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Elogio dell'imbecille

Gli intelligenti hanno fatto il mondo, gli stupidi ci vivono alla grande

Di

Editore: Piemme (Bestseller, 211)

3.7
(91)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 173 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8856616815 | Isbn-13: 9788856616811 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Prefazione: Sergio Zavoli

Disponibile anche come: Altri

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Perché al mondo ci sono tanti imbecilli? E perché, sorprendentemente, in politica come nelle aziende gli stupidi prosperano, riuscendo spesso a raggiungere posizioni di successo? La risposta è semplice: l'intelligenza non serve più. L'uomo se l'è lasciata alle spalle, come i peli che gli ricoprivano il corpo, la coda o la camminata a quattro zampe. Il segno più caratteristico dell'essere umano, quello che gli ha permesso di elevarsi dalla specie animale e, in una certa misura, di dominare il mondo, non è più necessario. La nostra specie tende per natura alla stupidità e, per la sua sopravvivenza, è questa a giocare un ruolo chiave. Ecco perché l'imbecille ha una marcia in più. E un anticipatore: non capisce niente, ma è già pronto per il futuro e sarà lui a salvarsi. Inutile allarmarsi dunque se abbiamo sempre più casi eccellenti di cervello avvizzito, soprattutto tra chi è chiamato a ricoprire ruoli di responsabilità: evidentemente siamo al traino di chi ha davvero compreso come gira il mondo e non può che traghettarci verso un ridente destino. Alla fine, è una questione di sopravvivenza: meglio un cretino vivo che un genio morto.
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  • 0

    Se c'è un'affermazione che riassume in sè tutto il nostro zeitgeist è questa: Leone Trotsky è stato ucciso a picconate nella nuca dallo zio di Christian de Sica. Se non ci credete, controllate su Wikipedia. Mi è tornata in mente leggendo questo libretto, il cui tema può essere riassunto in: sì, i ...continua

    Se c'è un'affermazione che riassume in sè tutto il nostro zeitgeist è questa: Leone Trotsky è stato ucciso a picconate nella nuca dallo zio di Christian de Sica. Se non ci credete, controllate su Wikipedia. Mi è tornata in mente leggendo questo libretto, il cui tema può essere riassunto in: sì, il mondo è pieno di idioti; no, non c'è modo di levarseli di torno; perchè? perchè no.
    Va da sè che questo genere di affermazioni è abbastanza pericoloso, nel senso che definire l'idiozia - e l'intelligenza - non è facile, e c'è sempre il rischio che l'idiota di qualcuno sia l'intelligente di qualcun altro; e soprattutto, se gli idioti sono, quasi per definizione, gli altri, c'è sempre qualcuno per cui gli idioti siamo noi.
    E' un libro a suo modo consolante: nel momento in cui ci si rende conto che gli idioti sono l'equivalente dell'entropia in fisica e che per definizione non possono far altro che aumentare, si ripensa a Lao-Tzu, a Pitagora e compagnia bella: filosofi che da tempo immemore invitano il saggio a non rodersi il fegato e a badare serenamente ai ca**i propri.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    E quindi?

    Un libro sconclusionato, ma che fa riflettere. L'autore, in maniera presuntuosa ed eccentrica, vuole dimostrare ad alcuni professori (e se ne vanterà dall'inizio alla fine) come l'intelligenza, ai fini dell'evoluzione, non serve più.
    Inizia questo suo percorso partendo dal fatto che il cerv ...continua

