Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Equatore

Di

Editore: Cavallo di Ferro

3.9
(239)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 492 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Francese

Isbn-10: 8879070045 | Isbn-13: 9788879070041 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Clelia Bettini

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

Ti piace Equatore?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Luis Bernardo Valeça ha 37 anni, è scapolo, è affascinante, ricco e conduceuna vita invidiabile nell'alta società di una Lisbona dei primi anni del '900.Ma la sua vita verrà completamente rivoluzionata quando l'ultimo re delPortogallo, Don Carlos, gli chiederà di accettare il difficile incarico digovernatore nelle isole di San Tomé e Principe. La sua missione sarà quella diconfutare l'accusa degli inglesi che vogliono mostrare al mondo un Portogalloancora retrogrado e schiavista. Contrapposto a Mr. David Jameson, il consoledel governo inglese, Valença viene travolto da una devastante e tormentatapassione d'amore proprio per la giovane, bellissima e pericolosa moglie delsuo rivale politico ma anche amico nell'esilio coloniale.
Ordina per
  • 3

    Il mese scorso sono stato a trovare i miei in un piccolo centro della costa versiliese. Una sera stavo bighellonando per la passeggiata attendendo l'ora giusta per andarmene a letto. Dopo aver consumato un gelato e aver percorso lo stesso tratto di strada un paio di volte, ho fatto una delle cose ...continua

    Il mese scorso sono stato a trovare i miei in un piccolo centro della costa versiliese. Una sera stavo bighellonando per la passeggiata attendendo l'ora giusta per andarmene a letto. Dopo aver consumato un gelato e aver percorso lo stesso tratto di strada un paio di volte, ho fatto una delle cose che più mi piace fare per rilassarmi e perdere tempo: entrare in una libreria. Così mi sono messo a girellare per il negozio di libri dando un'occhiata in giro. Il posto, che conoscevo benissimo, era piuttosto piccolo, ma pieno zeppo di volumi tutti ben allineati, divisi per casa editrice con le belle copertine colorate che facevano mostra di sé da una parte e dall'altra, certo per ottimizzare gli spazi, alcuni tomi erano stipati in basso, qualcuno anche pigiato da una parte ed altri invece ficcati in alto, ma quell'abbondanza era piacevole da vedere e anche sorprendente, tenendo conto del fatto che essa è giustificabile in quel luogo di mare, solo per due/tre mesi l'anno. E così ho pensato che quella dedizione ai libri fosse encomiabile, che fosse, in piccolo, un atto d'amore nei confronti dei libri oltre che uno sforzo concreto a favore della “cultura”, senza voler enfatizzare troppo il termine. Allora ho pensato che fosse giusto da parte mia premiare quella dedizione, quella passione. Perché, fra qualche anno, quando quella libreria sarà spazzata via dagli ebook e da amazon, quella cittadina balneare si perderà qualcosa di importante, di significativo ed anche io, a livello puramente egoistico, quando quel posto sarà sostituito da un'altra pizzoteca o da l'ennesimo tropical alternative lounge pub, mi sentirò defraudato. Così ho deciso che, nonostante mi fossi portato ben due libri da leggere per trascorrere quella settimana vacanziera, fosse giusto che comprassi qualcosa. Quindi ho preso il primo romanzo che avevo sotto mano, ho pagato e sono uscito.
    §Equatore§ narra la storia di Luis Bernardo Valença, un agiato giovanotto portoghese che viene spedito dal Re Don Carlos a fare il Governatore delle piccole colonie equatoriali di S. Tomè e Principe, nelle quali la schiavitù e lo sfruttamento della manodopera nera, importata dall'Africa, sono ancora fortemente praticati. Compito di Luis Bernardo infatti è quello di convincere il console inglese David Jameson, che tale schiavitù in realtà non sussiste. Il romanzo ha una struttura classica con l'eroe osteggiato da varie avversità, la storia d'amore annessa e l'epilogo d'impatto. A mio parere l'opera di Miguel Sousa Tavares ha vari pregi: un'ambientazione suggestiva ed esotica, la volontà di voler trattare un tema tutto non facile e delicato come il passato coloniale ( e quello schiavistico ) del Portogallo, alcuni ottimi passaggi e descrizioni e una storia, fatti salvi certi momenti un po' ripetitivi e di stanca, che sta in piedi sino alla fine. Non mancano, sempre a mio parere, però gli aspetti criticabili fra i quali la caratterizzazione dei personaggi che risentono di una certa standardizzazione monodimensionale. Luis Bernardo infatti ci appare come un uomo dalla mentalità di fine XX secolo piuttosto che uno di inizio 900 e il suo charme da tombeur de femmes quasi “mitico”; il suo amico- avversario Jameson è un contraltare di Valença fin troppa smaccato; ed infine, le donne del romanzo che ci appaiono tutte uguali: o brutte, vecchie ed insignificanti o tutte belle – con le stesse caratteristiche volto angelico e meraviglioso, seno procace e riccioli ribelli sulla fronte – passionali, amanti consumate e tutte un pochino, irrimediabilmente, troie.
    Ad ogni modo, §Equatore§, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta una rilassante e godibile lettura estiva ( proprio nell'anno in cui l'estate non si è mai vista...)

