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Emmaus

Di

Editore: Feltrinelli (I narratori)

3.1
(3319)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8807017989 | Isbn-13: 9788807017988 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.
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  • 4

    Adolescenza all'oratorio

    Luca, Bobby, il Santo e il narratore (di cui non si conosce il nome) sono amici da sempre, un'amicizia che si basa sulle stesse origini sociali e sullo stesso stile di vita moderato che percorre il seminato della fede. Vivono in una calma apparente caratterizzata dalla scuola, dal volontariato in ...continua

    Luca, Bobby, il Santo e il narratore (di cui non si conosce il nome) sono amici da sempre, un'amicizia che si basa sulle stesse origini sociali e sullo stesso stile di vita moderato che percorre il seminato della fede. Vivono in una calma apparente caratterizzata dalla scuola, dal volontariato in ospedale, dalle prove per il gruppo della parrocchia, dalla preghiera e poco altro ancora finché non si avvicinano ad Andre, una loro coetanea, che rappresenta tutto l'opposto della moderazione. Bella, ricca e spregiudicata, diviene il sogno irraggiungibile dei ragazzi, l'oggetto di invidia, ma al contempo il modello da copiare delle ragazze e l'argomento di voci da parte degli adulti. La famiglia di Andre e la gente come lei convivono con la tragedia in un modo diverso, non la nascondono ma l'esprimono dando rilevanza al fatto che certe situazioni esistono. Nelle famiglie dei protagonisti è tutto l'opposto: a loro è stato insegnato che la realtà del male va rifiutata, non esiste, di conseguenza vanno negati i difetti, le malattie, le pulsioni, i desideri.
    I quattro diciottenni si ritrovano in un limbo tra chi devono essere e chi vorrebbero essere, tra adolescenza e età adulta, tra fare e non poter fare, tra essere invincibili e l'essere fragili, tra negare e affrontare la realtà, tra vita e morte. Sarà questo perdurare nel limbo a corroderli fino al punto di non ritorno.
    A mio avviso la realtà descritta è quella degli anni in cui la democrazia cristiana inizia a perdere il ruolo predominante nella politica nazionale, ma non vi è alcun riferimento al periodo.
    La parola chiave è fede che si impone nelle vite dei protagonisti più come una costrizione, un obbligo, una cosa che si deve fare, e non come una vocazione. I protagonisti sono indifferenti alla vita, per loro è un inizio e una fine, cosa vi è in mezzo non lo sanno perché nessuno l'ha mai detto loro né i genitori né la fede, sarà Andre a portarli a scontrarsi frontalmente con la vita. Un impatto che ognuno ammortizzerà a modo proprio.

    ha scritto il 

  • 3

    Così, senza saperlo, ereditiamo l'incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perché nelle nostre case non si accetta la realtà del male, e questo rinvia all'infinito qualsiasi sviluppo tragico innescando l'onda lunga di un dramma misurato e permanente - la ...continua

    Così, senza saperlo, ereditiamo l'incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perché nelle nostre case non si accetta la realtà del male, e questo rinvia all'infinito qualsiasi sviluppo tragico innescando l'onda lunga di un dramma misurato e permanente - la palude in cui siamo cresciuti. E' un habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure. Ma noi non possiamo accorgerci di quanto sia assurdo perché come rettili di palude conosciamo solo quel mondo, e la palude è per noi la normalità. Per questo siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare, e fratture da ricompensare. Allo stesso modo ignoriamo cosa sia lo scandalo, perché ogni eventuale devianza tradita da chi ci sta attorno la accettiamo d'istinto come un'integrazione solo in attesa al protocollo della normalità.

    ha scritto il 

  • 4

    Ed ecco in quello stesso giorno

    due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed ...continua

    due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
    Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

    “Ci piace la linearità – quanto è semplice la storia. E come tutto è reale, senza fronzoli. Non fanno che gesti elementari, necessari, tanto che alla fine il disparire del Cristo sembra un fare scontato, quasi una consuetudine. Ci piace la linearità, ma non basterebbe a farci amare così tanto quella storia, che invece amiamo così tanto, ma per un’altra ragione ancora, questa: in tutta la storia, ognuno non sa. All’inizio Gesù stesso sembra non sapere di sé, e della sua morte. Poi loro non sanno di lui, e della sua resurrezione. Alla fine si chiedono: come abbiamo potuto?
    Noi conosciamo quella domanda.
    Come abbiamo potuto non sapere, per così tanto tempo, nulla di ciò che era, e tuttavia sederci alla tavola di ogni cosa e persona incontrata sul cammino? Cuori piccoli – li nutriamo di grandi illusioni, e al termine del processo camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi al fianco di amici e amori che non riconosciamo – fidandoci di un Dio che non sa più di se stesso. Per questo conosciamo l’avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo – perenne scoperta tardiva.”

    ha scritto il 

  • 3

    Che è Baricco lo riconosceresti anche senza uno straccio di copertina, linguaggio secco, dove ogni parola e segno di punteggiatura è misurato, non casuale. Una storia dura, strana, quattro ragazzi, una stessa fede ma quattro modi di viverla surreali. 8

    ha scritto il 

  • 3

    Uno strano Baricco

    Sono rimasto un pò spiazzato. Forse perchè mi aspettavo il solito Baricco. Il libro è scritto in uno stile particolare, inizialmente difficile ma poi scorrevole. La storia non mi ha convinto molto, anche se molte immagini mi hanno emezionato (come solo Baricco sa fare)

    ha scritto il 

  • 2

    Drammone à la Carolina Invernizio, solo più inverosimile e meno pepato.


