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En la frontera

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Publisher: Debolsillo

4.1
(792)

Language:Español | Number of Pages: 443 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French

Isbn-10: 8497934121 | Isbn-13: 9788497934121 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Luis Murillo Fort

Also available as: Others

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
Billy y Boyd, dos adolescentes de origen campesino, irán descubriendo las duras reglas del mundo de los adultos al tiempo que encuentran en la naturaleza el sentido heroico de sus vidas. Desde una extraña relación de afecto y complicidad con una loba acosada por los tramperos hasta el asesinato de sus padres a manos de unos cuatreros. Billy aprenderá que la belleza y la rapiña moral representan los límites inseparables de una misma aventura vital. En la frontera es el segundo volumen de la "Trilogía de la frontera".
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  • 5

    Vangelo di fine millennio

    Oltre il confine è una sorta di nuovo vangelo aggiornato alla fine del secolo scorso.
    Quanti confini si oltrepassano o si devono oltrepassare in una vita?
    Quello tra giovinezza ed età adulta, tra veri ...continue

    Oltre il confine è una sorta di nuovo vangelo aggiornato alla fine del secolo scorso.
    Quanti confini si oltrepassano o si devono oltrepassare in una vita?
    Quello tra giovinezza ed età adulta, tra verità e menzogna, tra amore e solitudine, tra sollievo e fatica, tra fede e disillusione e alla fine tra vita e morte.
    Non si contano.
    "Tutta la vita è risolvere problemi" diceva Popper.
    "Tutta la vita è attraversare confini" sembra ribattere McCarthy.

    E Billy, di confini, ne valica e tenta di valicarne un bel po'.
    E al di là di essi si nutre di esperienze.
    E di storie.
    Tante diverse storie raccontate da persone provenienti da luoghi e tempi estranei.
    Storie di sangue e fango, di sgomento e redenzione, di solitudine e ricerca.
    Storie raccolte girovagando per un Messico violento ed accogliente, polveroso e metafisico, irraggiungibile ma scolpito nel sudore della fatica quotidiana.
    Storie pericolose e affascinanti come lupi.
    Storie da cui non è ammesso fuggire ma che richiedono di essere accolte e ricondotte alla loro origine per rivelare la loro identità.
    Storie che pretendono di essere collocate nel loro spazio naturale per poterne circoscrivere il significato.

    È francamente impossibile rendere conto di tutti i temi affrontati nel libro e del loro reciproco intrecciarsi.
    Billy non è un cowboy sicuro e determinato come John Grady di [i]Cavalli selvaggi[/i]. Procede nelle sue scelte per slanci successivi, per accumulo di intuizioni, spesso confondendo la caparbietà con l'onore, ma sempre con animo sincero. Dapprima si impegna a ricondurre la lupa nelle sue montagne d'origine, poi a recuperare i cavalli del padre, poi ancora a riportare a casa il fratello e infine ad arruolarsi nell'esercito.

    Come John Grady però anch'egli fallisce in tutte le sue imprese.
    Anzi, si procura davvero guai grossi.
    Per riportare la lupa alle sue montagne perde il contatto con la famiglia. Per recuperare i cavalli del padre smarrisce il fratello. E per ricondurre indietro Boyd rischia quasi di perdere l'unico cavallo del padre che gli era rimasto.
    E alla fine rimane completamente solo.

    Ogni scelta comporta oltrepassare un confine.
    E Billy compie le sue scelte cercando di perseguire ideali di ordine e giustizia ma viene puntualmente soverchiato da forze e circostanze più grandi di lui. Persino il naturale rapporto gerarchico tra fratelli viene piano piano sovvertito senza che egli possa fare nulla per evitarlo. Anche le storie raccolte durante il suo peregrinare narrano di vicende i cui protagonisti cercano di ricomporre un disegno sensato a partire da sensazioni ed eventi frammentari, privi di una logica intrinseca.
    Come se all'interno della struttura delle cose tutto trovasse una collocazione naturale, ad eccezione dell'uomo, capace solo di perturbare il misterioso equilibrio dell'essere.
    L'esito delle azioni di Billy infatti è sempre drammatico e ogni volta costituisce una bruciante lezione di vita.
    Le scelte si pagano col dolore. Proprio e altrui.
    La sofferenza è il pane quotidiano dell'esistenza.
    Non c'è guida, né orientamento esterno. Di nessun tipo.
    Le spinte morali interiori producono solo catastrofi.

