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Esecuzioni a distanza

By Langewiesche William

(103)

| Paperback | 9788845926471

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Book Description

Gli omicidi e la solitudine di un tiratore scelto dell’esercito americano, e le giornate iperreali dei piloti che da un hangar vicino a Las Vegas guidano i droni sui loro bersagli nelle montagne afghane. Due volti gelidi e feroci di una guerra futura Continue

Gli omicidi e la solitudine di un tiratore scelto dell’esercito americano, e le giornate iperreali dei piloti che da un hangar vicino a Las Vegas guidano i droni sui loro bersagli nelle montagne afghane. Due volti gelidi e feroci di una guerra futura che si combatte già, e che nessuno prima di Langewiesche aveva raccontato.

19 Reviews

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    Gli Stati Uniti offrono infiniti spazi a chi è in cerca di solitudine, di isolamento. Austin (Texas) o Alamogordo (New Mexico), ad esempio. Il primo è il buen retiro di un tiratore scelto della Guardia Nazionale, nome fittizio Russ Crane; il secondo ...(continue)

    Gli Stati Uniti offrono infiniti spazi a chi è in cerca di solitudine, di isolamento. Austin (Texas) o Alamogordo (New Mexico), ad esempio. Il primo è il buen retiro di un tiratore scelto della Guardia Nazionale, nome fittizio Russ Crane; il secondo è la sede della base dell'aeronautica militare di Hollomon, il luogo più sicuro al mondo. Langewiesche inizia da qui, dai luoghi, i due brevi reportage raccolti in questo volume della Biblioteca Minima Adelphi. La storia di un tiratore scelto in grado di colpire un uomo distante fino a ottocento-mille metri e delle sue esperienze di addestramento, attesa e missione in Afghanistan. La storia dei droni utilizzati nelle zone di guerra lontane tredicimila chilometri dalla cabina di comando e dei programmi militari per lo sviluppo di questa tecnologia.
    In Vietnam la fanteria americana ha sparato una media di cinquantamila colpi per ogni nemico ucciso: un tiratore scelto è trentacinquemila volte più efficace, un drone praticamente infallibile, oltre al fatto che tiratore scelto e pilota di drone si scontrano col nemico da una zona sicura. Anche così si combattono oggi le guerre. La scarsissima abilità dei soldati americani in Vietnam testimoniava la paura e il rifiuto di uccidere. Inquadrare il bersaglio in un mirino di precisione o in un monitor spersonalizza l'atto. Dopo il cecchino il drone, dopo il drone, in un futuro non troppo lontano, le forze armate saranno completamente automatizzate e in grado di agire autonomamente. Quando questo futuro arriverà, conclude Langewiesche che scrive con piglio giornalistico e narrativo di pari livello, dovremo chiederci che specie siamo diventati.

    "Dopo un rapido passaggio sopra i resti, il pilota è risalito in verticale oltre le nuvole. Ha preso un po' di ghiaccio, non molto, e un attimo dopo era in quota, nell'aria tersa e fredda. Ha fatto rotta sulla base, e nelle sue vicinanze ha lasciato i comandi al controllo a terra. Appena uscito dall'abitacolo ha riempito un'infinità di moduli. Poi si è messo in macchina per tornare a casa, finendo imbottigliato nel traffico di Las Vegas. Guardando gli altri automobilisti intorno a lui si è chiesto se avessero una qualche idea di quello che aveva appena fatto. Ovviamente no".

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    Massimo Magon said on Jul 19, 2014 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Droni e tiratori scelti

    E’ una sorta di doppio reportage su tiratori scelti e piloti a distanza di droni dell’esercito americano.
    Perfetto nel descrivere azioni e risvolti psicologici di due professionisti di due modi di uccidere ipertecnologici, in cui vedi e osservi ben ...(continue)

    E’ una sorta di doppio reportage su tiratori scelti e piloti a distanza di droni dell’esercito americano.
    Perfetto nel descrivere azioni e risvolti psicologici di due professionisti di due modi di uccidere ipertecnologici, in cui vedi e osservi bene chi uccidi, prima di ucciderlo.
    Due modi di far la guerra su cui gli USA stanno investendo molto. Perché consentono di raggiungere due obiettivi: tagliare i costi (non si sprecano munizioni) e aumentare la produttività (si manca di rado il bersaglio).

