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Espiazione

Di

Editore: Einaudi

4.2
(6774)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Catalano , Lettone , Polacco , Sloveno , Portoghese , Finlandese

Isbn-10: 8806164767 | Isbn-13: 9788806164768 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Basso

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
A tredici anni un amore che sboccia può sembrare un plagio. Una ragazzina che assiste a una violenza può convincersi di aver riconosciuto il responsabile e far condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Perché tutta la vita sarà segnata dalle conseguenze. La ragazzina crescerà, diventerà una scrittrice, ma non si libererà del peso dell'ingiustizia inferta a un innocente, alla propria sorella innamorata e in fin dei conti anche a se stessa.
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  • 5

    Letteralmente divorato!!!!

    Un romanzo veramente bello, mi ha catturato fin dal principio e essendo in vacanza l'ho spolverato in pochissimo tempo.. Il pretesto da cui si origina tutto l'ho trovato un po' deboluccio ma la resa d ...continua

    Un romanzo veramente bello, mi ha catturato fin dal principio e essendo in vacanza l'ho spolverato in pochissimo tempo.. Il pretesto da cui si origina tutto l'ho trovato un po' deboluccio ma la resa del dramma e l'ottima esposizione perdonano tutto!!!

    ha scritto il 

  • 2

    ce l'ho fatta, l'ho finito!

    ma che fatica!!!

    mi dispiace, non posso soffrire così tanto per leggere un libro, mi rifiuto! lento, lentissimo. prolisso, dispersivo, ritmo completamente assente, a tratti pesante e noioso. mi sono i ...continua

    ma che fatica!!!

    mi dispiace, non posso soffrire così tanto per leggere un libro, mi rifiuto! lento, lentissimo. prolisso, dispersivo, ritmo completamente assente, a tratti pesante e noioso. mi sono imposta di finirlo unicamente perché incoraggiata da tutte le recensioni che invece lo osannano.

    ammetto che il finale gli ha fatto recuperare qualche punto, l'intreccio di narrazione e meta-narrazione è stato interessante e coinvolgente. ma non posso arrivare a pagina 400 per, finalmente, provare un barlume di interesse per un libro. la prima parte poi... aiuto, una tortura. ok, è stata volutamente scritta così, però non fa per me.

    comunque l'ho finito, per fortuna l'ho finito!

    ha scritto il 

  • 4

    Una prosa corposa, raffinata ed insolitamente precisa va a plasmare un'intensa storia di fraintendimenti, amore, accuse che diventano condanna, dolore inflitto e subito, consapevolezza della colpa e c ...continua

    Una prosa corposa, raffinata ed insolitamente precisa va a plasmare un'intensa storia di fraintendimenti, amore, accuse che diventano condanna, dolore inflitto e subito, consapevolezza della colpa e conseguente espiazione. I soli tre giorni che ho impiegato a leggerla ne testimoniano l'avvincente potere di coinvolgimento... Per me un modello di buona narrativa.

    ha scritto il 

  • 3

    It's not my cup of tea

    “L’alta ombra fresca del bosco le fu di sollievo, l’intrico scultoreo dei tronchi le parve incantevole. Superato il cancelletto di ferro, e la siepe di rododendri, attraversò il prato aperto - venduto ...continua

    “L’alta ombra fresca del bosco le fu di sollievo, l’intrico scultoreo dei tronchi le parve incantevole. Superato il cancelletto di ferro, e la siepe di rododendri, attraversò il prato aperto - venduto a un allevatore locale come terra da pascolo - per risalire alle spalle della fontana con il suo muro di sostegno e la riproduzione in scala del Tritone del Bernini il cui originale era a Roma in piazza Barberini. La figura muscolosa, accomodata sulla conchiglia, riusciva a schizzare un getto alto pochi centimetri appena, la pressione era troppo bassa, e l’acqua ricadeva sulla testa della statua, colando sulla chioma di pietra e lungo il solco della possente spina dorsale su cui lasciava una lucida chiazza verde scuro. In questo ostile clima settentrionale, il Tritone era molto lontano da Roma, ma rimaneva bellissimo nella luce chiara del mattino, come del resto erano belli i quattro delfini che sostenevano la conca lambita dai flutti su cui riposava. Cecilia osservò le improbabili scaglie sul dorso dei delfini e sulle cosce del Tritone, prima di volgersi verso la casa.”

