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En Patagonie

By Bruce Chatwin

(0)

| Broché | 9782246398141

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231 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    “La Patagonia!.. è un'amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un'ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia più”.
    Leggere un grande libro, per quanto mitico possa essere e per quanto se ne possa aver sentito parlare, non può non ...(continue)

    “La Patagonia!.. è un'amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un'ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia più”.
    Leggere un grande libro, per quanto mitico possa essere e per quanto se ne possa aver sentito parlare, non può non riservare grandi sorprese.
    “In Patagonia” non sarà forse “il libro simbolo di tutti i viaggi”, come afferma l’editore nella quarta di copertina calcando un po’ troppo l’entusiasmo. È però sicuramente l’archetipo del diario di viaggio contemporaneo, ma anche molto di più.
    Per Chatwin il viaggio è un pretesto per raccontare storie e per indagare su un passato misterioso. Questa è la sorpresa più grande che si ha leggendo “In Patagonia”.
    Il Chatwin bambino sognava la Patagonia da dove proveniva quel frammento di pelle di “brontosauro”, che in realtà era il milodonte cileno: “Alla morte della nonna finì buttato via, e io giurai che un giorno sarei andato a cercarne un altro per rimpiazzarlo”.
    Il Chatwin adolescente, in tempo di guerra fredda, sognava la Patagonia come posto sicuro, come rifugio per sottrarsi all'autodistruzione umana: “Nessuno vorrebbe lasciar cadere una bomba atomica sulla Patagonia”.
    Il Chatwin adulto concretizza la Patagonia come viaggio per ricercare i propri legami con il passato… e cercare se stesso: “Il mio Dio è il Dio dei viandanti. Se si cammina con abbastanza energia, probabilmente non si ha bisogno di nessun altro Dio”.
    Meno on the road di quanto si possa pensare, il romanzo di Chatwin acquista spesso la veste di un saggio con caratteri storico-enciclopedici. Un grande lavoro di ricerca e di consultazione di fonti è alla base di lunghe digressioni sull’origine del nome “Patagonia”, piuttosto che sul ritrovamento dei resti del milodonte nel fiordo di Ultima speranza.
    Chatwin aveva da tempo in progetto di scrivere un trattato sul nomadismo, che analizzasse la pulsione umana verso gli spazi aperti e il movimento, l’avversione per la stanzialità. Un’opera mai realizzata, sebbene l’ideale di fondo che lo muoveva si possa riscontrare in molti suoi scritti, alcuni dei quali racconti postumi nel saggio “Anatomia dell’irrequietezza”.
    Il tema del viaggio è quasi un contorno di un generale spirito asetticamente psicologico che permea ogni frase, ogni avventura narrata.
    Tra le vicende riportate da Chatwin, quelle del Re di Araucania e Patagonia, la fuga di Butch Cassidy e Sundance Kid, le rivolte sociali del ‘900. Ma anche tante storie di gente del posto, che ci restituiscono la sensazione della Patagonia quale lontano, malinconico e multietnico micromondo.
    E poi, ovviamente, Chatwin ci racconta la storia di Charley Milward, il parente avventuriero che aveva mandato alla nonna quel frammento di pelle “spesso e coriaceo, con ciuffi di ispidi peli rossicci”, che tanto aveva solleticato la sua immaginazione da bambino.
    Il viaggio nella sua dimensione umana: storie locali più che mera descrizione di luoghi. Eppure il luogo (o il non luogo) è protagonista assoluto in quanto catalizzatore, ispiratore di tutte quelle esperienze e sensazioni.
    “Mentre l'autobus attraversava il deserto, guardavo assonnato i brandelli di nuvole d'argento che si spostavano in cielo, e il mare grigio-verde di sterpaglia spinosa sparsa sulle ondulazioni del terreno e la polvere bianca che il vento sollevava dalle saline e, all'orizzonte, la terra e il cielo che si fondevano, mescolando e annullando i loro colori”.
    “Vento implacabile, che ti porta via. A volte senti un camion, sei sicuro che sia un camion, ma è solo il vento”.
    Chatwin ispira un'idea diversa, molto concreta, di viaggio: quella di avere uno scopo, per quanto effimero e futile (ritrovare il frammento di pelle di milodonte). Uno scopo che è forse in realtà soltanto un pretesto. Ma di pretesti, del resto, ci nutriamo ogni giorno.
    Lo stile di Chatwin è asciutto, asettico, con una particolarità importante: la capacità di narrare restando sostanzialmente al di fuori, evitando i personalismi. Qualcosa di sicuramente atipico per un diario di viaggio.
    Un libro che cattura, senza che si possa dire bene per cosa, e forse questa è una delle sue forze.
    In Patagonia ha un fascino magnetico.

