Ensayo sobre la ceguera

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4.4
(11540)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Portuguese , English , Catalan , Chi traditional , German , Italian , French , Dutch , Swedish

Isbn-10: 9587044517 | Isbn-13: 9789587044515 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Hardcover , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
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  • 4

    Una rivelazione…

    È stata proprio una “rivelazione” questo romanzo di Samarago.
    Oltre allo sconcerto ed al turbamento per il contenuto così doloroso, mi ha mpressionato il modo inusuale dello scrivere: senza essenzial ...continue

    È stata proprio una “rivelazione” questo romanzo di Samarago.
    Oltre allo sconcerto ed al turbamento per il contenuto così doloroso, mi ha mpressionato il modo inusuale dello scrivere: senza essenziali punteggiature, soprattutto nei dialoghi, per cui è risultato davvero impegnativo, almeno all’inizio, capire le conversazioni dei protagonisti.
    Questi, nonostante siano stati presentati senza vera identità ("il primo cieco", "la ragazza con gli occhiali scuri", “il ragazzino strabico”, "la moglie del medico", “il vecchio dalla benda nera”) sono risultati ugualmente identificabili quasi come se avessero un nome proprio.
    Colpisce per la malvagità dei comportamenti dell’essere umano in talune calamità (homo homini lupus) e, dunque, dovrebbe costituire una denuncia ed un monito a far riflettere meglio sul vero valore della vita e non solo sui beni materiali che abbagliano e obnubilano la mente.

    said on 

  • 4

    Grande romanzo, metaforico e pessimistico: la cecità fisica rimanda alla cecità della ragione e dei sentimenti; l’indifferenza e l’egoismo governano il mondo, l’essere umano è sempre, al fondo, bestia ...continue

    Grande romanzo, metaforico e pessimistico: la cecità fisica rimanda alla cecità della ragione e dei sentimenti; l’indifferenza e l’egoismo governano il mondo, l’essere umano è sempre, al fondo, bestiale e feroce. Scritto con uno stile che prevede l’assenza del discorso diretto tradizionale (i dialoghi non sono introdotti dai due punti e non vi sono virgolette, e questo rende la lettura un po’ faticosa) è crudo ma avvincente, coinvolge fino a farti sentire sulla pelle e nell’anima la sporcizia e le bassezze dell’umanità.

    said on 

  • 5

    Bello, crudo, da leggere almeno una volta nella vita. Attraverso una città e degli abitanti senza nome Saramago vuole mostrarci a cosa la cecità dell'uomo può portare: al degrado, a essere delle besti ...continue

    Bello, crudo, da leggere almeno una volta nella vita. Attraverso una città e degli abitanti senza nome Saramago vuole mostrarci a cosa la cecità dell'uomo può portare: al degrado, a essere delle bestie che non meritano nemmeno di essere chiamate animali. Perché tutti noi abbiamo degli occhi per vedere, ma ci fermiamo sempre al primo impatto, non proviamo mai a vedere cosa sta dietro un gesto, una parola, uno sguardo e tanto altro. Ci facciamo guidare da un istinto cieco, da una ragione cieca e ciò che ne ricaviamo è il divenire bestie incapaci di provare sentimenti che non siano egoismo e cattiveria.

    said on 

  • 5

    Una donna, unica vedente in un mondo di ciechi

    Come si può essere grati a un autore che mostra con ruvido e fermo realismo il volto della nostra decadente, società? Non ho potuto non sottolineare il ruolo assegnato alle donne in questo romanzo dur ...continue

    Come si può essere grati a un autore che mostra con ruvido e fermo realismo il volto della nostra decadente, società? Non ho potuto non sottolineare il ruolo assegnato alle donne in questo romanzo durissimo e vero. L'ho amato tanto, e non solo per questo. Saramago è meritevolmente Premio Nobel
    http://www.elenaferro.it/cecita-jose-saramago/

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Se puoi vedere, guarda.
    Se puoi guardare, osserva.
    Immaginiamo che cosa accadrebbe se diventassimo all'improvviso ciechi, come potremmo orientarci,come potremo badare a noi stessi.
    E' questo lo scenar ...continue

