Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Eravamo bambini abbastanza

Di

Editore: Minimum fax

3.5
(78)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Paperback

Isbn-10: 887521414X | Isbn-13: 9788875214142 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Eravamo bambini abbastanza?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
In una giornata di sole, sette ragazzini entrano a Roma a piccoli gruppi. Sono vestiti poveramente e hanno poco bagaglio: chi una borsa da mare, chi uno zaino con una pianola, chi un sacco da cui spunta una coperta. Insieme a loro c'è un adulto. Hanno attraversato l'Europa con mezzi di fortuna, ma non sono dei rom. Sono bambini rapiti. Uno dopo l'altro, nei mesi precedenti sono stati sottratti alle loro famiglie da un uomo ombroso ed enigmatico, dal passato misterioso, che chiamano "il Raptor". La cosa ancora più misteriosa sta tuttavia nel fatto che nessuno di questi bambini sembra sentire la mancanza dei genitori. In breve tempo, hanno dato vita a una comunità autosufficiente, con regole e rituali tutti propri, e ora stanno bene attenti a non dare troppo nell'occhio perché la cosa peggiore che potrebbe capitargli è di tornare a casa. Ma tutti i viaggi - specie quelli iniziatici - hanno un principio e una fine. Sospeso tra favola nera, parabola sull'esistenza, storia di formazione, il nuovo romanzo di Carola Susani è un libro dove ogni luogo comune sui bambini e sulle loro "esistenze segrete" viene rovesciato, portandoci a rivivere tutto ciò che di quell'età perduta credevamo di non ricordare più.
Ordina per
  • 4

    Curioso romanzo questo Eravamo bambini abbastanza di Carola Susani, una storia che per venire apprezzata appieno richiede un piccolo, preliminare sforzo di astrazione. E’ una storia infatti da non intendersi letteralmente, semplicemente letta, fruita al di là di ogni scrupolo morale. Trattasi di ...continua

    Curioso romanzo questo Eravamo bambini abbastanza di Carola Susani, una storia che per venire apprezzata appieno richiede un piccolo, preliminare sforzo di astrazione. E’ una storia infatti da non intendersi letteralmente, semplicemente letta, fruita al di là di ogni scrupolo morale. Trattasi di letteratura non di cronaca.
    La lettura è piacevole, suscita interesse questa masnada di ragazzini alla conquista del mondo.
    Il bambino in letteratura, si sa, è una garanzia di successo, quasi quanto un alieno verde con le orecchie a punta. E il problema è proprio questo. I bambini del Raptor sembrano adulti, sicuri e maturi, sanno il fatto loro, guardano dritto negli occhi, allattano neonati e con perizia di provetti boscaioli si attrezzano per le notti all’addiaccio. Ma come già accennato non bisogna indulgere ad una interpretazione troppo letterale del testo. Questi bimbi sono creature della penna di Carola Susani, non pezzi di cronaca, né tantomeno metafora di qualcosa. In fondo pare che l’autrice non voglia in alcun modo compiacere i propri lettori, semmai ne stuzzica i pruriti con lo stesso spirito col quale un bimbo, malandrino, punzecchia col bastoncino una malcapitata lucertola per studiarne la reazione.
    Insomma bello, se è vero che ne ho rimpianto ora che il presente Murakami mi stuzzica davvero pochino…

    ha scritto il 

  • 5

    E' un'avventura on the road...
    I protagonisti sono i bambini e la figura controversa del Raptor, il capo. Non vagabondare come hobo, ma quasi... nel libro c'è il sapore aspro della periferia del mondo civilizzato e la lotta per sopravvivere.
    L'alchimia che si genera tra questi ragazzi ...continua

