Erase Una Vez El Amor Pero Tuve Que Matarlo

Musica de Sex Pistols y NIRVana

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Publisher: Destino Ediciones

3.6
(1934)

Language: Español | Number of Pages: 228 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 8423336603 | Isbn-13: 9788423336609 | Publish date: 

Also available as: Softcover and Stapled , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Music

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Book Description
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  • 3

    Comprato un giorno d’estate nel quale non avevo voglia di pensare, mi è piaciuto subito, già alla vista e al successivo contatto fisico: una copertina rossa fuoco, un disegno, di autore a me totalmen ...continue

    Comprato un giorno d’estate nel quale non avevo voglia di pensare, mi è piaciuto subito, già alla vista e al successivo contatto fisico: una copertina rossa fuoco, un disegno, di autore a me totalmente sconosciuto, raffigurante una donna in atto di danzare (pare a me…), con una specie di sfregio che le copre il viso, a mo’ di lacrima di carta, che mi ha ricordato certe opere di Mimmo Rotella, o forse, meglio, qualche manifesto pubblicitario “vicino” a Majakovskij; e poi il titolo, per me bellissimo: “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo”, di Efraim Medina Reyes.
    Ma era stato l’incipit, letto di sfuggita tra i vari post che si susseguono sul web come onde infinite in un mare di link, a catalizzare la mia attenzione e a portarmi dritta dritta in libreria:

    “Mi chiamano Rep – diminutivo di reptil, cioè rettile – da quando riesco a ricordare. Sono alto un metro e ottantatré e peso ottantuno chili (come i cowboy di Marcial Lafuente Estefanìa), estefania ho gli occhi neri e infossati che paiono due canne di fucile pronte a sparare, la bocca sensuale e una verga di 25 centimetri nei giorni più caldi. Non sono un eiaculatore precoce e non mi puzza l’alito, amo tagliarmi le unghie fino a farle sanguinare, ho tracce di acne sulla faccia e sul culo, denti forti e un odore personale seducente. Sono il tipo giusto per l’energica e indimenticabile ripassata che è il sogno di ogni donna. Anche nel bere mi distinguo. Non so ballare né cantare, ma se quelli che sono capaci sapessero farlo come me sarebbero il top. I miei amici mi chiamano la verga ferita, i miei nemici pallone gonfiato. Sia il nomignolo A sia il nomignolo B sono azzeccati, anche se potete immaginare quale preferisco. Sono eterosessuale e possiedo un’intelligenza feroce. Ho avuto ferite d’arma da fuoco, da taglio e da oggetti non identificati. Non ho mai ammazzato nessuno ma ho portato più d’uno sull’orlo della morte fisica o spirituale. Meglio non farmi incazzare. Ho il cuore acuminato come le schegge di un’esplosione. Non mi piace la gente lagnosa né le madri che picchiano i figli. Esista una bella donna di nome Nilda che mi piace un casino “.

    Chi non vorrebbe conoscere cosa capita, ad un tizio così?
    Al tizio capita che è stato mollato da “una certa ragazza” , e inizia per lui il processo che lo porta alla rassegnazione della perdita: questa è la storia, non c’è altro da cercare…una trama modesta e deboluccia, se si deve trovare , per forza, un primo difetto.

    “La storia di una certa ragazza – (non sappiamo quale sia il suo nome, per noi sarà sempre “una certa ragazza”, se ho letto con attenzione) – “mi fa ancora male, non trovo quello che cerco e quello che cerco ormai non può più essere lei, lei mi ha mandato a vedere se il gallo aveva fatto l’uovo e quando sono tornato e le ho detto di si mi ha mandato a quel paese e mi ha detto di non farmi più vedere. Per un po’ ci ho provato, ma sai bene che quando l’amore si spegne è più freddo della morte. Il problema è che le due parti in causa non si spengono contemporaneamente e quando sei la parte ancora accesa preferiresti essere morto”.

