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Eravamo giovani in Vietnam

Di ,

Editore: Piemme

3.7
(255)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Altri

Isbn-10: 8838469997 | Isbn-13: 9788838469992 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giancarlo Carlotti

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Biography , History , Non-fiction

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Descrizione del libro
Il 23 ottobre del 1965, 450 soldati americani del primo battaglione del 7° Cavalleggeri vengono trasportati con gli elicotteri in un piccolo spiazzo nelle valli di Ya Drang. Sono immediatamente circondati da 2000 militari nordvietnamiti. Tre giorni dopo, a poco più di due miglia di distanza, il battaglione che avrebbe potuto giungere in loro soccorso viene letteralmente fatto a pezzi. Il luogotenente Hal Moore ha un solo ordine: resistere. E un solo obiettivo: mantenere la promessa di riportare a casa tutti i suoi uomini, vivi o morti.
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  • 1

    Apologia del militarismo

    Novembre 1965, valle dello Ia Drang, Vietnam centrale. L’11° divisione elitrasportata del comandante Moore, che ha ereditato le leggendarie insegne del 7° cavalleggeri del generale Custer, è impegnata ...continua

    Novembre 1965, valle dello Ia Drang, Vietnam centrale. L’11° divisione elitrasportata del comandante Moore, che ha ereditato le leggendarie insegne del 7° cavalleggeri del generale Custer, è impegnata in combattimento dall’esercito nordvietnamita. E se non fu Little Big Horn, ci andò vicino. Fin dalle prime pagine si evince che x le truppe speciali, la guerra è un lavoro da svolgere nel modo migliore possibile e ne sono entusiaste. Un soldato non si chiede il perché di un conflitto, esegue gli ordini del suo governo. Le conseguenze sono funestamente note. Per questo giovani di tutto il mondo sono disposti a morire in paesi lontani in nome del patriottismo: ieri in Vietnam, oggi in Iraq e Afghanistan. Ho letto molti libri di guerra, mai uno così asettico nei confronti della morte: le vittime americane sono “perdite”, quelle vietnamite “nemici abbattuti”. Forse però gli altri autori non erano comandanti di alto grado. O americani. Non manca nulla dei tristi, e veritieri, luoghi comuni sul Vietnam: napalm, bombe a grappolo, al fosforo, “body count”. Hal Moore è un fanatico della disciplina e dell’allenamento fisico, che ritiene basilari x un soldato. Gestisce la guerra come un’esercitazione strategica e tattica, quasi fosse una partita di football, di cui usa anche la terminologia, in cui coraggio e forza fisica sono decisivi x il risultato. Senza odio, ma con scioccante durezza. Questo libro mi ha molto deluso: pensavo di trovare la storia di sentimenti, emozioni, paure dei soldati, invece è un’apologia del militarismo. Si parla molto di strategia e tattica militari, argomenti noiosi x i non addetti ai lavori. Moore è un comandante coraggioso che guida le sue truppe dal campo, ma la guerra, descritta da lui, sembra un videogame. I morti, da riportare comunque a casa, non sono persone, ma un minuzioso elenco di nomi. La realtà supera la fantasia, e 400 monotone pagine così sono troppe.

    ha scritto il 

  • 2

    400 pagine di noia

    Andrò in controtendenza, viste le numerose recensioni positive che mi hanno peraltro portato ad acquistarlo, ma a me non è piaciuto.
    L'ho trovato un resoconto, sicuramente attendibile, crudo, toccante ...continua

    Andrò in controtendenza, viste le numerose recensioni positive che mi hanno peraltro portato ad acquistarlo, ma a me non è piaciuto.
    L'ho trovato un resoconto, sicuramente attendibile, crudo, toccante, interessante per l'approccio, ma scritto male. 400 pagine di battaglie e di testimonianze rese in maniera confusa nonostante l'aiuto delle mappe e delle tattiche adottate. Presenta centinaia di soldati per nome e grado, senza mai approfondire l'aspetto umano di nessuno, neanche dei personaggi che bene o male ci accompagnano per tutta la durata del libro. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi "in battaglia", quanto più di leggere il rapporto stilato dall'ufficiale in comando in maniera molto sterile e distaccata. E non ho apprezzato, inoltre, questa mitizzazione del soldato americano (pur essendo io decisamente filoamericano), nonostante l'inserimento qua e là di qualche intervento di generali nordvietnamiti. Il concetto ricalca un po' il Vietnam hollywoodiano, il nordvietnamita che muore è un muso giallo che serve a fare numero nella statistica delle uccisioni, l'americano che muore è sempre e comunque un eroe che si è immolato con onore per la patria. Avrei apprezzato qualche accenno in più, oltre che agli episodi di eroismo che sicuramente ci sono stati, anche all'aspetto "umano" di paura, vigliaccheria se vogliamo, tipiche però di una situazione estrema come può essere la guerra per dei ragazzi di 20 anni.

    ha scritto il 

  • 4

    Da leggere!!!