    Se puoi vedere, guarda.
    Se puoi guardare, osserva.
    Immaginiamo che cosa accadrebbe se diventassimo all'improvviso ciechi, come potremmo orientarci,come potremo badare a noi stessi.
    E' questo lo scenario del romanzo Cecità di Jose' Saramago, premio Nobel per la Letteratura.
    La storia di una città senza nome, dove da un momento all'altro, quel che era visibile è scomparso. E' come essere caduti in un mare di latte. Ma la cecità non è così, la cecità dicono sia nera. Invece i ciechi, quei nuovi ciechi, vedono tutto bianco.
    Si ritrovano immersi in un biancore talmente luminoso, talmente totale da divorare, più che assorbire, non solo i colori, ma le stesse cose e gli esseri, rendendoli in questo modo doppiamente invisibili.
    Come in un lenzuolo bianco, circondati da uno splendente biancore, come il sole nella nebbia.
    Occhi che hanno cessato di vedere, occhi che sono totalmente ciechi, eppure in perfetto stato, senza alcuna lesione, recente o antica, acquisita o primitiva.
    Il primo a diventare cieco è un uomo che, mentre è in macchina, in attesa che il rosso cambi, improvvisamente si è ritrovato incapace di vedere. Vede solo una luce bianca.
    Un passante lo conduce a casa, ma poi si approfitta del suo stato per rubargli la macchina. E'un ladro di professione.
    Il ladro si difende dicendo che, sì, era stato lui a rubargli l'auto, ma l'uomo gli aveva rubato la vista.
    Perche quella cecità bianca si diffonde per contagio.
    Dopo il primo cieco ed il ladro, anche altri lo diventano: un' impiegata, nonché moglie del primo cieco, un medico oculista che ha visitato alcuni pazienti, fra cui un ragazzino strabico divenuto a cieco sua volta, una ragazza che porta occhiali scuri a causa di una congiuntivite, diventata cieca in un albergo mentre era insieme ad un uomo, un cliente, si diceva.
    Un commesso di farmacia, che ha venduto il collirio alla ragazza dagli occhiali scuri, un tassista del cui tassì il primo cieco si è servito per andare dal medico.
    E poi ancora un poliziotto che ha trovato il ladro cieco, una cameriera d'albergo, la prima persona a entrare in camera quando la ragazza dagli occhiali scuri era scoppiata a gridare.
    Per far fronte questa epidemia violenta definita il mal bianco, il Governo è costretto a esercitare energicamente quello che considera suo diritto e suo dovere: proteggere con tutti i mezzi la popolazione per bloccare il propagarsi del contagio. La decisione presa è quella di riunire in uno stesso luogo tutte le persone colpite e, in un luogo prossimo, ma separato, quelle che con esse hanno avuto qualche tipo di contatto.
    Il luogo è un ex manicomio, a simboleggiare che la cecità è una forma di follia dell'umanità intera.
    I ciechi una volta giunti in questo luogo neanche hanno pensato a dirsi come si chiamavano, e a che scopo? A cosa sarebbero serviti i nomi, nessun cane ne riconosce un altro, o si fa riconoscere, dal nome che gli hanno imposto, è dall'odore che identifica o si fa identificare.
    Loro sono come un'altra razza di cani, si conoscono dal modo di abbaiare, di parlare, il resto, lineamenti, colore degli occhi, della pelle, dei capelli, non conta, è come se non esistesse.
    In un'epidemia non ci sono colpevoli, ci sono soltanto vittime.
    Vittime come coloro che tentando di uscire dal manicomio, sono uccise senza pietà dai militari che controllano che nessuno fugga per paura della diffusione del contagio .
    Violenza di uomini contro altri uomini.
    Violenza di uomini sulle donne, costrette a prostituirsi per avere un po' di cibo che altri ciechi, prendendo il sopravvento, sono riusciti ad accaparrarsi.
    Fra queste donne, c'è la moglie del medico, la sola a non aver perso ancora perso la vista.
    Ha seguito il marito per non abbandonarlo, fingendosi cieca.
    "Se tu potessi vedere cosa sono costretta a vedere io, desidereresti essere cieco".
