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Eravamo giovani in Vietnam

Di ,

Editore: Piemme

3.7
(252)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Altri

Isbn-10: 8838469997 | Isbn-13: 9788838469992 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giancarlo Carlotti

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Biography , History , Non-fiction

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Descrizione del libro
Il 23 ottobre del 1965, 450 soldati americani del primo battaglione del 7° Cavalleggeri vengono trasportati con gli elicotteri in un piccolo spiazzo nelle valli di Ya Drang. Sono immediatamente circondati da 2000 militari nordvietnamiti. Tre giorni dopo, a poco più di due miglia di distanza, il battaglione che avrebbe potuto giungere in loro soccorso viene letteralmente fatto a pezzi. Il luogotenente Hal Moore ha un solo ordine: resistere. E un solo obiettivo: mantenere la promessa di riportare a casa tutti i suoi uomini, vivi o morti.
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  • 2

    400 pagine di noia

    Andrò in controtendenza, viste le numerose recensioni positive che mi hanno peraltro portato ad acquistarlo, ma a me non è piaciuto.
    L'ho trovato un resoconto, sicuramente attendibile, crudo, toccante, interessante per l'approccio, ma scritto male. 400 pagine di battaglie e di testimonianze ...continua

    Andrò in controtendenza, viste le numerose recensioni positive che mi hanno peraltro portato ad acquistarlo, ma a me non è piaciuto.
    L'ho trovato un resoconto, sicuramente attendibile, crudo, toccante, interessante per l'approccio, ma scritto male. 400 pagine di battaglie e di testimonianze rese in maniera confusa nonostante l'aiuto delle mappe e delle tattiche adottate. Presenta centinaia di soldati per nome e grado, senza mai approfondire l'aspetto umano di nessuno, neanche dei personaggi che bene o male ci accompagnano per tutta la durata del libro. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi "in battaglia", quanto più di leggere il rapporto stilato dall'ufficiale in comando in maniera molto sterile e distaccata. E non ho apprezzato, inoltre, questa mitizzazione del soldato americano (pur essendo io decisamente filoamericano), nonostante l'inserimento qua e là di qualche intervento di generali nordvietnamiti. Il concetto ricalca un po' il Vietnam hollywoodiano, il nordvietnamita che muore è un muso giallo che serve a fare numero nella statistica delle uccisioni, l'americano che muore è sempre e comunque un eroe che si è immolato con onore per la patria. Avrei apprezzato qualche accenno in più, oltre che agli episodi di eroismo che sicuramente ci sono stati, anche all'aspetto "umano" di paura, vigliaccheria se vogliamo, tipiche però di una situazione estrema come può essere la guerra per dei ragazzi di 20 anni.

    ha scritto il 

  • 4

    Da leggere!!!

    Riprendendo il commetno de "La Stampa"..."Non è un libro contro la guerra, e neanche un'apologia patriottica. E' la storia semplice e terribile di come è cominciata la carneficina vietnamita".
    Un libro che racconta orrore, eroismo, terrore e sacrificio di 400 uomini presi da ogni parte degl ...continua

    Riprendendo il commetno de "La Stampa"..."Non è un libro contro la guerra, e neanche un'apologia patriottica. E' la storia semplice e terribile di come è cominciata la carneficina vietnamita".
    Un libro che racconta orrore, eroismo, terrore e sacrificio di 400 uomini presi da ogni parte degli U.S.A., con estrazione culturale diversa...un libro magnifico e terribile.

    ha scritto il 

  • 4

    Duro e crudo

    Un resoconto duro e crudo di una delle prime battaglie della guerra del Vietnam. Nessun libro, potrà mai farti provare veramente ciò che si prova in guerra... però questo forse ci va vicinissimo.

    ha scritto il 

  • 1

    Ne uccide più la penna della spada.

    Diario di servizio del colonnello H.G. Moore, che dimostra ugual disinvoltura nel massacrare i nemici e la letteratura. Testo totalmente autoreferenziale in cui si spaccia una battaglia per la guerra. Pur consigliato "vivamente" ai perversi del voyeurismo da incidente stradale, il libro non riesc ...continua

    Diario di servizio del colonnello H.G. Moore, che dimostra ugual disinvoltura nel massacrare i nemici e la letteratura. Testo totalmente autoreferenziale in cui si spaccia una battaglia per la guerra. Pur consigliato "vivamente" ai perversi del voyeurismo da incidente stradale, il libro non riesce nemmeno a raggiungere le vette del genere splatter. La sostanza di 400 e passa pagine si riassume nella scoperta che in guerra si muore e si muore male. Finale strappa lacrime per gli abituè della tv spazzatura. Concedo una stella perchè, per una volta anzichè il fucile, gli autori hanno provato ad usare la penna, mantenendosi in linea con il detto "ne uccide più la penna della spada".