    Ecco cosa intendo. Una scrittura lenta, ampollosa, pesante e manierata. Periodi lunghi, descrizioni particolareggiate ed eccessive che per quanto possano essere eleganti e raffinate non mi invogliano nemmeno un po'. Esagero? Vedete un po' voi:

    “Entrò, attraversò di fretta l’ingresso a piastrelle bianche e nere - com'era familiare il suono dei suoi passi, com'era irritante - e fece una sosta per prendere fiato sulla soglia del salone. Gocciolandole acqua fredda sui piedi calzati di sandali, il mazzo sparso di epilobi e iris le restituì uno stato d’animo un poco più allegro. Il vaso che stava cercando era su un tavolo in ciliegio accanto alla porta finestra socchiusa. A causa dell’esposizione a sud-est della stanza, alcuni parallelogrammi dorati di luce mattutina avanzavano sul tappeto blu polvere. Il respiro di Cecilia si fece più calmo mentre aumentava il suo desiderio di una sigaretta. Esitò un istante sulla porta, momentaneamente immobilizzata dalla perfezione della scena, e restò lì, accanto ai tre divani sbiaditi disposti intorno al camino gotico quasi nuovo con la sua riserva di falaschi invernali, vicino al clavicembalo stonato che nessuno suonava e agli inutili leggii in palissandro, ai tendoni in velluto, morbidamente raccolti da un cordone intrecciato arancio e blu, a incorniciare un cielo vuoto di nuvole e la terrazza a chiazze gialle e grigie tra le cui lastre di pietra crescevano camomilla e partenio.”

    Ok, la smetto. È che tutto questo grondare di aggettivi, l'attenzione maniacale ai dettagli unita a un evidente sfoggio di erudizione, sanno un po' troppo di narcisismo, di auto-compiacimento. Ed è un peccato.
    Perché il mestiere c'è e si vede tutto: i personaggi sono tratteggiati attraverso i loro comportamenti, ognuno è ben caratterizzato sin da subito. È interessante, ad esempio, come la piccola Briony osservi quello che succede intorno a lei e lo interpreti (fraintendendo spesso) attraverso le lenti del suo ricchissimo mondo interiore, preparando il terreno per quello che sarà il dramma successivo. Purtroppo l'eccessivo controllo dell'azione e il continuo lavoro di cesello dell'autore saranno magari utili a produrre pagine godibili di bello stile, ma tolgono – a mio avviso – emotività al racconto, che finisce per essere molto “cerebrale”, frenato, povero di passione, per cui fatico a provare empatia per i protagonisti della storia.
    Mi sembra di notare anche una certa discontinuità nel ritmo della narrazione: ad una prima parte che si presenta – come detto – lenta e descrittiva, ne segue una seconda sorprendentemente scorrevole e avvincente (quella che racconta le vicende di guerra), ad essa però ne segue una terza che inizia con una stucchevole descrizione della vita di Briony come infermiera e poi si riaccende improvvisamente con un finale che chiude (anche troppo rapidamente) tutte le parentesi che erano rimaste aperte.
    Peccato, perché anche la conclusione presenta un mescolarsi di narrazione e metanarrazione che è idea attuale e indubbiamente interessante ma purtroppo è al servizio di una trama che non mi ha convinto più di tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    Geniale

    Questo romanzo è veramente un capolavoro di ingegno: la prima parte, a mio parere la migliore di tutte e tre, è strepitosa nel lavoro di introspezione, rigoroso ma appassionato. Sono rimasta a bocca a ...continua