    ha scritto il 

  • 4

    Prima parte un po' più pesante ma "propedeutica" per spiegarne poi la seconda che è sicuramente più interessante e viva.
    Buon romanzo..letto per entrare nel clima della vacanza in Portogallo non mi ha deluso.

    ha scritto il 

  • 4

    Luis Bernardo, caro,
    tu sai che se non fosse stato per la Nela San non ci saremmo mai incrociati, vero?
    Nonostante l’attrazione per il mondo lusofono, nonostante la fascinazione per quelle terre d’Africa che a volte ritorna… Nonostante tutto ciò, il nostro è stato un incontro combina ...continua

    Luis Bernardo, caro,
    tu sai che se non fosse stato per la Nela San non ci saremmo mai incrociati, vero?
    Nonostante l’attrazione per il mondo lusofono, nonostante la fascinazione per quelle terre d’Africa che a volte ritorna… Nonostante tutto ciò, il nostro è stato un incontro combinato; una di quelle situazioni imbarazzanti in cui mi faceva cadere qualcuno dei miei amici quando ero ancora una zitella spensierata: “Ah, forse stasera viene anche Tizio. Un ragazzo simpatico; vedrai, vi troverete bene insieme”. La Nela San ha parlato a lungo di Portogallo e da língua portuguesa, poi mi ha trascinato in libreria e mi ha piazzato questa storia tra le mani. “Secondo me potrebbe piacerti”. Come avrei potuto voltar le spalle e guardare altrove?
    Scetticismo iniziale. La prima volta che ti ho ascoltato mi sei sembrato persino antipatico. Sì, insomma, il tipico radical chic lisbonese d’inizio Novecento. È facile fare il progressista dalle idee liberali quando provieni da una famiglia borghese, hai ereditato una discreta attività commerciale senza dover muovere un dito, ti sei diligentemente laureato in giurisprudenza, frequenti i club più in voga di Lisboa e scribacchi le tue opinioni sui quotidiani portoghesi. Come se non bastasse, seduci donne a destra e manca, preferibilmente maritate; sei giovane, elegante, sexy… e sai di esserlo. Un uomo da cui tenersi ben alla larga. Però ti facevo più furbo. Ma dimmi, quando sei partito alla volta di São Tomé, novello governatore per caso, pensavi davvero che la schiavitù fosse morta e sepolta nell’Ottocento? Dico, come potevano quattro proprietari bianchi trasformare due sputi di isolette perse sulla linea equatoriale nel primo produttore di cacao nel mondo? Non verrai mica a raccontarmi che, prima di accettare l’incarico di governatore laggiù, pensassi davvero che nelle piantagioni di Säo Tomé e Príncipe avresti trovato lavoratori angolani trattati in modo umano dai padroni bianchi; lavoratori abbondantemente nutriti, ben salariati e liberi di dare le dimissioni in qualsiasi momento? Suvvia!...Il re Carlo di Portogallo (anzi, il suo consigliere), ti ha creduto l’uomo giusto al momento giusto; colto, energico, lontano dalla vecchia aristocrazia; ma chiedeva che tu realizzassi un’impresa impossibile: mantenere inalterati i privilegi dei coloni bianchi in terra nera, fingere di non vedere le disumane condizioni di lavoro nelle piantagioni e inventarsi, non so bene cosa, per nasconderle al mondo intero, pubblicizzando invece le magnifiche sorti e progressive realizzate dal Portogallo nelle proprie colonie.
    Ho cominciato a provare simpatia per te solo dopo il tuo arrivo a São Tomé. Un po’ presuntuoso ma dal volto umano. Ci credevi davvero alla storia dell’uguaglianza tra bianchi e negri, ci credevi davvero ai diritti dei lavoratori e alla necessità di difendere i deboli. Peccato ti sia fatto irretire da quella puttanella inglese, come disse la saggia Maria Augusta!
    Ann mi è stata antipatica dal primo momento. Un’antipatia a pelle. No, non parlo per gelosia: quando incontro una donna veramente bella, un corpo statuario, elegante, un volto perfetto, lo riconosco. Bella era bella ma qualche dubbio sulla sua onestà, sulla sua trasparenza ti sarebbe dovuto sorgere. “Ho promesso di restare al fianco di mio marito”; sì, vabbè, ma poi faccio quello che voglio e lui ne è consapevole. Tu, Luis Bernardo, non sei nato nella Roma di fine Novecento, altrimenti l’avresti liquidata con un “Ti piace vincere facile!”
    Comunque sia, hai preferito lei a noi tutte. E noi abbiamo continuato a seguirti con apprensione. Confesso che ho letto la tua ultima lettera con il magone. Mi aspettavano in pista per l’allenamento infrasettimanale ed io lì che non riuscivo a staccarmi dalle tue parole.
    Mi hai raccontato un mondo che non conoscevo, hai cambiato la mia opinione sul colonialismo portoghese (ingenuamente ho sempre pensato fosse stato più blando rispetto alle nefandezze delle altre potenze) e mi è venuta una certa curiosità sul mondo sommerso del cacao. Casualmente ho già in libreria “Cacao” di Jorge Amado, che a questo punto dovrò leggere.
    Mi hai guardato distrattamente, perso come eri per la tua Ann. Non preoccuparti, non me la son presa. Non sei stato il mio grande amore, non sei stato la mia occasione mancata. Però ti ho voluto un po’ di bene.
    Ciao Luis.

