Enciclopedia dei morti

Di

Editore: Adelphi

3.8
(132)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 194 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Greco

Isbn-10: 8845902862 | Isbn-13: 9788845902864 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Lionello Costantini

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
L'Enciclopedia dei morti di cui si parla nel racconto che da il titolo a questo libro è un'opera in migliaia di volumi dove sono ammesse soltanto le voci riguardanti persone che non compaiono in alcun'altra enciclopedia. Vale a dire la massa sterminata degli ignoti, che qui si ritrovano raccontati in un " incredibile amalgama di concisione enciclopedica e di eloquenza biblica". Opera fantastica, ma che ha un sinistro corrispettivo nella realtà: vicino a Salt Lake City, in gallerie scavate dentro la roccia, sono conservate dai mormoni le schede di più di diciotto miliardi di persone. Questo rapporto trasversale, e quasi di esaltazione reciproca, tra il fantastico e la cronaca si ritrova anche in altri racconti di questo libro - e può riguardare, all'occasione, la storia dei funerali di una prostituta o quella dei Protocolli dei Savi di Sion, le leggende dello gnostico Simone o quella dei Sette Dormienti di Efeso, o le vicissitudini dell'infelice Kurt Gerstein, infiltrato fra gli sterminatori nazisti, come se Kis fosse perennemente ispirato da "quel bisogno barocco dell'intelligenza che la spinge a colmare i vuoti" (Cortazar). Secondo le parole dell'autore, "tutti i racconti di questo libro nascono, in misura maggiore o minore, sotto il segno di un tema che chiamerei metafisico; a partire dall'epopea di Gilgamesh, la questione della morte è uno dei temi ossessivi della letteratura. Se la parola divano non richiedesse colori più luminosi e toni più sereni, questa raccolta potrebbe avere il sottotitolo di Divano occidentale-orientale, con un chiaro riferimento ironico e parodistico".

* * *

Indice - Sommario

Simon MagoOnoranze funebriL'Enciclopedia dei mortiLa leggenda dei dormientiLo specchio dell'ignotoLa storia del Maestro e del discepoloE glorioso morire per la patriaIl libro dei re e degli sciocchiI francobolli rossi con l'effigie di LeninPost scriptum

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  • 1

    Sono arrivato a metà e poi ho mollato per noia, eppure credo di essere abituato a leggere libri complessi; in questo caso però mi sembra che la complessità sia troppo fine a se stessa...

    ha scritto il 

  • 0

    Nove racconti di Danilo Kis. Il titolo del libro è quello di uno dei racconti, forse il più bello dei nove. Nove racconti, scritti in un modo un po’ troppo estremo, sembra che Kis sia sempre alla rice ...continua

    Nove racconti di Danilo Kis. Il titolo del libro è quello di uno dei racconti, forse il più bello dei nove. Nove racconti, scritti in un modo un po’ troppo estremo, sembra che Kis sia sempre alla ricerca di iperbole e metafore utili allo spettacolo, ma meno all’economia del libro. In qualche occasione mi è sembrato che si “tirasse la corda” per autocompiacimento, per desiderio di cercare l’equilibrismo dialettico, e in queste occasioni il libro mi ha leggermente annoiato. Però la sua narrazione, basata su temi metafisici e onirici, non è banale e non è scarsa. Tra le pagine di questo libro ho trovato frasi e concetti belli da leggere, in una prosa spesso concitata e poco chiara.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro non facile. I racconti che lo compongono non si equivalgono per ricchezza e valore. Sicuramente spiccano "enciclopedia dei morti" e "il libro dei re e degli sciocchi": meritano ampiamente. Ho im ...continua

    Libro non facile. I racconti che lo compongono non si equivalgono per ricchezza e valore. Sicuramente spiccano "enciclopedia dei morti" e "il libro dei re e degli sciocchi": meritano ampiamente. Ho impiegato un po' a leggerlo, paradossalmente l'ho apprezzato appieno una volta finito, ed una volta letto il post scriptum.

    ha scritto il 

  • 3

    "Enciclopedia dei morti" è il titolo di uno dei nove racconti che compongono questo libro: un'opera immaginaria, che raccoglie migliaia e migliaia di volumi contenenti le biografie di gente comune, ge ...continua

    "Enciclopedia dei morti" è il titolo di uno dei nove racconti che compongono questo libro: un'opera immaginaria, che raccoglie migliaia e migliaia di volumi contenenti le biografie di gente comune, gente come noi, conosciuta solo nella cerchia di parenti, amici, conoscenti, tutte a partire dal 1789; l'opera è custodita a Stoccolma, nella Biblioteca Centrale.
    Tra i nove racconti ho preferito:
    Lo specchio dell'ignoto, breve racconto su una ragazzina che, attraverso uno specchietto comprato da uno zingaro, osserva il compiersi di un efferato delitto....;
    È glorioso morire per la patria, sull'impiccagione di un giovane nobile, accusato di avere preso parte ad una sommossa popolare.....
    Un libro di non facile lettura, spesso prolisso, con parole spesso troppo ricercate ed altisonanti.
    Mi piacerebbe comunque riprovare con qualcos' altro di questo autore.

    ha scritto il 

  • 2

    L’enciclopedia ha un valore archeologico, letterario no.

