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Eroidi

Con testo latino a fronte

Di

Editore: Garzanti Libri

4.2
(83)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 337 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8811367409 | Isbn-13: 9788811367406 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Ventuno eroine del mito classico, da Elena a Briseide, da Penelepe a Didone, scrivono una lettera accorata e straziante al loro amante per convincerlo a non lasciarle. Di fronte a questi uomini lontani, insensibili e assenti, si stagliano con poetica drammaticità altrettante donne poste di fronte a un destino che si compie loro malgrado. Ogni epistola è una storia a sé stante, eppure, lette tutte d'un flato, tracciano un meraviglioso ritratto collettivo dell'universo femminile, scandagliato con sorprendente profondità fino nei recessi più oscuri dell'anima, dove risiedono le spinte primigenie dell'amore.
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  • 2

    Troppo strazio.

    Tutta la simpatia che nutro per Ovidio non basta a questo suo lavoro, abbastanza monotono, statico, poco originale non tanto perchè "si sa già come va a finire" ma perchè l'introspezione nei personaggi non è poi così interessante - come lo è, invece, l'apparato critico, decisamente la parte migli ...continua

    Tutta la simpatia che nutro per Ovidio non basta a questo suo lavoro, abbastanza monotono, statico, poco originale non tanto perchè "si sa già come va a finire" ma perchè l'introspezione nei personaggi non è poi così interessante - come lo è, invece, l'apparato critico, decisamente la parte migliore del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Maestro d'arte erotica, come lui stesso si vuole presentare, Ovidio non poteva che applicare questa sua inclinazione alla narrazione mitologica e alla redazione di componimenti elegiaci. Nacquero così le ventuno epistole raccolte sotto il titolo di Heroides ('Eroine').
    Con questo testo ci ...continua

    Maestro d'arte erotica, come lui stesso si vuole presentare, Ovidio non poteva che applicare questa sua inclinazione alla narrazione mitologica e alla redazione di componimenti elegiaci. Nacquero così le ventuno epistole raccolte sotto il titolo di Heroides ('Eroine'). Con questo testo ci troviamo di fronte ad un'opera originale e di ampio respiro, parte di un progetto che non si può scindere né dalle Metamorfosi né dagli Amores, né dal poema didascalico dell'Ars Amatoria. Il tema della raccolta, infatti, è l'amore, visto in larga parte nell'aspetto del dolore dell'abbandono (lettere I-XVII) e, in minur misura, nella prospettiva del corteggiamento (lettere XVIII-XXI).

    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/12/eroidi-ovidio.html

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere Ovidio, in qualunque momento della propria vita, è come stare in alta montagna e respirare a pieni polmoni aria fresca e pura.
    Questa non è la sua opera meglio riuscita, eppure la finezza con cui Ovidio ha costruito i testi è palpabile in tutta la serie di rimandi interni tra le diverse ...continua

    Leggere Ovidio, in qualunque momento della propria vita, è come stare in alta montagna e respirare a pieni polmoni aria fresca e pura. Questa non è la sua opera meglio riuscita, eppure la finezza con cui Ovidio ha costruito i testi è palpabile in tutta la serie di rimandi interni tra le diverse epistole. Di Arianna non si viene a conoscere il destino solo da lei stessa, ma si può completare il puzzle grazie alle lettere che parlano di lei. Così anche per Teseo, Medea e altri. In forza di questa costruzione non è possibile un giudizio assoluto su nessuno dei personaggi, troppo spesso in bilico tra l'essere eroi o biechi seduttori. Il lettore, vero e ultimo destinatario delle lettere, è colui che, riannodando la trama delle lettere, tutto viene a conoscere. (E la forza del queror è immane)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il libro si compone di una raccolta di 21 elegie a tema epico suddivisa in due parti: nei primi 15 pezzi a farla da padrone sono famose eroine greche del mito che scrivono lettere d'amore violente e appassionate ai loro compagni (amanti, mariti, spesso lontani, ancora più spesso bastardi fedifrag ...continua

    Il libro si compone di una raccolta di 21 elegie a tema epico suddivisa in due parti: nei primi 15 pezzi a farla da padrone sono famose eroine greche del mito che scrivono lettere d'amore violente e appassionate ai loro compagni (amanti, mariti, spesso lontani, ancora più spesso bastardi fedifraghi), i restanti si compongono da tre coppie di lettere da parte di giovani uomini alle loro innamorate con relativa replica.

