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Essendo capace di intendere e di volere

Guida al testamento narrativo

Di

Editore: Sellerio (Il divano, 29)

4.1
(116)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 171 | Formato: Paperback

Isbn-10: 883890779X | Isbn-13: 9788838907791 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Salvatore De Matteis

Genere: Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
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  • 3

    Chi non è contento di questo che io le sono stabilito, rifiuteno e non appartèneci più

    "Io sottoscritto […] sano di mente dispongo in forma di testamento, se io dovesse morire prima di mia moglie addomiciliata con me qui.
    Della resta robba essa è donna appatrona come oggi fino a vita durante sua, senza che nessuno deli figli possa stacolare lasua posizione opuro farci mangare qu
    ...continua

    "Io sottoscritto […] sano di mente dispongo in forma di testamento, se io dovesse morire prima di mia moglie addomiciliata con me qui. Della resta robba essa è donna appatrona come oggi fino a vita durante sua, senza che nessuno deli figli possa stacolare lasua posizione opuro farci mangare qualunque cosa ingaso di malerispetto".

    Le vite e le ultime volontà di tanti che non ci sono più, fra dolori, nostalgie, intrighi familiari, proprietà e confini ingarbugliati, frasi ardite e sgrammaticate, impavidi ammonimenti, solitudini, amarezze, sorprese e sorrisi (quelli strappati al lettore, con un velo di malinconia).

    ha scritto il 

  • 4

    Solenne in quest'ora...

    Una volta mi capitò sottomano, per motivi di studio, il testo d'un papiro tardo antico contenente il testamento d'un chierico egiziano, non ricordo adesso se prete o addirittura vescovo: in ogni caso, però, il suo greco squinternato e traballante non rassomigliava tanto a quello d'un prelato g ...continua

    Una volta mi capitò sottomano, per motivi di studio, il testo d'un papiro tardo antico contenente il testamento d'un chierico egiziano, non ricordo adesso se prete o addirittura vescovo: in ogni caso, però, il suo greco squinternato e traballante non rassomigliava tanto a quello d'un prelato grand seigneur come il suo più o meno confratello, conterraneo e coevo Sinesio di Cirene, quanto all'idioma dei testamenti raccolti nella piccola silloge qui edita da Sellerio, scritti a enorme distanza di secoli e in una lingua che quando fu vergato quel papiro non era nemmeno nata. I testamenti, e soprattutto quelli olografi, che sono redatti senza ministero di notaio, e quindi nel modo e col criterio che al de cuius balzano in mente all'atto della stesura, gettano un prezioso raggio di luce sul modo di scrivere, di pensare, di vivere, di gestire gli affari quotidiani soprattutto di quella gente che, socialmente subordinata e carente d'istruzione, suole lasciare di sé scarsissime attestazioni scritte; ma per ciò stesso costoro avvertono forse maggiormente la solennità e l'impegno del momento in cui manifestano al prossimo le proprie volontà estreme. A mio avviso sbaglierebbe chi, dopo una sana risata che spesso suscitano queste disposizioni maldestre, le liquidasse con la boria ingiusta con cui i giuristi culti del Rinascimento irridevano le povere ma feconde fatiche dei vecchi glossatori: verbosi in re facili, in difficili muti, in angusta diffusi. Vero è infatti che questi testatori spesso buffi e caotici sovente stilano pagine intere di dettami oziosi, fermandosi a spaccare il capello in quattro su questioni che gli eredi, magari, saprebbero regolare di testa loro senza problemi, mentre sorvolano e sono sfuggenti su cose cui si dovrebbe dare più dettagliata norma: però il loro mondo è quello, e certi particolari minimi vi paiono capitali; preme ricordare che dev'essere Antonio a prendere la striscia di podere che confina coi vicini attaccabrighe, perché così li sistema lui; bisogna mettere il coperchio alla cisterna perché lo zi' Luigi vi annegò (e se uomo o animale vi affoga, soggiunge il testamento con involontario cinismo, l'acqua diventa cattiva, e manca ogni utilità di tenere una cisterna), e mettere il gatto dove si fa il vino perché catturi i topi; occorre portare il cane a far pipì tre volte al giorno, e la sera fargli vedere di preferenza i western e la trasmissione di Costanzo. E la solennità dell'atto carica maledizioni e assoluzioni, sfregi e onori di particolare sacralità e impegno: sicché, con perfetta e, direi, ovvia naturalezza, le espressioni più crude si accompagnano ingenuamente a cascami e relitti di linguaggio tecnico, giuridico e religioso. Per questo motivo io non farei tanto caso, viceversa, al sedicente testamento di tale Filippo Florindo Emanuele Bianchi, barone di Nusco e marchese di Camaldoli, rinvenuto, il curatore riferisce, rilegato a un atto notarile di tutt'altro tenore, e ad avviso di lui autentico, mentre io, per contenuto e stile, lo ritengo assolutamente falso, cioè un trastullo creato ad arte da qualche professionista nelle horae subcisivae, un po' come anticamente negli spazî bianchi dei rogiti si copiavano o scrivevano ghiribizzi e poesie: ad esempio quelle medievali, celeberrime, dei cosiddetti Memoriali Bolognesi. A parte il cognome e i titoli, la cui sostanza qualche volonteroso potrebbe verificare, tempo permettendo, nell'Enciclopedia Storico-Nobiliare dello Spreti, a me questo gentiluomo spiantato, transfuga dalle tradizioni di famiglia e approdato, par di capire, fra i barboni, che lascia in eredità un bastone animato e un po' di (non eccelsa) poesia, ricorda più una figura da monologo agrodolce, da canzone malinconica o da novelletta esemplare, che una persona viva mentre scrive di sé. Assai più interessanti ed anche più divertenti le molte altre pagine più scarse forse di eloquenza ma più ricche d'ossa e di polpe; anzi, davvero mi accade di rado che un libro mi faccia tanto ridere. Però non ci si limita a ridere. Quante storie, quanti drammi, quanti dissidi o idilli familiari tralucono fra la goffaggine di queste prose sgangherate, sapide di dialetto! Peccato solo che la scelta di documenti da pubblicare sia stata, dopotutto, così avara; giunti alla fine del libro, ne vorremmo leggere ancora.

