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Espiazione

Di

Editore: Einaudi

4.2
(6595)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Catalano , Lettone , Polacco , Sloveno , Portoghese , Finlandese

Isbn-10: 8806164767 | Isbn-13: 9788806164768 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Basso

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
A tredici anni un amore che sboccia può sembrare un plagio. Una ragazzina che assiste a una violenza può convincersi di aver riconosciuto il responsabile e far condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Perché tutta la vita sarà segnata dalle conseguenze. La ragazzina crescerà, diventerà una scrittrice, ma non si libererà del peso dell'ingiustizia inferta a un innocente, alla propria sorella innamorata e in fin dei conti anche a se stessa.
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  • 3

    Se ne avessi avuto la possibilità, avrei aggiunto una mezza stellina: ho adorato la descrizione dei personaggi, delle loro emozioni e sentimenti. L'accuratezza di McEwan in questi particolari ha permesso alla storia di regalare a me lettrice una gamma vastissima di sensazioni: non avrei mai immag ...continua

    Se ne avessi avuto la possibilità, avrei aggiunto una mezza stellina: ho adorato la descrizione dei personaggi, delle loro emozioni e sentimenti. L'accuratezza di McEwan in questi particolari ha permesso alla storia di regalare a me lettrice una gamma vastissima di sensazioni: non avrei mai immaginato che in circa 150 pagine si potessero raccontare gli avvenimenti di una sola giornata!
    Ecco il perché la mezza stellina non è diventata la quarta del mio "voto": a tratti ho trovato alcuni passaggi lenti, macchinosi, in grado di allontanarmi dal filo conduttore della storia.

    ha scritto il 

  • 2

    Non mi è piaciuto molto e ho trovato la trama troppo contorta. Anche se riconosco interessante la descrizione dei fatti da due punti di vista, credo che complichi e rovini un po' la lettura (per lo meno in questo caso)

    ha scritto il 

  • 1

    Sarò impopolare...

    Sarò impopolare ma ho abbandonato a poco più di un terzo perchè l'ho trovato veramente insostenibile.
    Peccato perchè altri libri dell'autore erano deliziosi, a metà tra il sogno e la realtà, questo invece riflette soltanto la storiella di una ragazzina che mi ha lasciato un po' freddina e a ...continua

    Sarò impopolare ma ho abbandonato a poco più di un terzo perchè l'ho trovato veramente insostenibile.
    Peccato perchè altri libri dell'autore erano deliziosi, a metà tra il sogno e la realtà, questo invece riflette soltanto la storiella di una ragazzina che mi ha lasciato un po' freddina e anche abbastanza scettica.
    Per me è no.

    ha scritto il 

  • 4

    Da leggere rigorosamente prima di vedere il film...

    Il film che è stato tratto da questo libro è uno dei miei preferiti. Quindi non potevo non leggerlo... però purtroppo, conoscendo lo sviluppo della storia, il libro ha perso qualcosa. Rimane comunque une delle trame più belle che ho letto, con tanto di cappello al finale. Da leggere rigorosamente ...continua

    Il film che è stato tratto da questo libro è uno dei miei preferiti. Quindi non potevo non leggerlo... però purtroppo, conoscendo lo sviluppo della storia, il libro ha perso qualcosa. Rimane comunque une delle trame più belle che ho letto, con tanto di cappello al finale. Da leggere rigorosamente prima di guardare il film, in modo da assaporare ogni pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho trovato bello, ma mi aspettavo di più dai pareri degli altri, anche di persone che conosco e del cui parere mi fido ciecamente. Ma McEwan ha sempre qualcosa che non mi convince fino in fondo e non so dire cosa sia. Scrive però molto bene e questo è un notevolissimo punto a suo favore.
    ...continua

    L'ho trovato bello, ma mi aspettavo di più dai pareri degli altri, anche di persone che conosco e del cui parere mi fido ciecamente. Ma McEwan ha sempre qualcosa che non mi convince fino in fondo e non so dire cosa sia. Scrive però molto bene e questo è un notevolissimo punto a suo favore.
    Devo dire che la parte finale mi ha veramente colpito, perché insapettata; fino ad allora tu, lettore, pensi già di sapere quale sia l'espiazione di Briony e la trovi già abbastanza terribile, ma la rivelazione finale incancrenisce la sofferenza e il senso di colpa che gravano sulle sue spalle.
    Su Briony: era una bambina in una famiglia assente e ha sbagliato. Non si può avercela molto con lei, eppure un paio di ceffoni glieli avrei assestati volentieri. Ma paga in modo inimmaginabile il suo sbaglio e questo basta e avanza.
    Molto interessante il taglio metanarrativo del romanzo, che non riguarda solo, com'è dichiarato, Briony, ma che secondo me coinvolge anche l'autore. A mio parere è evidente che Briony è un alter ego di McEwan: quando le mandano la lettera rimproverandola di soffermarsi troppo sulle pietre e la luce, ci ho visto un ironica autocritica, dato che nel libro abbondano (e in parte appesantiscono).

    ha scritto il 

  • 4

    Verità contro immaginazione

    Un errore fatto in buona fede e ingenuamente cambierà per sempre la vita a tutti i coinvolti.I colpevoli la faranno franca e gli innocenti ne saranno tormentati fino alla morte.

    ha scritto il 

  • 4

    Vorrei quasi mettermi a coltivare le ortiche, per poter fare come Briony: dargli un nome e frustarle selvaggiamente in caso di nervi a fior di pelle

    Si respira un'atmosfera alla Virginia Woolf, fra queste righe: credo che l'influenza di questa scrittrice sia evidente soprattutto nella prima parte, che ho trovato molto appassionante. La descrizione della villa stretta dal verde e dalla calura di giugno, la giornata scandita da piccoli eventi s ...continua