    Gli stessi obiettivi comandati negli altri settori, quindi. A pensarci bene in fondo anche le stesse tecniche, le stesse logiche e gli stessi risvolti psicologici che chi lavora in aziende commerciali può osservare ogni giorno. Pensate a chi per fare il budget ha dovuto vendere alle vecchiette le obbligazioni Parmalat o ai pochi "eroi dalla faccia sporca" che hanno venduto una Duna. Oppure a chi ha dovuto qualche anno fa convincere una coppietta a fare un mutuo in ECU (chi c'è passato dentro lo sa che cos'è e sa che è stato proprio come un bombardamento: difficile salvare la casa).
    D'altronde l’avevo detto che i droni (e quelli che li radiocomandano) sono già nei nostri uffici.
    http://scarabooks.blogspot.it/2014/01/i-droni-i-manager…
    Anche i tiratori scelti ci sono.

    Una bella lettura di un paio d'ore. Grazie a Procyon che me l'ha suggerita.
    (su anobii i consigli intelligenti di lettura non mancano mai. Altrimenti d'altronde, Silvio, che è uno vispo, non ci comprava).

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    #D.Gil said on Mar 11, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    la prima parte parla di un tiratore scelto, la seconda dell'uso dei droni da parte delle forze armate americane. sopratutto la seconda parte anticipando il futuro di presunte armi intelligenti e probabilmente in qualche modo autonome ti lascia una ce ...(continue)

    la prima parte parla di un tiratore scelto, la seconda dell'uso dei droni da parte delle forze armate americane. sopratutto la seconda parte anticipando il futuro di presunte armi intelligenti e probabilmente in qualche modo autonome ti lascia una certa inquietudine....

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    Duzio said on Oct 20, 2013 | Add your feedback

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    Ci sono articoli e reportages, su molti giornali, che sembrano tutti un po' uguali a se stessi, che, pur trattando di argomento molto spesso interessanti, non riescono ad “appigliarsi" al lettore, se non superficialmente, proprio perchè uno è uguale ...(continue)

    Ci sono articoli e reportages, su molti giornali, che sembrano tutti un po' uguali a se stessi, che, pur trattando di argomento molto spesso interessanti, non riescono ad “appigliarsi" al lettore, se non superficialmente, proprio perchè uno è uguale all'altro. Poi ci sono giornalisti e scrittori, come Langewiesche, che sono dei fuoriclasse, che riescono a “narrare la verità” in modo esemplare, facendo entrare il lettore nel cuore della questione, nei fatti e nei sentimenti che raccontano.
    Non sono bene cosa sia a fare la differenza tra un reportage unico e carismatico ed un reportage che può confondersi in mezzo ad altri cento. Probabilmente il talento di chi scrive, come è facile riscontrare in questi due piccoli scritti, unito, almeno in questo caso, al tema trattato: gli aspetti della “quotidianità” delle guerre di oggi portate avanti dagli Stati Uniti, nella loro drammaticità e, nel contempo, nella loro banalità.
    Grazie quindi a Langewiesche per il coraggio di aver scritto anche cose scomode ed averci così arricchiti rispetto a quanto già si conosceva su questi temi così spinosi e complicati.

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    Lore said on Oct 9, 2013 | Add your feedback

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    Interessante soprattutto la seconda parte, quella sui droni, per capire dove sta andando la guerra.

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    Efano said on Jan 4, 2013 | Add your feedback

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    Suggestioni - 11 nov 12

    Non lo so. Sicuramente mi ha interessato, e sicuramente è ben scritto. Ma ha lasciato dai forti punti di perplessità. Elenchiamoli: la materia, la confezione, il suggerimento. Ed anche punti di curiosità e di stimolo. Intanto l’autore dall’impronunci ...(continue)

