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Enrico di Ofterdingen

Di

Editore: Mondadori (Oscar classici, 342)

3.7
(197)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese

Isbn-10: 8804403624 | Isbn-13: 9788804403623 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Leonardo Vittorio Arena

Disponibile anche come: Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Sebbene la traduzione di Landolfi dà l'impressione di essere estremamente accurata, questo è senza dubbio un testo che andrebbe letto in lingua originale, avendo una padronanza sufficiente della stessa.
    Manifesto del romanticismo tedesco, non è soltanto un coacervo di nozioni estetico-filosofich ...continua

    Sebbene la traduzione di Landolfi dà l'impressione di essere estremamente accurata, questo è senza dubbio un testo che andrebbe letto in lingua originale, avendo una padronanza sufficiente della stessa. Manifesto del romanticismo tedesco, non è soltanto un coacervo di nozioni estetico-filosofiche - peraltro non sempre facilmente coglibili - ma è esso stesso un'opera d'arte. Difficile e denso di significati, richiede un'adeguata preparazione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Poco da dire su questo romanzo che può essere considerato come uno dei primi di formazione; la storia scorre sì liscia, ma è solamente la facciata di una più lunga riflessione filosofica. Il viaggio come partenza per una crescita interiore mi sembre possa essere il fulcro del romanzo, oltre chiar ...continua

    Poco da dire su questo romanzo che può essere considerato come uno dei primi di formazione; la storia scorre sì liscia, ma è solamente la facciata di una più lunga riflessione filosofica. Il viaggio come partenza per una crescita interiore mi sembre possa essere il fulcro del romanzo, oltre chiaramente il concetto di "bello" e di "poesia". Lo stile di scrittura teutonico e filosofico lo porta però ad essere per le mie corde un po' troppo tedioso e di difficile intuizione.

    ha scritto il 

  • 4

    Il lembo d'un quadro squarciato di Raffaello o di Correggio

    Alla ricerca del fiore azzurro, alla ricerca del proprio Io, alla ricerca di quello che sarà lo Spirito assoluto, l'Idea in sé e per sé in Hegel, Enrico di Ofterdingen ci rappresenta tutti, rappresenta l'umanità che riscopre, dopo il materico, razionalissimo e noioso mondo dei lumi, l'orizzonte f ...continua

    Alla ricerca del fiore azzurro, alla ricerca del proprio Io, alla ricerca di quello che sarà lo Spirito assoluto, l'Idea in sé e per sé in Hegel, Enrico di Ofterdingen ci rappresenta tutti, rappresenta l'umanità che riscopre, dopo il materico, razionalissimo e noioso mondo dei lumi, l'orizzonte fantastico dell'immaginazione in un romantico tramontare. Lasciato incompleto a causa della morte dell'autore, sembra proprio "il lembo d'un quadro squarciato di Raffaello o di Correggio". Se fosse stato completato, sarebbe forse stato il più grande manifesto del Romanticismo tedesco.

    ha scritto il 

  • 3

    Sì, lo so, è il capolavoro del Romanticismo tedesco; sì, lo so, è l’espressione massima della concezione del mondo di Novalis definita “idealismo magico”, per cui la forza della poesia ricolma ogni ambito della vita umana, donando all’esistente (uomini, animali, piante, pietre) un aspetto spiritu ...continua