    Riprendendo il commetno de "La Stampa"..."Non è un libro contro la guerra, e neanche un'apologia patriottica. E' la storia semplice e terribile di come è cominciata la carneficina vietnamita".
    Un libr ...continua

    Riprendendo il commetno de "La Stampa"..."Non è un libro contro la guerra, e neanche un'apologia patriottica. E' la storia semplice e terribile di come è cominciata la carneficina vietnamita".
    Un libro che racconta orrore, eroismo, terrore e sacrificio di 400 uomini presi da ogni parte degli U.S.A., con estrazione culturale diversa...un libro magnifico e terribile.

    ha scritto il 

  • 4

    Duro e crudo

    Un resoconto duro e crudo di una delle prime battaglie della guerra del Vietnam. Nessun libro, potrà mai farti provare veramente ciò che si prova in guerra... però questo forse ci va vicinissimo. ...continua

    Un resoconto duro e crudo di una delle prime battaglie della guerra del Vietnam. Nessun libro, potrà mai farti provare veramente ciò che si prova in guerra... però questo forse ci va vicinissimo.

    ha scritto il 

  • 1

    Ne uccide più la penna della spada.

    Diario di servizio del colonnello H.G. Moore, che dimostra ugual disinvoltura nel massacrare i nemici e la letteratura. Testo totalmente autoreferenziale in cui si spaccia una battaglia per la guerra. ...continua

    Diario di servizio del colonnello H.G. Moore, che dimostra ugual disinvoltura nel massacrare i nemici e la letteratura. Testo totalmente autoreferenziale in cui si spaccia una battaglia per la guerra. Pur consigliato "vivamente" ai perversi del voyeurismo da incidente stradale, il libro non riesce nemmeno a raggiungere le vette del genere splatter. La sostanza di 400 e passa pagine si riassume nella scoperta che in guerra si muore e si muore male. Finale strappa lacrime per gli abituè della tv spazzatura. Concedo una stella perchè, per una volta anzichè il fucile, gli autori hanno provato ad usare la penna, mantenendosi in linea con il detto "ne uccide più la penna della spada".

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono sicura

    Non sono sicura del voto da dare. Questo libro è sicuramente una cronaca precisa di quello che è accaduto in guerra, in "quella" guerra, ma avrei voluto un po' meno cronaca e più vissuto emotivo e psi ...continua

    Non sono sicura del voto da dare. Questo libro è sicuramente una cronaca precisa di quello che è accaduto in guerra, in "quella" guerra, ma avrei voluto un po' meno cronaca e più vissuto emotivo e psicologico. Forse il capitolo che ho apprezzato di più è proprio il conclusivo, quello sui "postumi" perchè rispecchia proprio questo punto di vista. E' stata una guerra, quella del Vietnam, che da "guerra lampo" si è trasformata in un'Odissea sanguinosa che ha lasciato strascichi a non finire. E questo, in particolare, avrei voluto approfondire.

    ha scritto il 

  • 0

    Il 23 ottobre del 1965, 450 soldati americani del primo battaglione del 7° Cavalleggeri vengono trasportati con gli elicotteri in un piccolo spiazzo nelle valli di Ya Drang. Sono immediatamente circon ...continua

    Il 23 ottobre del 1965, 450 soldati americani del primo battaglione del 7° Cavalleggeri vengono trasportati con gli elicotteri in un piccolo spiazzo nelle valli di Ya Drang. Sono immediatamente circondati da 2000 militari nordvietnamiti. Tre giorni dopo, a poco più di due miglia di distanza, il battaglione che avrebbe potuto giungere in loro soccorso viene letteralmente fatto a pezzi. Il luogotenente Hal Moore ha un solo ordine: resistere. E un solo obiettivo: mantenere la promessa di riportare a casa tutti i suoi uomini, vivi o morti.

    ha scritto il 

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