Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Emmaus

Di

Editore: Feltrinelli (I narratori)

3.1
(3365)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8807017989 | Isbn-13: 9788807017988 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

Ti piace Emmaus?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.
Ordina per
  • 3

    La mia prima esperienza con Baricco è un po' deludente. Lo stile di scrittura è frammentario, imita il parlare e lo scorrere dei pensieri, ma risulta confusionario perché non si riesce a capire dove p ...continua

    La mia prima esperienza con Baricco è un po' deludente. Lo stile di scrittura è frammentario, imita il parlare e lo scorrere dei pensieri, ma risulta confusionario perché non si riesce a capire dove porre gli accenti, le interruzioni e le enfasi proprie del parlare. La storia è tragica e surreale al tempo stesso, una lotta del perbenismo contro il male, nella quale il secondo ha gioco facile, ma che lascia una sensazione stridula nel lettore, come fosse una sinfonia di note stonate. I protagonisti sono 4 amici adolescenti, poco meno che 18enni, cresciuti in famiglie "normali" e con grande senso della dignità e della misura, in una piccola città molto perbene. Non so perché ma mi fa venire in mente Torino, non perché la conosca ma per averne sentito parlare. Insomma i 4 amici sono parrocchiettari convinti e condividono ideali e tempo libero, confidandosi a vicenda, pur rispettando i canoni del riserbo e del senso del dovere che distingue l'ambiente di cui fanno parte. Ma allargando appena i loro orizzonti, cominciando a crescere, entrano in contatto con "quegli altri", del mondo ricco e cinico che vive proprio accanto a loro. La porta che li metterà in contatto con quel mondo è Andre, una loro coetanea, tanto estranea a cominciare da quel nome snob, che si rivelerà una subdola tentazione, capace di farli precipitare docilmente nel baratro della perdizione.

    ha scritto il 

  • 4

    “Ci disarma, infatti, l’inclinazione a pensare che la nostra vita sia, innanzitutto, un frammento conclusivo della vita dei nostri genitori, solo affidato alla nostra cura. Come se ci avessero incaric ...continua

    “Ci disarma, infatti, l’inclinazione a pensare che la nostra vita sia, innanzitutto, un frammento conclusivo della vita dei nostri genitori, solo affidato alla nostra cura. Come se ci avessero incaricato, in un momento di stanchezza, di tenere un attimo quell’epilogo per loro prezioso – ci si aspettava da noi che lo restituissimo, prima o poi, intatto. L’avrebbero poi ricollocato a posto, formando la rotondità di una vita compiuta, la loro. Ma ai nostri padri stanchi, che si erano fidati di noi, noi restituiamo il taglio di cocci affilati, oggetti scappati di mano. Nel sordo strisciare di un simile fallimento, non troviamo il tempo di riflettere, né la luce di una ribellione. Solo l’immobilità sorda della colpa. Così tornerà nostra, la nostra vita, quando sarà ormai troppo tardi.”

    Sarebbero state tre, ma questo pezzo da solo vale una stellina in più.

    ha scritto il 

  • 1

    Faticoso e noioso da seguire, nonostante abbia apprezzato la sottile,e non so nemmeno se e quanto voluta, critica alla "perfezione" di facciata di molta cattolicità...

    ha scritto il 

  • 3

    Cercavo da un po di leggere qualcosa di questo autore...il primo impatto è buono. il libro è scorrevole, la storia coinvolge ed affronta temi interessanti e verosimili; solo alcune parti mi hanno un p ...continua

    Cercavo da un po di leggere qualcosa di questo autore...il primo impatto è buono. il libro è scorrevole, la storia coinvolge ed affronta temi interessanti e verosimili; solo alcune parti mi hanno un po annoiato perchè troppo lunghe a mio avviso.
    Non mi ha però entusiasmato

    ha scritto il 

  • 4

    Adolescenza all'oratorio

    Luca, Bobby, il Santo e il narratore (di cui non si conosce il nome) sono amici da sempre, un'amicizia che si basa sulle stesse origini sociali e sullo stesso stile di vita moderato che percorre il se ...continua

