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Eremita a Parigi

Pagine autobiografiche

Di

Editore: Mondadori (Oscar opere di Italo Calvino)

4.0
(124)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8804412585 | Isbn-13: 9788804412588 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Non-fiction

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Descrizione del libro
La vita e le osservazioni di Italo Calvino, esule volontario a Parigi. Le pagine internazionali dell'autore che più di ogni altro ha contribuito a sprovincializzare la cultura italiana.
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  • 5

    Raccolta postuma di interviste e scritti autobiografici che vanno dal 1956 al 1985. Dai dati strettamente personali al viaggio negli Stati Uniti del 1959, dalle origini della sua fede politica al ...continua

    Raccolta postuma di interviste e scritti autobiografici che vanno dal 1956 al 1985. Dai dati strettamente personali al viaggio negli Stati Uniti del 1959, dalle origini della sua fede politica al disincanto contemporaneo, in un continuo ripetersi di ritratti autocritici e di inconsapevolezza della sua stessa scrittura, la figura che emerge è quella di un Italo Calvino cosmopolita e al contempo fedele alle sue origini, non soltanto geografiche. Interessanti frammenti di vita vissuta, letta e scritta, attraverso cui Calvino regala al lettore un immaginario autoriale che va oltre i personaggi ai quali negli anni ha affidato i suoi passi ideologici e fantasiosi.

    ha scritto il 

  • 4

    Una biografia involontaria, alla Calvino!

    Questa non poteva che essere una biografia involontaria, alla Calvino. Attraverso una raccolta sparsa di scritti, commenti, impressioni, lettere e interviste dagli anni '50 agli anni '80 scopriamo ...continua

    Questa non poteva che essere una biografia involontaria, alla Calvino. Attraverso una raccolta sparsa di scritti, commenti, impressioni, lettere e interviste dagli anni '50 agli anni '80 scopriamo ideali, pensier, ispirazioni e difetti del grande (forse il più grande) narratore italiano.

    ha scritto il 

  • 4

    Quanto a me, sto bene solo quando non ho da pormi la domanda: 'perché sto qui?'

    "Mi guardo bene dal pretendere di riuscire a realizzare quello che vado predicando". Calvino e i suoi scritti da oltreoceano. Sebbene il libro si chiami “Eremita a Parigi”, la parte più corposa ...continua

    "Mi guardo bene dal pretendere di riuscire a realizzare quello che vado predicando". Calvino e i suoi scritti da oltreoceano. Sebbene il libro si chiami “Eremita a Parigi”, la parte più corposa dell’intero volume è proprio il diario americano dello scrittore, pagine dove prende lentamente forma l’irresistibile attrazione per New York, città senza passato, senza radici, "l'unica dove posso pensare d'aver radici io", la geografia preferita, con un orizzonte libero da doveri e cliché, cristallina e semplice, così distante da quella Parigi, eletta a dimora seppur gonfia di immaginari passati, "città di cui ci si appropria leggendo", dove “puoi sempre sperare di trovare ciò che credevi perduto, il passato proprio o altrui", ma "forse per poter scrivere di Parigi", confessa, "dovrei staccarmene, esserne lontano: se è vero che si scrive sempre partendo da una mancanza, un'assenza."

    "Trovare la distanza giusta per essere presente e insieme distaccato: era questo il problema del Barone rampante.” …“ogni altrove è insoddisfacente, non se ne trova uno. Rifiuto comunque la parte di chi rincorre gli avvenimenti. Preferisco quella di chi continua un suo discorso, nell’attesa che torni attuale, come tutte le cose che hanno fondamento.”

    Una linea retta, che si perde in lontananza, veloce e senza divagazioni, come solo ideale la non identificazione, la stessa linea che Calvino cercava di uguagliare quando scriveva di leggerezza nelle Lezioni Americane. Un’utopia quasi. La perfezione del cristallo con l’ardore della fiamma, come predicava nel suo vademecum dello scrittore per il terzo millennio. Ma nel frattempo "Avanzavo tracciando invisibili ipotenuse tra grigi cateti. Sparsamente conobbi altre inclite metropoli, atlantiche e pacifiche, di tutte innamorandomi a prima vista, d'alcune illudendomi d'averle comprese e possedute, altre restandomi inafferrabili e straniere. Per lunghi soffersi d'una nevrosi geografica."