    Sì, lo so, è il capolavoro del Romanticismo tedesco; sì, lo so, è l’espressione massima della concezione del mondo di Novalis definita “idealismo magico”, per cui la forza della poesia ricolma ogni ambito della vita umana, donando all’esistente (uomini, animali, piante, pietre) un aspetto spirituale che conferisce al mondo le vesti di una mitica età dell’oro; sì, lo so, l’opera di Novalis costituisce una novità assoluta nel panorama letterario della sua epoca, costituendo una sorta di viaggio prima di tutto interiore, ma che si svolge con la forma del viaggio esteriore, dal nord al sud della Germania, del giovane Enrico, il quale farà una serie di incontri sempre reali e spirituali al contempo, con mercanti, guerrieri, minatori, giovani fanciulle orientali, eremiti, per giungere al “compimento”, al “fiore azzurro” sempre ricercato e sognato proprio perché irraggiungibile, mitico come l’età dell’oro in cui magia, sogno e realtà, spirito e materia si fondono in una sintesi mai statica; sì, lo so, l’Ofterdingen contiene preziose gemme che incantano il lettore, come la fiaba di Atlantide, dolce storia d’amore, o la fiaba del poeta Klingsohr, raccontata in un lungo capitolo con il quale si chiude la prima parte dell’opera -peraltro incompiuta- che invece è talmente complessa, ricolma di significati simbolici sottesi (la maggior parte dei quali sono rimasti incomprensibili per me); so tutto, ma la riflessione finale che mi viene da fare, tenuto conto che non sono una germanista né una studiosa del romanticismo, che le vicende, tutte spirituali e metaforiche, sono poco coinvolgenti, che la sensibilità romantica è lontana da me anni luce, è …. che noia!

    ha scritto il 

  • 3

    Paragonare gli occhi della vostra ragazza al firmamento vi fa sentire tanto Yeats?
    Poveracci! Leggete Novalis, leggete un romantico crucco qualsiasi, e preparatevi a un umiliante confronto.


    L'Enrico di Ofterdingen è più d'un romanzo incompiuto; è il primo tassello d'un mosaico complesso e ...continua

    Paragonare gli occhi della vostra ragazza al firmamento vi fa sentire tanto Yeats? Poveracci! Leggete Novalis, leggete un romantico crucco qualsiasi, e preparatevi a un umiliante confronto.

    L'Enrico di Ofterdingen è più d'un romanzo incompiuto; è il primo tassello d'un mosaico complesso e totalizzante, un'immensa opera narrativo-filosofica volta ad analizzare le umane passioni, tutti i campi del sapere. Nell'Enrico, di cui abbiamo interamente a disposizione solo la prima parte, il leitmotiv son la poesia e la composizione creativa, sbocco universale - e non elitario! - dell'animo umano, nella migliore tradizione della Universalpoesie romantica. A livello narrativo l'Enrico è una sorta di proto-Bildungsroman, un viaggio di formazione in cui il giovane e inquieto protagonista entra in contatto, ancora immaturo, con le varie realtà del mondo e con le diverse visioni d'esso: con la guerra e con la natura, con l'amore e il dolore. Ed è questo suo viaggio di progressiva scoperta, esteriore come interiore, il vero (e, diciamocelo: l'unico) gioiello di quella ch'è una collana spezzata, incompleta. Enrico si ritrova a confrontarsi con cavalieri, prigionieri, minatori ed eremiti, e sebbene la natura episodica di questi incontri potrebbe lasciar, in un primo momento, perplessi (ci si chiede inevitabilmente checcaspita significhino) la rivelazione finale giunge accessibile, illuminante, chiara - al di là della fitta rete d'allusioni e metafore di cui l'opera è letteralmente zuppa.

    Ho detto "l'unico" gioiello, ma vale anche la pena sottolinear la grande innovatività del libro - nella sua fusione complementare di romanzo, poesia, novellistica e fiabesco - in un periodo in cui il canone letterario era ancora teutonicamente rigido. L'Enrico, ahimè, non ha altri punti di forza. A livello narrativo l'opera è ancora fortemente pre-moderna e le vicende, anche nei punti più intriganti, sono narrate senza la necessaria espansione e la dovuta abilità nel coinvolgere (e non prendiamoci in giro, inglesi e spagnoli sapevan farlo già da secoli). Il risultato è un romanzo dalla scorrevolezza terrificante (in certi passaggi davvero atroce), a cui si aggiungono una vicenda solo relativamente interessante e la perplessità inevitabilmente suscitata (come in ogni opera romantica tedesca) da reazioni umane alquanto esagerate e nel complesso un pò sballate.