    Luca, Bobby, il Santo e il narratore (di cui non si conosce il nome) sono amici da sempre, un'amicizia che si basa sulle stesse origini sociali e sullo stesso stile di vita moderato che percorre il seminato della fede. Vivono in una calma apparente caratterizzata dalla scuola, dal volontariato in ospedale, dalle prove per il gruppo della parrocchia, dalla preghiera e poco altro ancora finché non si avvicinano ad Andre, una loro coetanea, che rappresenta tutto l'opposto della moderazione. Bella, ricca e spregiudicata, diviene il sogno irraggiungibile dei ragazzi, l'oggetto di invidia, ma al contempo il modello da copiare delle ragazze e l'argomento di voci da parte degli adulti. La famiglia di Andre e la gente come lei convivono con la tragedia in un modo diverso, non la nascondono ma l'esprimono dando rilevanza al fatto che certe situazioni esistono. Nelle famiglie dei protagonisti è tutto l'opposto: a loro è stato insegnato che la realtà del male va rifiutata, non esiste, di conseguenza vanno negati i difetti, le malattie, le pulsioni, i desideri.
    I quattro diciottenni si ritrovano in un limbo tra chi devono essere e chi vorrebbero essere, tra adolescenza e età adulta, tra fare e non poter fare, tra essere invincibili e l'essere fragili, tra negare e affrontare la realtà, tra vita e morte. Sarà questo perdurare nel limbo a corroderli fino al punto di non ritorno.
    A mio avviso la realtà descritta è quella degli anni in cui la democrazia cristiana inizia a perdere il ruolo predominante nella politica nazionale, ma non vi è alcun riferimento al periodo.
    La parola chiave è fede che si impone nelle vite dei protagonisti più come una costrizione, un obbligo, una cosa che si deve fare, e non come una vocazione. I protagonisti sono indifferenti alla vita, per loro è un inizio e una fine, cosa vi è in mezzo non lo sanno perché nessuno l'ha mai detto loro né i genitori né la fede, sarà Andre a portarli a scontrarsi frontalmente con la vita. Un impatto che ognuno ammortizzerà a modo proprio.

    ha scritto il 

  • 3

    Così, senza saperlo, ereditiamo l'incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perché nelle nostre case non si accetta la realtà del male, e questo rinvia all'infin ...continua

    Così, senza saperlo, ereditiamo l'incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perché nelle nostre case non si accetta la realtà del male, e questo rinvia all'infinito qualsiasi sviluppo tragico innescando l'onda lunga di un dramma misurato e permanente - la palude in cui siamo cresciuti. E' un habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure. Ma noi non possiamo accorgerci di quanto sia assurdo perché come rettili di palude conosciamo solo quel mondo, e la palude è per noi la normalità. Per questo siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare, e fratture da ricompensare. Allo stesso modo ignoriamo cosa sia lo scandalo, perché ogni eventuale devianza tradita da chi ci sta attorno la accettiamo d'istinto come un'integrazione solo in attesa al protocollo della normalità.

    ha scritto il 

  • 4

    Ed ecco in quello stesso giorno

    due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Ge ...continua

    due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
    Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

    “Ci piace la linearità – quanto è semplice la storia. E come tutto è reale, senza fronzoli. Non fanno che gesti elementari, necessari, tanto che alla fine il disparire del Cristo sembra un fare scontato, quasi una consuetudine. Ci piace la linearità, ma non basterebbe a farci amare così tanto quella storia, che invece amiamo così tanto, ma per un’altra ragione ancora, questa: in tutta la storia, ognuno non sa. All’inizio Gesù stesso sembra non sapere di sé, e della sua morte. Poi loro non sanno di lui, e della sua resurrezione. Alla fine si chiedono: come abbiamo potuto?
    Noi conosciamo quella domanda.
    Come abbiamo potuto non sapere, per così tanto tempo, nulla di ciò che era, e tuttavia sederci alla tavola di ogni cosa e persona incontrata sul cammino? Cuori piccoli – li nutriamo di grandi illusioni, e al termine del processo camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi al fianco di amici e amori che non riconosciamo – fidandoci di un Dio che non sa più di se stesso. Per questo conosciamo l’avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo – perenne scoperta tardiva.”

    ha scritto il 

  • 3

    Che è Baricco lo riconosceresti anche senza uno straccio di copertina, linguaggio secco, dove ogni parola e segno di punteggiatura è misurato, non casuale. Una storia dura, strana, quattro ragazzi, un ...continua

    Che è Baricco lo riconosceresti anche senza uno straccio di copertina, linguaggio secco, dove ogni parola e segno di punteggiatura è misurato, non casuale. Una storia dura, strana, quattro ragazzi, una stessa fede ma quattro modi di viverla surreali. 8

    ha scritto il 

Ordina per