    E' un'avventura on the road...
    I protagonisti sono i bambini e la figura controversa del Raptor, il capo. Non vagabondare come hobo, ma quasi... nel libro c'è il sapore aspro della periferia del mondo civilizzato e la lotta per sopravvivere.
    L'alchimia che si genera tra questi ragazzi di nazionalità diverse, rapiti via via con la complicità del gruppo e messi insieme, è dettata da una dura legge imposta dall'unico adulto e che fa leva sul rapporto vittima-carnefice; si innesca così un forte senso di responsabilità tra i membri della combriccola, che agisce sul sentimento puro, il non provocare dolore fisico ai compagni di viaggio dal vendicativo Raptor, casomai uno d'essi scappasse o si comportasse in modo nocivo per la sua/loro sicurezza.
    Imbrigliati in questa avventura dal Raptor, tocca fantasticare su di lui e sui perché di questi rapimenti. E' certo un personaggio oscuro, dedito al vagabondaggio, un personaggio che sa come barcamenarsi nella vita, carismatico, sfuggente, navigato, uomo riservato e di poche parole, parla spesso a gesti... individua le sue prede e le ingloba nella tribù itinerante, il cui scopo di vita è sbarcare il lunario. Zingari, ma diversi dagli zingari, tribù metropolitane satellite, parassiti della società che sguazzano in questa per trarre sostentamento: si vive di espedienti, ruberie, prostituzione, accampamenti in luoghi abbandonati o nei boschi, e viaggi, soprattutto in treno o a piedi lungo i binari (come non pensare ad Huckleberry Finn), poche le leggi al suo interno e grande solidarietà; così passano le giornate dei giovanissimi, ognuno con le proprie peculiartità e caratteri, scelti dal Raptor per un qualcosa che li accomuna tra di loro e forse anche a sé stesso. Il Raptor potrebbe essere considerato una specie di maestro di vita, di catalizzatore esperienzale, ed è certo che qualcosa di positivo abbia dato ai suoi piccoli seguaci, ma è altresì pacifico, come emerge dal libro, che la famiglia, i genitori, non possono essere sostituiti durante l'infanzia.
    Un viaggio itinerante verso l'oblio o semplicemente verso la libertà, senza incanalarsi nelle leggi della società, scegliendo un approccio primitivo, selvaggio.
    Un gran libro, molto toccante. Qualche volta appaiono dei sagaci spunti di riflessione.

    Le verità raccontante traballano sempre tra realtà e finzione. Lo sguardo narrativo di uno dei ragazzi, il quale ci conduce nella storia, è la voce portante degli accadimenti (Manuel), attraverso lui si ha notizia dello svolgimento dei fatti, ci immedesimiamo in lui (siamo vicinissimi a lui) e prendiamo atto di una realtà parallela, fatta di gente invisibile, di passati remoti, e che possono spiegare tante cose.
    Il raccontare storie invece, per esempio quelle di Alex, ci fa comunque avvicinare ad un senso storico di un recente passato che ha colpito gli assetti di tante popolazioni, il loro rimestamento, le migrazioni, la loro presenza di emarginati nelle città italiane circondate dal benessere. Si sottolineano, nella finzione, non trovando certezza nei racconti, realtà spaventose ed orribili... il traffico di neonati e bambini per l'espianto di organi, le politiche demografiche incontrollate nella Romania di Ceauşescu. La Susani ha un occhio ragguardevole e preparato.
    Su tutti troneggia lo sfuggente Raptor, capace di gesta orribili, quanto essere sensibile e benevolo.
    Non emergono quasi mai giudizi o moralismi, la narrazione è pura, come quei bambini che pur essendo addestrati a delinquere si riscoprono bambini nella loro essenza.
    Storie di confine appunto, storie che lasciano il segno e scavano nell'animo umano, assoggettato alle leggi della cosiddetta società civile.
    Idealmente potrei avvicinare, ma per altri versi, "Eravamo abbastanza bambini" ai ragazzi dello zoo di Berlino... c'è un fondo di consapevolezza che emerge alla fine di queste storie di giovanissimi, una consapevolezza velata dal male, da esso prodotta (e che solo i bambini ne sono i depositari, per il loro tendere al bene), un qualcosa di irrealizzabile (anche perché negata), che chi ha conosciuto veramente porterà per sempre nel proprio cuore (una sottile sofferenza dell'anima) a malincuore, così l'autrice e così noi: o almeno ne faremo tesoro. E ora fatemi commuovere.

    ha scritto il 

  • 3

    Eravamo bambini abbastanza è stata una scoperta inaspettata e bella. A metà tra romanzo di formazione e romanzo di viaggio, una sorta di on the road paradossale dell’infanzia, racconta la storia di un gruppo di bambini che attraversano l’Europa da Nord-Est (Ucraina) verso Sud-Ovest (Italia), al s ...continua

