Embers

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Publisher: Vintage Books USA

4.1
(6040)

Language: English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , French , Catalan , Polish , Dutch , Portuguese , Slovenian , Hungarian , Greek

Isbn-10: 0375707425 | Isbn-13: 9780375707421 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
Originally published in 1942 and now rediscovered to international acclaim, this taut and exquisitely structured novel by the Hungarian master Sandor Marai conjures the melancholy glamour of a decaying empire and the disillusioned wisdom of its last heirs. In a secluded woodland castle an old General prepares to receive a rare visitor, a man who was once his closest friend but who he has not seen in forty-one years. Over the ensuing hours host and guest will fight a duel of words and silences, accusations and evasions. They will exhume the memory of their friendship and that of the General’s beautiful, long-dead wife. And they will return to the time the three of them last sat together following a hunt in the nearby forest--a hunt in which no game was taken but during which something was lost forever. Embers is a classic of modern European literature, a work whose poignant evocation of the past also seems like a prophetic glimpse into the moral abyss of the present
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  • 4

    Un libro magistralmente scritto, un romanzo/saggio sull'amicizia, l'amore, la passione, il tradimento. Un libro del romanticismo arrivato con circa 150 anni di ritardo.
    E comunque, se mi invitassero a ...continue

    Un libro magistralmente scritto, un romanzo/saggio sull'amicizia, l'amore, la passione, il tradimento. Un libro del romanticismo arrivato con circa 150 anni di ritardo.
    E comunque, se mi invitassero a cena per attaccarmi un simile pistolotto, forse mollerei all'antipasto.

    said on 

  • 2

    Non mi è piaciuto molto questo libro. Anche solo il fatto di far parlare per tutto il tempo un solo personaggio non mi ha entusiasmato tanto. Sì, nel monologo ci sono tanti spunti di riflessione impor ...continue

    Non mi è piaciuto molto questo libro. Anche solo il fatto di far parlare per tutto il tempo un solo personaggio non mi ha entusiasmato tanto. Sì, nel monologo ci sono tanti spunti di riflessione importanti ma non mi è piaciuto! In compenso ho apprezzato il linguaggio che usa l'autore. Ho segnato anche delle frasi che mi hanno colpito, ma davvero, metà libro in cui parla un solo personaggio è stato troppo per me. Il tema del tradimento è un tema intramontabile purtroppo e trovo che il titolo sia azzeccassimo. Pensare alle braci mi fa pensare a un fuoco ancora vivo che in realtà rappresenta in toto il protagonista.

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  • 4

    "Forse il massimo che possiamo fare nella vita è adattare alla realtà del mondo,con intelligenza e cautela,la realtà immutabile della nostra natura. Di più non possiamo fare."

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  • 4

    Libro bellissimo!
    Un'introspezione psicologica dei personaggi davvero notevole e dal mio punto di vista dolorosamente vera essendomi più volte trovata (mio malgrado) oggetto di invidie e gelosie da pa ...continue

    Libro bellissimo!
    Un'introspezione psicologica dei personaggi davvero notevole e dal mio punto di vista dolorosamente vera essendomi più volte trovata (mio malgrado) oggetto di invidie e gelosie da parte di pseudo amiche 😢

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  • 4

    Le braci di Sándor Márai

    Libro del Mese di Maggio 2017
    http://www.ilclubdellibro.it/forum/4-libri-del-mese/11627-maggio-2017-le-braci.html?limitstart=0

    SINOSSI
    Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati insepa ...continue

    Libro del Mese di Maggio 2017
    http://www.ilclubdellibro.it/forum/4-libri-del-mese/11627-maggio-2017-le-braci.html?limitstart=0

    SINOSSI
    Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.

