Era di maggio

Di

Editore: Sellerio (La memoria; 1008)

3.8
(961)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: eBook

Isbn-10: 8838934193 | Isbn-13: 9788838934193 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
'Era di maggio' prende il via tre giorni dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, Non è stagione. Perché l’indagine che lì si era aperta non si è ancora conclusa. C’è poi il fatto più grave, l’assassinio di Adele, una cara amica del vicequestore, uccisa da un killer mentre dormiva nel letto di Rocco. Costretto a scavare nel proprio passato il vicequestore cercherà di chiudere il cerchio una volta per tutte.
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  • 4

    Scritto molto bene. Ci ho provato ma confesso che non ho appunti da fare alla trama: avvincente e ben tessuta anche laddove i risvolti quasi si indovinano. Qualche luogo comune c'è: dal fascino eserci ...continua

    Scritto molto bene. Ci ho provato ma confesso che non ho appunti da fare alla trama: avvincente e ben tessuta anche laddove i risvolti quasi si indovinano. Qualche luogo comune c'è: dal fascino esercitato dalla brava ragazza con trauma alle spalle che in amor pertanto fugge alle descrizioni di Roma magari un pò troppo abusate. Però Manzini sa far ridere e di gusto.

    ha scritto il 

  • 3

    (Ar)Rocco - 02 lug 17

    Posso dire l’avevo detto? Manzini ha una bella scrittura da sceneggiatore, che accompagna gradevolmente la lettura. Rocco Schiavone è un bel personaggio costruito sulla base di tanti investigatori del ...continua

    Posso dire l’avevo detto? Manzini ha una bella scrittura da sceneggiatore, che accompagna gradevolmente la lettura. Rocco Schiavone è un bel personaggio costruito sulla base di tanti investigatori della letteratura gialla, ma con delle belle caratteristiche: ha una certa frequentazione con gli ambienti “al limite”, ha rispetto per la giustizia ma insofferenza per le istituzioni, fuma spinelli, vive ed elabora nel corso del tempo il grande dolore dell’uccisione della moglie Marina. Tuttavia, dopo tre prove lunghe di buona resa (nonché una serie di racconti sparsi tra le varie pieghe dei gialli Sellerio), la storia si sta incartando. Che questa infatti sembra la seconda parte del libro da poco tramato. Dove avevo evidenziato come non tutti i nodi erano venuti al pettine. È vero, Schiavone ed i suoi avevano sventato una pesante infiltrazione mafiosa negli appalti e nella vita pubblica aostana. Ma non tutti i ruoli della vicenda erano stati chiariti. Inoltre, c’è l’uccisione di Adele, che muore al posto di Rocco quando lui decide di passare la notte da Anna. Allora, in questo maggio che continua il non-maggio precedente (ricordo che il precedente episodio era intitolato “Non è stagione”, laddove, pur essendo in maggio nelle Valle continua a piovere ed a volte a nevicare) si riprendono e si approfondiscono le vicende gialle, inserendo di contorno gli andamenti privati e pubblici della vita di Rocco e dei suoi comprimari. Intanto Italo e Caterina stanno attraversando una crisi che sembra irreversibile: troppo mirato a costruirsi una famiglia lui, troppo (ma non è vero, giustamente) indipendente lei. Poi, i sodali romani, insieme o a gruppi continuano le indagini sulla morte di Adele. Mentre le vicende gialle prendono le mosse dall’uccisione in carcere del Mimmo mafioso calabrese, longa manus del rapimento del libro precedente, nonché collegamento tra gruppi vari ed il don, tal Carlo Cutrì, misteriosamente introvabile. Rocco viene divelto dai suoi ozi forzati (e dalle sue pippe su tutte le sue morti) ed inizia l’indagine carceriera. Aiutato da una felice intuizione del patologo Fumagalli, che scopre una strana sostanza nel corpo del morto. Strana e volatile, ma di cui comincia a seguire le tracce. Anna cerca di riacchiappare Rocco, portandolo ad una grande festa, con tutti i maggiorenti aostani. Con la famiglia Turrini (i genitori di Max, fidanzato di Chiara la rapita) in testa, con l’architetto Grange in carriera, con la conturbante Amalia, con lo stalliere tuttofare, con il terrorista nero riciclatosi in vinaiolo. Il riacchiappo non riesce, ma Rocco comincia ad avere delle intuizioni. Che approfondisce studiano i video della sorveglianza per l’uccisione del Mimmo. Da cui intuisce molto, soprattutto il ruolo di una guardia carceraria, con lo stesso cognome della bella Amalia. Saltando di palo in frasca, approfittando di una cena cui partecipano il terrorista, Amalia e lo stalliere, di un abboccamento lettesco con la stessa Amalia, nonché di una visita alla povera Chiara e del regalo che lei gli fa di alcune carte segrete trafugate dal giovane Max, Rocco stringe tutti i legami del secondo giro mafioso. Papà Turrini mette nome e cognome in molte società che vincono appalti soprattutto perché i concorrenti, in necessità di soldi, chiedono aiuto alla moglie direttrice di banca. Che li dirotta alle cosche mafiose del Cutrì. Che si scopre essere proprio lo stalliere (ricordo un po’ troppo Arcore…). Ma se il giro viene debellato, perché muore Mimmo, quasi ultima ruota del carro? Perché il padre di Chiara viene visto in compagnia della bella Amelia? Perché Amelia frequenta Cutrì? Perché il veleno scoperto da Fumagalli è comunemente usato in veterinaria? Tante domande cui questa volta Rocco e i suoi (fratelli?) questori danno una risposta definitiva. Rimangono le indagini sulla morte di Adele, che noi sappiamo già chi è stato. Ma ci rimangono ancora zone d’ombra. Alla fine, approfittando sia del definitivo lasciarsi con Anna, sia di un incontro ravvicinato con la bella Caterina (ahi, ahi, ahi, ispettrice…), sia del cambio di casa, veniamo a sapere che: tali Cristiano guidava la macchina dove stava Lucio che, per motivi questi si ignoti, sparò 6 anni prima a Rocco (che si salva), uccidendo però la moglie. Lucio che, data la risposta al fuoco di Rocco muore. Cristiano fa due anni di carcere, poi ripara nelle Marche. Dove viene ritrovato da Enzo, il fratello di Lucio, evaso dal carcere. E sarà proprio Enzo a sparare a quello che credeva Rocco invece era Adele. Questo è l’ultimo tassello che rimane aperto. E credo che sarà chiuso dal successivo libro di Rocco, non a caso intitolato “7-7-2007”, data della morte di Marina (nonché trentesimo anniversario del mio anno da autiere, nel 7° - 77). Che intanto e fortunatamente per i miei umori, entra meno nella storia di oggi, e sembra voler definitivamente uscire da quella di Rocco. Che si spera abbai elaborato il lutto. Che si fa anche il tifo perché vado più spesso a letto con la bella Caterina. Ma di questo ne sapremo meglio in futuro. Il fatto è che questi seriali reiterati, che non chiudono le parentesi durante quasi 400 pagine cominciano a stufarmi un po’. Ripeto, bellino, ben scritto, personaggi simpatici. Ma ci si aspetta un po’ di più, dall’autore e dal vicequestore Schiavone.