    "Forse per capire chi sono devo osservare un punto nel quale potrei essere e non sto", l'inevitabile inclinazione a desiderare sempre l'altrove, fino al "sogno d'essere invisibile... Quando mi trovo in un ambiente in cui posso illudermi d'essere invisibile, io mi trovo molto bene". Il desiderio incessante di qualcosa di “assolutamente irreale. Come pure il cielo di New York di notte".

    Finito tra l’attenuarsi di una nevrosi e l’emergere di un’altra.

    ha scritto il 

  • 4

    Le mollichine

    Ormai è passato qualche giorno da quando ho finito questa raccolta di scritti di Calvino, e posso, con una certa dose di ottimismo, o meglio, una minor dose di pessimismo, affrontare il trauma: Non ...continua

    Ormai è passato qualche giorno da quando ho finito questa raccolta di scritti di Calvino, e posso, con una certa dose di ottimismo, o meglio, una minor dose di pessimismo, affrontare il trauma: Non conosco Calvino. Io, che pensavo di conoscerlo come le mie tasche. Nel senso che non so mai cosa possa esserci nelle mie tasche, come non so mai cosa aspettarmi da un libro di Calvino. Ma una cosa di certo la so, quello che vi troverò sarà di mio gradimento: una conserva di briciole da gustare in silenzio, un fazzoletto usato per testare l'evoluzione dei germi: piccoli, umili, insignificanti, ma pur sempre lì, anno dopo anno, a volte trovo anche bigliettini della spesa, a mò di monito del risparmio, e quando son fortunato, numeri di telefono con i numeri scoloriti. Con Calvino è sempre stato così: mettevo la mano in tasca e trovavo sempre qualcosa di mio, qualcosa che non poteva non essere mio, del "mio" Calvino, sempre diverso, ma sempre "mio", e, contento, frenavo a stento la voglia di frugare nuovamente tra le mie tasche (sindrome della formica). Ho sempre cercato di centellinare l'uso delle tasche per non incappare in vuoti deludenti, ma negli ultimi anni ho forse esagerato: due sole mollichine nel 2011, così come nel 2010. Digressionando: mi riprometto di aprire le frontiere al riciclo delle mollichine, finora auto-vietatomi per via dell'oceano di mollichine presenti in letteratura, perché ho capito di non poter più fare a meno della mollichina dimezzata. Ma torniamo a noi. Non è la prima raccolta pseudo-biografica di Calvino. Le altre le avevo accolte con furore e quaderno degli appunti. Bando alle interviste, agli articoli e tutto il resto: il solito Calvino elegante, intelligente, leggero (Non credo con questo vocabolo di identificare la stessa leggerezza descritta da Calvino nelle "Lezioni americane". Per me leggero è quel libro che mi fa sentire leggero, quasi in punta di piedi, anche dopo una grossa fetta di cassata). Il punto traumatico sta nel Diario americano: un prodotto grezzo, crudo, a tratti antipatico, e sentenzioso. Un Calvino che non ho mai conosciuto. Non il "mio" Calvino, questo è certo. Vadasè che, ferito e offeso, pensai: chi è questo impostore!!!: lanciando il guanto di sfida. Il guanto di sfida l'ho raccolto io stesso, con la folle idea di difendere quell'audace impostore che risponde al nome del "nonmio Calvino" dal mio, da tempo, amatissimo, "mio Calvino". Questa lotta interna, come ogni lotta nella storia del mondo, non ha fatto altro che essere deleteria per entrambi, quindi al momento disprezzo il "nonmio Calvino" e mi sento preso in giro dal "mio Calvino". Il punto è che il Calvino risultante, mi sta profondamente antipatico: lo adoro. Sono in cura presso una ditta specializzata in medardologia. Abbiate pazienza.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere Calvino, leggere Calvino che parla di Torino, leggere Calvino che parla di Torino in inglese è una strana ma piacevole sensazione, come se le sue parole giungessero filtrate dalla mia ...continua

