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Eloì, Eloì

Di

Editore: Mondadori

3.8
(52)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804580895 | Isbn-13: 9788804580898 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
E la storia di due destini che si incrociano, quello di Emir, giovane musulmano cresciuto nel comunismo bosniaco e trasformato in feroce guerrigliero dagli eventi della guerra, e quello di Armando, prete cattolico ormai anziano segnato dalle contraddizioni della vocazione e della vita. Tema centrale del romanzo, che prende il titolo dalle ultime parole pronunciate da Cristo sulla croce, è la sofferenza dell'uomo, la "cognizione del dolore" nel mondo contemporaneo, oltre ogni certezza consolatoria.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Un buon inizio

    L'inizio del libro ammetto che mi è piaciuto tanto. almeno per i primi capitoli. Poi... il caos. situazioni e personaggi vengono catapultate nella narrazione come conigli che saltano fuori dal ...continua

    L'inizio del libro ammetto che mi è piaciuto tanto. almeno per i primi capitoli. Poi... il caos. situazioni e personaggi vengono catapultate nella narrazione come conigli che saltano fuori dal cilindro. Con pazienza si riesce a ordinare i conigli. Il colpo di scena finale rende tutto il romanzo un grande perché. La grande amicizia non si capisce tra chi nasce e su che basi, il grande mistero dell'aiuto dato "senza motivo" è semplicemente un legame famigliare. Deludente, la scrittura e la storia, peccato.

    ha scritto il 

  • 2

    Ingannata dal profluvio di stelle su anobii mi sono accostata a questo libro più che mai fiduciosa. Delusione, delusione … con la scrittura sono piuttosto critica e spesso non basta il sentimento ...continua

    Ingannata dal profluvio di stelle su anobii mi sono accostata a questo libro più che mai fiduciosa. Delusione, delusione … con la scrittura sono piuttosto critica e spesso non basta il sentimento a trascinarmi. In altre parole, non basta un tema caldo e doloroso come può essere quello della guerra nei Balcani, così vicina e insieme così lontana sia nel tempo che nello spazio a fare un buon libro. La scrittura è decisamente acerba, e il fatto che l’autore scriva in italiano pur essendo bosniaco non è una giustificazione per la Mondadori, di rado ho visto un editing peggiore da parte di una casa editrice che si dà per scontato sia seria. I maltrattamenti alla sintassi e alla grammatica non li posso sopportare, quale che sia la provenienza dell’autore, e se sono comprensibili – anche se non scusabili – nel self publishing, li trovo imperdonabili quando ho pagato un prodotto sulla fiducia nel nome dell’editore. Polemiche da vecchia zitella a parte … so che è una cosa molto brutta da dire dato il tema trattato, ma la dico lo stesso: mi sono annoiata. Vanno bene i flashback, va bene la narrazione disordinata e non lineare, va bene anche qualche episodio che non si capisce che c’entri, ma ci sono troppi predicozzi, secondo me a 26 anni (tale l’età dell’autore al momento della pubblicazione) sei troppo giovane per pontificare per capitoli interi, e soprattutto se proprio vuoi farlo dovresti almeno cercare di essere originale, invece di impartire sermoni triti e ritriti. Mi rendo conto che le esperienze attraverso cui è passato questo ragazzo, profugo bambino e poi girovago per tutto lo stivale, sono inimmaginabili per me nel loro orrore, ma proprio per questo mi trovo a chiedergli di coinvolgermi e di farmi stare male, se è il caso, non di farmi la morale spiegandomi che il razzismo è una cosa brutta e le tensioni religiose possono provocare scontri. A chiedergli di dirmi qualcosa che non so con parole che mi prendano a sberle. Mi piacerebbe tuttavia leggere qualcos’altro di suo, se scriverà ancora, perché le potenzialità ci sono.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho trovato un po' difficoltosa la lettura, data la frammentarietà del racconto con flashback multipli, ma poi alla fine ho capito che il ritmo seguiva il riaffiorare dei ricordi del protagonista. Ho ...continua

