Endymion

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Publisher: Spectra

4.1
(915)

Language: English | Number of Pages: 576 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , French , Dutch , Polish

Isbn-10: 0553572946 | Isbn-13: 9780553572940 | Publish date:  | Edition Bantam Mass Market Ed

Also available as: Hardcover , Paperback , Others , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The multiple-award-winning science fiction master returns to the universe that is his greatest triumph--the world of Hyperion and The Fall ofHyperion --with a novel even more magnificent than its predecessors.Dan Simmons's Hyperion was an immediate sensation on its first publication in 1989.  This staggering multifaceted tale of the far future heralded the conquest of the science fiction field by a man who had already won the World Fantasy Award for his first novel (Song of Kali) and had also published one of the most well-received horror novels in the field, Carrion Comfort.  Hyperion went on to win the Hugo Award as Best Novel, and it and its companion volume, The Fall of Hyperion, took their rightful places in the science fiction pantheon of new classics.Now, six years later, Simmons returns to this richly imagined world of technological achievement, excitement, wonder and fear.  Endymion is a story about love and memory, triumph and terror--an instant candidate for the field's highest honors.
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  • 3

    il ritorno dello Shrike e della Vecchia Terra

    Prima parte fantastica, probabilmente migliore del precedente volume, anche se non al livello del primo, con l'introduzione ad un personaggio nuovo che ci informa che dagli eventi precedenti sono pass ...continue

    Prima parte fantastica, probabilmente migliore del precedente volume, anche se non al livello del primo, con l'introduzione ad un personaggio nuovo che ci informa che dagli eventi precedenti sono passati quasi trecento anni e che lui sta per raccontarci una storia diversa: la sua e di come sia finito nello spazio in un contenitore che potrebbe ucciderlo da un momento all'altro.
    La Chiesa cristiana ora ha il potere sulla maggior parte dei popoli e sulle altre religioni: ha scoperto il metodo della resurrezione. La Chiesa offre a chi si converte un crucimorfo da impiantare sul petto che, con la competenza dei suoi preti, permette la resurrezione di corpi anche semidistrutti (ovviamente basta leggere i volumi precedenti per capire di cosa si tratta).
    Torna un noto poeta dalle sembianze di satiro che offre al nostro nuovo protagonista una seconda occasione, ossia salvare la figlia di Lamia entrata nelle Tombe del Tempo trecento anni prima e che ora sta per uscirne.
    Sia lui che la Chiesa la cercano, così l'attendono. Purtroppo dall'arrivo della bambina la storia diventa quasi totalmente piatta, fatta di inseguimenti e chiacchiere, tanto che sembra la mano di un altro scrittore.
    Finale pronto al seguito nel prossimo libro.

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  • 5

    IL GENIO CREATIVO DI SIMMONS, LA FANTARELIGIONE KEATSIANA E LE NUOVE FRONTIERE DELLA SCI-FI

    Eccoci al terzo volume della saga fantareligiosa di Dan Simmons “I Canti di Hyperion” dedicata a John Keats e alle sue opere.
    Abbiamo iniziato questo viaggio con la lettura di “Hyperion”, opera genial ...continue