    “Io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio”

    Rep è un sognatore: “Vivo tra il sogno e la realtà, sogno che sono Big Rep, una star del cinema e dell’arte, che vivo a New York e concedo un migliaio di interviste al giorno, che ho un domestico filippino e una villa di cinquantasette stanze, che le donne fanno la fila per me, che faccio quello che mi pare e dico quello che penso. Sogno che sono amico intimo di Sean Penn, Wim Wenders e Monica Huppert. Sogno che gioco nel Barça, in attacco, che faccio coppia con Romario, che sono più bravo di lui. Sogno che una certa ragazza non se ne è andata, che posso vederla quando voglio, che non si è sposata con un pidocchio, che il tempo non è passato, che non ho venti e rotti anni e le mani vuote, che lei è lì, al solito posto (…) Sogno che non sono io”.
    Rep ama scrivere e ha velleitarie ambizioni cinematografiche, con sceneggiature abbastanza comuni, come questa:
    “Due pistoleri si incontrano in un saloon del Montana e fanno amicizia: parlano, bevono whisky, giocano a poker (…) Tutto fila liscio come l’olio tra i pistoleri finché una bionda (…) si mette in mezzo….Alla fine si sfidano a duello (in una strada solitaria. E’ sottinteso che i cavalli sono legati all’altro estremo della strada, quello che non viene inquadrato): fondamentale (chi è amante dei Beatles ,come me, non può fare a meno di canticchiare Rocky Racoon, mentre legge queste righe, è impossibile non farlo);
    o abbastanza improbabili, come quest’altra:
    “La prima cosa che decisi del nuovo film fu il titolo: La morte di Socrate. Perché Socrate? Perché anche se era brutto e povero era integro. Era riuscito ad essere un duro con il potere della mente. Socrate era come il Pibe Valderrama, era un uomo tutto d’un pezzo. Dato che Socrate era – secondo me- l’inventore dell’intervista, mi venne in mente di scrivere la sceneggiatura sotto forma di intervista. (…) La storia era semplice….Parlava di un tizio chiamato Big Rep che grazie al suo talento se ne era andato da Città Immobile e viveva a New York dove era considerato una delle pietre miliari dell’arte contemporanea (…) Divisi la sceneggiatura in due parti: la prima era un’intervista che Big Rep concedeva a una rivista di scarsa diffusione: L’intervista era condotta da una coppia di ragazzi. A Big Rep piace la ragazza (bionda e molto bella) e la seduce. La seconda parte è la storia di tale seduzione.”

    Rep ascolta molta musica, si identifica con i suoi miti musicali e umani, allo stesso tempo: le pagine su Sid Vicius e Nancy Spungen, le pagine poetiche, soprattutto, che dedica a Kurt Cobain, sono tra le più belle del libro, a mio modestissimo avviso.

    Si butta in decine di storie, come per trovare un balsamo che gli garantisca un poco di sollievo , un po’ di equilibrio…ma “una certa ragazza” ritorna, sempre, in testa…a volte con rimpianto, a volte con amore, altre con frustrazione e con rabbia (cito ora un periodo che, forse, a qualcuno potrebbe apparire troppo volgare e fuori contesto, mi scuso se disturberà…ma chi, una volta almeno nella vita, in seguito ad una delusione amorosa, non si è trovato a pensare a questo?):
    “So che in questo preciso momento se la sta facendo, la sta palpando, le sta aprendo le gambe a 180 gradi, le sta scopando l’anima. So che in questo preciso momento la sta chiavando selvaggiamente e lei non pensa a me, lei non chiede aiuto. So che in questo preciso momento le sta mordendo la punta delle tette, le sta infilando la lingua in bocca, le sta succhiando il sangue, e lei non pensa a me, lei non ha nessuna intenzione di chiamare la polizia, lei gode. So che in questo preciso momento le sta leccando la passerina, le sta titillando il grilletto, la sta facendo impazzire, in questo preciso momento, in questo preciso momento. So che in questo preciso momento mi sta cancellando del tutto e lei non si ricorda più di me”.
    Seguiamo le vicende di Rep con simpatia ed empatia, sperando che riesca a scavalcare l’ostacolo, e a pensare al futuro.

    Un libro che si legge bene, breve e veloce, forse un tantino disconnesso nell’ esposizione dei fatti, in certi punti va un po’ a singhiozzo; non un capolavoro, in senso assoluto, ma decisamente un libro curioso e quasi mai noioso: se vi capita sotto gli occhi, potete anche pensare di leggerlo..

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  • 2

    Adolescenziale..

    Fossi ancora sedicenne lo avrei apprezzato di piu...
    Si fa leggere ma non regge al tempo che passa.. Inutile tentativo di imitare Bukowski..
    Senza offesa...ma sopra i 20 anni e'inutile. ...continue

    Fossi ancora sedicenne lo avrei apprezzato di piu...
    Si fa leggere ma non regge al tempo che passa.. Inutile tentativo di imitare Bukowski..
    Senza offesa...ma sopra i 20 anni e'inutile.