    Vedere le era servito per sapere dell'orrore più di quanto avesse mai potuto immaginare, le era servito per desiderare di essere cieca anche lei.
    "Non potete saperlo, cosa significhi avere occhi in un mondo di ciechi, non sono regina, no, sono soltanto colei che è nata per vedere l'orrore, voi lo sentite, io lo sento e lo vedo", dice poi rivolta agli altri ciechi.
    " Non ho il diritto di guardare gli altri, se gli altri non possono guardare me."
    Si sente cieca della loro cecità e chiusa in quella sorta di lazzaretto manzoniano, dal quale non sembra esserci scampo alcuno. La paura si è impossessata di loro.
    Ma è solo grazie a questa donna, che ha avuto il coraggio di andare ad ammazzare la iena nella sua tana, se quei ciechi sono ancora vivi. Non deve accusare se stessa, di quell'omicidio, poiché sono state le circostanze nate in quell'ex manicomio, un inferno in cui li hanno costretti a vivere e che loro hanno reso più infernale dell'inferno.
    Qui hanno potuto vedere la crudeltà dei forti.
    Il mondo caritatevole e pittoresco dei poveri ciechi è finito, adesso è il regno duro, crudele e implacabile.
    Non si può mai sapere in anticipo di cosa siano capaci le persone, bisogna aspettare, dar tempo al tempo, è il tempo che comanda, il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a loro, i nuovi ciechi.
    Ed ecco che il tempo sta per concludersi, la putredine dilaga, le malattie trovano le porte
    aperte, l'acqua si esaurisce, il cibo è ormai veleno.
    La cecità si espande, non come una marea repentina che tutto inonda e spinge avanti, ma come un'infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che, dopo aver inzuppato lentamente la terra, all'improvviso la sommergono completamente.
    Sembrava impossibile che nel mondo ci fosse ancora il vento, che fosse buia la notte.
    Ormai è chiaro, nessuno potrà salvarsi, la cecità è anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia più speranza.
    La speranza , quella che resta, è rappresentata dalla moglie del medico, l'unica che non ha mai dimenticato che cosa sia l'amore. L'unico miracolo che possono fare sarà quello di continuare a vivere, di difendere la fragilità della vita giorno per giorno.
    Forse la vita si è abbandonata nelle loro mani dopo averli resi intelligenti, e loro l'hanno portata a questo.
    L'esperienza di quella cecità ha portato solo morte e miseria, il mondo è pieno di ciechi vivi.
    Poi una donna ricordandosi di aver portato un accendino nella borsetta, appicca il fuoco, un fuoco che vorrebbe essere purificatore, ma che non lo è.
    Il portone del manicomio si spalanca, i pazzi escono. A un cieco gli si dice, sei libero, gli si apre la porta che lo separa dal mondo, Vai, sei libero, gli ripetono, ma lui non va, se ne sta fermo lì in mezzo al la strada.
    Lui e gli altri sono spaventati, non sanno dove andare; non c'è paragone tra il vivere in un labirinto razionale, come lo è per definizione un manicomio, e l'avventurarsi, senza la guida di una mano né il guinzaglio di un cane, nel labirinto demenziale della città, dove la memoria non servirà a niente, poiché riuscirà solo a mostrare l'immagine dei luoghi e non le vie per arrivarci.
    "Siamo già mezzi morti, dice il medico", Siamo ancora mezzi vivi, risponde la moglie.
    Perché siamo diventati ciechi? Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione.
    "Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono. "
    Adesso non potevano esserci più dubbi, i ciechi stavano recuperando la vista.
    La moglie del medico si alzò e andò al a finestra. Guardò giù, guardò la strada coperta di spazzatura, guardò le persone che gridavano e cantavano. Poi alzò il capo verso il cielo e vide tutto bianco, è arrivato il mio turno, pensò. La paura le fece abbassare immediatamente gli occhi.
    La città era ancora lì.