    Eccoci al terzo volume della saga fantareligiosa di Dan Simmons “I Canti di Hyperion” dedicata a John Keats e alle sue opere.
    Abbiamo iniziato questo viaggio con la lettura di “Hyperion”, opera geniale e affascinante, anche se viziata dal difetto che, pur essendo un romanzo è, di fatto, suddiviso in vari racconti paralleli.
    Dopo la grandiosa creazione di questo universo narrativo ruotante attorno al pianeta Hyperion, avevamo atteso che le storie si ricongiungessero nel successivo “La caduta di Hyperion”. I sei racconti di “Hyperion” sono, in effetti, già riuniti da una storia-cornice nella quale sei personaggi raccontano il proprio passato. Nel secondo volume, la storia-cornice diviene una delle trame principali del romanzo, che si trasforma quasi in una space-opera, ma a questa trama se ne intrecciano altre nuove, dando prova della capacità inventiva di Simmons.
    Il terzo volume, di cui ora vorrei occuparmi, s’intitola “Endymion”, nome che rimanda quello di una delle città già incontrate nella saga e che a sua volta, come molti nomi de “I Canti di Hyperion” riprende nomenclature keatsiane (qui quello di un poema del poeta ottocentesco inglese).
    Mi aspettavo quindi che Simmons avrebbe parlato di tale città hyperioniana, ma, nella narrazione, sono passati dei secoli e la città ha cambiato nome e aspetto. L’Endymion che presta il nome al romanzo è, invece, un combattente chiamato Raul Endymion e che ha preso il cognome dall’antica città del pianeta Hyperion.
    Dan Simmons ci avverte subito che siamo in un altro luogo letterario rispetto ai primi due romanzi, iniziando l’opera con le parole:
    “Sono sicuro che leggi questo scritto per la ragione sbagliata.
    Se lo leggi per imparare che cosa si prova a far l'amore con un messia, il nostro messia, allora non dovresti proseguire nella lettura, perché sei poco più d'un voyeur.
    Se lo leggi perché sei un appassionato dei Canti del vecchio poeta e muori dalla voglia di sapere quale fine hanno poi fatto i pellegrini su Hyperion, rimarrai deluso. Non so che cosa sia accaduto alla maggior parte di loro: vissero e morirono quasi tre secoli prima della mia nascita.
    Se leggi questo scritto per capire meglio il messaggio di Colei Che Insegna, anche in questo caso rimarrai forse deluso. Ero interessato a lei come donna, lo confesso, non come maestra o come messia.
    Se lo leggi infine per scoprire il destino di lei, o addirittura il mio, leggi il documento sbagliato. Per quanto il suo e il mio destino sembrino inevitabili e prestabiliti come per qualsiasi persona, non ero con lei, quando si compì il suo, e il mio attende l'atto conclusivo proprio mentre scrivo queste parole.
    Già mi sorprenderebbe il semplice fatto che tu legga questo scritto. Ma non sarebbe la prima volta che gli eventi mi sorprendono. Gli ultimi anni sono stati per me una successione di eventi improbabili, ciascuno più straordinario e, a quanto pare, inevitabile del precedente. Scrivo infatti per condividere con altri questi ricordi. Forse non proprio per condividerli (lo so, è molto poco probabile che qualcuno trovi i miei scritti) ma soltanto per mettere sulla carta la serie di eventi, in modo da darle nella mia mente forma compiuta.”
    Insomma, questo romanzo non parlerebbe più dei sei Pellegrini e del loro viaggio su Hyperion, il mondo dominato dal mostro tecnologico Shrike, ma, in realtà, il loro ricordo è fortemente presente e gli eventi che vi accadono, nonché l’ambientazione ne sono una derivazione.
    “Hyperion” mi aveva colpito per il ruolo, seppur marginale, della Chiesa Cattolica, raramente presente in una space-opera ambientata su mondi lontani in futuri lontani, ma quella presenza, a ulteriore distanza di tempo nel paino narrativo, in “Endymion” trova il suo senso e diviene ancora più dominante.
    In “Hyperion” la galassia era dominata dal potere laico dell’Egemonia, in lotta con il potere elettronico del Tecno Nucleo e contro i mutanti Ouster, abitatori dello spazio vuoto.
    In “Endymion” la Chiesa ha vinto una guerra che ancora non stava combattendo nei romanzi precedenti e ora domina la galassia! Trovata già di per se geniale e, per me sufficiente a giustificare la lettura del romanzo. La sua arma vincente è stato un parassita alieno (ma è davvero un essere naturale o piuttosto qualcosa creato appositamente?), il crucimorfo, una creatura a forma di croce che in “Hyperion” rendeva il popolo dei Bikura, immortali ma anche sterili e dementi. Il Tecno Nucleo ha superato tali difetti del parassita custodito dal mostruoso Shrike dal corpo di lame mortali, e ha dato così alla Chiesa un nuovo sacramento, la Resurrezione, che può ora essere impartito a chiunque accetti su di sé il crucimorfo. Il parassita riesce a far risorgere da quasi ogni tipo di morte e dona all’impero galattico detto Pax ovvero al braccio temporale della Chiesa Cattolica e di Papa Giulio (il numero che lo identifica aumenta di un’unità a ogni sua resurrezione), la soluzione per rendere più veloci i viaggi spaziali: gli astronauti vengono uccisi in ogni spedizione dalle forti accelerazioni ma risorgono in tre giorni appena arrivati sui nuovi mondi, grazie anche ad apposite “culle di resurrezione”, che ne evitano il totale spappolamento e gestiscono le fasi di rivitalizzazione dei corpi.