    Si respira un'atmosfera alla Virginia Woolf, fra queste righe: credo che l'influenza di questa scrittrice sia evidente soprattutto nella prima parte, che ho trovato molto appassionante. La descrizione della villa stretta dal verde e dalla calura di giugno, la giornata scandita da piccoli eventi senza importanza se rilevati separatamente, ma che acquistano un senso nuovo e tragico se sommati insieme, tanto da far pensare a cosa sarebbe successo se solo uno di essi non si fosse verificato... secondo me è poesia pura.
    Non sempre di facile lettura, ma affascinante. C'è un'introspezione psicologica accuratissima, una ricerca di ciò che esiste e resta "non detto" e "non visto" dietro ogni piccolo fatto reale, che mi ha colpita molto. Un dentro- e- fuori dei personaggi interessante e accattivante.

    (sono passati quasi dieci anni dalla mia lettura di "Bambini del tempo", l'altro romanzo di Mc Ewan che ho letto: non lo ricordo neanche più, e forse sarebbe il caso di riprendere la lettura di questo autore)

    ha scritto il 

  • 3

    Una costruzione Lego

    Fino a pagina 383, quella dei ringraziamenti, ero convinta che McEwan avesse avuto sotto gli occhi, su qualche numero di uno dei tanti giornali scandalistici inglesi, un errore giudiziario commesso ai danni di un proletario talentuoso da parte di alcuni componenti di una ricca famiglia ancora in ...continua

    Fino a pagina 383, quella dei ringraziamenti, ero convinta che McEwan avesse avuto sotto gli occhi, su qualche numero di uno dei tanti giornali scandalistici inglesi, un errore giudiziario commesso ai danni di un proletario talentuoso da parte di alcuni componenti di una ricca famiglia ancora in vista, la cui riparazione veniva strombazzata non per amore di giustizia ma per creare uno scandalo dando in pasto alle pance del popolino, i veri nobili colpevoli, personaggi ancora molto in vista nell’alta società. Il ragazzo, innamorato corrisposto della ricca rampolla Tallis, era stato accusato di stupro della di lei cuginetta quindicenne dalla, sempre di lei, sorellina di tredici anni per motivi non meglio precisati.
    Invece, all’ultima pagina, il nostro autore ringrazia il personale dell’Archivio dell’Imperial War Museum, che gli aveva permesso di visionare lettere inedite, diari e ricordi di soldati e infermiere di servizio nel 1940. Suppongo, allora, che la storia melodrammatica l’avesse appresa facendo ricerche per un qualche progetto su una storia ambientata durante la seconda mondiale e che la traiettoria del suo progetto avesse preso una strada inattesa. Queste modalità di ritrovamento della storia vera sono aggravanti per il sopravvalutato meta-romanzo: o non ne parli o la racconti con il rilievo che merita.
    Non riesco a mandare giù la declassazione del tragico fatto a semplice movente della crisi adolescenziale di Briony Tallis, che si consuma in ventiquattro ore di lunghe, noiosissime 184 pagine. Che c’era di non artistico nel raccontare la storia di quelle di due vite, specie se non era roba da rotocalco come avevo pensato io e specie se si pensa di avere talento? Forse talento sì ma coraggio no. Il coraggio di staccarsi dalla moda che impone allo scrittore di non raccontare – tanto non c’è più nulla da scrivere- ma di raccontarsi. E così gigioneggia alla Virginia Woolf (roba che da un centinaio di anni ci ammorba con scritti di imitatori da strapazzo), incarnata nella tredicenne che confusamente si affaccia al mondo e confessa di aver letto tre volte Il Faro (troppo per non incorrere nell’imitazione seppur automatica); innocente ma non troppo visto che fin dal primo momento sa che il colpevole non è il povero Robbie.
    All’inizio del tredicesimo capitolo ci avverte che la ragazzina, verosimilmente invaghita del bel giovanotto futuro medico e figlio della serva, gelosa della sorella avrebbe commesso il suo crimine. Ma cos’è un crimine di fronte al perdersi nel rifrangersi della luce? … quell’aria deliziosa, con l’erba che sfogava il profumo dolce delle vacche, e la terra incendiata in cui ancora ardeva la calura del giorno esalando l’odore minerale dell’argilla, e la debole brezza che portava dal lago un aroma di verde e d’argento. .
    Il labile artifizio letterario del tardivo pentimento della protagonista, alla faccia della stessa mai convinta della sua innocenza, gli è utile a ritagliare un inconsistente contorno psicologico della futura scrittrice che, tra un successo e l’altro, scrive e riscrive un romanzo espiazione in cui trionfa l’amore tra Robbie - il proletario futuro usurpatore di un ruolo sociale a lui non dovuto- e la sorella Cecile, morti in guerra e lontani e di cui ci viene propinato un assaggio. Un risarcimento.
    La cosa che fa più incazzare è la pretensione del signor “Ian – miss Briony” di conoscere la preferenza del lettore per il lieto fine.:- …[il]fatto che Robbie Turner è morto di setticemia a Bray-Dune il I°giugno 1940, o che Cecilia è rimasta uccisa nel settembre dello stesso anno dalla bomba che distrusse la stazione della metropolitana di Balham…Che razza di fine sarebbe? Quale logica, speranza o soddisfazione potrebbero trarne i lettori? Chi vorrebbe crederlo, se non per rispetto del realismo più deprimente?
    Ma mi facci il piacere, avrebbe detto il principe De Curtis: c’è modo e modo di vendere la fontana di Trevi!

    ha scritto il 

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