Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

En la frontera

By

Publisher: Debolsillo

4.1
(767)

Language:Español | Number of Pages: 443 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French

Isbn-10: 8497934121 | Isbn-13: 9788497934121 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Luis Murillo Fort

Also available as: Others

Category: Fiction & Literature , History , Travel

Do you like En la frontera ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Billy y Boyd, dos adolescentes de origen campesino, irán descubriendo las duras reglas del mundo de los adultos al tiempo que encuentran en la naturaleza el sentido heroico de sus vidas. Desde una extraña relación de afecto y complicidad con una loba acosada por los tramperos hasta el asesinato de sus padres a manos de unos cuatreros. Billy aprenderá que la belleza y la rapiña moral representan los límites inseparables de una misma aventura vital. En la frontera es el segundo volumen de la "Trilogía de la frontera".
Sorting by
  • 4

    Se Marcel Proust consumava etti di pagine per dipingere paesaggi interiori, Cormac McCarthy non dice mai, ma proprio mai, ciò che pensano o provano i suoi personaggi (che, da parte loro, parlano ben poco). Raccontando azioni, eventi, gesti la sua prosa raggiunge un’essenzialità stilistica invidia ...continue

    Se Marcel Proust consumava etti di pagine per dipingere paesaggi interiori, Cormac McCarthy non dice mai, ma proprio mai, ciò che pensano o provano i suoi personaggi (che, da parte loro, parlano ben poco). Raccontando azioni, eventi, gesti la sua prosa raggiunge un’essenzialità stilistica invidiabile e una grande solennità. Al lettore spetta ricostruire tutti gli aspetti psicologici ed emotivi partendo proprio dai fatti puri e semplici. E non sempre è facile.

    Se Roberto Bolaño avesse scritto un western ne sarebbe uscito un libro molto simile a questo. Per ragioni stilistiche, con tutti questi rivoli di storie che si disperdono, ma anche per l’idea dominante di un mondo privo di senso e fittamente intessuto di male; i fazenderos che fanno esibire la lupa nell’arena dei cani da combattimento o i ladrones balordi che accoltellano il povero Niño non sono altro che i nonni dei narcos violentatori e assassini di 2666.

    Se gli episodi secondari del romanzo non fossero ruscelli che finiscono in altrettante paludi il libro sarebbe perfetto. Certe divagazioni quasi metafisiche (il cacciatore di lupi, il prete tra le rovine, il revolucionario cieco, gli zingari che trascinano il rottame d'aereo per la sierra) diventano pretesto per faticose congetture sulla vita, la morte, il male e la sofferenza che nulla aggiungono alla cupissima visione del mondo che McCarthy evoca. Per contro la prima delle quattro parti del libro, quella della loba, potrebbe stare in piedi anche da sola come un magnifico racconto.

    Se un libro dovesse avere una colonna sonora allora quella di Oltre il confine sarebbe piena di canzoni dei Calexico, senza alcuna discussione.

    said on 

  • 0

    Oltre il confine è il secondo romanzo di una trilogia, la trilogia della frontiera.
    Alcuni anni fa lessi il primo.
    Fu un giovane amico a suggerirmi Cavalli selvaggi; il protagonista John Grady lascia la sua casa per cercare il suo posto nel mondo.
    E’ un viaggio di formazione, a suo modo una ...continue

    Oltre il confine è il secondo romanzo di una trilogia, la trilogia della frontiera. Alcuni anni fa lessi il primo. Fu un giovane amico a suggerirmi Cavalli selvaggi; il protagonista John Grady lascia la sua casa per cercare il suo posto nel mondo. E’ un viaggio di formazione, a suo modo una recherche. (il mio giovane amico e il suo posto nel mondo, pensai)

    La recherche è anche il perno del secondo romanzo della trilogia: anche in questo, il protagonista è un ragazzo, Billy. Billy vive coi genitori e il fratello Boyd in un ranch in New Mexico. Avvista una lupa che sbrana gli armenti. Negli Stati Uniti non vi sono più lupi, sono stati uccisi tutti. Così dicono. Ma gli animali non conoscono i confini tracciati dagli uomini, e la lupa oltrepassa il confine. Il padre di Billy gli insegna a piazzare le trappole. Billy li vede di notte, i lupi che danzano. Il vecchio glielo aveva detto : “il lupo è un essere di ordine superiore, che sa cose che gli uomini non sanno: che non c'è ordine nel mondo salvo quello imposto dalla morte.”

    Il viaggio di Billy comincia con la ricerca della lupa; riesce infine a catturarla: è ferita, è prigioniera, ma Billy non può ucciderla. Decide di partire e di riportarla oltre il confine, in Messico. “Lei e gli altri della sua specie, lupi e fantasmi di lupi che correvano nel candore del mondo delle cime, un mondo perfetto per loro, come se avessero partecipato alla sua progettazione.”