    Ho trovato un po' difficoltosa la lettura, data la frammentarietà del racconto con flashback multipli, ma poi alla fine ho capito che il ritmo seguiva il riaffiorare dei ricordi del protagonista. Ho atteso per molto di trovare il senso esistenziale e spirituale della storia, alla fine la guarigione arriva. Nel complesso interessante, avrei voluto vedere l'evoluzione dello stile, ma mi sembra che questo autore non abbia più pubblicato altro...

    ha scritto il 

  • 0

    Mostar, 1991-95 - Italia, oggi

    Mi sono avvicinata a questo libro a scatola chiusa, una sorta di preparazione al viaggio in Bosnia-Herzegovina, mera curiosità per la letteratura contemporanea di un popolo che non conosco. E' stato ...continua

    Mi sono avvicinata a questo libro a scatola chiusa, una sorta di preparazione al viaggio in Bosnia-Herzegovina, mera curiosità per la letteratura contemporanea di un popolo che non conosco. E' stato una rivelazione molto coinvolgente, una scittura semplice e un racconto/resoconto diretto, umile e molto emozionante. Un ragazzo che si trova a combattere una guerra che non comprende nemmeno, un uomo coi fantasmi che chiedono di fare i conti. Un musulmano, un cristiano. Due uomini nudi di fronte ai propri dolori e rimorsi. Quando poi sono stata sui marciapiedi feriti dalle armi, tra palazzi e vite dilaniate dalle bombe, le parole dell'autore risuonavano nella mente. La questione religiosa affrontata in maniera molto sottile rimane un aspetto personale del lettore. Sicuramente uno scrittore da seguire.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi sembra doveroso dare ragione a chi giudica ancora acerba (in alcuni passaggi un pochino scontata) la scrittura di questo ragazzo; ma visto e considerato che il mio percorso di apprendistato sulla ...continua

    Mi sembra doveroso dare ragione a chi giudica ancora acerba (in alcuni passaggi un pochino scontata) la scrittura di questo ragazzo; ma visto e considerato che il mio percorso di apprendistato sulla questione Balcanica doveva pure avere un inizio, questo lo ritengo il punto di partenza ottimale.

    ha scritto il 

  • 3

    Emir, bosniaco in fuga dal suo passato e da una terra dilaniata dall'odio, incontra nella sua solitudine Armando, un ex-prete che ha perso la sua famiglia ed è condannato a vivere su una sedia a ...continua

    Emir, bosniaco in fuga dal suo passato e da una terra dilaniata dall'odio, incontra nella sua solitudine Armando, un ex-prete che ha perso la sua famiglia ed è condannato a vivere su una sedia a rotelle. Da questo strano incontro nasce una salda amicizia, in cui i due protagonisti, entrambi segnati da un dolore così grande da sconvolgere la loro intera esistenza, trovano comprensione e appoggio. La vicenda di Emir, che da insegnante si trasforma in spietato combattente, fino a diventare migrante in cerca di oblio è davvero ben narrata. Insieme ai protagonisti si ripercorre la storia della Bosnia all'interno della Yugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale, e ci si meraviglia di come persone che avevano combattuto un nemmico comune, condiviso degli ideali, si siano ritrovate nemiche in una guerra in cui le motivazioni religiose non sono altro che un pretesto. Nel racconto di Custovic sembra che il peggio della natura umana possa venir fuori all'improvviso, che basti solo una situazione di difficoltà economico-sociale per iniziare ad accusare l'altro, trasformarlo in breve in nemico da distruggere. Sembra quasi che questo orrore sia parte ineluttabile della natura umana...ma..si può scegliere di cambiare. Ed Emir lo fa, comprendendo i suoi errori, rinunciando a portare avanti la sua vendetta, scappando dalla sua patria e da un se stesso difficile da perdonare. Proprio quando la sua fuga sembra averlo portato lontano dagli uomini, arriva il suo incontro con Armando, anch'egli sofferente nel corpo e nello spirito. E dopo la fuga, la rinascita di Emir si attua partendo dal confronto con il dolore di un altro uomo. Nella narrazione la storia di Armando mi è sembrata meno sviluppata, a tratti poco credibile. Armando sembra vivere davvero come personaggio solo nel confornto con Emir. Ma si tratta di un romanzo d'esordio, e come prima prova mi sembra abbastanza riuscita. Mi sono commossa in più momenti della lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    violenza etnica-violenza dell'anima