    Un libro sconclusionato, ma che fa riflettere. L'autore, in maniera presuntuosa ed eccentrica, vuole dimostrare ad alcuni professori (e se ne vanterà dall'inizio alla fine) come l'intelligenza, ai fini dell'evoluzione, non serve più.
    Inizia questo suo percorso partendo dal fatto che il cervello umano ha le stesse dimensioni di un cervello di migliaia di anni fa. Anzi, rispetto all'uomo di Neanderthal, è molto più piccolo.
    Tuttavia oggi sappiamo (ma l'autore se ne frega) che le dimensioni del cervello non contano, ma quello che conta sono il numero di collegamenti tra le cellule neuronali (sinapsi). Infatti il cervello più grande mai ritrovato (circa 3 kg) apparteneva ad un idiota.
    E' vero, come sostiene l'autore, che le dimensioni sono invariate rispetto a migliaia di anni fa, ma il lobo frontale (deputato all'ideazione, al pensiero e al movimento) è notevolmente aumentato in percentuale a discapito degli altri lobi.
    Un'altra considerazione dell'autore, a sostegno della sua tesi, è che la malattia di Alzheimer è epidemiologicamente aumentata rispetto ad un cinquantennio fa, aumentando così le probabilità di andare incontro a "imbecillità". L'autore non tiene però in considerazione il fatto che, con l'aumentare dell'età, diminuisce il numero di neuroni. Infatti, queste cellule, non sono in grado di riprodursi, ragion per cui l'intelligenza diminuisce col progredire dell'età. In fondo cosa possiamo chiedere ad una cellula che vive ben oltre 80 anni?
    L'autore poi ha dimenticato un fattore importantissimo e cioè che la società ha creato un'istituzione chiamata "scuola" che ha il compito di stimolare le doti intellettive delle persone e, finché sarà obbligatoria, si preserverà anche l'intelligenza.
    Ultima considerazione: l'uomo è l'unico animale dotato di così tanta intelligenza. E' la sua caratteristica principale, quella che lo caratterizza. Nel momento in cui l'intelligenza svanisce, l'uomo cesserà di esistere (un tapis roulant senza tappeto non è più un tapis roulant).
    L'intelligenza, quindi, non può diminuire, ma può solo aumentare fino ad un limite massimo. Questo limite è dato dal canale pelvico. Una testa troppo grande (quindi ricca di neuroni e sinapsi) non passerà mai in un canale normale, causando la morte del feto (selezione naturale), impedendo così la nascita di individui super-intelligenti. Forse Qualcuno ci ha imposto questo limite per non farci diventare esseri superiori?

    ha scritto il 

  • 4

    L'intelligenza è destinata ad estinguersi?

    Una teoria paradossale sull'evoluzione-involuzione dell'uomo e della sua intelligenza. La tesi portante è che l'intelligenza sia destinata ad estinguersi perché non più necessaria. Ormai il mondo è a portata d'imbecille, pertanto l'intelligenza risulta superflua e come tutte le cose inutili, la f ...continua

    Una teoria paradossale sull'evoluzione-involuzione dell'uomo e della sua intelligenza. La tesi portante è che l'intelligenza sia destinata ad estinguersi perché non più necessaria. Ormai il mondo è a portata d'imbecille, pertanto l'intelligenza risulta superflua e come tutte le cose inutili, la futura evoluzione presto la selezionerà come qualità sovrabbondante e la destinerà all'estinzione.
    Pino Aprile lancia una grande provocazione e la condisce di esempi a mio avviso interessanti, sui quali credo che difficilmente ci si soffermi.
    Un libro che ha incontrato molto il mio gradimento e chi ha acquistato la nuova edizione non si perda il capitolo finale sulla televisione e su l'era berlusconiana arrivata, spero, ormai alla fine!
    Ma ci libereremo mai del berlusconismo e dell'elevatore di imbecillità che i suoi 17 anni di potere indiscusso hanno generato?
    C'è un bellissimo riferimento in questo libro, si rifà ad un esperimento su di un pesce: il cabacello. Un minuscolo pesce che si sposta in branco alla ricerca di pesce. Uno scienziato privò questo pesce di una parte di cervello, quella che riguardava l'attività di gruppo. In breve tempo il pesce divenne il capo branco.
    Il fatto che gli incapaci esercitino un fascino irresistibile tanto da trascinare masse adoranti che li seguono acriticamente mi fa venire in mente il delirio e l'abbrutimento culturale degli ultimi anni italiani.
    Bravo Pino Aprile, ottime le argomentazioni a sostegno della sua tesi!

    ha scritto il 

  • 4

    E l'utilità di tutto ciò?