    RECENSIONE
    La mia prima recensione. Che dire, intanto tradotto benissimo, facendo uso di un italiano che ad oggi, a parer mio, difficilmente troviamo in libri non in lingua originale. Complesse entrambe le personalità dei due protagonisti: Konrad molto più schivo e riservato, tanto da rimanere il misterioso della coppia, rifiutandosi alla fine di rispondere alle domande postegli dall'altro protagonista. Molto più estroverso ma altrettanto complicato Henrik, di cui l'autore dà dimostrazione con le numerose (e forse un pò eccessive a parer mio) pagine di monologo durante la cena chiarificatrice (almeno così doveva essere) tra i due. La cosa che mi ha colpito di più è l'evoluzione dei due personaggi, che all'inizio appaiono così meravigliosi nella loro straordinaria amicizia, per poi diventare alla fine due vecchi tristi ed amareggiati dalla vita, semplicemente a causa l'uno dell'altro e delle loro reciproche decisioni. Alla fine del viaggio, questo libro lascia più interrogativi che spiegazioni, ma forse è proprio questo che Sandor Marai voleva: alla fine della strada, ognuno di noi deve necessariamente fare i conti con la propria coscienza.

    RECENSIONE A CURA DI ARIANNA81

    Passa a trovarci!!!
    www.ilclubdellibro.it

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  • 3

    Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola lo definirei "intenso", uno di quei libri che, a mio parere, non basta una sola lettura per capirlo e apprezzarlo del tutto. Inizialmente ho ingr ...continue

    Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola lo definirei "intenso", uno di quei libri che, a mio parere, non basta una sola lettura per capirlo e apprezzarlo del tutto. Inizialmente ho ingranato la lettura più velocemente di quanto immaginassi perchè ero molto incuriosita dall'amicizia tra il generale e Konrad ai tempi della scuola militare con una leggera preferenza per quest ultimo (in particolare quando presenta all'amico i genitori). Successivamente, quando i due amici ormai anziani si rincontrano, il libro si trasforma in un monologo da parte del generale che mi ha rallentato di parecchio la lettura anche perchè da parecchi spunti di riflessione. Mi avevano parlato di gradissimi colpi di scena, sinceramente il legame che univa il generale, la moglie e Konrad mi era chiaro fin dall'inizio quindi aspettavo sempre questo grande colpo di scena che però ho trovato alla fine. Se amate i classici, questo non può mancare.

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  • 3

    “Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire ad estinguerne le braci.”

    È una sera d'estate del 1940, e nella solitudine della sua stanza, in un antico castello ai piedi dei Carpazi, un uomo si prepara ad un incontro fatidico: un incontro che ha atteso pazientemente per u ...continue

    È una sera d'estate del 1940, e nella solitudine della sua stanza, in un antico castello ai piedi dei Carpazi, un uomo si prepara ad un incontro fatidico: un incontro che ha atteso pazientemente per una vita intera.
    Henrik, questo il suo nome, è un generale a riposo che in quelle stanze ampie e malinconiche ha trascorso gran parte della sua esistenza fianco a fianco con i propri fantasmi, gli stessi che lo tormentano da ben quarantun anni e quarantatré giorni: vale a dire da quando la sua strada e quella del suo fraterno amico Konrad si sono improvvisamente divise, senza una parola, senza alcuna spiegazione, lasciando nel cuore di Henrik soltanto lo spettro di una verità amara e inconfessabile: quella di un legame proibito, e fino ad allora insospettato, tra sua moglie Krisztina e l'inseparabile compagno della sua gioventù.
    Dopo decenni di lontananza, però, Konrad è tornato in Ungheria, e quelle domande troppo a lungo rimaste in sospeso, forse, troveranno finalmente una risposta.

    Pubblicato nel 1942, ma tradotto per la prima volta in italiano soltanto alla fine degli anni '90, Le braci - generalmente considerato il capolavoro di Sándor Márai - è un libro particolare, fortemente introspettivo e a tratti quasi filosofico, che lo stesso autore dichiarò di non amare molto, perché, a suo dire, eccessivamente romantico.
    Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, tuttavia, al centro del romanzo non troviamo una vicenda amorosa, bensì la storia di due ragazzi - uno aristocratico e incline alla vita militare, l'altro di famiglia modesta e dalla spiccata sensibilità artistica - uniti da un'amicizia “seria e silenziosa”, ci dice Márai, “come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera”.
    Nonostante l'utilizzo di una voce narrante esterna, il punto di vista adottato è quello dell'ormai anziano Henrik, che nei capitoli inziali - a mio avviso i più belli - rievoca i momenti salienti della sua infanzia e della prima giovinezza: la sofferta condizione di bambino timido e bisognoso d'affetto; il profondo legame filiale con la bambinaia Nini; e soprattutto la nascita del rapporto simbiotico con Konrad, ragazzino d'origine polacca, orgoglioso e amante della musica, spinto da due genitori di scarsi mezzi ma pieni di aspettative, ad intraprendere una carriera - quella militare, appunto - del tutto inconciliabile con le sue reali predisposizioni.

