducci, due fatti che forse sono congiunti, forse separati; con un'inchiesta che non si risolverà, e non perché esternamente, formalmente, anche questo romanzo resta incompiuto, ma perché trasporta la vicenda, l'A., su un piano extra-reale, divenuta macchina di studio dei sentimenti e di ricerca conoscitiva del reale, la conclusione non può darsi. O meglio, la soluzione consiste nella forza ideologica che guida il racconto. Se Gadda chiude gli occhi dinanzi all'evidenza immediata delle cose, è perché egli pretende di stabilire i legami visibili fra cosa e cosa, fra quanto è accaduto e quanto potrà accadere, deciso com'è a risalire alla causa principe: le inopinate catastrofi - così sostiene il suo commissario - non sono mai la conseguenza e l'effetto che dir si voglia d'un unico motivo, d'una causa al singoloare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti (le cosiddette concause). Da questa storia lo scrittore fa discendere a raggiera le circostanze narrate, sino ad accrescere però l'ambiguità dei dati reali, quali si presentano o quali potrebbero essere o addirittura non essere. Difatti, la macchina dell'inchiesta procede su piani differenti: c'è il monologo interiore di Ingravallo, ma anche ci sono gli interrogatori e le testimonianze dei vari personaggi implicati, uno dopo l'altro messi fuori causa o sospettati nuovamente; e infine una super tensione grottesca proliferante in tre dialetti (il romanesco, il napoletano e il molisano), dalla quale emerge l'intento gaddiano di un'ulteriore conferma o negazione dell'apparente, una ripresa, una compensazione satirica. Essa dà allo sviluppo del giallo un andamento a sinusoide, mai lento, ora piegando verso l'interiorizzazione e il commento di ciò che è accaduto, ora saltando sulle righe di esso, e creando una pseudo-storia, colma di sgomenti e presentimenti d'altro genere. Gadda ha sentito questo trapasso dal positivo al negativo della verità come un elemento sempre reversibile, e adegua la tecnica della sua scrittura a questa reversibilità. Perciò al romanzo si contrappone l'anti-romanzo, alla satira l'elegia, al Realismo un Espressionismo di fondo cupo e talvolta visceralmente eccedente. Non più trattenuta su un piano unico, la pagina del "Pasticciaccio" così appare terremotata: la pagina o anche in qualche caso un semplice periodo. L'uso del tempo, dipendente anch'esso dalla distorsione emblematica della realtà, è un tempo che si dispone ad essere accettato per diminuzione o moltiplicazione prospettica delle varie "inquadrature" gaddiane. Senza limiti i dettagli osservati o convogliati nel discorso, senza limiti il tempo dell'azione reale; esiste solo il "panico" del tempo, la scalata dell'abnorme verso altra abnormità ingigantita dalle simbologie e dalle metafore. Il risultato è un riso funambolesco che di colpo, scorciando la visione prospettica, ne traduce i resti in una deriva malinconica, assorta in un discorso deviato e deviante. Digressioni e riprese che possono avere un tono complementare oppure rimanere fini a se stesse, come un tributo da pagare all'infinita varietà della parola. La forza espressiva di Gadda sta tutta in questo trascendere l'ordine fittizio degli episodi, e nell'incanalare la lettura verso le proprie riflessioni, che diventano spesso "epifanie", dove egli respira liricamente il male di vivere.

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  • 4

    Acrobazie letterarie ( 3,6 stelle)

    Lettura non facile questo pasticciaccio di nome e di fatto, soprattutto inizialmente quando mi sono trovata a passare in modo continuo da un tipo di linguaggio all'altro senza sapere chi ringraziare.
    ...continue

    Lettura non facile questo pasticciaccio di nome e di fatto, soprattutto inizialmente quando mi sono trovata a passare in modo continuo da un tipo di linguaggio all'altro senza sapere chi ringraziare.
    Di fatto la trama poliziesca mi è sembrata più che altro un pretesto per mostrare uno spaccato umano e sociale che a mio parere ha prevalso sulla storia. Alcuni sostengono che il libro non sia compiuto e che le varie versioni cinematografiche e televisive si siano arrangiate a trovare un colpevole più definito che nel romanzo, ma come ripeto credo che la trama fosse davvero solo un pretesto, e tutto sommato mi pare che comunque una fine ci sia e che il colpevole, anche se non dichiarato in modo eclatante, sia stato scoperto.
    Dopo lo smarrimento iniziale ed il fastidio per un uso smodato del romanesco ho avuto modo di apprezzare la qualità e la capacità stilistica dell'autore che ha rivelato di sapersi destreggiare con linguaggi forbiti e popolani dai vari accenti, di saper spaziare in vari mondi e di saperli descrivere tutti molto bene allo stesso tempo, e questo è un grande talento.
    Purtroppo a dispetto della bravura di Gadda non mi sono apassionata al libro proprio a causa della trama, troppo densa di personaggi e quindi per me quasi impossibile da seguire, ahimé avendo una memoria soprattutto visiva mi sono decisamente persa nel marasma di nomi presentati; per quanto possa trovare lo stile interessante la storia costituisce almeno il cinquanta per cento del libro, e se non sono capace di seguirla son dolori.
    Dopo essermi documentata un po' ho deciso di guardare la versione cinematografica del romanzo che pare sia realizzata molto bene ( Un maledetto imbroglio, diretto da Pietro Germi e uscito nel 1959), per vedere se almeno vedendo in faccia i vari protagonisti riesco a godere maggiormente della storia seppur non sia quella la colonna portante del libro.