    Questo romanzo è veramente un capolavoro di ingegno: la prima parte, a mio parere la migliore di tutte e tre, è strepitosa nel lavoro di introspezione, rigoroso ma appassionato. Sono rimasta a bocca aperta dinanzi al personaggio di Briony, che pur essendo una bambina e per di più detestabile è il fulcro di una riflessione metanarrativa eccezionale, dai toni moderni resi con uno stile semplice e intuitivo. Infatti la prima parte vale come chiave di lettura per tutto il resto del romanzo, e in questo senso si spiega perché nei capitoli successivi cambi lo stile e l'intreccio.
    Mi sono avvicinata a "Espiazione" solo dopo aver guardato l'adattamento cinematografico di Joe Wright, e sebbene il film gli renda parecchia giustizia, per assenza di mezzi non era possibile trasmettere la caratteristica più stupefacente del romanzo, ovvero lo stile di McEwan. Seriamente, al di là della trama, che può piacere o non piacere, la resa formale di McEwan è impressionante: inizialmente lo stile è preciso e ricco, geometrico e virtuosistico, per poi assumere sfumature più intime e profonde nei momenti di introspezione psicologica, sempre essenziale e diretta.
    Poi, nella seconda parte, si assiste a un anomalo cambio di rotta: trama assente, stile realistico e crudo, con pochi orpelli e parecchia malagrazia, tanto da far sembrare il romanzo una raccolta di novelle: la calda giornata estiva, il soldato che ritrova i commilitoni, l'infermiera che fa pace con il proprio passato.
    E invece no, perché Briony è una scrittrice, e una scrittrice è sempre il Dio del suo piccolo mondo fittizio: è la lettera dell'"Horizon" a chiarire questa apparente mancanza di idee nella narrazione, è la sua fantasia vigliacca a unire azioni altrimenti sconnesse. Tutta la seconda parte, e la terza, sono l'applicazione pratica delle riflessioni che Briony aveva portato avanti in quel momento fatale, un disperato esercizio del suo fine intelletto, un estremo tentativo di allontanarsi da una colpa terribile dalla quale non c'è redenzione.

    ha scritto il 

  • 5

    Il crimine, la distruzione, l'espiazione

    "Ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare."

    Siamo nella campagna inglese del 1935. Il crimine commesso da Briony, una tredicenne dall'immaginazione tropp ...continua

    "Ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare."

    Siamo nella campagna inglese del 1935. Il crimine commesso da Briony, una tredicenne dall'immaginazione troppo fervida, muove un meccanismo che va al di là della sua comprensione e che non potrà più venire fermato dagli adulti. Il suo candido e vorace desiderio di raccontare storie risulterà micidiale e spezzerà delle vite.
    McEwan ci dà la possibilità di ascoltare le singole voci di questo dramma, che si conclude nella prima parte; voci che in seguito verranno travolte dalla guerra, la cui potenza distruttrice non ha pietà per nessuno. In un mondo sconvolto dal conflitto il dolore stesso prende una nuova forma.
    Per tutta la storia siamo testimoni della complessità delle relazioni umane e delle loro contraddizioni irrisolte, che noi lettori viviamo con empatica introspezione. Il crimine non viene mai giustificato ma narrato nella sua incosapevolezza. Briony è troppo immatura per capire la differenza tra il lavoro dello scrittore e la sua infantile vocazione alla narrazione: il primo consiste nel mettere da parte i giudizi per raccontare le infinite sfaccettature della vita umana, la seconda nel tentativo di dare un senso alle nuove scoperte quotidiane. Purtroppo certi errori, nella vita vera, sono irreparabili. Alla fine per lei non ci sarà possibilità nè di perdono nè di redenzione. Quando nel finale la rincontriamo, ormai anziana, la sua espiazione è ancora il suo stesso inestinguibile bisogno di narrare.
    Durante la lettura abbiamo l'impressione di ascoltare un caos calmo, raccontato in un tono controllato che contiene e riordina il tumulto della vita, capace di raggiungere vette poetiche di rara bellezza. Quando la tensione narrativa della prima parte, perfettamente architettata, viene investita dalla violenza bellica, veniamo annichiliti dall'irrisorietà dei nostri drammi di fronte agli orrori di cui è capace l'umanità. La guerra spazza via tutto, senza logica alcuna. Alla distruzione, nel ciclo naturale, segue sempre la rinascita, la ricostruzione: ma cosa può fare l'uomo quando la morte ha lasciato una traccia indelebile? Come fa a non rimanere schiacciato sotto ai suoi errori irrimediabili? Il salto temporale dal 1944 al 1999 del finale ci nega una possibile risposta.
    Espiazione è la storia di un senso di colpa. Ma è anche un esercizio di umanità, di indignazione e compassione. Capire non vuol dire giustificare, capire ci consente di esercitare il nostro giudizio. Ciò che la letteratura dovrebbe sempre permetterci fare.