    Le altre religioni, non sono scomparse, ma i protagonisti finiranno su pianeti abitati solo da ebrei o solo da mussulmani e li troveranno misteriosamente deserti, sospettando recenti olocausti a opera della Pax. Che cosa sia davvero accaduto loro lo scopriremo nel quarto volume?
    Protagonisti assieme al citato Raul Endymion sono A. Bettik, un androide dalla pelle blu (la hanno di tale colore per non far confondere gli uomini artificiali con quelli veri) ed Aenea, una bambina che dovrà diventare “Colei che Insegna” ovvero il nuovo messia di cui parla l’incipit.
    La Chiesa, sebbene sia stata aiutata dall’ipertecnologico Tecno Nucleo nella sua ascesa, ha bandito ogni forma di intelligenza artificiale dal proprio impero e sopravvivono ormai solo pochissimi androidi come A. Bettik. Il terzetto si riunisce per volontà di Martin Sileno, il poeta autore, secoli prima, de “I Canti di Hyperion” i cui si narrano le avventure dei sei Pellegrini (lui compreso), che ha mandato Endymion e A. Bettik a salvare Aenea, la figlia di una dei sei Pellegrini e del cibrido John Keats, un altro tipo di essere umano artificiale (diverso dagli androidi) che ha in sé la personalità del poeta inglese. Sileno, pur non avendo assunto il crucimorfo, è ancora vivo per effetto dei ritardi temporali dovuti ai suoi numerosi viaggi spaziali e grazie alle moderne tecniche di ringiovanimento.
    Questo terzo volume si è rivelato sinora (non avendo ancora letto il quarto o gli spin off) come il più affascinante di una delle più belle serie fantascientifiche, innanzitutto per l’unitarietà della trama (la fuga di Aenea attraverso i mondi e i Portali risvegliati del Tecno Nucleo, che si credeva distrutto), ma anche per il continuo succedersi di avventure sorprendenti, con i nostri eroi che si trovano ogni volta invischiati nelle situazioni più difficili e sempre riescono a uscirne. Positivo è anche l’intreccio tra la storia del terzetto di fuggiaschi e quella del loro inseguitore, il Padre Capitano Federico De Soya (si noti che il comandante di vascello interstellare, qui investito dei massimi poteri da un diskey con salvacondotto papale, sia al contempo un sacerdote e un comandante militare). Grandiosa è anche qui la capacità creativa di Dan Simmons che, pur restando sul solco della fantascienza classica, riesce a creare una miriade di innovazioni e soluzioni tecniche che fanno di quest’opera del 1995 qualcosa di nuovo nel panorama della fantascienza. Opera nuova ma che sembra continuamente strizzare l’occhio ai classici del genere, in primis ai cicli di Asimov. Qui come lì abbiamo una Galassia pronta a essere dominata dall’umanità, anche se i mostri alieni, di norma non molto di più che allo stato animalesco, rappresentano un contorno importante. Come nei cicli di Asimov assistiamo al declino di un grande impero galattico e alla sua sostituzione con un altro, ma qui si aggiunge il tema del conflitto tra religioni. Come per l’autore russo-americano, anche per Simmons verrà un tempo in cui l’umanità, pur arrivata produrre automi e macchine intelligentissime, entrerà in conflitto con loro e le annienterà. Se per Asimov, sopravvive alla fine degli automi il robot telepatico Daneel R. Olivaw ed è lui a guidare segretamente l’umanità, per Simmons sembra che, dopo il bando dell’I.A., sia il Tecno Nucleo a guidare le sorti delle tre forze in lotta, Egemonia, Pax-Chiesa Cattolica e Ousters, ma occorrerà finire il ciclo per comprenderlo meglio.
    Insomma, innovazione, ma pura fantascienza, per la gioia degli amanti del genere, che a quanto pare hanno molto apprezzato il ciclo. Una strada diversa dagli approcci di Stephen King o Haruki Murakami, per dire due degli autori maggiori, che negli ultimi decenni hanno contaminato la fantascienza, creando generi fantastici che solo in parte si riescono ancora a riconoscere come Sci-Fi.
    L’evoluzione della Chiesa e della fede per effetto dell’unione con il crucimorfo fanno di questo libro e del ciclo uno dei maggiori esempi di fantareligione, anche se qui va intesa più come storia fantastica della religione, che non come invenzione di un nuovo credo, nonostante le profonde innovazioni create dal nuovo sacramento della Resurrezione a opera del parassita. Da notare che la centralità del ruolo della Chiesa fanno sì che il romanzo sia ricchissimo di riferimenti a Roma e all’Italia (oltre che, in misura minore, alla Spagna), cosa del tutto anomala nel panorama fantascientifico di lingua inglese.
    Il volume si conclude con la risoluzione delle avventure del terzetto e con la previsione programmata di nuove imprese da realizzare.
    Simmons, però, in questi primi tre volumi, c’ha insegnato che tutto quello che poco prima c’ha mostrato come il sentiero inevitabile e scontato dal quale i nostri eroi mai potranno essere in grado di scostarsi, sempre si apre su nuovissime strade che difficilmente si potevano immaginare, dunque non vogliamo credere alle sue promesse altro che per pensare che riuscirà a stravolgerle. Questa grande creatività fa di Simmons un maestro tra gli autori creatori di universi e un narratore sempre capace di stupire il lettore con le sue imprevedibili svolte.

