Elogio della fuga

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.0
(287)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 190 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8804335475 | Isbn-13: 9788804335474 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Leonella Prato Caruso

Genere: Filosofia , Aiuto , Scienze Sociali

Ti piace Elogio della fuga?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    la condizione umana secondo Laborit.
    Una carrellata di argomenti che non ha approfondito, non ha potuto e forse è stato bene così. Questi argomenti non van serviti premasticati, occorre indagare e rag ...continua

    la condizione umana secondo Laborit.
    Una carrellata di argomenti che non ha approfondito, non ha potuto e forse è stato bene così. Questi argomenti non van serviti premasticati, occorre indagare e ragionarci.

    Bello l'accostamento tra Gesù e Marx due personaggi tanto vicini. E se poi il marxismo ha portato allo stalinismo, si ricordi che il cristianesimo ha portato alle crociate e all'inquisizione.

    ha scritto il 

  • 4

    “Il lato tragico del destino umano è proprio questo: capire che ne sappiamo abbastanza per sapere che non sappiamo niente del nostro destino, e che non ne conosceremo mai abbastanza per sapere se c’è ...continua

    “Il lato tragico del destino umano è proprio questo: capire che ne sappiamo abbastanza per sapere che non sappiamo niente del nostro destino, e che non ne conosceremo mai abbastanza per sapere se c’è altro da conoscere.” (p. 177)

    ha scritto il 

  • 5

    Illuminante

    "dopo un po' di tempo si vide spuntare, attraverso il tappeto multicolore che copriva la terra, uno stelo che presto di guarnì di un fiore. Ma non c'era più nessuno che poteva accorgersene".

    Con quest ...continua

    "dopo un po' di tempo si vide spuntare, attraverso il tappeto multicolore che copriva la terra, uno stelo che presto di guarnì di un fiore. Ma non c'era più nessuno che poteva accorgersene".

    Con questa frase che chiude il libro si può comprenderne il contenuto e ho imparato quanto sia utile pensare e operare per sottrazione.

    Antonello Bellanca

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' ripetitivo e con una sintassi a volte non proprio chiara (colpa della traduzione?).Poteva risparmiarsi gli ultimi capitoli (soprattutto quello sulla fede), mentre all'inizio leggevo avidamente, ...continua

    Un po' ripetitivo e con una sintassi a volte non proprio chiara (colpa della traduzione?).Poteva risparmiarsi gli ultimi capitoli (soprattutto quello sulla fede), mentre all'inizio leggevo avidamente, verso la fine mi annoiavo. Nonostante tutto cio', decisamente un libro da leggere. Offre tanti spunti di riflessione sugli atteggiamenti umani e su come questi portino alle ingiustizie sociali. Sono sicura che andro' spesso a rileggere le parti che ho sottolineato (che sono tante e lunghe, altrimenti le trascriverei).

    ha scritto il 

  • 3

    quando ci sembrò che tutto fosse possibile

    C'è qualcosa, negli anni '70 del XX secolo, che riverbera gli entusiasmi illuministici. Agli uomini di queste due epoche è accreditabile l'approccio ad un mondo aperto. Hanno, entrambi, la propensione ...continua

    C'è qualcosa, negli anni '70 del XX secolo, che riverbera gli entusiasmi illuministici. Agli uomini di queste due epoche è accreditabile l'approccio ad un mondo aperto. Hanno, entrambi, la propensione a considerare il mondo, l'uomo, la specie, la società umana come un foglio di carta, dove sia possibile cancellare e riscrivere tutto, pianificare, riprogrammare.

    "Elogio della fuga" non mantiene ciò che promette nel titolo; Henri Laborit si occupa poco o niente di fuga. Si occupa, piuttosto, di massimi sistemi.
    Non è chiaro, leggendolo nell'edizione italiana della Mondadori, se il testo è scritto male o tradotto peggio. La sintassi è sporca e ingarbugliata, la scelta dei lemmi lascia perplessi.
    E' un libro dai contenuti idealistici, che comincia volendo poggiare su basi scientifiche, attraversa con passo incerto terreni sociologici, psicologici, politici e mistici, e conclude attraverso una sintesi poetica.

    Ma per quanto approssimativo e incatenato al clima europeo post sessantottino, il testo è pieno di spunti di riflessione, intuizioni, anticipazioni... e reperti storici. E forse il suo valore aggiunto sta proprio nel suo più evidente difetto, in quella aderenza perfetta alla sua epoca; a quel decennio terribile e fantastico che ci ha concesso i pochi diritti umani che abbiamo sospirato e ci sono stati negati per secoli; i pochi sogni e tutta la sicumera di "uomini liberi" che, ancora, ci resta appiccicata addosso.

    ha scritto il 

  • 5

    Ai combattenti della mania nosografica di diagnosticare disturbi borderline,

    una spiegazione non so se altrettanto scientifica ma sicuro molto più utile, di quelle serate un po' alcoliche in cui sfasciate lampioni a caso per quella tremenda sensazione di essere come topi in ga ...continua

    una spiegazione non so se altrettanto scientifica ma sicuro molto più utile, di quelle serate un po' alcoliche in cui sfasciate lampioni a caso per quella tremenda sensazione di essere come topi in gabbia.

    ha scritto il 

  • 0

    "L'Uomo è un essere di desiderio ... "