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  • 3

    Una certa ragazza

    Ero in dubbio tra due libri, pesanti per motivi diversi.
    Mi capita tra le mani un terzo, questo. “Bel titolo,” penso “davvero gran bel titolo. Sarà da ridere.“
    Ecco, no. Proprio no.
    Inizio a sfogliarl ...continue

    Ero in dubbio tra due libri, pesanti per motivi diversi.
    Mi capita tra le mani un terzo, questo. “Bel titolo,” penso “davvero gran bel titolo. Sarà da ridere.“
    Ecco, no. Proprio no.
    Inizio a sfogliarlo e mi prende subito: ho un debole per le narrazioni in prima persona, per gli scrittori mediocri, per i cuori infranti.
    Pagine riempite solo dal rimpianto per essersi fatto sfuggire “una certa ragazza”.
    Lei, proprio lei.
    Quella che ti capita il gran culo di incontrare una volta nella vita.
    Quella che ti fa paura perché lei sì che è pericolosa nel suo essere disarmata.
    Quella così importante da non riuscire nemmeno a nominarla, sarà “una certa ragazza” per tutto il libro.
    Quella che inspiegabilmente si innamora di te, dei tuoi difetti, delle tue debolezze.
    Quella che per te è “casa”.
    Quella che avrà il cervello di capire di che merda sei fatto e di andarsene prima di farsi trascinare a fondo.
    Tu e i tuoi tradimenti.
    E tu stai lì, come un coglione, a cercarla invano nel corpo di altre, a riempire pagine di vuoti, a immaginarla mentre si fa scopare da altri, da chiunque tranne che da te e questo ti arrapa e ti nausea insieme.
    Ma pensarci prima? No?
    No, o non ci sarebbe gran parte della letteratura. Avremmo più persone felici e meno libri, pure mediocri.
    Una certa ragazza non dà una seconda possibilità, la perdi una volta sola.

    Memorabili le tre pagine sul perché “uno si mette a scrivere”, inutile intermezzo quelle su Cobain.

    “A volte penso di non amare più una certa ragazza che quell'amore sia morto, ma ogni notte, alle prime luci dell'alba, piccole creature voraci mi succhiano il cuore. Se lei avesse avuto tanti uomini sarebbe più facile dimenticarla, invece si ostina a essere la donna ideale, il mio amore perfetto. Dato che non c'è verso di contaminare il suo ricordo, il suo ricordo contamina me. Questo è l’assioma: quando si è in due, c'è sempre uno che impesta l'altro.”

    "Creavo e distruggevo mondi per lei. Accettava le mie parole e le mie azioni senza opporre resistenza. Era docile e fiduciosa come una mascotte. Ho pensato che potevo fare quello che volevo, che lei non avrebbe mai reagito, ERRORE. Finché sono stato al suo fianco non è successo nulla. Ammazzavo i suoi dubbi come fossero mosche. Appena ho messo dello spazio tra noi ha capito che razza di stronzo amava. Era distrutta e mi ha chiesto di tornare a dirle come sempre che non era vero nulla, che non le avrei mai fatto una cosa del genere. Non ce stata risposta, ERRORE. È caduta preda della febbre e dell’insonnia. Ho saputo che una volta aveva pensato di farmi un’improvvisata ma poi aveva avuto paura di finire alla deriva: non si fidava più di me, l’avevo perduta. Lei non parlava mai del suo dolore ma la sua voce al telefono era un’ombra della sua voce e poi è venuto il silenzio, un silenzio lungo e spinoso fino alla fine del mondo. Mi sono sentito tradito, mi sono detto: nessuno può farmi questo. Sono Big Rep. Ma non sono riuscito a smuoverla di un centimetro e il mio orgoglio è svanito. Allora ho dato fuori di matto."

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  • 3

    Questo romanzo mi ha lasciato perplessa fin dalla prima riga e il dubbio non mi si è dipanato una volta finito il libro. Non so nemmeno io che cosa è andato storto, forse alcune frasi, alcuni concetti ...continue

    Questo romanzo mi ha lasciato perplessa fin dalla prima riga e il dubbio non mi si è dipanato una volta finito il libro. Non so nemmeno io che cosa è andato storto, forse alcune frasi, alcuni concetti o forse lo stile, asciutto e quasi telegrafico o forse semplicemente il protagonista.
    Certo è che non posso sorvolare sui capitoli dedicati a Kurt Cobain (che adoro) e ai continui riferimenti a Bukowski; per questo e per alcune frasi che mi hanno colpita do tre stelle.
    Libro senza infamia e senza lode.

