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Empört Euch!

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Verleger: Ullstein

3.7
(1464)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 32 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) French , Italian , Spanish , Galego , Basque , Catalan , English , Greek , Dutch , Swedish

Isbn-10: 3550088833 | Isbn-13: 9783550088834 | Publish date: 

Category: Non-fiction , Political , Social Science

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Ciao Stéphane.

    Sono due anni che ci ha lasciati.
    Da un lato Stéphane, sembra ci stia sbattendo in faccia delle ovvietà di tutti i giorni, roba che conosciamo bene, dall'altra, vedi questo piccolo essere, esser stato ...weiter

    Sono due anni che ci ha lasciati.
    Da un lato Stéphane, sembra ci stia sbattendo in faccia delle ovvietà di tutti i giorni, roba che conosciamo bene, dall'altra, vedi questo piccolo essere, esser stato un eroe nella propria sopravvivenza. Una grande storia in un piccolo libro.
    Il negativo, a mio avviso, è il prezzo del libro. Troppo per un libro così piccolo.

    Ad ogni modo, aggiungo questa chicca ''cinematografica'', per chi ha visto o conosce il libro:
    ''La madre pittrice ispira il personaggio di Catherine in Jules e Jim, la storia di una donna amata da due amici che François Truffaut porterà sullo schermo a partire dal romanzo autobiografico di Henri-Pierre Roché.'' da wiki.

    gesagt am 

  • 4

    A memoria di Massimo Rendina, alias comandante Max

    Sono una simpatizzante dei Book Crossing, noti anche come BC, dove vi è uno scambio libero di parole, pensieri, note scritte ai margini, dediche.
    Stavolta, il precetto Libertà ha un senso più profondo ...weiter

    Sono una simpatizzante dei Book Crossing, noti anche come BC, dove vi è uno scambio libero di parole, pensieri, note scritte ai margini, dediche.
    Stavolta, il precetto Libertà ha un senso più profondo, senza epiteti come diceva Enzo Biagi.
    Perché “la Libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è Libertà.”

    Questo libercolo mi ha sedotta con la sua copertina rossa.
    Il colore della passione, della ribellione, del mutamento e della rinascita.
    La stessa Rivoluzione, non è incatenata ad una ideologia, ma è un processo continuo, congenito nell’uomo.

    Chi, per questione anagrafica, non ha vissuto quel periodo, viene proiettato in una realtà ancora oggi viva, sanguinante, che necessita tuttora di essere costruita.
    Non ho trovato rassegnazione, pentimento o rimpianti, ma solo Speranza.
    Nel suo discorso, Stephane Hessel, combattente nella Resistenza Francese durante il secondo conflitto mondiale, augura a tutti noi di avere un motivo per indignarci, perché è fondamentale.

    (…) Non bisognerebbe esa-sperare bensì sperare. L’esasperazione è un rifiuto della speranza. La si può comprendere, ma non per questo accettare. Perché non consente di raggiungere i risultati che potrebbe invece produrre la speranza. Creare è resistere, resistere è creare. Questa vita restituita bisognava impegnarla.(…)

    gesagt am 

  • 0

    s'indigner n'est que le premier pas

    Incroyable Hessel.Sans aucun doute lui, sa vie restituée,a pu mettre en oeuvre les valeurs de la Resistance, y compris celle du partage.Sa vie il l'a effectivement engagée par ce petit livre et pas qu ...weiter

    Incroyable Hessel.Sans aucun doute lui, sa vie restituée,a pu mettre en oeuvre les valeurs de la Resistance, y compris celle du partage.Sa vie il l'a effectivement engagée par ce petit livre et pas que par son action concrète en guerre.
    A signaler la force et la simplicité d'une idée claire,incontestable, généreuse. Des phrases telles que celles-ci le témoignent:

    - Mais si , aujourd'hui comme alors, une minorité active se dresse, cela suffira, nous aurons le levain pour que la pâte lève.

    -Je vous souhaite à tous, à chacun d'entre vous, d'avoir votre motif d'indignation.C'est précieux. Quand quelque chose vous indigne comme j'ai été indigné par le nazisme, alors on devien militant, fort et engagé.

    S'indigner désigne le resistant...

    gesagt am 

  • 4

    Breve...

    ...ma intenso, appello scritto da un protagonista della resistenza francese e di quello che ne seguì per rimarcare i principi e gli ideali che oggi paiono essere dimenticati.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    3

    Son unas reflexiones de su época de la resistencia en la Francia ocupada y luego como diplomático. Si bien todo lo que dice y denuncia, lo sabemos ya: justicia social, diferencias mayores entre ricos ...weiter

    Son unas reflexiones de su época de la resistencia en la Francia ocupada y luego como diplomático. Si bien todo lo que dice y denuncia, lo sabemos ya: justicia social, diferencias mayores entre ricos y pobres, el poder de los mercados, banca privatizada, periodismo no independiente, inmigrantes, etc. Y él propone que la indignación es la base de la fuerza y el compromiso, no confiar en un estado o dios, los derechos humanos y la no violencia como método de lucha.
    Como digo no son ideas originales, pero las expone claramente y con una buena motivación de conciencias para luchar contra la indiferencia.
    Lectura recomendable, aunque sólo sea por lo que ha generado en la protesta social.

