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Esiste l'al di là

Di

Editore: Euroclub (su licenza Luigi Reverdito Editore)

3.6
(39)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 191 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
In sovracoperta: Vita vissuta
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  • 5

    Mi è piaciuto davvero tanto. Me lo sono ritrovato tra le mani in un momento triste e buio della mia vita . Ho iniziato a leggere le prime pagine e non mi sono più staccata. Mi ha dato pace e un po' della serenità che cercavo. Lo consiglio vivamente .

    ha scritto il 

  • 0

    Esiste l'aldilà. Sì, ma...

    A questo libro non posso dare stelline: come si fa a votare una testimonianza? Una cosa, però, posso dirla, e apprezzarla: il tenore con cui è condotta. L'autore, per quanto personalmente coinvolto ed emotivamente condizionato, cerca sempre di riportare l'esperienza extra-ordinaria che vive ad un ...continua

    A questo libro non posso dare stelline: come si fa a votare una testimonianza? Una cosa, però, posso dirla, e apprezzarla: il tenore con cui è condotta. L'autore, per quanto personalmente coinvolto ed emotivamente condizionato, cerca sempre di riportare l'esperienza extra-ordinaria che vive ad un piano (per quanto possibile) di oggettività, di imparzialità; e questo lo dimostrano il rigore con il quale, in un primo momento (e non esita ad ammetterlo) per scetticismo, successivamente ai fini di un riscontro oggettivo utile a terzi, “testa” la natura dei messaggi che sembrerebbero provenire dal figlio scomparso; cerca prove alle dichiarazioni contenute in questi messaggi, si interroga sul ruolo rivestito, in tal senso, dal tramite di questi messaggi, una di quelle persone che sostengono di avere la facoltà di fungere da “portali” di comunicazione tra il mondo naturale e quello super-naturale.
    In generale, gli elementi che mi sentirei di sottolineare, per porre all'attenzione di chi legge il rigore argomentativo con cui procede l'autore, sono due:
    1.Nell'attestare la veridicità dei messaggi ricevuti, egli procede, potremmo dire, ex absurdo, ovvero vagliando varie ipotesi e le relative conseguenze, per poi escluderle dal novero di possibilità atte a spiegare la natura dell'esperienza vissuta; tali ipotesi sono, nell'ordine, le seguenti:
    – che i messaggi non fossero altro che fenomeni fisici soggetti a leggi non ancora umanamente note, dunque apparentemente inspiegabili; tale ipotesi sarebbe atta a spiegare determinati accadimenti (la comparsa di macchie color sangue su un giornale; la capacità, da parte della medium, di tenere una penna senza impugnarla);
    – vi sono, tuttavia, elementi non riconducibili a fenomeni di natura fisica: quello della scrittura automatica, afferma l'autore, produce non solamente una sequenza di lettere, ma veri e propri ragionamenti, ragionamenti che, per di più, sono connessi da un punto di vista logico con altri ragionamenti, con domande, con riflessioni poste da parte del mondo dell'”al di qua”, mi si perdoni l'espressione; tale fenomeno, conclude pertanto l'autore, potrebbe ragionevolmente essere attribuito ad un'entità intelligente;
    – ora, ammesso che, effettivamente, autore di tali messaggi sia un'entità dotata di intelletto, occorre appurare se si tratti di un intervento (magari inconscio) da parte della medium; oppure se sia possibile che si tratti, effettivamente, di entità extra-umane e, in tal caso, se queste ultime siano effettivamente inviate da Dio o, piuttosto, si tratti di presenze negative atte a ingannare coloro con i quali entrassero in contatto.
    Da tale modo di procedere, credo, ben si attesta la razionalità di chi scrive che, sebbene nella peculiarissima condizione di coinvolgimento emotivo in cui si trova, pure non manca di appellarsi non solamente al buon senso, ma a vero e proprio rigore dialettico.
    2.In appendice al testo, l'autore riporta i verbali delle sedute nelle quali sarebbero avvenute le comunicazioni con questa entità intelligente, che egli identifica, ormai senza alcuna riserva, con il figlio scomparso. Anche da tale elemento, credo, è possibile attestare la pulizia metodica e la ricerca di una (seppur parziale) obiettività, da parte dell'autore.