    ha scritto il 

  • 5

    Espiazione rappresenta uno di quei casi in cui lo stacco temporale e ambientale fra la prima parte e le successive è assolutamente necessario. Senza di esso, avrei scaraventato il libro giù dal balcon ...continua

    Espiazione rappresenta uno di quei casi in cui lo stacco temporale e ambientale fra la prima parte e le successive è assolutamente necessario. Senza di esso, avrei scaraventato il libro giù dal balcone.
    È stranissimo, poi, arrivare a provare empatia verso colei che si era ritenuta essere una buona rappresentante della gioventù hitleriana. Il tempo, e la scrittura di McEwan, riescono a far sì che questo accada.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello. Nonostante la lunghezza, merita di essere letto fino in fondo per assaporarne ogni immagine. Raro caso in cui anche il film si mantiene fedele al romanzo e ne mantiene intatta l'essenza. ...continua

    Bello. Nonostante la lunghezza, merita di essere letto fino in fondo per assaporarne ogni immagine. Raro caso in cui anche il film si mantiene fedele al romanzo e ne mantiene intatta l'essenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Di McEwan avevo solo letto “Bambini nel tempo”, trovandolo insopportabilmente mediocre. Non mi era quindi più venuta voglia di leggere altro di questo pur simpatico inglesotto, finché non mi sono deci ...continua

    Di McEwan avevo solo letto “Bambini nel tempo”, trovandolo insopportabilmente mediocre. Non mi era quindi più venuta voglia di leggere altro di questo pur simpatico inglesotto, finché non mi sono deciso a prendere in mano il tanto lodato “Espiazione”, trascinato anche dalla bella copertina (che frivolo che sono). Beh, meno male che l’ho fatto perché “Espiazione” è un romanzo cinico e curato, che racconta di come piccole bugie apparentemente senza importanza possano stravolgere vite destinate ad altro. Una storia sull’ineluttabilità del proprio fato, forse, e sulla vacuità della vita stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo anche se ho dovuto leggerlo a rate; mai pesante, nonostante le numerose parti di poetica narrativa messe in mente a Briony, anzi, in certi punti anche molto interessante per capire, da lett ...continua

    Bellissimo anche se ho dovuto leggerlo a rate; mai pesante, nonostante le numerose parti di poetica narrativa messe in mente a Briony, anzi, in certi punti anche molto interessante per capire, da lettrice, ma non scrittrice, cosa passa nella mente di un autore di romanzi.
    Storia molto triste, la parte narrata da Robbie anche parecchio cruda in alcuni punti, eppure coinvolgente, i personaggi hanno un'evoluzione realistica e, come spesso accade nella realtà, chi fa i propri comodi spesso si trova in posizione di vantaggio.
    Mi ha rattristata il finale, scoprire il destino di Robbie e Cecilia, mi ero fatta un'altra idea, ma il romanzo vale davvero la pena.

    ha scritto il 

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