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  • 1

    Senza titolo: non lo merita

    Ci hanno ripetuto a mantra che in letteratura non conta il cosa ma il come, ma quando è troppo è troppo.
    In lizza per una sfidina in cui era necessario inserire un autore sudamericano; lo volevo corto ...continue

    Ci hanno ripetuto a mantra che in letteratura non conta il cosa ma il come, ma quando è troppo è troppo.
    In lizza per una sfidina in cui era necessario inserire un autore sudamericano; lo volevo corto e sono stata servita con questo, che solo alla fine ho scoperto, dall’etichetta sul prezzo, essere stato un regalo dello scorso natale e non un consiglio di anobina/o contro cui “santiavo”. Di buono c’è che saranno attribuiti pure i punti in sovrappiù visto che rientra in una ulteriore categoria di gara: quella per il libro divertente che in realtà è una cagata. Una cattiva imitazione di Bukowski , di Burroughs e di B.B. Ellis che già loro mi stanno sui cabbasisi.
    Una storiella esile esile di uno che si fa scappare l’amore della sua vita e per dimenticare si tuffa, si fa per dire, in una vita che vorrebbe essere lo specchio degli anni a cavallo tra il ’77 e il 94: droga, sesso, rock and roll e morte; e per renderla più interessante ne elegge a simboli i Sex Pistol e i Nirvana (confesso di averlo finito solo per Kurt Cobain).
    Come se io, per rendere interessante la mia vita di quegli anni, mi mettessi a discettare della cacca nel pannolino dei miei pargoletti che dovevo in fretta cambiare per lanciarli all’asilo nido; della corsa ( si fa per dire: avevo una 2CV arancio) per timbrare in orario il cartellino e dare la smonta al mio collega infilandomi il camice in corridoio; dell’ esplorazione rettale al paziente che mi avevano preparato già sulla lettiga con il suo bravo culetto al luan; e se non si trattava di esplorazione, alle otto di mattina si rimaneva nei paraggi: riduzione di ernia scrotale o posizionamento di catetere vescicale di qualche vecchietto del cui uccello, nonostante la segnalazione a Chi l’ha visto, non si avevano notizie. Ogni mattina: la maledizione di Tutankhamon.
    Beh raccontata così magari non è divertente. Ma nemmeno il libro lo è: Nirvana o meno.

    said on 

  • 3

    Carino...certo dai 30 anni in giu

    Non capisco perchè qualunque personaggio che abbia a che fare con una vita sregolata, alcool e problemi con le donne venga paragonato a Bukowski.
    In questo libro c'è molto di più che l'elenco di sborn ...continue

    Non capisco perchè qualunque personaggio che abbia a che fare con una vita sregolata, alcool e problemi con le donne venga paragonato a Bukowski.
    In questo libro c'è molto di più che l'elenco di sbornie o situazioni inverosimili, c'è l'amore che non vuole morire per punto preso, perchè non c'è niente di più grande di una grande passione (scusate il gioco di parole). La frustrazione del personaggio è trasmessa molto bene al lettore, si avverte è palpabile.
    Scorrevole, carino, forse fa solo tenerezza per chi ha superato lo shock del primo, grande e forse unico amore questo si, ma Bukowski non c'entra niente

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  • 3

    Testo brioso, schietto, aggressivo e brutale. Mi ha riportato indietro nel tempo, a canzoni di David Bowie e Lou Reed, per il miscuglio di sesso, droga e Rock'n roll. E' la rievocazione del mito ameri ...continue