    http://librinvaligia.blogspot.it/2014/05/equatore-miguel-sousa-tavares.html

    ha scritto il 

  • 4

    Tre stelle, quasi quattro

    L'ho letto tutto d'un fiato, e non mi sono annoiata. Bell'ambientazione, interessanti le implicazioni politiche ed economiche della vicenda, ambientata nel primi anni del Novecento in due piccole isole, S. Tomè e Principe, colonie portoghesi.
    Ho qualche remora invece riguardo alla disparità ...continua

    L'ho letto tutto d'un fiato, e non mi sono annoiata. Bell'ambientazione, interessanti le implicazioni politiche ed economiche della vicenda, ambientata nel primi anni del Novecento in due piccole isole, S. Tomè e Principe, colonie portoghesi.
    Ho qualche remora invece riguardo alla disparità di analisi psicologica tra i due personaggi maschili - descritti magistralmente, sia sul piano personale che pubblico - e il personaggio femminile, stereotipato e abbastanza incomprensibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Avevo questo romanzo nella mia libreria da non so più quanto tempo, ma non so perché non era mai il momento giusto per leggerlo. Questa storia parte un po' in sordina, prospettando l'ennesina descrizione della vita dissoluta e viziata del protagonista appartenente ad un certo ceto all'inizio del ...continua

    Avevo questo romanzo nella mia libreria da non so più quanto tempo, ma non so perché non era mai il momento giusto per leggerlo. Questa storia parte un po' in sordina, prospettando l'ennesina descrizione della vita dissoluta e viziata del protagonista appartenente ad un certo ceto all'inizio del XX secolo. La sorpresa, nel trovarmi di fronte ad uno dei più bei libri che abbia mai letto, è stata grande! L'evoluzione del personaggio è notevole. Si lascia alle spalle menefreghismo e dubbia moralità per ritrovarsi catapultato nella realtà dello sfruttamento e della schiavitù in veste di console in un dominio africano, all'equatore, assegnatogli dal sovrano portoghese. Il mutamento del suo agire, poiché il suo pensiero profondamente etico era solo celato dal suo atteggiamento, è così radicale che ci si trova di fronte ad un personaggio nuovo. Sarà però l'amore inaspettato, folle e clandestino che lo condurrà ad una fine non proprio scontata. Bellissimo, da leggere e ricordare.