    Ecco allora il bisogno di far quadrare i conti tirando in ballo Dio, una sponda metafisica su cui si rifrangono le attese di verità e ordine morale e materiale che sembra non trovino posto sulla terra, tra i sassi e la polvere.
    È un Dio che quanto più viene inseguito ed analizzato, tanto più sembra sfaldarsi e confondersi col caos e la menzogna (esemplare il discorso dello zingaro).
    Un Dio occulto e refrattario all'indagine e alla ricerca umana, tanto che neppure una vita di stenti e di sofferenze è sufficiente per forzare il suo mistero (si pensi alla storia dell'eremita e a quella del cieco).
    Un Dio che, come il lupo, è simile al fiocco di neve: quando ti sembra di averlo in pugno, apri la mano e ti rendi conto che stavi solo stringendo l'aria.

    Lo stile di McCarthy poi è ineguagliabile.
    Dettagliatissimo ed ermetico, preciso ed evocativo, diretto ed efficace come una pallottola nel cuore.
    Letale.
    La storia non concede tregua al lettore e i contraccolpi emotivi sono potenti e ben assestati.
    Anche solo la prima parte del romanzo è un tale eccezionale saggio di scrittura, capacità inventiva e robusta impalcatura morale da collocare l'opera tra le vette della letteratura di tutti i tempi.

    McCarthy, come Neruda, riesce a delimitare i confini dell'assoluto parlando di cose semplici, quotidiane.
    Non solo.
    Una volta stabiliti quei confini poi scrive delle storie che ti spingono ad oltrepassarli.

    said on 

  • 3

    parla della crescita, di passare il confine che divide l'adolescenza dall'età adulta. parla di me. anzi, parla di tutti noi a dire la verità. però è distaccato e asettico, quindi non è che io e il pro ...continue

    parla della crescita, di passare il confine che divide l'adolescenza dall'età adulta. parla di me. anzi, parla di tutti noi a dire la verità. però è distaccato e asettico, quindi non è che io e il protagonista siamo proprio uguali uguali, eh.
    sarà che io sono di pescara e billy del nuovo messico, sarà la differenza tra gli anni 2000 e gli anni '50; magari anche i cavalli, che so belli e tutto ma ora ci sono le macchine e io non ho neanche la patente. però sì, alcune cose sono universali, e nel libro c'è un pezzetto di me, magari non sotto forma di lupa incinta, non sotto forma di vecchio cieco oppure di vecchio cane storpio che annusa l'aria e il pavimento per sentire l'odore dell'uomo, perché gli uomini sono tanti, sfaccettati, ma sempre con quell'odore di sudore acido che mette a dura prova le narici, anche quando si sono appena lavati. magari sono proprio il protagonista, o suo fratello, o il cavallo che tiene duro e suda come loro e scappa e si è fatto USA-messico tre volte, tutte e tre le volte ha perso qualcosa, ha anche rischiato di morire, ma c'è sempre stato qualcuno che lo ha aiutato in qualche modo, perché tutti gli animali puzzano, ma alcuni puzzano più degli altri (semi cit.)

    p.s. minghia, ora che rileggo la recensione e ripenso bene a tutte le avventure che ho fatto con billy parham, forse forse le 3 stelle gli stanno strette a 'sto romanzo. però ho dato 4 a cavalli selvaggi e obiettivamente questo secondo capitolo non è all'altezza.

    said on 

  • 2

    Ci ho messo mesi per leggere un libro di 300 pagine.. chiedo venia. Ma almeno un motivo ci sarà. Eh sì, non che sia stata trascinata dalle avventure di Billy e Boyd. Tutti le frasi e le parole in spag ...continue