    Fulcro principale della storia è senza dubbio il generale: un uomo tutto d'un pezzo, introverso ed ostinatamente ancorato al passato, per cui i ricordi non sono mai proiezioni nostalgiche di un tempo lontano, né un balsamo benefico contro le ferite dell'anima, bensì il mezzo per alimentare incessantemente quel rancore che lo divora, quella “forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere... L'uomo vive finché ha qualcosa da fare su questa terra.”
    E quale sia questo "qualcosa", lo comprendiamo nella seconda metà del romanzo, quando, trovandosi finalmente di fronte all'amico, il generale lo costringe a ripercorrere con la memoria gli eventi passati, esponendogli senza requie analisi, sospetti e congetture formulati nel corso di quegli interminabili anni, spesi, forse inutilmente, alla ricerca di una spiegazione plausibile.
    Sono pagine, queste, pervase da una forte staticità narrativa e interamente dominate dal senso dell'attesa: un'attesa spossante e dilatata oltre l'immaginabile, che il lettore stesso riesce a sentire quasi fisicamente e che, poco a poco, pare sovrastare ogni altro aspetto del racconto, al punto tale che, se fossi stata meno certa dello spessore di Márai, avrei pensato seriamente che quella tensione costante fosse solo un escamotage per ovviare alla mancanza di una trama reale.
    Ma non è così. Perché la trama, in fondo, è proprio quella dei pensieri, dei timori mai esplicitati, dei silenzi divenuti assordanti tra quei due amici che il tempo ha reso estranei, o che forse, in fin dei conti, tali sono sempre stati.
    È qui che Henrik si abbandona a un lungo ragionamento sull'amicizia: un sentimento che, nelle sue parole, viene progressivamente idealizzato fin quasi a diventare un'entità metafisica spogliata di ogni connotazione concreta e realistica: un'amicizia da un lato utopistica - non soggetta a delusioni, al di sopra di qualsiasi turbamento materiale, talmente disinteressata da riuscire ad accettare di buon grado persino il tradimento - dall'altro, descritta come una legge inflessibile, percepita come una sorta di condanna a cui non è possibile sottrarsi.
    Pagina dopo pagina, l'intenso monologo del protagonista, da apparente atto d'accusa verso l'amico perduto, si trasforma in una vera e propria conversazione con se stesso, in un onesto tentativo di far chiarezza dentro di sé, non più in relazione ai fatti accaduti quarant'anni prima, ma nei confronti della vita, del suo significato, e del valore reale o presunto dei sentimenti.
    Sono molte le riflessioni che affiorano in questi frangenti: riflessioni a volte profonde e acutissime - vedasi il passo relativo alle confidenze superficiali erroneamente scambiate per amicizia, o le intuizioni sul ruolo dell'affinità spirituale nelle relazioni umane - altre pressoché superflue, ridondanti o fastidiosamente imbevute di retorica, dove il ragionamento lucido e penetrante del principio lascia spazio ad un avvicendarsi di considerazioni poco meno che farneticanti e al limite del paradosso: è il caso, ad esempio, della parte dedicata al tradimento, o dell'ipotesi esplicitamente formulata secondo cui il principio della fedeltà sarebbe solo una pretesa egoistica e in contrasto col vero amore: è forse giusto - si domanda il narratore - pretendere che la persona amata sia fedele, se ciò le causa infelicità?...