    "Come una pallottola scagliata nella notte si dilegua tra le tenebre, lasciando dietro di sè l'odore acre della morte meschina che coglie all'improvviso, così Emir entrò nei campi di battaglia ...continua

    "Come una pallottola scagliata nella notte si dilegua tra le tenebre, lasciando dietro di sè l'odore acre della morte meschina che coglie all'improvviso, così Emir entrò nei campi di battaglia giurando vendetta." In questa similitudine è contenuta, implosa, quella violenza che attraversa come uno strappo lacerante la storia della Yugoslavia post-titina della guerra civile. Il romanzo trasmette l'intensità di questo conflitto brutale a un pubblico europeo di spettatori "indifferenti", di quello che negli anni Novanta fu interpretato come l'ennesimo "regolamento di conti" post-guerra fredda. Finalmente una voce dall'interno è chiarificatrice del dramma dei Balcani; un dramma che si ricompone e si specchia nel dramma universale dell'animo umano: la sofferenza. Sofferenza insostenibile è nei termini d'ingiustizia e perdita degli affetti più cari. La trama si dispiega così in un linguaggio universale, quello dell'animo umano in fuga da se stesso e in cerca di pace. La pace si trova, spesso lontano, conclude Custovic, fermandosi però a incontrare l'altro da sè.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho scritto una recensione approfondita per Rebecca Libri (il portale dell'editoria religiosa italiana) qui: http://www.rebeccalibri.it/page.php?pageid=SEZIO001&a=0000000044&b=2009

    ha scritto il 

  • 3

    Emir, ex professore e tormentato reduce dalla guerra di Bosnia emigrato a Milano, diventa l'assistente di un anziano vedovo - anche ex sacerdote - paralitico. La storia alterna i ricordi di Emir con ...continua

    Emir, ex professore e tormentato reduce dalla guerra di Bosnia emigrato a Milano, diventa l'assistente di un anziano vedovo - anche ex sacerdote - paralitico. La storia alterna i ricordi di Emir con vari episodi dell'amicizia fra i due uomini, fino all'epilogo che darà un senso a tutto. Un romanzo breve ma eccessivamente ambizioso, in cui il giovane - troppo giovane - autore vorrebbe ficcare dentro ogni cosa, la guerra, i sensi di colpa, la perdita dei propri cari, la vendetta, l'elaborazione del lutto, il sapore del sangue, il passato, la malattia, Dio, l'uomo, la fede, la ricerca, il trasformarsi in bestie e l'attaccamento alla terra, l'emigrazione, la fuga ed il ritorno, la malattia e l'impotenza, l'amicizia virile e il destino delle donne, le differenze ideologiche, la tolleranza apparente della iugoslavia di tito e le pulizie etniche. I suoi protagonisti hanno visto tutto, sperimentato tutto, in un profluvio di esperienze che alla fine rimangono in superficie. Peccato perchè se l'autore avesse scelto una fra le mille strade forse il libro sarebbe stato più sincero e più interessante. Invece è ingessato, carico di figure retoriche e di immagini artefatte. Molto migliore, pur con molte similitudini, "il soldato che riparò il grammofono", anch'esso scritto da un autore giovanissimo emigrato dopo lo scoppio della guerra. E poi alla fine tutto è troppo pasticciato, vola troppo alto e ricade pesantemente al suolo, invischiato nella confusione del del suo stesso messaggio... Peccato.

    ha scritto il