    Ci ho messo mesi per leggere un libro di 300 pagine.. chiedo venia. Ma almeno un motivo ci sarà. Eh sì, non che sia stata trascinata dalle avventure di Billy e Boyd. Tutti le frasi e le parole in spagnolo non tradotte (troppe) mi hanno distratto parecchio. ll racconto scorreva abbastanza bene all'inizio.
    Peccato

    said on 

  • 3

    La prima parte (la lupa) è emozionante e coinvolgente.
    Per tutto il resto è un grandioso ritratto interiore ed esteriore del protagonista e del contesto di riferimento. Scritto benissimo, ma non certo ...continue

    La prima parte (la lupa) è emozionante e coinvolgente.
    Per tutto il resto è un grandioso ritratto interiore ed esteriore del protagonista e del contesto di riferimento. Scritto benissimo, ma non certo scorrevole e leggero.
    Una lettura impegnata.

    said on 

  • 4

    Se Marcel Proust consumava etti di pagine per dipingere paesaggi interiori, Cormac McCarthy non dice mai, ma proprio mai, ciò che pensano o provano i suoi personaggi (che, da parte loro, parlano ben p ...continue

    Se Marcel Proust consumava etti di pagine per dipingere paesaggi interiori, Cormac McCarthy non dice mai, ma proprio mai, ciò che pensano o provano i suoi personaggi (che, da parte loro, parlano ben poco). Raccontando azioni, eventi, gesti la sua prosa raggiunge un’essenzialità stilistica invidiabile e una grande solennità. Al lettore spetta ricostruire tutti gli aspetti psicologici ed emotivi partendo proprio dai fatti puri e semplici. E non sempre è facile.

    Se Roberto Bolaño avesse scritto un western ne sarebbe uscito un libro molto simile a questo. Per ragioni stilistiche, con tutti questi rivoli di storie che si disperdono, ma anche per l’idea dominante di un mondo privo di senso e fittamente intessuto di male; i fazenderos che fanno esibire la lupa nell’arena dei cani da combattimento o i ladrones balordi che accoltellano il povero Niño non sono altro che i nonni dei narcos violentatori e assassini di 2666.

    Se gli episodi secondari del romanzo non fossero ruscelli che finiscono in altrettante paludi il libro sarebbe perfetto. Certe divagazioni quasi metafisiche (il cacciatore di lupi, il prete tra le rovine, il revolucionario cieco, gli zingari che trascinano il rottame d'aereo per la sierra) diventano pretesto per faticose congetture sulla vita, la morte, il male e la sofferenza che nulla aggiungono alla cupissima visione del mondo che McCarthy evoca. Per contro la prima delle quattro parti del libro, quella della loba, potrebbe stare in piedi anche da sola come un magnifico racconto.

    Se un libro dovesse avere una colonna sonora allora quella di Oltre il confine sarebbe piena di canzoni dei Calexico, senza alcuna discussione.

    said on 

  • 0

    Oltre il confine è il secondo romanzo di una trilogia, la trilogia della frontiera.
    Alcuni anni fa lessi il primo.
    Fu un giovane amico a suggerirmi Cavalli selvaggi; il protagonista John Grady lasc ...continue

    Oltre il confine è il secondo romanzo di una trilogia, la trilogia della frontiera.
    Alcuni anni fa lessi il primo.
    Fu un giovane amico a suggerirmi Cavalli selvaggi; il protagonista John Grady lascia la sua casa per cercare il suo posto nel mondo.
    E’ un viaggio di formazione, a suo modo una recherche.
    (il mio giovane amico e il suo posto nel mondo, pensai)

    La recherche è anche il perno del secondo romanzo della trilogia: anche in questo, il protagonista è un ragazzo, Billy.
    Billy vive coi genitori e il fratello Boyd in un ranch in New Mexico.
    Avvista una lupa che sbrana gli armenti.
    Negli Stati Uniti non vi sono più lupi, sono stati uccisi tutti. Così dicono.
    Ma gli animali non conoscono i confini tracciati dagli uomini, e la lupa oltrepassa il confine.
    Il padre di Billy gli insegna a piazzare le trappole.
    Billy li vede di notte, i lupi che danzano.
    Il vecchio glielo aveva detto : “il lupo è un essere di ordine superiore, che sa cose che gli uomini non sanno: che non c'è ordine nel mondo salvo quello imposto dalla morte.”