    "Essere felici vuol dire essere al tempo stesso capaci di desiderare, capaci di provare piacere per l'appagamento del desiderio e di provare benessere quando il desiderio è soddisfatto, e pronti a ric ...continua

    "Essere felici vuol dire essere al tempo stesso capaci di desiderare, capaci di provare piacere per l'appagamento del desiderio e di provare benessere quando il desiderio è soddisfatto, e pronti a ricominciare daccapo col ritorno del desiderio.
    Non si può essere felici se non si desidera niente."

    ha scritto il 

  • 0

    Non mi sento di esprimere un giudizio netto su questo libro, forse dovrei rileggerlo, o forse non ne vale la pena... Sono d'accordo con la maggior parte delle cose che afferma Laborit, anche perché al ...continua

    Non mi sento di esprimere un giudizio netto su questo libro, forse dovrei rileggerlo, o forse non ne vale la pena... Sono d'accordo con la maggior parte delle cose che afferma Laborit, anche perché alcune sono scontate dal mio punto di vista, e inoltre dette e stradette da altri molto prima di lui.
    Ma io ho sempre diffidato sia di chi trasfigura le proprie nevrosi spacciandole per opinioni filosofiche (o addirittura ne fa una disciplina), sia di chi, basandosi invece su conoscenze scientifiche – ritenute pertanto oggettive – trasforma la negazione di ogni opinione filosofica (perché reputa illusoria la capacità di formularla) in una sorta di filosofia di vita, l'unica possibile...
    Però nel dubbio vedrò il film di Resnais, "Mon Oncle d'Amerique".

    ha scritto il 

  • 0

    Non condivido la base del suo pensiero ma un poco di cinismo non fa mai male:

    " Per altri, l'amore comincia con il vagito del neonato quando, abbandonata bruscamente la sacca materna delle acque, sent ...continua

    Non condivido la base del suo pensiero ma un poco di cinismo non fa mai male:

    " Per altri, l'amore comincia con il vagito del neonato quando, abbandonata bruscamente la sacca materna delle acque, sente improvvisamente sulla nuca il vento gelido del mondo e comincia a respirare solo, completamente solo, per se stesso, fino alla morte."

    Un poco ridondante ma condivisibile:

    " Riassumendo, sono tentato di dire che l'uomo ha sul pianeta un compito esclusivamente politico: stabilire strutture sociali, rapporti interindividuali e tra gruppi che permetteranno alla specie di sopravvivere sul suo vascello cosmico. Il lavoro non può essere fine a se stesso. Non può servire come punto di riferimento per istituzionalizzare i rapporti sociali. Se lo diventa, il gruppo o l'insieme umano che lo considerano una finalità, dimenticano, nello sforzo di produrre sempre più beni di consumo, lo scopo essenziale della loro esistenza, cioè le relazioni tra gli elementi individuali da cui sono costituiti. Trascurano la legge fondamentale che governa l'esistenza degli organismi viventi, l'evoluzione controllata della loro struttura, la produzione diventa anzi il modo di immobilizzare per sempre la struttura gerarchica di dominanza che l'ha originata."

    "L'uomo è un essere di desiderio. Il lavoro può solo soddisfare i suoi bisogni."

    ha scritto il 

  • 3

    Saggio del 1976 in cui il biologo Laborit riassume l'esistenza umana nei termini consequenziali di:
    - mantenimento dell'equilibrio che fa capo al sistema nervoso e della struttura dell'organismo
    - ric ...continua

    Saggio del 1976 in cui il biologo Laborit riassume l'esistenza umana nei termini consequenziali di:
    - mantenimento dell'equilibrio che fa capo al sistema nervoso e della struttura dell'organismo
    - ricerca del piacere
    - desiderio dell'oggetto di piacere e conseguente conflitto con gli altri membri della comunità
    - instaurazione delle gerarchie e dei rapporti tra dominanti e dominati.
    Ne risultano demoliti i concetti di amore e libertà, insieme a molti altri.
    La fuga del titolo è perseguibile attraverso la follia, le droghe o l'immaginazione (facoltà decisamente più presente fra gli esponenti di classi privilegiate, peraltro).
    Concordo con la quasi totalità dei concetti espressi da Laborit (alla definizione di nessuno dei quali mi pare abbia portato un contributo originale) eppure non mi ha convinto il suo modo di esprimerli. Per fortuna si avvale anche di ironia e leggerezza ("il puritanesimo è diventato settario e castrante, dato che considera il successo sociale una prova evidente del merito personale e della volontà di Dio. E' nata una nuova generazione di farisei, di cui è legittimo chiedersi se non siano anche responsabili della cattiva qualità della cucina anglosassone") ma resta freddo e ostile, e ciò indebolisce la forza delle idee. Che, ripeto, sposo in pieno, per esempio quando definisce l'amicizia come la coesistenza di due esseri umani nello stesso spazio, oggetti di gratificazione reciproca senza desiderio di dominanza né accettazione di sottomissione. Esaustiva definizione, che per me peraltro coincide con quella di "amore", ma tanto distaccata da suonare falsa. Insomma, questo saggio sembra fasullo anche se dice cose vere, sembra sorpassato anche se anticipa il concetto di globalizzazione e, soprattutto, quello di intelligenza collettiva. E chissà perché diventa caldo e persuasivo solo quando parla di Gesù.

    ha scritto il 

Ordina per