    ha scritto il 

  • 5

    «Lo sai dove sto io adesso?».
    «Speravo che fossi annato a trova’ tu moje all’alberi pizzuti. E invece te vedo ancora bello pimpante in giro a rompe li cojoni».
    «Ti dispiace?».
    «Parecchio, bello mio. P ...continua

    «Lo sai dove sto io adesso?».
    «Speravo che fossi annato a trova’ tu moje all’alberi pizzuti. E invece te vedo ancora bello pimpante in giro a rompe li cojoni».
    «Ti dispiace?».
    «Parecchio, bello mio. Parecchio».

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Malinconico

    E' il più malinconico, più un viaggio introspettivo che un giallo. Restano questioni in sospeso, manzini ha preso il ritmo della serie tv... Resta piacevole, ma rispetto al resto questo capitolo la na ...continua

    E' il più malinconico, più un viaggio introspettivo che un giallo. Restano questioni in sospeso, manzini ha preso il ritmo della serie tv... Resta piacevole, ma rispetto al resto questo capitolo la narrazione non è ugualmente efficace.

    ha scritto il 

  • 3

    Interlocutorio

    Ad Aosta Adele, la fidanzata di Sebastiano, amico romano del vicequestore Rocco Schiavone, è uccisa con otto colpi di pistola. L’omicidio è avvenuto proprio in casa di Rocco, che la ospitava. Era lui ...continua