    said on 

  • 4

    Il limite dell'umanità

    Per me è al centro del testo c'è la linea sottile che separa l'essere umano dal non essere umano. Una geniale allegoria, la cecità, per ricordare che la scarsità di risorse fa nascere mostri e distrug ...continue

    Per me è al centro del testo c'è la linea sottile che separa l'essere umano dal non essere umano. Una geniale allegoria, la cecità, per ricordare che la scarsità di risorse fa nascere mostri e distrugge senso di giustizia e di equità. E poi le donne, unico vero motore di tutta la narrazione: guidano e risolvono; vengono umiliate, ma rinascono e ricreano senso.

    said on 

  • 5

    Da non perdere.

    Io amo il genere distopico quindi sono un po' di parte. Ho scelto questo libro in modo casuale senza sapere chi fosse lo scrittore e che genere di libro fosse. La descrizione sulla copertina mi aveva ...continue

    Io amo il genere distopico quindi sono un po' di parte. Ho scelto questo libro in modo casuale senza sapere chi fosse lo scrittore e che genere di libro fosse. La descrizione sulla copertina mi aveva incuriosito e l'ho letto tutto d'un fiato a maggior ragione visto il metodo di scrittura, senza punteggiatura, che fa scorrere le parole come un fiume in piena. E' un libro di impatto, molto forte e proprio per questo motivo può non essere apprezzato. Secondo me è da non perdere.

    said on 

  • 5

    Il capolavoro di Saramago

    In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, m ...continue

    In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
    la prima cosa che mi ha colpito, iniziando la lettura di questo straordinario romanzo, è stato lo stile di scrittura: nei dialoghi non ci sono né trattini né virgolette, ma le frasi sono tutte unite, come se quello che leggiamo in realtà sia un vero e proprio reportage. Poi ci si accorge che l'autore non ci da mai il nome dei protagonisti, ma li indica come "la moglie del medico", "il vecchio con la benda", "il ladro", ecc. Proseguendo nella lettura veniamo catapultati in una storia davvero apocalittica, dove pian piano tutte le persone diventano cieche. Inizialmente il Governo crede che saranno solo alcuni che sono stati contagiati così da decidere di rinchiuderli in quarantena in un ex manicomio della città. Ma si sbaglia, perché tutti diventeranno ciechi. Tutti, tranne la moglie dell'oculista: ecco, è proprio lei, secondo me, la vera protagonista del surreale romanzo di Saramago: la moglie che, nonostante la preziosa vista, decide volontariamente di seguire il marito e lì, dentro quella terribile esperienza e convivenza che sarà il manicomio, incarnerà tenacemente la speranza. Nel manicomio si presenterà un vero e proprio quadro dell'umanità: il problema del cibo, dell'igiene, le lotte fra ciechi, che porteranno alla creazione di un gruppetto che, appropriandosi dei generi alimentari, richiede in cambio le donne per abusarne... In questo romanzo ci vengono presentate in maniera cruda e senza filtri tutti i pregi e i difetti umani: dalla solidarietà della prima camerata, alla cattiveria dei pochi ciechi che si appropriano ingiustamente delle razioni di cibo, ai militari che uccidono i ciechi per paura di essere contagiati. Quando i nostri protagonisti della prima camerata scapperranno dopo l'incendio del manicomio, cercano di sopravvivere spostandosi in città: e anche qui troveranno una situazione ancora più surreale: ciechi che vagano senza metà, morti che vengono divorati dai cani rognosi, supermercati invasi... Saramago è riuscito, in questo romanzo, a metterci davanti agli occhi (scusate il gioco di parole) le reazioni e le scelte che l'umanità potrebbe prendere e assumere in casi disperati, soprattutto quando si muore di fame... Alla fine, anche l'omicidio che compie la moglie del medico verso il capo dei ciechi malvagi, in un certo senso, ha una sua moralità: se non l'avesse ucciso, sarebbero morti tutti di fame nel manicomio! E questa parte dell'omicidio fa molto riflettere: infatti ci fa chiedere quando e se è giusto uccidere per una buona causa?

    said on 

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