    Sarò sincera: non è stato facile esprimere un giudizio su questo libro; non lo è stato, innanzitutto, perché per la prima volta mi sono trovata di fronte alla bizzarra necessità di conciliare una valutazione oggettiva sostanzialmente positiva, con un'impressione soggettiva di segno diametralmente opposto.
    Per quanto sul piano intellettuale abbia compreso, e non di rado anche apprezzato, le riflessioni del protagonista, ciò che nella lettura mi è mancata è, per così dire, la comprensione emotiva della sua dimensione più intima. Un po'come nel caso di altre opere fortemente incentrate sull'interiorità di un personaggio, quali Le notti bianche di Dostoevskij, o Villette di Charlotte Brontë, credo fermamente che per apprezzare un libro come questo serva innanzitutto "sentirlo", empatizzare col protagonista, fare proprie le sue emozioni... e questo, purtroppo, mi è risultato impossibile.
    Se mi si chiedesse di analizzare il romanzo da un punto di vista puramente letterario, difficilmente potrei esimermi dal lodare la prosa di Márai, la sua capacità d'introspezione, la sua abilità nel creare suspense... Da semplice lettrice, al contrario, fatico enormemente a reprimere la profonda insofferenza che ho spesso provato mentre leggevo: un'insofferenza generata in parte dal tentativo più o meno consapevole dell'autore di proporre il vissuto di un singolo come il paradigma ideale dell'esperienza umana generale; in parte dl fatto che, malgrado la presenza di Konrad, Márai non ci dà mai la possibilità di ascoltare le sue ragioni, e sceglie di presentarci esclusivamente la versione di Henrik.

    Come se non bastasse, dopo aver espresso incessantemente il proprio desiderio di fare chiarezza sul passato, ed aver dichiarato più volte di aver vissuto per quarant'anni soltanto in vista di quel momento, il buon generale si accorge, tutt'a un tratto, che la spasmodica ricerca della verità dietro cui si è affannato per tanti anni, in fin dei conti, non ha più nessuna importanza.
    E così, il lettore, che per amore di quella stessa verità - o magari solo per soddisfare una comprensibile e genuina curiosità! - ha sopportato pazientemente pagine e pagine di estenuanti elucubrazioni, tormentose domande ed accurate analisi psicologiche, non può fare altro che rassegnarsi all'idea che le risposte tanto a lungo agognate, resteranno per sempre avvolte nell'oscurità... o per meglio dire, tra quelle stesse fiamme che hanno consumato implacabili l'antico diario di Krisztina, e con esso la vita stessa di coloro che, per troppo tempo, vi hanno cercato invano il senso della propria esistenza.

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  • 4

    Un libro sulla memoria

    Il libro di Sandor Marai è un libro sulla memoria. La memoria di una passione che si è spenta trasformandosi in tiepide braci. Il calore che riscalda il sangue e avvelena la mente, la rivincita attesa ...continue

    Il libro di Sandor Marai è un libro sulla memoria. La memoria di una passione che si è spenta trasformandosi in tiepide braci. Il calore che riscalda il sangue e avvelena la mente, la rivincita attesa a lungo. Infine, la memoria come segno tangibile di sopravvivenza a se stessi e al mondo. L'amicizia, l'amore, il tradimento, il desiderio, la vendetta. Sono sentimenti che emergono lentamente dalla narrazione che procede a ritroso per permettere al lettore di capire il senso di quel fuoco divenuto cenere senza mai spegnersi. Un libro sull'illusione e la disillusione. Un libro sull'orgoglio e la presunzione degli uomini. Un libro che racconta come si possa convivere con le proprie ossessioni.

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  • 3

    Quando una visita serale può aiutarti a comprendere il senso degli ultimi quaratun anni.
    Inteso, scottante ... come le braci che tutto fanno sparire nelle loro fiamme.

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  • 5

    Sandor Marai

    Sandor Marai ti lascia letteralmente entrare in questo libro. Un dialogo a tu per tu con il protagonista. Ho sentito le passioni e i tumulti del autore e del suo tempo in uno stile profondo e coinvolg ...continue

    Sandor Marai ti lascia letteralmente entrare in questo libro. Un dialogo a tu per tu con il protagonista. Ho sentito le passioni e i tumulti del autore e del suo tempo in uno stile profondo e coinvolgente.

    "C'è troppa tensione nel cuore degli uomini, troppa animosità, troppa sete di vendetta. Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci."

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