    Eravamo bambini abbastanza è stata una scoperta inaspettata e bella. A metà tra romanzo di formazione e romanzo di viaggio, una sorta di on the road paradossale dell’infanzia, racconta la storia di un gruppo di bambini che attraversano l’Europa da Nord-Est (Ucraina) verso Sud-Ovest (Italia), al seguito di colui che si rivela un padre-padrone assai sui generis, figura dall’ambigua polarità morale. Il Raptor, infatti (questo il nome che gli viene dato dalla banda), non è il loro genitore biologico, ma colui che li ha rapiti, sottraendoli da lingue, stati, famiglie, realtà diverse, per renderli i suoi compagni di viaggio e di avventura. Sono otto: 5 maschi e 3 femmine e tutti e otto hanno iniziato a seguirlo dopo un atto di (misurata) violenza. Eppure tutti e otto – novelli bambini di Hamelin – hanno continuato la strada, sua sponte, insieme al loro disadattato Pifferaio. Allo sguardo della gente appaiono nomadi, o zingari, e la loro vita randagia si nutre dei classici espedienti: elemosina, musica ambulante, furtarelli (la voce narrante, dell’ultimo rapito, Manuel, autodiegetica, allude anche, a un certo punto, alla prostituzione). Eppure quello che prevale nel racconto (reso dalla prospettiva protetta del post factum: Manuel rievoca i suoi mesi con il Raptor quando oramai è stato ritrovato e riconsegnato alla famiglia, ed è tranquillo a casa) è una dimensione di libertà, di divertimento, di strana leggerezza. I bambini e il loro adulto si amano, se pure di un amore paradossale e ruvido, si danno regole, intessono, senza corde, autentici legami.
    E’ proprio questo corto circuito tra il punto di vista di un’esistenza tradizionale, auspicabile, e moralmente giusta (affidato al lettore, che condivide con Manuel l’orizzonte valoriale nel quale si colloca la dimensione del presente) e il mondo libero, con regole ferree eppure assai diverse da quelle della comunità istituzionale, così come accettate socialmente – un universo intessuto delle avventure, degli scherzi, ma anche della terribile serietà che appartiene all’infanzia – a intridere la lettura del romanzo di una fascinazione profondamente disturbante, perché chi legge – pur consapevole di quale debba essere l’unica istanza morale delegata a interpretare la vicenda – viene continuamente attirato nel gorgo, quasi costretto, nono della banda, a lasciarsi rapire insieme agli altri, seguendo il Pifferaio.
    Nel mezzo, avventure, racconti nel racconto (affidati ad Alex, uno dei bambini, cantastorie del gruppo, che costruisce per ognuno dei compagni genealogie affabulate e seducenti); e anche i modelli tradizionali del genere: Senza famiglia, Oliver Twist (citato con un richiamo tematico quasi puntualmente) – ma anche appunto Browning e il suo Pied Piper, i Bambini bonsai di Zanotti, Schwob e La crociata dei bambini.
    Complessivamente, il romanzo è una (rara) prova di bravura narrativa nel panorama italico. Con una strana conferma: pare che (Pinocchio, Enrico e Giannino docunt, e fanno scuola inconsapevole) qualcosa di buono, dalle nostre parti, si scriva quasi solo esclusivamente parlando di bambini.

    ha scritto il 

  • 3

    Partecipa al "Premio Asti d'Appello" 2013

    E' un libro che nonostante i temi trattati (furto di bambini, violenza, accattonaggio, denutrizione, ecc.) contiene passaggi poetici ed inaspettati. Non sempre i bambini vedono nel loro rapimento una profonda violenza alla loro persona, ma talvolta riescono con loro animo, a sentirsi LIBERI !! < ...continua

    E' un libro che nonostante i temi trattati (furto di bambini, violenza, accattonaggio, denutrizione, ecc.) contiene passaggi poetici ed inaspettati. Non sempre i bambini vedono nel loro rapimento una profonda violenza alla loro persona, ma talvolta riescono con loro animo, a sentirsi LIBERI !!

    ha scritto il 

  • 4

    altalene

    Quando l'innocenza guarda l'orrore ci scopre un po' ipocriti, un po' indifesi, comunque fragili. E la fragilità è ciò che più merita di essere amato in ognuno di noi.
    Eravamo bambini abbastanza è come un'altalena, come quel gioco che ci ha custodito bambini per la semplice sfida di tenerci ...continua

    Quando l'innocenza guarda l'orrore ci scopre un po' ipocriti, un po' indifesi, comunque fragili. E la fragilità è ciò che più merita di essere amato in ognuno di noi.
    Eravamo bambini abbastanza è come un'altalena, come quel gioco che ci ha custodito bambini per la semplice sfida di tenerci un poco sollevati dalla terra senza privarcene mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello non è l'aggettivo che userei per questo libro ma spaventoso. Come può un individuo rapire 7 bambini attraversare parte dell'Europa dell'est e metà Italia praticamente a piedi senza che nessuno lo fermi. Quanto egoismo, anche se la fine è lieta il racconto lascia tanta amarezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Speravo meglio...

    Il titolo mi aveva attratto moltissimo; quell'abbastanza piazzato lì a promettere chissà che e invece è stato un po' una delusione. Scritto bene, raccontato bene, ma non convince...

    ha scritto il