    Ma il viaggio in Messico, e poi il ritorno a casa, e di nuovo oltre il confine, con il fratello a cercare di recuperare i cavalli rubati alla sua famiglia, e poi ancora negli Stati Uniti, e poi ancora oltre il confine e ancora e ancora, non fa altro che insegnargli quello che la lupa sapeva già: non c’è ordine nel mondo salvo quello imposto dalla morte.

    Il libro inizia con una lupa selvatica e aggressiva e fiera e termina con un cane cencioso “ un cane vecchio, col muso grigio e orribilmente storpio nelle zampe posteriori; anche la testa era storta rispetto al resto del corpo e il cane si muoveva in maniera grottesca. Una bestia artritica e sbilenca che si trascinava lateralmente e annusava il pavimento per sentire l'odore dell'uomo”. Billy era la lupa, Billy è il cane. Però nulla gli impedisce di cacciarlo via con le pietre. Salvo poi piangere, per il cane, per se stesso.

    Il cieco gli “Disse che era un errore aspettarsi troppa giustizia in questo mondo. Disse che l'idea che il male sia raramente ricompensato era ampiamente esagerata, perché se esso non ritornasse utile gli uomini lo eviterebbero; e allora come sarebbe possibile considerare virtuoso chi lo ripudia?” Non è un virtuoso, Billy. Non ha più nulla, ma il suo tempo non è finito. “Perché questo mondo che ci pare una cosa fatta di pietra, vegetazione e sangue non è affatto una cosa ma è semplicemente una storia. E tutto ciò che esso contiene è una storia e ciascuna storia è la somma di tutte le storie minori, eppure queste sono la medesima storia e contengono in esse tutto il resto. Quindi tutto è necessario. Ogni minimo particolare. È questa in fondo la lezione. Non si può fare a meno di nulla. Nulla può venire disprezzato. Perché, vedi, non sappiamo dove stanno i fili. I collegamenti. Il modo in cui è fatto il mondo. Non abbiamo modo di sapere quali sono le cose di cui si può fare a meno. Ciò che può venire omesso. Non abbiamo modo di sapere che cosa può stare in piedi e che cosa può cadere. E quei fili che ci sono ignoti fanno naturalmente parte anch'essi della storia e la storia non ha dimora né luogo d'essere se non nel racconto, è lì che vive e dimora e quindi non possiamo mai aver finito di raccontare. Non c'è mai fine al raccontare.”

    E proprio per questo motivo - non c'è mai fine al raccontare - devo leggere il terzo libro della trilogia, e anche - o forse soprattutto - perchè questo romanzo, rispetto al primo, mi ha lasciato uno strano strascico. Nonostante la brutalità, il sangue le pietre le ossa il vento del deserto e i fuochi le rovine, ovvero nonostante la “terrestrità” delle situazioni, c’è un qualcosa di “mistico”: i vecchi che trattengono il giovane con i loro discorsi, il vecchio eremita dei gatti nella chiesa, il vecchio cieco, il vecchio “custode” dei segreti della sua città, hanno il marchio del profeta, o dell’oracolo .

    E poi ci sono i sogni, e le epifanie: “A metà torrente si fermò di nuovo, si sfilò l'arco di spalla e lo lasciò cadere nel fiume. L'arco prese ad avvitarsi su se stesso tra i flutti e poi galleggiando andò a finire nella pozza più a valle. Una mezza luna di legno chiaro, che andava alla deriva, perduta nel sole sull'acqua. Ricordo di un arciere annegato, o di un musicista, o di un appiccatore di fuoco.”

    Non posso negarne la potenza immaginifica, però è anche vero che rispetto al primo mi è sembrato meno concluso. Una cerniera, non so come dire. O un libro di confine: Billy non viaggia e basta. Va avanti e indietro, ritorna su sentieri e in luoghi già percorsi: è un moto circolare il suo. Dall’epica del viaggio che è l’ossatura di Cavalli selvaggi a qualcosa che non riesco a delineare, oltre alla sacra verità dei lupi. So che nella città della pianura Billy e John saranno insieme. Voglio sapere che direzione prenderanno le loro vite.

    said on 

  • 3

    Prima parte stupenda, poi si perde

    Stupenda la prima parte, poi si perde con divagazioni esistenzialiste e di fatto senza una vera storia da narrare. Pur adorando il suo stile l'ho trovato impegnativo e le parti in spagnolo senza traduzione molto fastidiose. Molto più coinvolgente "Cavalli selvaggi".

    said on 

  • 5

    Ieri l'ho iniziato. Cormac per me sta a metà tra il fucile puntato e l'attesa di vedere arrivare il moroso il terzo giorno di innamoramento.


    Poi ieri sera mi ha chiamato il quasi marito, che percorreva in macchina una strada in mezzo ai boschi. Era sensibilmente emozionato. "Cri ho visto ...continue

    Ieri l'ho iniziato. Cormac per me sta a metà tra il fucile puntato e l'attesa di vedere arrivare il moroso il terzo giorno di innamoramento.