    Tema portante di tutte queste lettere, eredità dell'elegia, è sostanzialmente la lagna: 240 pagine e rotti (in realtà la metà dal momento che il testo latino è a fronte) di femmine che non fanno che lamentarsi dei propri compagni e gemere contro il destino, l'universo, le divinità o lo stesso uomo lontano che le ha abbandonate, tradite, sedotte, maltrattate, o che è semplicemente lontano fanno seriamente rimpiangere Sex and the City. Cionondimeno ci si ritrova d'improvviso di fronte a pezzi mirabili. Così, senza che ce lo si aspetti.

    La lettera di Fedra al figliastro Ippolito è a modesto avviso di chi recensisce forse la più passionale del tomo, e forse la meno fedele al mito; in un impeto d'amore che non si cura di tabù, convenzioni e onore, o del fatto che lui non se la cachi di striscio, ha perso ogni ritegno e arriva svergognatamente a maledire il frutto del suo stesso ventre, fratellastri di Ippolito che con la loro esistenza possono avergli causato in qualche modo dispiacere.

    Quel tuo vecchio amore di virtù, destinato a morire col tempo, era già da selvatici quando reggeva Saturno

    geme disperata, per poi supplicarlo nelle ultime righe:

    Piega il tuo animo, non ostinarti! Mia madre [Pasifae] potè corrompere un toro; sarai tu più indomito di un toro feroce?

    Direi che la condanna di Ovidio per questo tipo di atteggiamento sia evidente, se le fa invidiare una che si è fatta ingroppare da un toro generando un mostro...

    La lettera di Arianna a Teseo rivela invece tutta la disperazione dei piccoli gesti, del momento in cui una notte l'innocente fanciulla, che per amore ha tradito la sua famiglia e il suo regno, si sveglia in un talamo vuoto e corsa in cerca del suo amore in preda a un'ansia crescente trova il puzzone che si allontana all'orizzonte a vele spiegate.

    Mi risvegliai e così a gran voce chiamai Teseo". "Dove scappi" grido; "Scellerato, torna indietro, Teseo! Volgi la nave! Non ha intero il suo equipaggio!" Così dicevo e dove mancava la voce, risuonavano i pugni; il rumore dei colpi si mescolava a quello delle parole.

    Arianna ora è sola e spaventata, in una terra sconosciuta, deserta e forse selvaggia:

    Che cosa farò? Dove andrò da sola? L'isola è deserta. Non vedo uomini, nè lavori di buoi. Il mare circonda la terra da ogni lato; non un marinaio, nessuna nave in partenza per le incerte rotte del mare. Mi si dessero anche compagni, venti e nave, dove andrei?

    Canace, sorella e amante di Macareo soffre gli atroci dolori di un parto che la vede inesperta, priva del suo amore e spaventata, con la tragica consapevolezza che sia lei che il bimbo conosceranno morte prematura.

    Che cosa commise il bambino in così poche ore di vita? In che cosa, neonato, offese suo nonno? Pensino pure che si sia potuto meritare la morte: ah, povero, ma ha pagato per la mia colpa!

    Infine, Ipermestra che non ha il coraggio di uccidere l'amato marito e cugino Linceo, unica tra le 50 figlie di Danao, divisa tra il desiderio di lasciare in vita lo sposo e quello di obbedire ai voleri paterni. E, catturata dal padre per la sua disobbedienza e rinchiusa in prigione con lo spauracchio della morte che incombe su di lei, geme:

    Come sconterò le colpe se pago per azioni degne di lode?