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  • 4

    I Canti di Hyperion

    Questa saga è considerata all'unanimità uno dei pilastri della fantascienza, ma sinceramente credo che trascenda di gran lunga il genere, sfociando spesso in ambienti letterari molto diversi: metafisi ...continue

    Questa saga è considerata all'unanimità uno dei pilastri della fantascienza, ma sinceramente credo che trascenda di gran lunga il genere, sfociando spesso in ambienti letterari molto diversi: metafisico, filosofico, religioso.

    I primi due libri, ossia "Hyperion" e "La caduta di Hyperion", sono sublimi. Il primo libro è scritto così bene che rende difficile interromperne la lettura; si resta affascinati dai racconti dei protagonisti, ognuno con un proprio spessore e una propria esperienza di vita.

    Gli altri due libri, ossia "Endymion" e "Il risveglio di Endymion", contribuiscono in modo importante alla realizzazione finale della saga, sia da un punto di vista "scenico", portandoci a conoscere fin nei piccoli particolari il meraviglioso universo creato da Dan Simmons e le sue dinamiche politiche e religiose, sia svelando i misteri che erano stati lasciati in sospeso alla fine del secondo libro.

    A coloro che amano la fantascienza consiglio senza alcun dubbio la lettura dell'intera saga, mentre a tutti gli altri (anche e soprattutto a chi vive ancora nei soliti anacronistici pregiudizi sul genere) consiglio di leggere almeno il primo libro, non ve ne pentirete!

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  • 4

    si riprendono le fila di quanto non era stato chiuso nei libri precedenti.
    un libro di fantascienza più classico che però perde un po' delle peculiarità dei precendenti, pur continuando ad avere perso ...continue

    si riprendono le fila di quanto non era stato chiuso nei libri precedenti.
    un libro di fantascienza più classico che però perde un po' delle peculiarità dei precendenti, pur continuando ad avere personaggi e vicende interessanti.

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  • 5

    5 stelle, sei sette otto...un firmamento!!

    Ecco, ho passato le ultime settimane leggendo Endymion e il Risveglio di Endymion, chiudendo così il ciclo di Hyperion...mamma mia che viaggio!
    Hyperion ha dei picchi narrativi di pathos eccezionali m ...continue

    Ecco, ho passato le ultime settimane leggendo Endymion e il Risveglio di Endymion, chiudendo così il ciclo di Hyperion...mamma mia che viaggio!
    Hyperion ha dei picchi narrativi di pathos eccezionali ma Endymion ha nel complesso una storia molto più avvincente, più "coerente" da raccontare.
    Simmons è inoltre un bravissimo creatore di mondi, oltre che di storie, e le descrizioni dei "suoi" pianeti sono veramente affascinanti, i paesaggi partoriti dalla sua mente su Endymion "raggiungono altissime vette"*** .
    ***(Lo spoiler di una descrizione è abbastanza indolore!)

    Mia personale opinione: non si è un lettore di fantascienza se non si è letto il ciclo completo di Hyperion.

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  • 2

    1 stella e mezzo

    La magia narrativa di Simmons nel proseguire la saga si mantiene viva nella descrizione dei paesaggi e della tecnologia da space opera moderna ma tutto il reso è da dimenticare: intreccio lineare e co ...continue

    La magia narrativa di Simmons nel proseguire la saga si mantiene viva nella descrizione dei paesaggi e della tecnologia da space opera moderna ma tutto il reso è da dimenticare: intreccio lineare e con risoluzione poco appassionante, dialoghi poco riusciti e personaggi scarsamente approfonditi (buono solo il lavoro fatto su De Soya, dimenticabile il resto) ritmo narrativo pesante. Decisamente poco riuscito sia dal punto di vista tecnico che nell'ottica complessiva della saga.