    Ad Aosta Adele, la fidanzata di Sebastiano, amico romano del vicequestore Rocco Schiavone, è uccisa con otto colpi di pistola. L’omicidio è avvenuto proprio in casa di Rocco, che la ospitava. Era lui il bersaglio dell’assassino, certo x una vendetta a lungo covata. In carriera Rocco ha arrestato molti criminali, e ora deve scoprire il responsabile, x la propria sicurezza e x punire il colpevole. Deve anche occuparsi di un altro caso: Mimmo Cuntera, esponente della ‘ndrangheta arrestato x il sequestro di Chiara Berguet, figlia di un industriale, e prestiti a usura, è stato ucciso in carcere. Le indagini porteranno a un ambiente di corruzione, dove jet set, politica e malavita organizzata incrociano i loro interessi. E’ forse questo il libro meno riuscito della serie su Rocco Schiavone, una sorta di collegamento fra il precedente “Non è stagione”, in cui Manzini racconta il sequestro di Chiara, e il successivo “7-7-2007”, in cui finalmente svela l’antefatto romano che tanto angoscia il poliziotto. Anche qui, la storia rimane in sospeso, per offrire un aggancio alla prossima puntata. E’ una scelta discutibile, anche se certamente proficua dal punto di vista commerciale. La vicenda gialla è poco avvincente, con qualche punto debole anche nella trama, la suspense è scarsa, e l’intreccio tra malavita, politica e finanza è scontato. Rocco è un poliziotto scorretto, e non solo perché è arrogante, violento, disonesto, ma perché ha un personale senso della giustizia: ammette la vendetta fai da te per sé e per i suoi amici ma condanna e persegue altri, che pure possono avere le stesse motivazioni. L’avversione x la borghesia agiata sconfina nel classismo. Non amo i gialli in cui la vita privata dell’investigatore diventa preponderante rispetto alla vicenda poliziesca, e questa è più la storia di un uomo oppresso da sensi di colpa e legato a un oscuro passato che la descrizione di un’indagine. Lo stile è sempre scorrevole e la lettura piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Giallini sta a Schiavone come Zingaretti sta a Montalbano. Non è più possibile leggere un giallo di Manzini senza evocare i modi rudi dell'attore romano, perfetto. Qui Schiavone mischia come al solito ...continua

    Giallini sta a Schiavone come Zingaretti sta a Montalbano. Non è più possibile leggere un giallo di Manzini senza evocare i modi rudi dell'attore romano, perfetto. Qui Schiavone mischia come al solito ruvidezza, insofferenza e delicatezza. Uno strano personaggio, sbirro atipico: chi va con lo zoppo..... Ma le sue vicende sono sempre accompagnate di uno strato di umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Era di Maggio

    Imperterrito, continuo a seguire le vicende del vicequestore più bizzarro, irascibile, scontroso, insofferente ma anche impregnato da un profondo senso di giustizia che trascende anche il rispetto di ...continua

    Imperterrito, continuo a seguire le vicende del vicequestore più bizzarro, irascibile, scontroso, insofferente ma anche impregnato da un profondo senso di giustizia che trascende anche il rispetto di certe regole sia morali che giuridiche.
    Lo dimostra probabilmente anche il fatto che quando porta a termine un'indagine e dovrebbe sentirsi non dico felice (cosa che non rientra nei suoi stati d'animo, vivendo ancora la perdita della moglie in modo molto "fisico") ma per lo meno soddisfatto, invece è pervaso da un senso che egli stesso definisce "schifo", per doversi sempre invischiare in situazioni che lo portano a contatto con individui della peggior specie.

    ha scritto il 

  • 5

    Che io adori Rocco Schiavone oramai non è più un mistero. Adoro il suo modo così ruvido di fare, adoro la sua scorrettezza, ma adoro anche il suo cuore buono sotto quella scorza così dura e tagliente ...continua

    Che io adori Rocco Schiavone oramai non è più un mistero. Adoro il suo modo così ruvido di fare, adoro la sua scorrettezza, ma adoro anche il suo cuore buono sotto quella scorza così dura e tagliente. Questo romanzo, però, continuazione immediata del precedente, senza soluzione di continuità come se fosse lo stesso romanzo, è meno straziante dei precedenti. Qui si da spazio a due indagini parallele, l'indagine sull'indrina da un lato e sul tentato omicidio di Rocco, dall'altro. Ma il dolore, stavolta, è lasciato tutto nella mani e nel cuore di Seba e Rocco si defila, lasciando libero sfogo all'amico.
    Fino quasi alla fine, quando finalmente Rocco si lascia andare e racconta della morte di Marina. Finalmente si capisce come sia avvenuta la morte di Marina e perchè se ne senta così tanto responsabile.
    Ho pianto con lui mentre raccontava, ma forse Marina stavolta è andata via davvero, forse stavolta Rocco l'ha lasciata andare, pronto, forse a ricominciare a vivere.
    La lettura di Manzini, come al solito, è veloce, leggera, anche se il racconto non lo è affatto, ma il linguaggio incatena e non permette al lettore di distaccarsi fino alla fine. Fine che in verità ancora non c'è.
    Leggerò l'ultimo romanzo della serie (per il momento) pensando già che Rocco mi mancherà da morire.
    Ah, il nuovo personaggio, la cucciolotta Lupa, ha preso il mio cuore esattamente come il suo padrone.

    ha scritto il 

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