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  • 5

    La gran fiera magnara

    Nell'epoca pretesa ordinata e lustra imperiale, l'epoca del fascio e dell' "autarchico mascellone, per dirla con uno dei tanti e satirici epiteti con i quali Gadda definisce Mussolini, irrompe il deli ...continue

    Nell'epoca pretesa ordinata e lustra imperiale, l'epoca del fascio e dell' "autarchico mascellone, per dirla con uno dei tanti e satirici epiteti con i quali Gadda definisce Mussolini, irrompe il delitto, smodato, sgraziato, infelice e infecondo, iperbolico, pasticciato. E' lo sguardo che illumina una società di poveracci, gente straziata dalla fame, arrivisti, pochi di buono, madri che s'arrovellano per mettere insieme un pasto, spiantati, aguzzini, servitori e leccaculo. I mille campanili personali di un paese che, più che altisonante impero, è piuttosto una marmellata di mille voglie e necessità. O, come Gadda definisce il mercato di Piazza Vittorio, la i "vortici della gran fiera magnara". Leggetelo, leggetelo, leggetelo!

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  • 3

    Apparve per la prima volta in cinque puntate sulla rivista Letteratura nel 1946 e venne pubblicato in volume 11 anni dopo, ad opera dell'editore Garzanti. Non il capolavoro celebrato dai chierici lett ...continue

    Apparve per la prima volta in cinque puntate sulla rivista Letteratura nel 1946 e venne pubblicato in volume 11 anni dopo, ad opera dell'editore Garzanti. Non il capolavoro celebrato dai chierici letterati, nemmeno un banale noir di costume (che sarebbe stato probabilmente più godibile). Il pastiche linguistico è a tratti incomprensibile e poco gradevole, comunque di dubbio valore rispetto ai citati Joyce e Pynchon.
    Lampi di prosa assoluta: "Era molto bella a rimirarla, bianca nel volto e nella gola, tra le gore e le sfrangiature del sudicio: con tumidi rossi labbri : come di silfide bambina, ma precocemente infastidita dalla pubertà : …. emanava da lei, con il notato olezzo, il senso vero e fondo della vita dei visceri, della fame: e del calore animale, l’idea che è propria delle stalle e delle fienaie : e diserta le ossute prammatiche…"

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  • 5

    Che poesia, ingegnere!

    Difficile commentare un libro così analizzato, studiato, sezionato in ogni sua parte. Difficile avvicinarcisi con quello spirito ingenuo che per me è fondamentale per entrare in sintonia con un autor ...continue

    Difficile commentare un libro così analizzato, studiato, sezionato in ogni sua parte. Difficile avvicinarcisi con quello spirito ingenuo che per me è fondamentale per entrare in sintonia con un autore attraverso le parole che scrive. E’ stato l’incontro felice con Fabrizio Gifuni prima a teatro con lo splendido “L’Ingegner Gadda va alla guerra” e poi con l’audiolibro Feltrinelli del Pasticciaccio che mi ha schiuso la porta della meraviglia di Gadda. Che è tutta nella sua lingua, ostica al limite dell’incomprensibile, complessa, divertentissima, poetica, ironica. E’ flusso di coscienza continuo tra i personaggi, distinti dal dialetto sì, ma anche dalla qualità del loro ragionare, e Gadda stesso, che come narratore si inserisce con considerazioni, descrizioni e giudizi espressi in una lingua tanto precisa quanto difficile.
    La vicenda è un pretesto per raccontare la società romana durante il fascismo. La ricca borghesia di via Merulana e la gente del popolo che vende porchetta a Piazza Vittorio e abita nelle baracche o in case misere dei Castelli. Ed è significativo che tutto ruota intorno al desiderio di maternità negata alla Signora Liliana, che la porta quasi alla follia. E come stupirsene in un periodo in cui la propaganda del regime è incentrata sull’importanza di dare dei figli alla patria?

    La difficoltà della lingua costringe il lettore intenzionato a conquistarla a entrare in risonanza con la materia di cui si parla, con la melodia dei personaggi che entrano nel nostro immaginario proprio per ciò che dicono e per come lo dicono (in mancanza di Gifuni, vale comunque la pena leggerne parti a voce alta). Per chi conquista la lingua di Gadda, il Pasticciaccio riserva grande divertimento ma anche drammaticità. Insomma è un romanzo in cui c’è tutto. Purtroppo per noi è incompiuto. Gadda non si è dato la pena di finirlo. Peccato.