    Non lo so. Sicuramente mi ha interessato, e sicuramente è ben scritto. Ma ha lasciato dai forti punti di perplessità. Elenchiamoli: la materia, la confezione, il suggerimento. Ed anche punti di curiosità e di stimolo. Intanto l’autore dall’impronunciabile nome. Infatti, Langewiesche è uno strano tipo di giornalista americano, per anni pilota (da corsa? D’aereo? Mistero da sciogliere). Non uno scrittore, ma con un modo sicuro di maneggiare le frasi. Si sente il taglio giornalistico. E si sente anche il taglio imposta dalla testata per cui scrive (“Vanity Fair”). E questo si riper-cuote sulla scrittura, di taglio giornalistico, ma non pedantemente descrittivo. Anzi, cerca di suscitare pensieri quasi parlando d’altro (e pensieri ne sono sorti). Non affronta il tema di petto, non ti sottolinea: guarda che enormità sto dicendo. Ma i temi vengono fuori. Prima di affrontarli, elemento duale di bene e male, vediamo gli altri punti, quelli dolenti. Il suggerimento viene da “Satisfiction” una strana rivista di libri e letture, sponsorizzata da Feltrinelli e Vasco Rossi. Ne parlava con calore, e mi ha convinto a comprarlo, ma i motivi che avrei portato sono tutti diversi sa quelli sottolineati. Così come la confezione. Non è un racconto, o un romanzo, ma sono due articoli, scritti appunto per “Vanity Fair”, e accomunati dalla vicinanza del tema. Niente di più. E forse andava detto, nelle note al libro. E continuiamo con lo specifico. L’interesse che mi ha suscitato la lettura dei due articoli deriva proprio dalla luce che, in qualche modo, gettano su alcune tipologie americane di vita. Il primo solleva e collega i grandi interrogativi sul rapporto con le armi che hanno gli americani. Certo si parla di “sniper” termine gentile che al volgo si traduce con cecchino. Ma la vicenda del fantomatico Ross Crane dà alcuni spiragli sul rapporto che hanno con le armi. E di conseguenza con il rapporto con la vita. È ovvio che stiamo parlando di situazioni particolari, di quando Crane inquadra nel suo mirino telescopico degli afghani cercando di capire se siano talebani da uccidere o contadini che stanno seminando (e che per questo scavano nella terra). È giusto sparare? Come distinguere i due ceppi se sono praticamente indistinguibili? Se fossimo in Occidente, un mucchio di sassi al bordo di una strada farebbe muovere idee di possibili attentati. Ma l’Afghanistan è tutto un mucchio di sassi, anche nelle grandi città. Poi torniamo nel Texas, dove ora Crane addestra altri cecchini. Ed ha un mini-arsenale alla porta di casa. E legge riviste di armi. Quando spara si sente la coscienza a posto davanti alla nazione e a Dio onnipotente. È questo il modo di vivere? Ci si chiede come sia possibile la nascita di una mentalità così intimamente sospettosa dell’altro. Che spinge a liberalizzare il possesso individuale di fucili, pistole e bombe varie. E poi ci meravigliamo di Columbine o del massacro al cinema di Batman! E non ci meravigliamo che il nostro cecchino si chieda perché qualcuno ha deciso di far nascere le religioni monoteistiche in un posto così poco accogliente come il Medio Oriente, invece di scegliere, che so, la Svizzera. Il secondo poi è ancora più legato al sentimento militare imperante, e ad alcune modalità della guerra moderna che non mi erano chiare e che mi hanno spaventato. Si parla di “drone”, cioè di avio-robot guidati dall’uomo, della classe “Predator”. L’uomo a terra guida il robot che vola, che trasporta armi, che gira sulle zone di guerra, e che, vedendo obiettivi sensibili, lancia granate ed altre micidiali bombe. Forse si può perdere il “drone” ma l’uomo è al sicuro. E fin qui niente di nuovo. Quello che non sapevo e che mi ha realmente spaventato, è il fatto che l’uomo che guida questi robot, quasi una sorta di video-gioco super costoso e super-tecnologico, si trova ben lontano dalla zona di guerra. Nella fattispecie, i robot girano sempre nelle zone di guerra tra Iraq ed Afghanistan. E gli uomini al comando sono … in America. Tutto quello cui devono stare attenti è il ritardo del segnale di circa due secondi, dovuto alla distanza dall’obiettivo reale. Ma lo scenario da guerra futura è impressionante. Uno sforzo tecnologico per far sì che la guerra si trasformi realmente in un immenso videogioco. Mi viene in mente quel bellissimo film (War Games) dove tutto era gestito da un computer che poi “impazzisce” e rischia di scatenare una disastrosa guerra mondiale. Perché lui, il computer, pensa che sia un gioco. E va scolpita nella pietra quella frase finale: l’unico modo di vincere questo gioco è … non giocare. Ecco, cerchiamo di scolpirci in fronte questa frase, e cerchiamo di farla capire a tutti gli imbelli portatori di guerre!

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    Giogio53 said on Nov 11, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Paperback 84 Pages
  • ISBN-10: 8845926478
  • ISBN-13: 9788845926471
  • Publisher: Adelphi (Biblioteca minima, 47)
  • Publish date: 2011-08-01
  • Also available as: Others
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