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Esercizi di stile

Di

Editore: Einaudi

4.2
(4243)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Tedesco , Ungherese , Olandese , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 8806178644 | Isbn-13: 9788806178642 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Umberto Eco

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Humor , Professional & Technical

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Descrizione del libro
"Esercizi di stile" è un esilarante testo di retorica applicata,un'architettura combinatoria, un avvincente gioco enigmistico. Tutto vero,però è anche un manifesto letterario (antisurrealista), è un tracciato diframmenti autobiografici, è la trascrizione di una serie di sogni realmenteeffettuati da Queneau. E perfino un testo politico, nonché un'autoparodia.Questo è quanto emerge dalle riflessioni che Stefano Bartezzaghi ha dedicato aquesto libro-capolavoro. In appendice, presentati per la prima volta initaliano, alcuni esercizi lasciati cadere nell'edizione definitiva, un indicepreparatorio e l'introduzione, anch'essa inedita in Italia, scritta da Queneauper un'edizione del 1963.
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  • 4

    Divertimento geniale

    Si resta stupefatti, di fronte a questa serie di riscritture di un breve semplice testo in una moltitudine di forme stilistiche diverse.
    L'idea, mutuata dall'ascolto delle variazioni sulle fughe di Bach, si realizza in una combinazione equilibrata di estro e rigore ed apre uno squarcio sull ...continua

    Si resta stupefatti, di fronte a questa serie di riscritture di un breve semplice testo in una moltitudine di forme stilistiche diverse.
    L'idea, mutuata dall'ascolto delle variazioni sulle fughe di Bach, si realizza in una combinazione equilibrata di estro e rigore ed apre uno squarcio sulle infinite possibilità della parola.
    La traduzione di Umberto Eco è all'altezza dell'opera originale, tanto da preferire la riscrittura di alcuni episodi che non avrebbero potuto esser resi adeguatamente in una traduzione letterale.

    ha scritto il 

  • 5

    C'è poco da dire, i 99 modi diversi di scrivere una storia di sconcertante banalità sono il tritolo sotto il tavolino di formica della nonna. Una preziosa e liberatoria (anche se diabolica e a pensarci, a quel tizio col cappellino e collo di giraffa, pure un pò monomaniaca) gita nell'arte retoric ...continua

    C'è poco da dire, i 99 modi diversi di scrivere una storia di sconcertante banalità sono il tritolo sotto il tavolino di formica della nonna. Una preziosa e liberatoria (anche se diabolica e a pensarci, a quel tizio col cappellino e collo di giraffa, pure un pò monomaniaca) gita nell'arte retorica e, secondo Eco, semiotica. Ecco, Eco, è con Eco che - Queneau contagia un pò tutti - la traduzione si rivela non solo adatta, specie per l'etichetta di libro intraducibile che si è portato appresso per anni: addirittura l'illustre professore accetta la sfida di Queneau e, senza nascondere un pò di amor proprio, tenta di superarlo in alcuni passi. Tanto di guadagnato, visto che se lo può permettere ed era l'unico modo per goderne appieno: con il testo a fronte, meglio ancora.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho visto lo spettacolo teatrale con Filippo Timi quasi un anno fa e durante la lettura non ho potuto fare a meno di ricordare le sue smorfie e le sue espressioni.
    Tornando al libro, è un gioiello di arguzia e di abilità da parte dell'autore, chapeau!

    8/10

    ha scritto il 

  • 4

    Esercizi utili per gli aspiranti scrittori e per i respiranti lettori

    Gli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, altro non sono se non la riscrittura della stessa storiella per ben 99 volte, il tutto, naturellement, utilizzando tali e tanti (99) artifizi retorici da renderle tutte l’una ’na nticchia diversa dall’altra.


    Su un mezzo pubblico pieno zeppo di ge ...continua

    Gli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, altro non sono se non la riscrittura della stessa storiella per ben 99 volte, il tutto, naturellement, utilizzando tali e tanti (99) artifizi retorici da renderle tutte l’una ’na nticchia diversa dall’altra.