    Una trama del genere andrebbe sviluppata meglio, diciamo per tre, quattrocento pagine, eliminando ogni intento poetico, molti riferimenti biblici, le trentamila virgole, i seicento ‘lì’ e i duecento ‘là’, le for ...continua

    Drammone à la Carolina Invernizio, solo più inverosimile e meno pepato.

    Una trama del genere andrebbe sviluppata meglio, diciamo per tre, quattrocento pagine, eliminando ogni intento poetico, molti riferimenti biblici, le trentamila virgole, i seicento ‘lì’ e i duecento ‘là’, le forzature, le generalizzazioni, i luoghi comuni, le ingenuità, le astrusità, le banalità, alcuni protagonisti e l’autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia di adolescenza, di quel vivere con la vita che ti scivola addosso come lava incandescente e pioggia sottile, contemporaneamente, quel sentire le emozioni e i pensieri in modo assoluto, quelle epifanie che diventano uniche certezze lucide e incrollabili, fino a quando il velo di eternit ...continua

    Una storia di adolescenza, di quel vivere con la vita che ti scivola addosso come lava incandescente e pioggia sottile, contemporaneamente, quel sentire le emozioni e i pensieri in modo assoluto, quelle epifanie che diventano uniche certezze lucide e incrollabili, fino a quando il velo di eternità non si lacera e ci si ritrova nello stesso mondo degli adulti senza condividerlo, anche in questo nella continua distanza che c'è tra prossimità e intimità. Adolescenza, che è più che essere giovani, è vivere come in un mondo proprio, contiguo e compenetrato al resto del mondo ma senza comunicazione con esso, come se si pensasse di parlare lingue differenti, o semplicemente incapaci di comunicare, immobili o presi da una furia di pensieri e passioni, ma comunque sconvolti, confusi e ammutoliti. Adolescenza che é vivere in una bolla di sapone sfidando continuamente i limiti, quasi a volerla scoppiare ma con l'assoluta infondata certezza che non scoppierà mai e che esisterà sempre un rifugio da tutto, una soluzione, una possibilità, anzi non una ma tutte le possibilità. Perché essere adolescenti è sentire che si è tutto tutto insieme: passato, presente, tutti i futuri possibili. E in un certo senso è proprio così. Ed è potente. Ed è terrificante. Soprattutto quando il velo di squarcia e ci si ritrova all'improvviso - più o meno consapevoli, più feriti, meno innocenti, più forti ma non sempre meno fragili- cresciuti. Una storia di adolescenza, di amicizia, di eternità, sulla via di Emmaus.

    A margine direi che Baricco è sempre Baricco e in questo romanzo ho ritrovato quel sapore che non avevo trovato nei suoi ultimi romanzi. Maestro nel dipingere immagini e talvolta personaggi che prendono dimora nel cuore e nella memoria come capolavori appesi al Louvre -o anzi all'Orsay- rivela in questo romanzo la sua capacità di capire e comunicare le immagini, l'arte figurativa ma quindi qualsiasi immagine, che ha fatto sua ed è diventato a mio parere il suo valore aggiunto, unito allo spessore dato dall'opinione, che sia relativa all'11 settembre (conservo ancora il ricordo del suo articolo su La Repubblica), la globalizzazione, l'adolescenza, la fede anche, ma soprattutto il modo in cui in diversi modi e momenti le vite possono venire a contatto con essa, ma soprattutto e sempre l'anelito dell'uomo alla ricerca di una soluzione al proprio vivere, di uno scopo della vita, che sia il progetto di una vita, sogni di cristallo nella forma di un treno, un viaggio, un destino che non si è scelti, un amore procrastinato, desiderato, atteso, inatteso, rubato, inopportuno, pericoloso, giovane o maturo, limpido e spontaneo o pieno di segreti inconfessati.. Insomma spesso c'entra l'amore ma non sempre e non solo, come non in questo caso, perché non serve un sogno, una missione o una passione travolgente per scrivere qualcosa che non scivoli via come pioggia sul parabrezza, se si ha qualcosa da dire e si sa molto bene come farlo.

    Nota a margine: riporto qui la splendida recensione di Giulia Mozzato: "Ogni anno il tronco di un albero si allarga, aggiunge uno strato e ogni anno quello strato è diverso dal precedente, perché sono accaduti nel tempo eventi differenti: tempeste e siccità, o grandine, o magari un incendio. Ecco, il romanzo di Baricco può essere il tronco di un albero che ha visto molte stagioni. È stratificato e si può leggere a vari livelli. Perché è un romanzo sull'adolescenza scritto da un uomo maturo. Nasconde tempeste e siccità, sofferenze e rigoglio, credo celi anche l'anima dell'autore, ma nel nucleo centrale, molto difficile da raggiungere a meno che l'albero non venga tagliato."

    ha scritto il 

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