    Ciò detto, per quanto l'esperienza raccontata in questo libro sia, effettivamente, particolare, mi permetto di esporre alcune perplessità: a più riprese l'autore, quale prova del fatto che i messaggi ricevuti provengano, effettivamente, dal figlio, afferma che ciò è confermato anche dalla forma stilistica adottata, che denota una proprietà di linguaggio del tutto conforme al modo di esprimersi del figlio e al suo grado culturale. Benissimo. Ciò che mi viene spontaneo chiedermi è, allora: dunque l'anima che sopravvive al corpo porta con sé tutto il bagaglio di esperienze e nozioni che la persona avrebbe acquisito in vita? Pertanto, l'anima andrebbe identificata con un intelletto? La medesima riflessione sorge anche considerando, ad esempio, il fatto che tale entità si rivolga all'autore chiamandolo “papà”: parlare di legami familiari, di ricordi di esperienze terrene, ha dunque senso anche in una dimensione ove tempo e sentimenti dovrebbero essere privi di significato e di realtà? E ancora: in uno dei messaggi scambiati tra padre e figlio, interviene anche un'altra entità, identificata come un altro dei figli dell'autore, morto all'età di due mesi. Ora: se l'anima conserva, nella propria dimensione extra-mondana, tutto quanto ha acquisito in vita (ivi inclusa, pertanto, la capacità di scrivere e di farlo con proprietà linguistica), come può l'anima di un neonato aver acquisito quel bagaglio esperienziale atto a consentirgli non soltanto di scrivere ma, radicalmente, di articolare linguisticamente un pensiero?
    Tali considerazioni non vogliono assolutamente porsi come polemiche; sono le semplici riflessioni che questo testo mi ha suscitato in qualità di lettrice, di credente, di studiosa di filosofia e che io, con spirito di curiosità e dialogo, rivolgo a chi leggerà quanto scrivo.
    La questione è, credo, radicale: dalla lettura di questo (come di analoghi) testo, emerge una concezione dell'anima, così come, in generale, del mondo sovra-sensibile, che sembrerebbe molto più vicina a quella, potremmo dire, della fede “ingenua”, pre-critica, del senso comune, che a quella più “metafisica” delle filosofie sulla religione. Il che mi porta a chiedermi: ma allora, effettivamente, studiare filosoficamente o teologicamente questi fenomeni, questi concetti, è assolutamente sviante? Hanno “ragione”, viceversa, coloro che si abbandonano acriticamente e senza porsi domande? La concezione della vita ultra-terrena che qui emerge è decisamente vicina a quella, mitico-convenzionale, della tradizione biblica. Ma accettarla non significherebbe accettare che, allora, il testo biblico non si esprima allegoricamente, per immagini ma, al contrario, letteralmente? Non significa accettare che, dunque, lo stesso parlare di problemi ermeneutici, di pluralità di interpretazioni possibili come dato costitutivo e voluto dalla natura stessa della sacra Scrittura, sia fuorviante, e che la Bibbia abbia una sola interpretazione possibile, quella letterale? Non significa tornare a credere che Dio abbia creato il mondo in sei giorni, riposandosi il settimo?

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro ha iniziato a smuovere "qualcosa" dentro di me, da qui è partita tutta la mia ricerca personale, più di dieci anni fa. Per questo non lo dimenticherò mai. Mi rendo conto che è una nota molto privata, ma sento il bisogno di scriverla :-)
    Manca la recensione ufficiale quindi ecco ...continua

    Questo libro ha iniziato a smuovere "qualcosa" dentro di me, da qui è partita tutta la mia ricerca personale, più di dieci anni fa. Per questo non lo dimenticherò mai. Mi rendo conto che è una nota molto privata, ma sento il bisogno di scriverla :-)
    Manca la recensione ufficiale quindi eccovi due parole prese da internet:
    Questo libro è la cronaca di un dialogo tutto speciale: un dialogo tra due diverse dimensioni, tra l'aldiquà e l'aldilà, tra un padre che chiama e un figlio, morto in circostanze drammatiche, che risponde. Il dialogo avviene attraverso una medium che pratica un bizzarro tipo di scrittura automatica, grazie alla quale si dipana il filo che tiene uniti l'avvocato Lino Sardos e il suo Andrea. Critico e incredulo all'inizio, Lino Sardos ha dovuto arrendersi ai fatti inspiegabili che Andrea è stato in grado di addurre, alla logica ferrea delle risposte, alla loro consequenzialità. I contenuti, decisamente superiori alla cultura sensitiva ma in linea con quella di un giovane colto quale era Andrea, sono soprattutto tesi a esprimere il fine ultimo di questo particolare contatto: contribuire a far crescere negli uomini la credenza nell'aldilà.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto questo libro perchè all'epoca in cui era uscita questa storia sui giornali (si trattava di 25 anni fa circa) ne ero rimasta molto colpita. Il libro espone i fatti in maniera molto logica e razionale, rispecchiando la mentalità positivista dell'autore Lino Sardos Albertini. Interessante ...continua

    Ho letto questo libro perchè all'epoca in cui era uscita questa storia sui giornali (si trattava di 25 anni fa circa) ne ero rimasta molto colpita. Il libro espone i fatti in maniera molto logica e razionale, rispecchiando la mentalità positivista dell'autore Lino Sardos Albertini. Interessante per chi si appresta a studiare questi fenomeni. Un po' ripetitivo nella forma in quanto prima viene narrata la storia con dovizia di particolari e, nella seconda parte del libro, vengono riportati i verbali delle sedute, quindi si riportano gli stessi argomenti almeno 2 volte. L'autore comunque dice fin dall'inizio di essersi improvvisato scrittore per portare la sua stora a conoscenza di tutti.

    ha scritto il