    In generale i personaggi (specie quelli maschili) non brillano per eroismo o spirito guerriero, dal momento che l'Elegia non lo prevede. Ovidio dà ai suoi personaggi una nuova dimensione intima ed umana del tutto estranea all'epica da cui provengono (con la sola eccezione, forse, di Ettore e Andromaca, che pure davano più l'idea di figure ideali più che di esseri umani - e vengono alla mente di chi recensisce i famosi manichini del De Chirico). Cionondimeno si è lontani da figure femminili che possano fare più del piangere per gli uomini crudeli, il che può risultare irritante alla donna emancipata del XXI secolo.

    Infine, menzione particolare per la prima delle tre coppie finali di epistolae, quella tra Paride e Elena, che mi ha fatta discretamente lollare:

    Nella prima Paride non si smentisce per l'inutile marpione che era nell'Iliade e che rimane adesso: in una lettera che definire paracula è un pallido eufemismo, per convincerla ad abbandonare il tetto coniugale prima cercherà di far capire ad Elena quanto lei sia figa (come se non lo sapesse già), poi cercherà di corromperla con la promessa di grandi onori a Troia in compagnia di un grande guerriero quale lui è. Non pago di ciò attua una manovra a tenaglia e incomincia a spalare merda sul marito, e infine le ricorda che l'essere bella e la pudicizia non vanno di comune accordo: ovvero che essere belle obbliga per forza di cose ad essere dei troioni (tanto per restare in tema). Gli dei approveranno la loro fuga come tanti simpatici Cristi Compagnoni. Ad avvalorare la sua causa fa un elenco di altri eroi ed eroine faose che hanno coronato il loro sogno d'amore facendo il nome di Giasone, che non mi sembra esattamente l'esempio migliore da mettere in mezzo se vuoi convincere una donna a seguirti.

    Elena che non è da meno (Zeus li fa e poi li accoppia) gli risponde facendo la sciantosa, negando e promettento al tempo stesos con piglio da avvocato Taormina: vanta antenati illustri almeno quanto quelli di lui e al tempo stesso profonda modestia di fronte alle sue doti fisiche; una profonda rettitudine d'anime e rispetto per i voti matrimoniali nonostante lei stessa ammetta che lui sia davvero molto figo, così figo che non ha davvero l'aria di essere il più macho del cortile e probabilmente in caso di guerra il marito gli spellerà il culo. Però ne parleranno meglio in privato. E l'epistola si conclude con l'invito sottinteso di portare la vaselina, perché tra uno scrupolo morale e l'altro non si sa mai.

    PS: Nota finale per l'edizione Mondadori: le note a fine libro sono la cosa più scomoda e irritante che mente umana possa concepire.

    ha scritto il 

  • 4

    Penelope a Ulisse 4/5
    Fillide a Demoofonte 3.5/5
    Briseide ad Achille 4/5 : E qualcuno si domanda perché rifiuti di combattere: perché il combattimento è rischioso, la cetra, la notte e l'amore sono piacevoli.
    Fedra a Ippolito 5/5 : Il perfido figlio di Egeo, seguendo il filo che lo ...continua