    Testo brioso, schietto, aggressivo e brutale. Mi ha riportato indietro nel tempo, a canzoni di David Bowie e Lou Reed, per il miscuglio di sesso, droga e Rock'n roll. E' la rievocazione del mito americano e da un autore colombiano non me lo sarei mai aspettata. John Wayne, Marilin Monroe, Charlie Parker, Miles Davis, Jimi Hendrix e Michael Jackson accennando Woody Allen. La vicenda si svolge però tra Cartagena e Bogotà e gli USA conquistano anche questi posti, come il resto del mondo. Hanno esportato il loro rock, ci hanno colonizzati culturalmente col loro modo di pensare, con la loro lingua dalla grammatica semplicissima e dalla pronuncia impossibile, ci hanno ormai imposto i loro modelli finanche nel modo di divertirsi e di suonare … In parte, ma solo in parte, lo stesso Medina Reyes non si sottrae a questo gioco. Difficile negare sia nella tecnica narrativa che nei temi prescelti l'inevitabile influenza di Jack Kerouac che col suo celeberrimo “On the road” ha fatto scuola alle generazioni successive introducendo nel romanzo il ritmo narrativo incalzante, l'atmosfera claustrofobica, la quotidianità più spicciola e vergognosa, il flusso di (in)coscienza delle generazioni eternamente insoddisfatte. Ricordate ? “ Dobbiamo andare, dobbiamo andare.... dove ? Non so... ma dobbiamo andare!”. Medina Reyes alla Beat Generation sostituisce la Generazione X, quella che trova i propri portavoce nei Nirvana e nei Sex Pistols. In 8 succinti capitoli (173 pagine in formato tascabile, ed. Feltrinelli) l'autore tratteggia con rapide, incisive, graffianti pennellate le avventure di un vero e proprio antieroe, Reptil, in arte “Rep”, un irriverente, sarcastico, spudorato mitomane divorato dalla fine di una relazione amorosa che non ha saputo gestire bene e che cerca disperatamente di dimenticare, annegandola in altre avventure sessuali, in divagazioni, in finzioni cinematografiche. “L'amore che provo ferisce me, per una certa ragazza non esiste. Voglio uccidere quest'amore perché è inutile, perché non può toccarla né far sì che la sua vita abbia nostalgia della mia. Non importa quanto mi sia lontana o vicina, la magia è finita (p. 123).” Superato l'impatto del linguaggio scurrile, sotto la superficie convulsa e trasandata degli accadimenti più raccapriccianti narrati col sottofondo rock e grunge, si scopre il nervo vivo, l'animo vibrante, il cuore pulsante, generoso e tenero di questo antieroe un po' decadente ed un po' machista: la delusione amorosa, l'abbandono, la solitudine, l'incapacità di rimarginare la ferita sanguinante del ricordo sempre vivo e tormentoso, il doloroso tentativo di spegnere per sempre nel dimenticatoio una storia seria finita male e finita per sempre. Sotto la scorza dura ed irriguardosa, il Rep nasconde un animo sensibile. Vedasi la toccante ricostruzione degli ultimi giorni di vita del cantante e chitarrista Kurt Cobain, celebrato con una delicatezza ed una partecipazione sorprendenti. Non mancano, nel corso della narrazione, gli accenni fortemente polemici nei confronti del paese natio ed, in particolare, dell'immagine costantemente falsa e sciropposa che dell'America latina danno gli scrittori “ufficiali”, da Garcia Marquez a Borges, quelli pluririconosciuti, pluripremiati nel mondo ma che nessuno legge in patria. La critica sagace di Rep non risparmia neppure i registi e gli sceneggiatori cinematografici. È mai possibile “uccidere l'amore”? Ucciderlo materialmente forse no, ma perderlo o trascurarlo sino a lasciarlo spegnere per interiore consunzione, ahimé, sì! Medina Reyes lascia in sospensione questo interrogativo, ricordandoci ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – che senza amore non si può vivere e che questo, a sua volta, si realizza pienamente solo in una relazione stabile e duratura, fatta di comprensione, affetto, capacità di mettersi in discussione e di ascoltare l'altro senza dare nulla per scontato, senza “mettere spazio” tra i due poli, senza lasciare che l'inerzia sentimentale eriga uno steccato di incomunicabilità, steccato che diventa un recinto, recinto che diventa un muro invalicabile con la fossa piena d'acqua e i cani intorno a guardia di un cuore prigioniero ormai soltanto del proprio dolore.

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  • 1

    Niente da fare, non fa per me!

    Mi sono lasciata conquistare dal titolo e dai nomi delle mie leggende preferite. Sid, Kurt, gente che ha riempito i miei pomeriggi sonnacchiosi da adolescente e non (anche adesso). Mi sono buttata all ...continue

    Mi sono lasciata conquistare dal titolo e dai nomi delle mie leggende preferite. Sid, Kurt, gente che ha riempito i miei pomeriggi sonnacchiosi da adolescente e non (anche adesso). Mi sono buttata alla cieca, ho desiderato questo libro per poi constatare che del protagonista avevo le balle piene dopo tre pagine. Narcisista, volgare, mi ha ricordato un ragazzo con cui ho litigato tempo fa, forse anche per questo l'ho odiato. La narrazione va di palo in frasca, e io ho bisogno di tranquillità quando leggo un libro e ho notato che, quasi affannosamente, seguivo quei pensieri su carta. Nulla, non mi ha preso.
    Peccato, perché la musica sembrava così viva che quasi risuonava nelle mie orecchie, senza auricolari.

    said on 

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