    Il viaggio di Billy comincia con la ricerca della lupa; riesce infine a catturarla: è ferita, è prigioniera, ma Billy non può ucciderla.
    Decide di partire e di riportarla oltre il confine, in Messico.
    “Lei e gli altri della sua specie, lupi e fantasmi di lupi che correvano nel candore del mondo delle cime, un mondo perfetto per loro, come se avessero partecipato alla sua
    progettazione.”

    Ma il viaggio in Messico, e poi il ritorno a casa, e di nuovo oltre il confine, con il fratello a cercare di recuperare i cavalli rubati alla sua famiglia, e poi ancora negli Stati Uniti, e poi ancora oltre il confine e ancora e ancora, non fa altro che insegnargli quello che la lupa sapeva già: non c’è ordine nel mondo salvo quello imposto dalla morte.

    Il libro inizia con una lupa selvatica e aggressiva e fiera e termina con un cane cencioso “ un cane vecchio, col muso grigio e orribilmente storpio nelle zampe posteriori; anche la testa era storta rispetto al resto del corpo e il cane si muoveva in maniera grottesca. Una bestia artritica e sbilenca che si trascinava lateralmente e annusava il pavimento per sentire l'odore dell'uomo”.
    Billy era la lupa, Billy è il cane.
    Però nulla gli impedisce di cacciarlo via con le pietre.
    Salvo poi piangere, per il cane, per se stesso.

    Il cieco gli “Disse che era un errore aspettarsi troppa giustizia in questo mondo. Disse che l'idea che il male sia raramente ricompensato era ampiamente esagerata, perché se esso non ritornasse utile gli uomini lo eviterebbero; e allora come sarebbe possibile considerare virtuoso chi lo ripudia?”
    Non è un virtuoso, Billy.
    Non ha più nulla, ma il suo tempo non è finito.
    “Perché questo mondo che ci pare una cosa fatta di pietra, vegetazione e sangue non è affatto una cosa ma è semplicemente una storia. E tutto ciò che esso contiene è una storia e ciascuna storia è la somma di tutte le storie minori, eppure queste sono la medesima storia e contengono in esse tutto il resto. Quindi tutto è necessario. Ogni minimo particolare.
    È questa in fondo la lezione. Non si può fare a meno di nulla. Nulla può venire disprezzato. Perché, vedi, non sappiamo dove stanno i fili. I collegamenti. Il modo in cui è fatto il mondo. Non abbiamo modo di sapere quali sono le cose di cui si può fare a meno. Ciò che può venire omesso. Non abbiamo modo di sapere che cosa può stare in piedi e che cosa può cadere. E quei fili che ci sono ignoti fanno naturalmente parte anch'essi della storia e la storia non ha dimora né luogo d'essere se non nel racconto, è lì che vive e dimora e quindi non possiamo mai aver finito di raccontare.
    Non c'è mai fine al raccontare.”

    E proprio per questo motivo - non c'è mai fine al raccontare - devo leggere il terzo libro della trilogia, e anche - o forse soprattutto - perchè questo romanzo, rispetto al primo, mi ha lasciato uno strano strascico.
    Nonostante la brutalità, il sangue le pietre le ossa il vento del deserto e i fuochi le rovine, ovvero nonostante la “terrestrità” delle situazioni, c’è un qualcosa di “mistico”: i vecchi che trattengono il giovane con i loro discorsi, il vecchio eremita dei gatti nella chiesa, il vecchio cieco, il vecchio “custode” dei segreti della sua città, hanno il marchio del profeta, o dell’oracolo .

    E poi ci sono i sogni, e le epifanie:
    “A metà torrente si fermò di nuovo, si sfilò l'arco di spalla e lo lasciò cadere nel fiume. L'arco prese ad avvitarsi su se stesso tra i flutti e poi galleggiando andò a finire nella pozza più a valle. Una mezza luna di legno chiaro, che andava alla deriva, perduta nel sole sull'acqua. Ricordo di un arciere annegato, o di un musicista, o di un
    appiccatore di fuoco.”