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  • 5

    Simmons ti fa amare questo genere letterario!!

    Bello!! Nuovi personaggi.. O almeno quasi tutti!!! Questo capitolo della saga ha un testo più semplice e scorrevole rispetto ai primi due. Si legge tutto d'un fiato!! Mi è piaciuto molto. È in questi ...continue

    Bello!! Nuovi personaggi.. O almeno quasi tutti!!! Questo capitolo della saga ha un testo più semplice e scorrevole rispetto ai primi due. Si legge tutto d'un fiato!! Mi è piaciuto molto. È in questi momenti, quando finisci un bel libro, che penso a quanto sono fortunato ad amare i libri!!

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  • 4

    Endymion riprende e sviluppa storie ed argomenti dei primi due capitoli del ciclo aggiungendo nuovi personaggi, fra i quali appunto il protagonista Raul Endymion, che costituisce l’io narrante di ques ...continue

    Endymion riprende e sviluppa storie ed argomenti dei primi due capitoli del ciclo aggiungendo nuovi personaggi, fra i quali appunto il protagonista Raul Endymion, che costituisce l’io narrante di questo capitolo e del successivo.
    La storia è presentata con la tecnica del flashback, ovvero come le memorie scritte dal protagonista condannato e rinchiuso in una prigione-asteroide orbitante, morto e vivo insieme come nel celebre Paradosso del gatto di Schrödinger.
    La narrazione inizia con Raul Endymion che, salvato dall’esecuzione da uno dei pellegrini di Hyperion, Martin Sileno, accetta di aiutarne la nipote adottiva Aenea a fuggire dalle legioni della Pax (le forze armate papali) pronte ad imprigionarla all'uscita dalle tombe del tempo (il Papa è terrorizzato dai suoi presunti poteri messianici).
    La vicenda si svolge circa 300 anni dopo la caduta della rete dei teleporter di cui si parla ne La caduta di Hyperion e l’universo è sotto il potere di una chiesa cristiana che è riuscita ad ottenere l’immortalità per i suoi seguaci ed il metodo di controllare la risurrezione insieme ai viaggi interplanetari istantanei. I metodi di questa “chiesa dei cristiani rinati” e della corrispondente organizzazione (la Pax appunto) appaiono analoghi a quelli dei tempi dell’Inquisizione del medioevo terrestre.
    Le peripezie della fuga di Aenea (figlia di Brawne Lamia e del cibrido di John Keats), di Endymion (e dell’androide A.Bettik che li accompagna) si sviluppano di pianeta in pianeta (Vettore Rinascimento, Mare Infinitum, Sol Draconis Septem e via via fino al conclusivo Bosco Divino) e segnano non solo un’esplorazione di un universo di pianeti, tecnologie e meraviglie della natura ma anche la tessitura di una serie di legami empatici fra creature di tipo, cultura e razza diversissimi.
    Queste si intrecciano con le vicende dello Shrike, il semidio meccanico (questa volta riprogrammato per difendere l'umanità) e con quelle del clone femmina Rhadamant Nemes (mandata dalle IA del TecnoNucleo che tramano contro l'uomo), i quali si troveranno a combattere l’uno di fronte all’altra per Aenea.
    In parallelo si sviluppano molte altre storie, come quella del padre capitano Federico De Soya, piene degli elementi classici dei romanzi di fantascienza quali astronavi, battaglie, balzi spazio-temporali ma anche di riflessioni sul significato della fede, dell’obbedienza e delle implicazioni di una ipotetica resurrezione della carne.

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  • 2

    Il vuoto che lega è fatto di melassa

    Non è facile volare sempre con le aquile, e per questo non devo essere troppo severa con Simmons per non aver volato alle eccelse altezze di Hyperion. Ma questo libro mi ha deluso, più una guida turis ...continue

    Non è facile volare sempre con le aquile, e per questo non devo essere troppo severa con Simmons per non aver volato alle eccelse altezze di Hyperion. Ma questo libro mi ha deluso, più una guida turistica per mondi lontani che un romanzo capace anche solo di sollevare interesse.
    L'eroe è banale e l'eroina un grillo parlate insopportabile, la trama scontata e la melassa appiccicaticcia che mi aveva già invischiata alla fine della Caduta di Hyperion adesso è diventata una macchia estesa come Mare Infinitum.
    Omnia vincit amor, ma nel frattempo ci si annoia

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