    Su un mezzo pubblico pieno zeppo di gente, c’è un giovane dal collo lungo e con in testa un cappello floscio con una specie di treccina al posto della fascia che, di punto in bianco, se la prende con un altro passeggero perché questi, a quanto pare, continua a pestargli i piedi ogni volta che sale o scende qualcuno.

    La voce narrante, che per 99 volte ci racconta la storiella, (quindi non è sempre la stessa, facciamo che sono 99 voci narranti - ammazza quand’era pieno quel mezzo!), un paio d’ore dopo rivede lo stesso giovine davanti alla stazione di Saint-Lazare che chiacchiera con un amico. La voce narrante, di udito finissimo, sente che l’amico sta suggerendo al nostro protagonista di mettere un altro bottone al suo paltò.

    Questa è la storiella che la pazzaria, ma anche il talento (ci mancaria pure) di Queneau, ci ripropone 99 volte, facendoci spesso sorridere anche se noi, o meglio je, non parland ben le frances l’ho dovut legger en italien et, probablemont, mi son pers bonne part de le divertimont. Ciò dett, merci a la tradusion de Umbert Ecò, ho passat un pai d’or divertont.

    Salut à tout le monde!

    ha scritto il 

  • 4

    Semplicemente geniale.

    È uno di quei libri che mentre li leggi ti fanno invidiare l'autore per la sua bravura. Non concedo cinque stelle solo perché la traduzione di alcuni passi non mi ha convinto: per questo è d'obbligo il testo francese a fronte, perché rende senza dubbio meglio, anche per chi non sa parlare il fran ...continua

    È uno di quei libri che mentre li leggi ti fanno invidiare l'autore per la sua bravura. Non concedo cinque stelle solo perché la traduzione di alcuni passi non mi ha convinto: per questo è d'obbligo il testo francese a fronte, perché rende senza dubbio meglio, anche per chi non sa parlare il francese, gli esercizi dell'autore.

    ha scritto il 

  • 0

    Sono cresciuta a pane e Settimana Enigmistica, per forza apprezzo questo libro.

    Quando ancora non sapevo leggere, coloravo gli spazi coi puntini, annerivo i denti dei personaggi in copertina e cercavo di capirci qualcosa dei rebus.
    Quando ho imparato a contare, univo i puntini coi nu ...continua

    Sono cresciuta a pane e Settimana Enigmistica, per forza apprezzo questo libro.

    Quando ancora non sapevo leggere, coloravo gli spazi coi puntini, annerivo i denti dei personaggi in copertina e cercavo di capirci qualcosa dei rebus.
    Quando ho imparato a contare, univo i puntini coi numeri.
    Con "giochiamo un po' insieme" mia mamma intendeva "facciamo le parole crociate insieme?"
    Fino ad arrivare a litigare con mio padre per fare l'ultima senza schema.
    Poi lui, per fare lo sborone, ha iniziato a farle solo con le verticali, se no si annoiava... e io allora mi sono data all'html.

    ha scritto il 

  • 4

    Sulla linea parigina d'autobus S, un tale vede un tizio dal lungo collo e con un cappello floscio che improvvisamente si mette a litigare con un altro passegero, accusandolo di avergli pestato i piedi, e poi, improvvisamente, tronca la discussione, vedendo un posto libero per sedersi. Più tardi, ...continua

    Sulla linea parigina d'autobus S, un tale vede un tizio dal lungo collo e con un cappello floscio che improvvisamente si mette a litigare con un altro passegero, accusandolo di avergli pestato i piedi, e poi, improvvisamente, tronca la discussione, vedendo un posto libero per sedersi. Più tardi, lo stesso individuo, vede il passeggero in un altra zona di Parigi, mentre un suo amico gli consiglia di spostare un bottone del suo cappotto.
    Questa "scena" viene descritta nel libro di Queneau in più di 100 maniere differenti, alcune decisamente umoristiche. Una per tutte, alla maniera degli haiku giapponesi:

    L'S è quel collo
    lungo piedi pestati
    lamento e fuga
    stazione e bottone
    reincontro.

    Il libro è tradotto, magistralmente, da Umberto Eco.

    ha scritto il 

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