    Non posso negarne la potenza immaginifica, però è anche vero che rispetto al primo mi è sembrato meno concluso. Una cerniera, non so come dire.
    O un libro di confine: Billy non viaggia e basta. Va avanti e indietro, ritorna su sentieri e in luoghi già percorsi: è un moto circolare il suo.
    Dall’epica del viaggio che è l’ossatura di Cavalli selvaggi a qualcosa che non riesco a delineare, oltre alla sacra verità dei lupi.
    So che nella città della pianura Billy e John saranno insieme.
    Voglio sapere che direzione prenderanno le loro vite.

    said on 

  • 3

    Prima parte stupenda, poi si perde

    Stupenda la prima parte,
    poi si perde con divagazioni esistenzialiste e di fatto senza una vera storia da narrare.
    Pur adorando il suo stile l'ho trovato impegnativo e le parti in spagnolo senza tradu ...continue

    Stupenda la prima parte,
    poi si perde con divagazioni esistenzialiste e di fatto senza una vera storia da narrare.
    Pur adorando il suo stile l'ho trovato impegnativo e le parti in spagnolo senza traduzione molto fastidiose.
    Molto più coinvolgente "Cavalli selvaggi".

    said on 

  • 5

    Ieri l'ho iniziato. Cormac per me sta a metà tra il fucile puntato e l'attesa di vedere arrivare il moroso il terzo giorno di innamoramento.

    Poi ieri sera mi ha chiamato il quasi marito, che percorre ...continue

    Ieri l'ho iniziato. Cormac per me sta a metà tra il fucile puntato e l'attesa di vedere arrivare il moroso il terzo giorno di innamoramento.

    Poi ieri sera mi ha chiamato il quasi marito, che percorreva in macchina una strada in mezzo ai boschi. Era sensibilmente emozionato. "Cri ho visto un lupo".

    Io ho pensato a Cormac, e ho pensato di vedere un lupo, ma sul mio cavallo, e mi sono emozionata di riflesso per Cormac e per il mio Quasi marito.

    A volte penso ci sia quasi da vergognarsi (che un libro ti faccia questo, dico).

    said on 

  • 5

    Secondo racconto della trilogia della frontiera (unico dei tre che per ora abbia letto), Oltre il confine si inserisce nel filone dei racconti del west e appare vicino come temi ed atmosfere ai suoi p ...continue

    Secondo racconto della trilogia della frontiera (unico dei tre che per ora abbia letto), Oltre il confine si inserisce nel filone dei racconti del west e appare vicino come temi ed atmosfere ai suoi primi lavori (Meridiano di Sangue, per citarne uno).
    Il romanzo si divide in quattro parti che sanciscono momenti di passaggio nella vita del protagonista, Billy Parham, un ragazzo americano nella cui vita, dura come può essere quella del figlio di un povero allevatore nella campagna del sud degli Stati Uniti nella prima metà del ventesimo secolo, accadono, in epoca troppo precoce, avvenimenti terribili che lo portano ad attraversare più volte il confine con il Messico, modificando il corso della sua vita.
    Tra le tematiche che ricorrono nel racconto c'è in primo luogo il ruolo delle scelte. Fermarsi, invertire la direzione di marcia del suo cavallo e ripartire sono gesti che non solo imprimono una svolta nella storia, ma sono il fulcro della presa di coscienza e della crescita di Billy.
    Ciò che muove il ragazzo è in più riprese un imperativo, la necessità riportare qualcuno casa sua, rimettere gli eventi nel loro giusto ordine, aiutare le cose a ritrovare il loro posto nel mondo, dopo che è successo qualcosa di apparentemente irreversibile.
    Per me i libri di McCarthy oltre a rappresentare quanto di più bello si possa leggere ad opera di un autore contemporaneo, sono anche un'alta prova di scrittura, spesso priva di sfarzo linguistico, espressione di un lavoro di cesello e che non indugia nell'autocompiacimento. L'opinione dello scrittore sul male che compenetra il mondo, spietata e spiazzante, emerge attraverso concisi dialoghi filosofici dei protagonisti ma anche insita nello svolgimento dei fatti. Oltre il confine è una lettura a tratti poco scorrevole, che necessita attenzione, ma che lascia al lettore il piacere della scoperta di un classico moderno in tutta la sua bellezza e complessità.

    http://emisferiletterari.blogspot.it/

    said on 

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