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  • 1

    Che pasticciaccio, appunto.

    La critica letteraria è ancora divisa sull'opera di Gadda: sembra infatti che esistano dei detrattori di questo romanzo giallo. Ci annoveriamo tra quelli, in quanto, a nostro modesto avviso, lo stile ...continue

    La critica letteraria è ancora divisa sull'opera di Gadda: sembra infatti che esistano dei detrattori di questo romanzo giallo. Ci annoveriamo tra quelli, in quanto, a nostro modesto avviso, lo stile con cui Gadda scrive rispecchia la personalità "psicotica" dell'autore. Ricordiamo infatti che il nostro ebbe un padre coinvolto in una procedura fallimentare che trascinò la famiglia nelle difficoltà economiche mentre la madre, che successivamente subentrò al marito nella gestione familiare, pur avendo consentito ai figli di studiare, si mostrava poco sollecita ai loro bisogni in quanto, pur vivendo nelle ristrettezze, era prodiga nei confronti degli estranei per mantenere viva la fama di benefattrice.

    Le opere di Gadda si distinguono dalle altre poichè si basano sul seguente processo cognitivo: aspirazione all'ordine, scoperta del disordine, analisi, vanificazione dello sforzo per cui l'opera rimane incompiuta. Anche il presente libro, infatti, non ha un finale.

    Quello che però disturba è lo stile con il quale l'opera è stato scritta: una mescolanza di italiano letterario e di dialetti, condita, inoltre, da citazioni in greco antico e in tedesco. Presumiamo che la finalità che Gadda volesse raggiungere fosse l'espressività e la comunicatività. Invece, poichè il nostro era psicologicamente alquanto instabile, ottenne il risultato opposto: i concetti sono stati espressi in modo criptico, per addetti ai lavori e, qualora non si abbia una conoscenza pregressa degli argomenti, risulta difficile capire che cosa l'autore voglia dire. Ora: la bravura di chi scrive consiste nel fatto di essere capito da molti lettori che hanno alle spalle un diverso sostrato culturale che in alcuni casi può essere molto basso. Pertanto l'opera di Gadda ci sembra, da questo punto di vista, solo fallimentare. In ogni caso ci appare doveroso, nei confronti dell'autore, sottolineare che molti critici ritengono che Gadda scriva usando questa commistione di linguaggi per descrivere meglio la società e, conseguentemente, renderla oggetto di parodia. Tali critici ritengono che il linguaggio del nostro autore sia espressivo particolarmente con l'uso delle figure retoriche che dovrebbero rendere bene l'idea del guazzabuglio e del caos dell'esistenza....

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  • 4

    “L'attimo della dolce angoscia fuggiva, oh, che altro può fare un attimo? Ma il succedente gli succedeva: l'integrale dei fuggenti attimi è l'ora.”

    Via Merulana è un’antica strada di Roma che collega due tra le più belle chiese della Capitale: Santa Maria Maggiore e la Cattedrale di San Giovanni in Laterano.
    Questa strada è teatro di un efferato ...continue

    Via Merulana è un’antica strada di Roma che collega due tra le più belle chiese della Capitale: Santa Maria Maggiore e la Cattedrale di San Giovanni in Laterano.
    Questa strada è teatro di un efferato omicidio. Siamo negli anni del fascismo, Mussolini comanda sull’intera nazione e una giovane donna di nome Liliana viene trovata sgozzata nella sua abitazione e tutti i suoi gioielli di famiglia trafugati.
    Incaricato del caso è il commissario Ciccio Ingravallo, di origini abruzzese e amico della signora Liliana e di suo marito.
    Ciccio non riesce a capacitarsi dell’omicidio della donna, una giovane molto dolce, gentile e benvoluta da tutti. Anche il furto di gioielli sembra molto strano...che l’omicidio e il furto di gioielli siano frutto di due mani e di due menti diverse?
    Basandosi su un fatto realmente accaduto, il milanese doc Carlo Emilio Gadda, di professione ingegnere, costruisce un affascinante intrigo poliziesco dal sapore neorealistico e barocco.
    Non è lettura facile da affrontare, bisogna innanzitutto essere amanti della lingua e dei dialetti(sono diversi quelli utilizzati da Gadda, il romanesco, il napoletano, il veneto, l’abruzzese, il molisano), ma una volta che si riesce a entrare nel “mondo linguistico” creato dall’autore ci si trova davanti a un giallo tanto efferato(molto forti le descrizioni dell’omicidio della povera Liliana) quanto intrigante, a tanti personaggi , soprattutto quelli femminili, variopinti e ben caratterizzati, a tante situazioni grottesche che ti strappano più di un sorriso.
    Certo in alcune parti non ci si capisce veramente nulla, certo ci vuole tantissima pazienza e concentrazione per finirlo, ma posso definire questo romanzo come uno dei più belli del Novecento(solo “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello lo supera per me), soprattutto per il suo finale che ti spiazza completamente.
    Un vero peccato che nelle nostre scuole sia praticamente sconosciuto.

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