    Tutto ciò che è prettamente scoliastico mi annoia abbastanza, ha una tara esoterica (è un libro per chi legge libri, per chi ne ha già letti, non potrebbe essere un primo libro di lettura, per questo ...continua

    Tutto ciò che è prettamente scoliastico mi annoia abbastanza, ha una tara esoterica (è un libro per chi legge libri, per chi ne ha già letti, non potrebbe essere un primo libro di lettura, per questo si classifica da sé tra gli ultimi libri da leggere) fastidiosa, da casta della letteratura ma dove c’è casta non può esserci letteratura, punto. Scrivere è un rispondere in forma scritta a altre scritture, la letteratura è una grande corrispodenza tra mittenti che scrivono a destinatari sconosciuti i quali, se la letteratura attecchisce, diventeranno i prossimi mittenti di altri destinatari sconosciuti, mi sta bene, nessuna mitologia o diatriba che più accademica non si può sui processi creativi e formativi della scrittura, ma tirare in ballo questioni critiche simili nel caso dei racconti di Danilo Kiš sarebbe un prenderla larghissima pur di non stargli più da presso e curarsi lo sbadiglio. Nel racconto “Simon Mago” un margine di invenzione e di riformulazione si apprezza, negli altri racconti il giochino un po’ erudito un po’ combinatorio e moooolto antiquato e parassitario della riscrittura diventa troppo manifesto e allora la reazione, nel mio caso, è la solita: tra l’originale, fosse pure un tarlatisismo volumone in sancrito, e chi pensa di poter fare l’originale pasticciandoci, senza cioè dargli nuova sostanza distaccandosene e conquistandosi una autonomia propria, la curiosità se la camita l’originale, e a chi ci ha voluto fare qualche numerino attorno non mi resta che riferirgli: “Grazie, è stato cortese da parte sua farmi sembrare più interessante un corso di filologia in un’università balcanica del leggere un raccontino da fine lezione imperniato su quella goliardia di settore che può far scattare qualche ilarità giusto negli addetti ai lavori, la goliardia minacciosa del docente che boccerà i suoi alunni se non ridono dopo aver comprato il suo imprescindibile testo.” Sul tema dell’enciclopedia-dei-morti (prospettiva che non mi meraviglia ma che mi deprime profondamente, è il corrispettivo presuntuoso del reality televisivo per il quale almeno devi essere vivo, per avere la tua apparenza di indimenticabilità documentata; e non mi preoccupa di cosa si scrive, di ogni essere umano, ma chi ne scrive: se fosse scritta da un Aldo Busi, allora sì, di ogni vita si estrarrebbe il suo discorso, persino da una vita come la mia, ma metti che a scriverla fosse Danilo Kiš: anche la biografia di Napoleone diventerebbe trascurabile, neanche Napoleone fossi io): non c’è bisogno degli schedari dei Mormoni per averne testimonianza, basta un archivio dei servizi di una dittatura novecentesca o i server di Facebook, e è comunque inferiore alla invenzione della biblioteca di Palanthas nella saga fantasy di Drangolance: lì la storia del mondo e dei suoi abitanti Astinus la scrive in tempo reale. Il racconto “Il libro dei re e degli sciocchi” chiarisce il discorso: la ricostruzione mezzo di fantasia mezzo no di quel papocchio dei Protocolli dei Savi di Sion è un tema letterario non secondo neppure a quello dell’adulterio (ma l’adulterio ha prodotto opere smisuratamente più belle), vuoi mettere però come l’ha declinato Umberto Eco nel suo “Il cimitero di Praga”? Quando uno è bravo sa farmi ammettere la sua bravura anche se mette mano a un lavoro letterario verso il quale sono ostile praticamente a pelle. Devi essere Borges per mettermi kappaò in un ring letterario al quale tributo i miei buuuuh da quanto lessi le prime opere da geometra della scrittura di Italo Calvino (che belli, invece, i suoi racconti). Se sei solo Danilo Kiš con te mi vendico anche per tutte le volte che mi hanno messo a tappeto - polveroso di letteratura pregressa, una moquette da studiolo - Eco e Borges.

    ha scritto il 

  • 5

    Finizione e verità.