    gesagt am 

  • 3

    ¡Indignaos! Nos dice este libro, y con mucha razón, porque lo obtenido en el siglo XX se está perdiendo en el inicio del XXI… El problema es que antes estaba claro el enemigo a vencer y ahora tenemos ...weiter

    ¡Indignaos! Nos dice este libro, y con mucha razón, porque lo obtenido en el siglo XX se está perdiendo en el inicio del XXI… El problema es que antes estaba claro el enemigo a vencer y ahora tenemos tantos frentes que se escucha decir “y que no falte”, y “tengo que dar gracias” cuando antes habríamos dicho que les den por el cu** conmigo que no cuenten… Es fácil decirlo pero difícil lograrlo cuando ves que poco a poco estamos perdiendo la guerra sin apenas plantar batalla. Libro corto y de muy fácil lectura pero que en el fono aporta poco nuevo (aunque claro, el escritor ya nos avisa que el ya libro su guerra y esta es la de los jóvenes).

    gesagt am 

  • 3

    ---> la trovi anche sul mio blog: http://ibastoncinidelghiacciolo.wordpress.com/2011/10/07/recensione-hessel-indignatevi/

    “Indignatevi”. Complice la crisi economica che si sta riversando sul mondo, l' ...weiter

    ---> la trovi anche sul mio blog: http://ibastoncinidelghiacciolo.wordpress.com/2011/10/07/recensione-hessel-indignatevi/

    “Indignatevi”. Complice la crisi economica che si sta riversando sul mondo, l'utilizzo di quel vocabolo è diventato un must nei telegiornali o sui giornali. Anzi, di più, dalle proteste del maggio 2011 spagnolo, i gruppi giovani di protesta vengono per l'appunto definiti indignados.

    Questo fatto e la notevole pubblicità ha avuto questo libricino mi ha spinto a leggerlo. E subito, appena preso in mano, una domanda mi era salita alla mente: che Indignatevi! sia un nuovo “Libretto Rosso” che accompagna le proteste giovanili, che spinge i giovani a scendere in piazza come sul finire degli anni '60 e l'inizio degli anni '70? (questo quesito è dovuto al fatto che l'edizione italiana si presenta di colore rosso, di qui l'associazione “Citazioni dalle Opere del presidente Mao Zedong” (o “Libretto Rosso”) - “Indignatevi!”)

    Be, dopo averlo letto, spero di no. Seppur i principi contenuti nel libricino siano validissimi, il pamphlet mi ha deluso moltissimo, probabilmente a causa del gran parlar bene che l'accompagnava e che ne ha aumentato le mie attese. Non son che una sessantina di pagine, delle quali un buon terzo si perde in pre- o post- fazioni, note o l'allegato finale. Per carità quest'ultimo è forse una delle poche cose positive del libro, visto che si tratta della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, testo fondamentale ma non molto diffuso (fuorché qualche estratto dei tempi delle superiori non ne avevo la copia integrale fin quando non ho comprato il libro di Hessel, e non penso di essere l'unico in una situazione del genere). Ma da li in là, non si spreme fuori altro dai discorsi del vecchio politico francese.
    Indignatevi per la violazione dei diritti umani, esorta, visto che al giorno d'oggi non c'è più il nazismo per indignarsi (ma che nella sostanza è la stessa cosa: cos'è una dittatura se non la più grande e grave forma di violazione dei diritti dell'uomo?). Principio bello, nobile. Ma Hessel non va oltre. Non spiega, ad esempio, come indignarsi; dice solo “indignatevi!”. Ma è un'esortazione riduttiva; posso indignarmi davanti ai soprusi nei Territori palestinesi compiuti dai coloni e dai soldati israeliani (argomento citato dall'autore) semplicemente standomene seduto sul divano di casa e dire “Che maiali!” oppure scrivere un post su facebook o su twitter.
    Ed è proprio sul metodo che Hessel nei suoi discorsi diventa vacuo e poco preciso. Inizia con una giustificazione della violenza quando “i mezzi militari di chi ti occupa sono infinitamente superiori ai tuoi”, salvo poi tornare sui propri passi citando e negando l'idea di Sartre della violenza ineluttabile per affermare che è la non-violenza la strada da perseguire; ma l'argomentazione non pare avere la stessa convinzione di quando invita all'indignazione, manca dello stesso calore.
    Forse la stessa vecchiaia a impedire ad Hessel l'affondo sul metodo della protesta-indignazione, rimanendo confuso tra la giovinezza partigiana (esperienza non più riproducibile oggi) e un pacifismo che per il passato militante non riesce più a fare proprio.

    “Indignatevi!” rimane nella sostanza un libretto da leggere, e che comunque consiglio di leggere, per lo più per la lezione di un vecchio partigiano francese desideroso di dare ancora qualcosa al mondo per il quale ha lottato e rischiato la vita e che ora sta scivolando verso un doloroso tracollo economico, ma ancor più sociale. Il richiamo alla difesa dei diritti contenuti nella Dichiarazione dei Diritti ha un altissimo valore morale.

    gesagt am 

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