    Leggere Calvino, leggere Calvino che parla di Torino, leggere Calvino che parla di Torino in inglese è una strana ma piacevole sensazione, come se le sue parole giungessero filtrate dalla mia nostalgia per casa... Come anche gli altri libri di Calvino che ho riletto in inglese, ottimo lavoro del traduttore Martin McLaughlin

    ha scritto il 

  • 4

    Cittadini del mondo

    “Ciò che conta è quel che siamo, approfondire il nostro rapporto col mondo e col prossimo, un rapporto che può essere insieme d’amore per ciò che esiste e di volontà di trasformazione.” ...continua

    “Ciò che conta è quel che siamo, approfondire il nostro rapporto col mondo e col prossimo, un rapporto che può essere insieme d’amore per ciò che esiste e di volontà di trasformazione.” (9)

    Inesauribile. Non s’incasella, non si contiene. Sfugge via leggero, Calvino, e a maggior ragione in questa raccolta eteroclita di pagine autobiografiche, distribuite nell’arco di un trentennio. Intellettuale, scrittore, recensore, osservatore. Storico, filosofo, militante, ex-militante. Cittadino del mondo. I profili, i personaggi e i tempi si alternano, continuamente, spostando le coordinate di riferimento. I ruoli e le immagini si sovrappongono, vorticosamente: cambiano contenuti, argomenti, sfondi, prospettive, profondità di campo. Difficile commentare, per esempio, le pagine (inedite) del “Diario americano” e, ragionevolmente, provare a misurare e a misurarsi con l’intensità dello sguardo gettato sull’America del 1959. Visualizzare con lo stesso colpo d’occhio intelligente, stupito e affascinato, i primi calcolatori IBM; sulle tracce di Piovene, fra i grattacieli di Manhattan, inseguendo Kerouac, l’ombra di Salinger e delle sue anatre enigmatiche di Central Park. A caccia di luoghi, incontri, appuntamenti, persone. E sempre in cerca di risposte, ovunque: con Hemingway ficcato in testa e con la voglia di scrivere che preme per uscire e che spinge, sulla punta delle dita. Un commento, un qualsiasi possibile commento organico, romperebbe gli argini, dilagherebbe. Così è, a maggior ragione, per “I would like to be Mercutio…”: centodue parole contate, una per una, lette, rilette, trascritte. Dieci righi appena di scrittura: un pensiero semplice, esemplarmente calviniano. Dieci righi che tracciano, con l’abilità, la precisione e la benevolenza divinatoria di un taumaturgo, il bilancio complessivo di un’esistenza, ma offrono anche un senso, preciso e positivo, a questa nostra voglia umana, stupidamente ostinata e irriducibile, di continuare a sognare. Ancora: “I ritratti del duce”, densi di storia e di vissuto personale, ricostruiti per immagini successive; istantanee che riemergono dagli angoli della memoria e che suscitano riflessioni sul lavoro dello scrittore, l’impegno, il fascismo, la guerra, la Resistenza. E l’“Intervista di Maria Corti”, lucida e affettuosa insieme. Una grande Donna, d’immensa cultura, che intervista un grande Uomo. E il “Questionario 1956”, “ Il dialetto”, “Lo scrittore e la città”, “Il comunista dimezzato” ed altro ancora. Troppo. Troppo mare da percorrere; non ho vele sufficienti per quest’oceano. Sento, fortemente sento, però, di dover fare un’eccezione per l’“Eremita a Parigi” (1974). Corro il rischio. Eremita. Parigi. L’eremita, dunque, prima sintonia: è Calvino, naturalmente. Calvino parigino, scrittore solitario, anima schiva e amata. Ma mi affascina anche la specialità dell’eremita, il mestiere del silenzio. Il ronzio svalvolato e rimuginante dei pensieri, in sottofondo, mi fa spesso compagnia. Avrei molto da dire, a un eremita paziente e, perlomeno altrettanto, avrei da imparare, ascoltando il silenzio. Parigi. Seconda sintonia, vissuta e desiderata: orizzonte davvero speciale, avvincente. Perché Parigi è Paris, c’est la Ville. Perché l’amiamo, ParisLumière, e ci torniamo ogni volta, appena possibile. “A Parigi ho la mia casa in campagna, nel senso che facendo lo scrittore una parte del mio lavoro lo posso svolgere in solitudine, non importa dove, in una casa isolata in mezzo alla campagna, o in un’isola, e questa casa di campagna io ce l’ho nel bel mezzo di Parigi.” Ancora: “Sto nelle città con un piede solo.” Un osservatore “a mezz’aria”, Calvino, e in perenne movimento, come il barone Cosimo. Attento alla giusta distanza, alla corretta prospettiva, alla migliore postazione. “E’ l’anonimato che mi attira: questa folla in cui posso osservare tutti ad uno ad uno e nello stesso tempo scomparire completamente.” C’è un “progetto Calvino” anche qui: razionale, operativo, enciclopedico. S’irradia da St. Germain-des-Près, métro Mabillon, dalla casa e dalla scrivania dello scrittore, e si allarga, andando ad abbracciare la città. “Ecco cos’è Parigi, è una gigantesca opera di consultazione, è una città che si consulta come un’enciclopedia: ad apertura di pagina ti dà tutta una serie d’informazioni, d’una ricchezza come nessuna altra città.”(196) “Diciamo che nella strada tutto è pronto per passare al museo, o che il museo è pronto per inglobare la strada.”(197) Cittadino del mondo, illuminato. “D’altronde le città si stanno trasformando in un’unica città, una città ininterrotta in cui si perdono le differenze che un tempo caratterizzavano ognuna.” (192) Poche parole leggere, e Parigi di Calvino è tutta qui, in questa immagine avvolgente che combina, ridefinisce e condensa le cinquantacinque città invisibili del 1972. Fissate, fermate per sempre nel profilo istantaneo di quest’unica e universale città di passaggio. Firenze, Parigi e gli altri luoghi abitati dagli uomini: un unico viaggio continuo, da vivere, senza andate e senza ritorni. Una sola, immensa città, in cui respirare. Ma anche un destino incrociato, e un sogno nel cassetto. Il progetto di un sogno che bussa, discreto, alla porta di casa. “Bisogna che un luogo diventi un paesaggio interiore, perché l’immaginazione prenda ad abitare quel luogo.” (190) E’ così, per davvero. Noi abitiamo nella stessa città di Calvino, in questa vissuta, sognata, ininterrotta Parigi: a Bellariva, Firenze. -----------------------------------------------