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono sicura

    Non sono sicura del voto da dare. Questo libro è sicuramente una cronaca precisa di quello che è accaduto in guerra, in "quella" guerra, ma avrei voluto un po' meno cronaca e più vissuto emotivo e psicologico. Forse il capitolo che ho apprezzato di più è proprio il conclusivo, quello sui "postumi ...continua

    Non sono sicura del voto da dare. Questo libro è sicuramente una cronaca precisa di quello che è accaduto in guerra, in "quella" guerra, ma avrei voluto un po' meno cronaca e più vissuto emotivo e psicologico. Forse il capitolo che ho apprezzato di più è proprio il conclusivo, quello sui "postumi" perchè rispecchia proprio questo punto di vista. E' stata una guerra, quella del Vietnam, che da "guerra lampo" si è trasformata in un'Odissea sanguinosa che ha lasciato strascichi a non finire. E questo, in particolare, avrei voluto approfondire.

    ha scritto il 

  • 0

    Il 23 ottobre del 1965, 450 soldati americani del primo battaglione del 7° Cavalleggeri vengono trasportati con gli elicotteri in un piccolo spiazzo nelle valli di Ya Drang. Sono immediatamente circondati da 2000 militari nordvietnamiti. Tre giorni dopo, a poco più di due miglia di distanza, il b ...continua

    Il 23 ottobre del 1965, 450 soldati americani del primo battaglione del 7° Cavalleggeri vengono trasportati con gli elicotteri in un piccolo spiazzo nelle valli di Ya Drang. Sono immediatamente circondati da 2000 militari nordvietnamiti. Tre giorni dopo, a poco più di due miglia di distanza, il battaglione che avrebbe potuto giungere in loro soccorso viene letteralmente fatto a pezzi. Il luogotenente Hal Moore ha un solo ordine: resistere. E un solo obiettivo: mantenere la promessa di riportare a casa tutti i suoi uomini, vivi o morti.

    ha scritto il 

  • 4

    Per commentare questa lettura sarebbe sufficiente riportare la frase del generale prussiano Von Clausewitz, contenuta nelle ultime pagine del libro, “Nessuno dotato di senno comincia una guerra senza aver prima ben chiaro in mente cosa vuole ottenere con questa guerra e come vuole condurla ...continua

    Per commentare questa lettura sarebbe sufficiente riportare la frase del generale prussiano Von Clausewitz, contenuta nelle ultime pagine del libro, “Nessuno dotato di senno comincia una guerra senza aver prima ben chiaro in mente cosa vuole ottenere con questa guerra e come vuole condurla” oppure linkare “The End” dei Doors ed i primi 7 minuti di "Apocalypse Now" (http://www.youtube.com/watch?v=lzJEL8iyBic).

    Una lettura magnifica, che scava dentro e lascia un vuoto incolmabile. E’ un racconto straziante, angosciante e che fa gelare il sangue. La mia visione del Vietnam, mediazione tra quella eroica ed hollywoodiana regalata da film e videogiochi e quella più vera e cruda conosciuta tramite i documentari, ha subito un enorme arricchimento in quanto leggere le testimonianze, percepire gli stati d’animo e venire a conoscenza dei momenti vissuti di chi ha partecipato veramente ad una delle più sanguinose campagne di quella sporca guerra fa, semplicemente, venire i brividi e lascia storditi, indifesi, terrorizzati.

    Uno splendido documento che raccoglie e mette a confronto le opinioni e le reazioni di entrambe le parti in lotta (nordvietnamiti e soldati americani). Una lettura che sa coinvolgere e che scivola inarrestabile nonostante la dettagliatissima (coadiuvata da poche ma chiare mappe) descrizione tattico-strategica dello scontro.

    Sembra proprio di esserci, in quel terribile ottobre-novembre 1965, su uno degli Huey che deposita i soldati americani in X-Ray, al centro dei battaglioni nordvietnamiti, per scovare e distruggere il nemico. Lo si sente chiaramente il “humf,humf,humf” delle pale; si respira l’odore della giungla; si sente addosso l'opprimente calore e la snervante umidità della giungla.

    Può sembrare un semplice viaggio in un ambiente naturale ostile ed invece… ci si ritrova catapultati all’inferno. Un inferno di proiettili, esplosioni, smembramenti, sangue, napalm e bombe al fosforo, eroismo e follia. Nemici dappertutto, compagni morti ed un’esperienza che, in pochi attimi, sa estirpare giovinezza e serenità trasformando un giovane vibrante di vita in un vecchio dagli occhi spenti.

    Ed una volta terminato il racconto della guerra ed aver fatto la conta dei cadaveri… Sperando di poter tornare a respirare… I racconti dimogli, figli genitori, amici che hanno vissuto la guerra dei loro cari da casa. Il colpo finale, la stoccata definitiva che rende ancora più profondo lo sconcerto e la rabbia per una delle guerre peggiori che l’umanità abbia mai combattuto.

    Da leggere, nient’altro da aggiungere.

    ha scritto il 

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