    Penelope a Ulisse 4/5 Fillide a Demoofonte 3.5/5 Briseide ad Achille 4/5 : E qualcuno si domanda perché rifiuti di combattere: perché il combattimento è rischioso, la cetra, la notte e l'amore sono piacevoli. Fedra a Ippolito 5/5 : Il perfido figlio di Egeo, seguendo il filo che lo guidava, riuscì a fuggire con l'aiuto di mia sorella dal palazzo dei tortuosi percorsi. Ed ecco che ora io, perché non si dubiti che io sia figlia di Minosse, seguo per ultima le leggi comuni della stirpe. Anche questo è destino: un'unica cosa piacque a due donne; la tua bellezza mi seduce, mia sorella fu sedotta da tuo padre. Enone a Paride 5/5 : E se sei saggio, non aspettarti che sia fedele la spartana, che ti è caduta così prontamente tra le braccia. Ipsipile a Giasone 1/5 : E' evidente che, come ha costretto i tori, così costringe te a sopportare il giogo: e con quel potere con cui incanta i draghi incanta anche te. Didone a Enea 5/5 : Tuttavia non odio Enea, benché mediti il mio male, ma lamento la sua slealtà e, pur lamentandomi, lo amo di più. Ermione a Oreste 5/5 : o io morirò prematuramente e mi spegnerò nella prima giovinezza o io, discendente di Tantalo, sarò sposa del discendente di Tantalo. Deianira a Ercole 5/5 : poiché tu non lo eri, a buon diritto l'uomo fu lei, e tu le sei tanto inferiore di quanto, vincere te, il più grande di tutti, era impresa più grande che vincere contro coloro che hai vinto. Arianna a Teseo 2/5 : Subito il mo petto risuonò, percosso dalle mani; mi strappai i capelli così com'erano, ingarbugliati dal sonno. C'era la luna; scruto se vedo qualcosa oltre alla spiaggia; ma i miei occhi non riescono a scorgere nulla oltre alla spiaggia. Canace a Macareo 4/5 : Eolo ti invia questa spada - mi consegnò la spada - e ordina che tu arguisca, in base alla tua colpa, che cosa significhi. Medea a Giasone 5/5 : Chiedi dov'è la mia dote? L'ho pagata in quel campo che tu dovevi arare, per portare via il vello. Quell'ariete d'oro, straordinario per il folto vello, è la mia dote; se io ti dicessi: "Rendimelo", tu rifiuteresti. La mia dote sei tu, salvo, la mia dote è la gioventù greca. Va ora, disonesto, fà il confronto con le ricchezze di Sisifo. Laodamia a Protesilao 3/5 : Tuttavia, finché come soldato impugnera le armi in una terra lontana, ho con me un'immagine di cera, che riproduce il tuo volto: a lei rivolgo tenerezze a lei le parole destinate a te, è lei a ricevere i miei abbracci. Ipermestra a Linceo 5/5 : Della schiera dei fratelli sopravvive una parte piccolissima; piango sia chi fu dato alla morte, sia chi la diede. Infatti quanti fratelli mi sono morti, altrettante sorelle ho perduto; l'una e l'altra schiera riceva il mio pianto. Saffo a Faone 2/5 : Mi vergogno a raccontare il resto, ma accade tutto e provo piacere e non riesco a restare insensibile. Paride a Elena 3/5 : Se ti avessi dovuto restituire, tuttavia prima avrei preso qualcosa ed il mio amore non sarebbe stato del tutto inattivo: o avrei colto la tua verginità, o quello che si poteva prendere, lasciando intatta la tua verginità. Elena a Paride 5/5 : E anche tu, come potrai sperare che io ti sarò fedele e non essere tormentato dal tuo stesso esempio? Qualunque straniero farà ingresso nel porto troiano, sarà per te motivo di angosciosa apprensione. Quante volte tu stesso, pieno di rabbia mi dirai: "Adultera!", dimentico che nella mia colpa c'è anche la tua! Leandro a Ero 5/5 : E come vidi la luce da lontano dissi:"Lì c'è la mia fiamma; in quella riva c'è la mia luce." Ero a Leandro 4/5 : Ciò che tu desideri, Leandro, i marinai lo temono: nuotare; di solito questa è la loro sorte quando le navi fanno naufragio. Aconzio a Cidippe 3/5 : Chi ti ha aperto la via al raccolto di un altro? Questo seno è mio! Tu rubi in modo infame baci che sono miei! Togli le mani da quel corpo promesso a me! Togli le mani, sfacciato! Cidippe ad Aconzio 5/5 : Perché, disonesto, gioisci? Quale gloria pensi di avere acquistato o quale merito hai come uomo per esserti preso gioco di una fanciulla inesperta? Io non ti stavo innanzi munita di pelta e con una scure in pugno, come Pentesilea in territorio troiano; tu non hai riportato come bottino di guerra nessuna cintura di amazzone d'oro cesellato, come quella presa a Ippolita. Perché ti inorgoglisci se le tue parole mi hanno ingannata e io, fanciulla poco avveduta, sono caduta nel tuo tranello?