    Che dire... Libro strano. Ben argomentato, porta alla riflessione. Però dovessi dire che mi è piaciuto mentirei.
    Intanto mi piace poco il fatto che l'autore si mostri così pieno di sé: a ogni riga si ha l'impressione che il sottotitolo del libro sia "o di come ho convinto un docente univers ...continua

    Che dire... Libro strano. Ben argomentato, porta alla riflessione. Però dovessi dire che mi è piaciuto mentirei.
    Intanto mi piace poco il fatto che l'autore si mostri così pieno di sé: a ogni riga si ha l'impressione che il sottotitolo del libro sia "o di come ho convinto un docente universitario di filosofia a baciarmi le ermeneutiche terga". Ma questo, in confronto all'enormità delle sue affermazioni (un po' smargiasse) è niente.

    Il cuore del libro è infatti l'esposizione della teoria per cui siamo condannati evolutivamente alla stupidità. I segni da cui lo si evince sono:
    - che l'uomo di neanderthal, il cugino intelligente del cro-magnon, si sia estinto senza lasciare eredi a causa della sua grande capoccia;
    - che i capi di stato solitamente non brillano per acume;
    - che le organizzazioni gerarchiche tendono a instupidire
    - che l'alzheimer si sta diffondendo.
    Osservazioni tanto vere quanto sagaci, ma da lì a dedurne che il rincoglionimento è un fatto evolutivo ce ne corre.
    Quello che più disturba, almeno me, è che SE davvero ci si sta rattrapendo il cervello, allora più che prenderne atto non possiamo.
    E'inevitabile, come una suocera.
    Quindi: se il contenuto di questo libro è vero, le sue indicazioni operative sono "prendine atto" e rincoglionisci consapevolmente. Grazie, ne farò tesoro.

    Se il contenuto di questo libro è una riflessione sulla presa tentacolare della stupidità sulla società umana (cosa che, ribadisco, NON è nelle intenzioni dell'autore), su come pericolosamente si insinui ovunque... Beh, allora non se ne avvertiva particolare urgenza, ma grazie del contributo.

    D'altra parte, non prendendolo troppo sul serio, il testo rimane originale e ben scritto: quindi a prescindere dal fatto che non ne abbia apprezzato la visione di insieme, rimane un libro da leggere e commentare.

    ha scritto il 

  • 4

    Diagnosi azzeccata, gli stupidi vivono molto meglio delle persone intelligenti, si muovono con disinvoltura nel mondo e ne scalano le posizioni privilegiate proprio per merito della propria stupidità

    ha scritto il 

  • 4

    Paradosso o rivelazione? Il mondo è fatto davvero per gli imbecilli, come sembra dimostrare ogni giorno la cronaca? Pino Aprile risponde di sì e lo dimostra con citazioni dotte, considerazioni brillanti e battute fulminanti. E soprattutto c'è la prova provata che il nostro Boss è un imbecille! ...continua

    Paradosso o rivelazione? Il mondo è fatto davvero per gli imbecilli, come sembra dimostrare ogni giorno la cronaca? Pino Aprile risponde di sì e lo dimostra con citazioni dotte, considerazioni brillanti e battute fulminanti. E soprattutto c'è la prova provata che il nostro Boss è un imbecille!

    ha scritto il 

  • 3

    l'evoluzione della specie premia gli imbecilli

    non c'è dubbio che questo divertissement sia provocatorio e che la teoria sviluppata dall'autore in alcune righe sia perfino interessante.


    L'idea è che faccia facile leva sul sentimento di frustrazione di una buona parte dell'umanità. Uno di quei libri che sembrano "tanto liberatori" ma in ...continua

    non c'è dubbio che questo divertissement sia provocatorio e che la teoria sviluppata dall'autore in alcune righe sia perfino interessante.

    L'idea è che faccia facile leva sul sentimento di frustrazione di una buona parte dell'umanità. Uno di quei libri che sembrano "tanto liberatori" ma in fondo ti lasciano l'amarezza di un'assenza di prospettiva, anche fosse dichiaratamente "negativa".
    Può sembrare, dico "può", che Aprile si senta un uomo assai intelligente ingiustamente soppiantato da imbecilli nel corso della sua vita e della sua carriera. E che abbia negli anni sviluppato una teoria per farsene una ragione.

    Speravo meglio. Almeno, un po' più di ironia.

    ha scritto il