    Questo è un libro che ho letto voracemente, come poche volte mi è capitato. Sibillino e mai pedante (qui non sono d'accordo con un altro recensore anobiiano) perché quello che salva Kiš (quando serve) ...continua

    Questo è un libro che ho letto voracemente, come poche volte mi è capitato. Sibillino e mai pedante (qui non sono d'accordo con un altro recensore anobiiano) perché quello che salva Kiš (quando serve) è una leggera dose di ironia ed un po' leggerezza (persino quando tocca temi duri come nel racconto in cui trasfigura in fiction la storia dei Protocolli dei savi di Sion). Per me è uno di quei libri che, appena finito di leggere, non smette di risuonarmi nella testa... e che avrei quasi voglia di rileggere subito, anche per capire se mi può essere sfuggito qualcosa nello scontro (abbastanza ludico) tra finzione e verità condotto da Kiš.

    ha scritto il 

  • 3

    All'infinito e irripetibilmente

    Metti un giorno di entrare in una biblioteca, di quelle imponenti, dove ogni sala contiene una lettera dell’alfabeto e una soltanto. Hai la fortuna di farlo quando l’orario di visita è finito, perché ...continua

    Metti un giorno di entrare in una biblioteca, di quelle imponenti, dove ogni sala contiene una lettera dell’alfabeto e una soltanto. Hai la fortuna di farlo quando l’orario di visita è finito, perché c’è chi si premura di procurarti un lasciapassare. Sei tu. E ci sono i libri, tantissimi. E c’è come una forza misteriosa che ti guida alla tal lettera, e a un titolo specifico che vi è schedato. Un titolo di cui hai già sentito parlare, ma che non avevi mai visto dal vero. Hai per le mani l’Enciclopedia dei morti e ormai hai chiaro dove andrai a parare.

    Un nome, una foto, due date: 1910-1979. In quella strana enciclopedia tuo padre esiste di nuovo, anche se è morto da poco. Ed è ritratto con una dovizia di particolari che ha dell’incredibile, un’erudizione finissima che ha anche il pregio di risultare concisa. Sei inquieta. Hai poco tempo – fino all’alba – per annotare quel che ritieni importante. La materia da analizzare, includere, scartare è tantissima. Un magma di incontri, nomi che tuo padre ha conosciuto, matrimoni e funerali a cui ha preso parte, esperienze apparentemente poco significative: la prima sigaretta nei bagni della scuola, le manifestazioni scolastiche, lo spettacolo circense cui assisté da bambino. E poi i pensieri, le emozioni, anche le azioni fatte inconsapevolmente. Come c’è dentro tuo padre, ci sono e ci saranno innumerevoli altre persone. Basta che si rispetti una semplice condizione.
    Per leggere tutta la recensione, vai qui, sul mio blog: salonedellutto.com/2015/02/08/enciclopedia-dei-morti-danilo-kis/

    ha scritto il 

  • 5

    Pensiero ridimensionato

    Questo romanzo/saggio lo considero unico nel suo genere; la mente viene trasportata in una dimensione atemporale dove tutto è possibile ma, allo stesso tempo, può essere effimero, surreale, ignoto. La ...continua

    Questo romanzo/saggio lo considero unico nel suo genere; la mente viene trasportata in una dimensione atemporale dove tutto è possibile ma, allo stesso tempo, può essere effimero, surreale, ignoto. La visione dell'immanente è adombrata da una coltre che racchiude tutto ciò per cui non è immediatamente percepibile una motivazione o soluzione razionale. Gli schemi mentali stereotipati vengono travolti e deviati in molteplici direzioni scelte, in maniera squisitamente soggettiva, da ogni lettore attento. Da leggere, rileggere e analizzare.

    ha scritto il 

  • 0

    Io e questo libro non abbiamo legato. Il primo racconto mi ha ricordato "Simon del deserto" ma Bunuel era meglio. Il secondo ha evocato "Ilona viene con la pioggia" e molto Amado, ma solo per gli argo ...continua

    Io e questo libro non abbiamo legato. Il primo racconto mi ha ricordato "Simon del deserto" ma Bunuel era meglio. Il secondo ha evocato "Ilona viene con la pioggia" e molto Amado, ma solo per gli argomenti. Il terzo a me è sembrato un'ombra pallida di Borges. Certamente è solo colpa della mia età e dell'aver letto e vissuto un po'. Ma non abbiamo legato. Se dico che l'ho sentito supponente...

    ha scritto il 

  • 0

    Il racconto dedicato alla prostituta, "Onoranze funebri", è una pallida imitazione dei racconti di Odessa del grande Babel'. Ad un certo punto si parla pure del rum della Giamaica, che richiama uno de ...continua

    Il racconto dedicato alla prostituta, "Onoranze funebri", è una pallida imitazione dei racconti di Odessa del grande Babel'. Ad un certo punto si parla pure del rum della Giamaica, che richiama uno dei doni fatti sbarcare nel porto della città dalla banda di Benja Krik; per non parlare dell'orazione funebre fatta dal narratore, niente di paragonabile a quella di Benja sul povero Josif, ucciso per sbaglio. La mitizzazione della cornice non è mai convincente e il tutto pare artificioso e anche un po' pedante, dai dettagli all'insistenza su alcuni simboli, memoria dell'umanità. Il fiore è la vita, dal suo nascere al suo declinare, non si sente davvero il bisogno di sottolinearlo.

    ha scritto il 

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