    Tendenzialmente molto bello, soprattutto perché Ovidio è riusciuto a cogliere l'essenza profonda di alcune eroine, anche se non tutte, elevandole a livelli che prima erano per loro impensabili. C'è solo una cosa che mi ha dato fastidio, non è che una donna per essere viva abbia per forza bisogno di un uomo. Soprattutto se è come Paride: uno stronzo.

    ha scritto il 

  • 5

    He disfrutado como una enana leyendo las 21 cartas de las heroínas. Me repito, pero es algo que siempre me viene a la cabeza: lo vivos y lo actuales que son los sentimientos que expresan las heroínas (y los tres hombres que también firman cartas en esta colección); la belleza y la sinceridad está ...continua

    He disfrutado como una enana leyendo las 21 cartas de las heroínas. Me repito, pero es algo que siempre me viene a la cabeza: lo vivos y lo actuales que son los sentimientos que expresan las heroínas (y los tres hombres que también firman cartas en esta colección); la belleza y la sinceridad está perfectamente equilibrados. Son sentimientos dramatizados por el género, pero no son sentimientos falsos. He disfrutado con las 21, pero con unas más que con otras. A mi gusto, las mejores cartas son la de Filis a Demofonte y la de Cánace a Macareo; a pesar del tema del incesto, que siempre causa rechazo, es de todas las cartas la más dura y la más poética. La más triste también, claro, pero preciosa. De las cartas dobles, las de Hero y Leandro. Porque el autor administra los datos y las imágenes, dejándote conocer el final sin escribirlo expresamente (aunque yo, gracias a la edición, y los lectores contemporáneos, por conocer el mito; sabemos el final creo que si se supiera, se adivinaría sin demasiados problemas). Todas son fascinantes para cualquier amante de la mitología clásica, en cualquier caso. Hay que alabar el talento de Ovidio para transmitir estos sentimientos y para dotar de voz a estas mujeres que son poco más que personajes secundarios en los relatos épicos de la mitología, eso en el mejor de los casos, simples espectadoras en la mayoría y protagonistas en algunos. Mujeres que participan en los grandes poemas épicos apenas como atrezzo (Briseida), protagonistas de su historia (Medea) y otras que son más desconocidas (Enone o Hermíone) consiguen al fin que veamos la historia desde su punto de vista. Muy interesante, la verdad.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendide e toccanti lettere d'amore da parte delle donne mitologiche dell'antica Roma. Struggenti sentimenti da parte del mondo classico, come unico punto di vista quello femminile.

    ha scritto il 

  • 4

    Tragiche e disperate: e non posso negare che mi piace immaginare questo mondo mitologico di passioni e tradimenti e abbandoni e navi che partono con venti favorevoli ed eroine che si strappano i capelli e battono i pugni al petto o si danno la morte per la colpa del loro amore. E le storie epiche ...continua

    Tragiche e disperate: e non posso negare che mi piace immaginare questo mondo mitologico di passioni e tradimenti e abbandoni e navi che partono con venti favorevoli ed eroine che si strappano i capelli e battono i pugni al petto o si danno la morte per la colpa del loro amore. E le storie epiche che qui sono solo accennate, per dar voce alle donne, risvegliano sempre in me uno stupore nuovo.

    ha scritto il