    Insomma, se consideriamo pure che questo è solo un frammento, non ha alcun senso leggere Novalis se non per conoscere Novalis. Che detto così sembra stupido, ma fidatevi, non lo è. Se siete lettori generici, evitatelo. Se siete germanisti della domenica, o aspiranti germanisti, ahivoi! vi toccherà invece passarci attraverso. Se siete germanisti di professione, ecchè, ve lo devo venire a dir io?

    ha scritto il 

  • 4

    Enrico di Ofterdingen - Novalis

    Qualcuno ha mai capito il significato della Favola di Klingsohr? E soprattutto, quanto rompe le palle Heinrich con le sue rêveries?
    L'unica cosa che mi è piaciuta dell'edizione Classici Mondadori: L'introduzione, davvero completa, e le note alla fine, senza le quali è impossibile capire il roman ...continua

    Qualcuno ha mai capito il significato della Favola di Klingsohr? E soprattutto, quanto rompe le palle Heinrich con le sue rêveries? L'unica cosa che mi è piaciuta dell'edizione Classici Mondadori: L'introduzione, davvero completa, e le note alla fine, senza le quali è impossibile capire il romanzo e si rischierebbe appunto di considerarlo solamente un viaggio mentale. Novalis caro, questo romanzo non mi è dispiaciuto poi così tanto; non è spendibile nella nostra epoca forse, però dai, i tuoi Inni alla Notte sono qualcosa di eccellente. Ed anche quegli aforismi lì.. i Blütenstaub (Pollini). Dài, su, amami per come sono.

    ha scritto il 

  • 5

    L'incompletezza dell'Ofterdingen lo rende ancora più affascinante: non v'è completezza infatti nel Romanticismo autentico... Un frammento iridescente: da leggere come si sogna, per cercare anche noi il Fiore Azzurro... e l'Incondizionato!

    ha scritto il 

  • 2

    Io con i romantici non ci azzecco proprio..

    Sono 200 pagine ma ho arrancato come se fossero 800. Leggendo la trama sul retro avevo sperato che fosse un altro libro come "Il lupo della steppa", "Narciso e Boccadoro". Tutt'altro, Novalis non mi ha convinto molto. E alcune parti (molte parti) si potevano tranquillamente tagliare.


    Non ...continua

    Sono 200 pagine ma ho arrancato come se fossero 800. Leggendo la trama sul retro avevo sperato che fosse un altro libro come "Il lupo della steppa", "Narciso e Boccadoro". Tutt'altro, Novalis non mi ha convinto molto. E alcune parti (molte parti) si potevano tranquillamente tagliare.

    Non da ultimo, la somiglianza con Jacopo Ortis e il giovane Werther è spaventosa. Sul serio Spaventosa .

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo aver letto le 30 pagine dell'introduzione,il commento,la prefazione e tutto lo scibile a proposito di romanzo,romanticismo e compagnia bella,sono bastate le prime 30 pagine del romazo vero e proprio a farmi chiedere: ma questi critici letterari si rendono conto davvero di quello che leggono? ...continua

    Dopo aver letto le 30 pagine dell'introduzione,il commento,la prefazione e tutto lo scibile a proposito di romanzo,romanticismo e compagnia bella,sono bastate le prime 30 pagine del romazo vero e proprio a farmi chiedere: ma questi critici letterari si rendono conto davvero di quello che leggono?E quando leggono, fanno mai caso alla scrittura,alla storia, alla scorrevolezza di una trama? Per ora ho lasciato il libro sullo scaffale:a parte una noia pazzesca e un fatica improba per seguire le continue digressioni filosofeggianti dell'autore,quello che mi ha dato fastidio sono state le trenta e piu' pagine di commento/critica .mi sono chiesto se la loro lettura abbia contribuito al deprezzamento del testo... Eppure di romanzi settecenteschi e' piena la mia biblioteca.

    ha scritto il 

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