    Poi ieri sera mi ha chiamato il quasi marito, che percorreva in macchina una strada in mezzo ai boschi. Era sensibilmente emozionato. "Cri ho visto un lupo".

    Io ho pensato a Cormac, e ho pensato di vedere un lupo, ma sul mio cavallo, e mi sono emozionata di riflesso per Cormac e per il mio Quasi marito.

    A volte penso ci sia quasi da vergognarsi (che un libro ti faccia questo, dico).

    said on 

  • 5

    Secondo racconto della trilogia della frontiera (unico dei tre che per ora abbia letto), Oltre il confine si inserisce nel filone dei racconti del west e appare vicino come temi ed atmosfere ai suoi primi lavori (Meridiano di Sangue, per citarne uno).
    Il romanzo si divide in quattro parti che san ...continue

    Secondo racconto della trilogia della frontiera (unico dei tre che per ora abbia letto), Oltre il confine si inserisce nel filone dei racconti del west e appare vicino come temi ed atmosfere ai suoi primi lavori (Meridiano di Sangue, per citarne uno). Il romanzo si divide in quattro parti che sanciscono momenti di passaggio nella vita del protagonista, Billy Parham, un ragazzo americano nella cui vita, dura come può essere quella del figlio di un povero allevatore nella campagna del sud degli Stati Uniti nella prima metà del ventesimo secolo, accadono, in epoca troppo precoce, avvenimenti terribili che lo portano ad attraversare più volte il confine con il Messico, modificando il corso della sua vita. Tra le tematiche che ricorrono nel racconto c'è in primo luogo il ruolo delle scelte. Fermarsi, invertire la direzione di marcia del suo cavallo e ripartire sono gesti che non solo imprimono una svolta nella storia, ma sono il fulcro della presa di coscienza e della crescita di Billy. Ciò che muove il ragazzo è in più riprese un imperativo, la necessità riportare qualcuno casa sua, rimettere gli eventi nel loro giusto ordine, aiutare le cose a ritrovare il loro posto nel mondo, dopo che è successo qualcosa di apparentemente irreversibile. Per me i libri di McCarthy oltre a rappresentare quanto di più bello si possa leggere ad opera di un autore contemporaneo, sono anche un'alta prova di scrittura, spesso priva di sfarzo linguistico, espressione di un lavoro di cesello e che non indugia nell'autocompiacimento. L'opinione dello scrittore sul male che compenetra il mondo, spietata e spiazzante, emerge attraverso concisi dialoghi filosofici dei protagonisti ma anche insita nello svolgimento dei fatti. Oltre il confine è una lettura a tratti poco scorrevole, che necessita attenzione, ma che lascia al lettore il piacere della scoperta di un classico moderno in tutta la sua bellezza e complessità.

    http://emisferiletterari.blogspot.it/

    said on 

  • 4

    La lupa è solo l'inizio. Tenete duro!

    Ho lottato con la voglia di chiudere e passare ad altro almeno per le prime cento pagine. Poi, conclusa la "digressione" sulla lupa, il romanzo prende slancio e, seppure con qualche digressione eccessiva e racconti di sogni molto new age, si vede la mano del grande autore di talento.

    said on 

  • 5

    Il secondo libro della “trilogia della frontiera”. Nuovi personaggi negli scenari già visitati. Se ci aspettiamo avventure a cavallo attraverso le sconfinate praterie messicane, sicuramente le troveremo, ma tutto questo è subordinato a una lunga, profonda, riflessione che, partendo, e non a caso, ...continue

    Il secondo libro della “trilogia della frontiera”. Nuovi personaggi negli scenari già visitati. Se ci aspettiamo avventure a cavallo attraverso le sconfinate praterie messicane, sicuramente le troveremo, ma tutto questo è subordinato a una lunga, profonda, riflessione che, partendo, e non a caso, dal vincolo che si crea tra il protagonista e una lupa (animale dalla chiara valenza simbolica), analizza ogni aspetto dell’esistenza: il senso della vita, il rapporto dell’uomo con dio, con la memoria, con la morte. Forse converrebbe aver letto l’intera trilogia per trovarne il filo conduttore definitivo. Per ora mi limito a dire che se in “cavalli selvaggi” il tema era la ricerca di sé, la crescita, l’amicizia, la scelta di libertà, in “oltre il confine” mc carthy ci pone davanti a pagine estremamente affascinanti, che ci chiedono una partecipazione totale di mente e cuore. Si sia preparati a lavorare concentrati su questo libro perché ci sorprenderà per la sua acutezza e per il grande respiro che ha. Mc carthy ha una scrittura algida, ma allo stesso tempo riesce a farci percepire la voce del mondo, della terra ed in questo risiede uno dei motivi della sua grandezza.

    said on 

Sorting by