    “Vorrei essere Mercuzio…” (“The New York Times Book Review”, LXXXIX, 49, 2 dicembre 1984)

    "Vorrei essere Mercuzio. Delle sue qualità, ammiro soprattutto la leggerezza, in un mondo pieno di brutalità, l’immaginazione trasognata – come poeta della regina Mab – e al tempo stesso la saggezza, come voce della ragione nel mezzo dei fanatici rancori tra Capuleti e Montecchi. Fa suo il vecchio codice della cavalleria a prezzo della vita forse proprio per ragioni di stile, ma resta un uomo moderno, scettico e ironico: un Don Chisciotte che sa benissimo che cosa è sogno e cosa realtà, e li vive entrambi ad occhi aperti.” (264)

    ha scritto il 

  • 4

    Sono vari scritti (uno dei quali dà il titolo alla raccolta) composti in diverse fasi della vita di Calvino. Il suo diario americano, spesso intriso di genuino stupore, dà la misura di quanto più ...continua

    Sono vari scritti (uno dei quali dà il titolo alla raccolta) composti in diverse fasi della vita di Calvino. Il suo diario americano, spesso intriso di genuino stupore, dà la misura di quanto più grande fosse il mondo mezzo secolo fa, se destava tanta meraviglia una civiltà tutto sommato non radicalmente difforme dalla nostra.

    ha scritto il 

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