    ha scritto il 

  • 4

    Ambientazione affascinante per questo romanzo, che parte dalla Lisbona di inizio '900, per spostarsi poi all'equatore - appunto - sulle isole di S. Tomè e Principe, colonie portoghesi produttrici di cacao attraverso manodopera angolana.
    Ma siamo di fronte a "lavoratori" o a "schiavi"? Di qu ...continua

    Ambientazione affascinante per questo romanzo, che parte dalla Lisbona di inizio '900, per spostarsi poi all'equatore - appunto - sulle isole di S. Tomè e Principe, colonie portoghesi produttrici di cacao attraverso manodopera angolana.
    Ma siamo di fronte a "lavoratori" o a "schiavi"? Di questo si deve occupare il nuovo governatore dell'isola, Luis Bernardo, durante il suo incarico.
    Non mi ha annoiata mai. Mi è piaciuto il tema, i personaggi, le immagini evocate.

    ha scritto il 

  • 4

    proprio interessante

    ce l'avevo da un po' di tempo, ma non l'avevo letto. e invece è proprio un gran bel libro, di tipo molto tradizionale, il romanzo-romazo. però ben scritto, esotico, suggestivo. Una gran bella lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Letture siciliane/1

    Spettacolare descrizione del colonialismo portoghese del primo '900, delle piantagioni di cacao e caffè, dello schiavismo, del caldo umido e soffocante dei tropici, della solitudine.
    Peccato per la storia d'amore, banale, e per il finale, affrettatatamente deprimente, perchè altrimenti avr ...continua

    Spettacolare descrizione del colonialismo portoghese del primo '900, delle piantagioni di cacao e caffè, dello schiavismo, del caldo umido e soffocante dei tropici, della solitudine.
    Peccato per la storia d'amore, banale, e per il finale, affrettatatamente deprimente, perchè altrimenti avrei trovato il romanzo assolutamente perfetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Pur essendo l’intreccio, tutto sommato, prevedibile, le atmosfere sono talmente suggestive e a tratti così affascinanti che sembra quasi di vivere e respirare l’aria delle due isole di Sao Tomè e Principe, sudare con i protagonisti, essere presi dalla malinconia o soffrire la solitudine come la ...continua

    Pur essendo l’intreccio, tutto sommato, prevedibile, le atmosfere sono talmente suggestive e a tratti così affascinanti che sembra quasi di vivere e respirare l’aria delle due isole di Sao Tomè e Principe, sudare con i protagonisti, essere presi dalla malinconia o soffrire la solitudine come la soffre Luis Bernardo oppure vivere quella sua storia d’amore passionale e dolorosa. Quello che spicca in modo particolare è proprio il “dolore”, il dolore non tanto di chi ama un amore proibito, ma di chi si illude di cambiare un mondo immodificabile, di chi si trova solo, di chi si ammazza di lavoro, di chi non può assaporare la libertà! Tutto l’ambiente trasuda questa difficoltà, anche la foresta selvaggia, che bisogna aprire col machete con il pericolo nascosto del serpente nero dal morso micidiale. Infatti alla pari con i personaggi umani sono protagonisti sia l’ambiente geografico che quello storico. Molto interessante e perfetta è la ricostruzione storica, dentro alla quale spicca la critica all’ipocrisia non solo della società portoghese ma di tutta quella europea che chiude gli occhi sullo sfruttamento degli schiavi per coprire interessi coloniali pubblici e privati. I personaggi, poi, anche quelli pubblici, sono delineati a tutto tondo, ognuno con la propria individualità e non riconducibile a nessuno stereotipo, però in quasi tutti personaggi si notano una certa malinconia e una tristezza tipicamente portoghesi,Queste caratteristiche, però, unite ad una forte sofferenza della solitudine rafforzano in Luis, il protagonista, la determinazione a perseguire i propri ideali e i propri sogni. Lui, un “dandy” all’inizio, un uomo cui non manca nulla, affascinante, colto e molto raffinato rivela con il passare del tempo un notevole spessore morale, che all’inizio non gli avremmo attribuito facilmente. Ebbene lui non cederà a compromessi o ricatti né verrà meno alle sue convinzioni, anche a costo di mettere in pericolo la propria vita. Bella l’immagine delle sue lunghe e solitarie serate sulla veranda ad ascoltare musica, a percepire il profumo dei fiori ma anche del cacao e del caffè,<< a mescolare il suo triste “fado” dell’anima >> con la melodia altrettanto triste e struggente dei negri che consumano la loro misera esistenza di schiavi nei campi.

    ha scritto il