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    Usbek said on Jul 16, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Mi aspettavo proprio questo

    Eppure mi ha deluso. Forse il troppo distacco, che non è mancanza di emozione, ma una rinuncia a comprendere ciò che viene visto.
    La Patagonia è altra terra ora, invano se ne cercherebbero le radici in questo libro. E' come se fosse la storia non de ...(continue)

    Eppure mi ha deluso. Forse il troppo distacco, che non è mancanza di emozione, ma una rinuncia a comprendere ciò che viene visto.
    La Patagonia è altra terra ora, invano se ne cercherebbero le radici in questo libro. E' come se fosse la storia non degli alberi, ma delle foglie che ne sono cadute.

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    Ginny said on Jun 5, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Opera frammentaria , si passa dall'antropologia alla letteratura, alla biografia di personaggi famosi a vita vissuta dall'autore. La piacevolezza della lettura risente molto di questi strappi come dello stile pomposo e barocco, sembra quasi Conrad no ...(continue)

    Opera frammentaria , si passa dall'antropologia alla letteratura, alla biografia di personaggi famosi a vita vissuta dall'autore. La piacevolezza della lettura risente molto di questi strappi come dello stile pomposo e barocco, sembra quasi Conrad non uno scrittore di quaranta anni fa.
    Da leggere i rimandi a Bucth Cassidy , Shakespeare, Darwin, e i gallesi.... La storia del milodonte che in parte giustifica il tutto è poco sentita.

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    Bolzone said on May 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non mi ha esaltato. Personalmente ritengo che la fama di questo romanzo sia superiore al suo valore effettivo. “Il libro simbolo di ogni viaggio” recita la 4a di copertina... mah.
    “In Patagonia” è un reportage più sulle persone che sui luoghi. Perso ...(continue)

    Non mi ha esaltato. Personalmente ritengo che la fama di questo romanzo sia superiore al suo valore effettivo. “Il libro simbolo di ogni viaggio” recita la 4a di copertina... mah.
    “In Patagonia” è un reportage più sulle persone che sui luoghi. Personaggi prevalentemente europei, stabilitisi in Patagonia per le più disparate ragioni.
    Chatwin però descrive questi incontri sempre con freddezza, distacco, con un certo snobismo e razzismo reazionario tipicamente british.
    Storie di banditi, indios, immigrati europei, studiosi di archeologia, missionari, marinai e rivoluzionari completamente slegate tra di loro, senza alcun filo conduttore se non il semplice fatto di svolgersi in Patagonia.
    Credo che in fin dei conti valga la pena leggerlo, non è una lettura da buttare. Ma non aspettatevi Garcia Marquez o Sepulveda.
    Io non credo che leggerò altro di Chatwin, comunque.

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    ItalianoInAlgeri said on Apr 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Interessante romanzo on the road sul viaggio dell'Autore in Patagonia, alla riscoperta dei pionieri dell'ottocento e inizi novecento, delle storie passate e presenti dei suoi abitanti, con le loro tradizioni originali (del Galles, della Germania, del ...(continue)

    Interessante romanzo on the road sul viaggio dell'Autore in Patagonia, alla riscoperta dei pionieri dell'ottocento e inizi novecento, delle storie passate e presenti dei suoi abitanti, con le loro tradizioni originali (del Galles, della Germania, dell'Inghliterra….), dei trascorsi della banda di Butch Cassidy e Sundance Kid, della scoperta di scheletri di animali preistorici…
    Consigliato.

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    Tex said on Mar 14, 2014 | Add your feedback

  • 12 people find this helpful

    Viaggiare con Chatwin è come avanzare di storia in storia, di piccoli o grandi avvenimenti in piccoli o grandi avvenimenti. Il paradigma umano che l' “esploratore” inglese incontra nel suo cammino in Patagonia o che ci racconta è svariato, eterogeneo ...(continue)

    Viaggiare con Chatwin è come avanzare di storia in storia, di piccoli o grandi avvenimenti in piccoli o grandi avvenimenti. Il paradigma umano che l' “esploratore” inglese incontra nel suo cammino in Patagonia o che ci racconta è svariato, eterogeneo, complesso o estremamente semplice. Intere comunità di gallesi che vivono lontani dalla patria quel tanto per cui quando in Galles è inverno da loro è estate, anarchici russi che hanno speso metà della loro esistenza in prigione, estimatori di Pinochet, peones, italiani che fanno gli italiani e tedeschi che credono che la civiltà si sia fermata ai tempi della Prussia. E poi, appunto, racconti di pirati, di gringos dalla pistola facile, di famosi navigatori, di Re e Imperatori. «Tierra del Fuego, Terra del Fuoco. I fuochi erano quelli di un campo di indios fuegini. Secondo un'altra versione Magellano vide solo fumo e la chiamò Tierra del Humo, Terra del Fumo, ma Carlo V disse che non poteva esserci fumo senza fuoco, e cambiò il nome.»(pag. 148)
    Forse cercavo qualcosa di diverso. Qualcosa tipo “...Patagonia / Patagonia / Che Tensione!”. O magari qualcosa tipo il capitolo n. 23 e non questo forte taglio antropologico al viaggio che, devo dire, dopo un po' mi ha stancato.

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    Roberten73 said on Jan 26, 2014 | 9 feedbacks

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