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta molto particolare di testamenti olografi che forse sarebbe stata ancor più significativa se fosse stata più ampia, non tanto per il suo significato legale ma per quello umano.
    Si è tentati di pensare infatti che nel testamento (davanti ad un notaio ufficiale) una persona si senta tut ...continua

    Una raccolta molto particolare di testamenti olografi che forse sarebbe stata ancor più significativa se fosse stata più ampia, non tanto per il suo significato legale ma per quello umano. Si è tentati di pensare infatti che nel testamento (davanti ad un notaio ufficiale) una persona si senta tutelata e quindi libera di esprimere il proprio desiderio rispetto a ciò che possiede e al destino che il tutto avrà. Si intusce da questa breve raccolta che così non è che il testamento olografo finiece con l'essere il vero atto di verità di chi lo compila. E' lì che si possono disvelare i rappori tra il compilatore e chi lo circonda arrivando ad identificare tutte le eventuali meschinità e piccolezze che ne hanno abitato la vita, ma anche i momenti belli e l'amore che ha offerto e ricevuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci puoi ridere a crepapelle, ci puoi piangere fino al mattino. Ma è un riso senza gioia e un pianto senza amarezza. Ma l'epigrafe ragazzi, credetemi, vale il prezzo del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    'O surdato 'nnammurato

    Raccolta di testamenti olografi, scritti cioè di pugno del testatore.
    Alcuni sono raggruppati intorno a grandi temi: l'odio, l'indignazione e la solitudine; l'amore e la gelosia; l'emigrazione o la guerra.
    Altre volte, dalla preoccupazione del testatore di lasciare tutto in ordine scaturiscono ra ...continua

    Raccolta di testamenti olografi, scritti cioè di pugno del testatore. Alcuni sono raggruppati intorno a grandi temi: l'odio, l'indignazione e la solitudine; l'amore e la gelosia; l'emigrazione o la guerra. Altre volte, dalla preoccupazione del testatore di lasciare tutto in ordine scaturiscono raccomandazioni e istruzioni impartite agli eredi intorno a cose solo apparentemente minime (vacche, galline, sottani e soprani...) ma che aprono piccole finestre sulla vita di persone di un altro tempo e di un'altra Italia, o dipingono la storia di una famiglia attraverso più generazioni. E' una lettura piacevole ma non leggera, che fa sorridere, ridere, riflettere e commuovere. Per esempio, nelle poche righe che trascrivo si condensa la storia (la sorte?) di un soldato innamorato, di sua madre, della fidanzata rimasta al paese e di un soldato polentone:

    "Mia cara mamma, scrivo dalospedale del campo ferito grave da unazione volontaria. Non ci stanno medicine. Il Capitano ha detto che se muoro la danno a te. Tu la fai vedere a tutti. Non lo dici che non ci volevo andare all'azione per un presentimento. Vorrei tornare a casa per accudire le bestie. Tu sei vecchia. Se non torno, Stella è libera di maritarsi. Le lascio il casamento, le bestie e la terra nostre. Stella deve avere cura di te, sempre. E' meglio però se aspetta un poco. Se ce la faccio a tornare la sposo. Ci voglio bene da ragazzo. Un polentone mi aiuta. E' uguale al nemico, ma è amico. Dice che te la portiamo insieme la medaglia. Io credo che viene solo lui perchè è più fortunato. Se viene, si chiama Daniele Berto. Facci conoscere a Stella. Un bacio e un abbraccio forte."

    La nota del curatore dice che il testamento risulta pubblicato dalla signora "Stella" coniugata con "Daniele Berto".

    E' vero, questo testamento non fa ridere; è molto triste. Ma bello, però. No?

    ha scritto il 

  • 4

    Credo che ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, abbia pensato o redatto dentro di sè un piccolo testamento, talora una lettera di addio. Scoramento da rapporti affettivi in crisi, delusioni lavorative, periodi di tristezza.... Un momento di intima conversazione autolenitiva, la scusa di l ...continua

    Credo che ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, abbia pensato o redatto dentro di sè un piccolo testamento, talora una lettera di addio. Scoramento da rapporti affettivi in crisi, delusioni lavorative, periodi di tristezza.... Un momento di intima conversazione autolenitiva, la scusa di lasciare qualcosa di se stessi, parole ed amicizia, attestati di gratitudine od assenze volutamente rimarcate. Talora è il testamento olografo, come dice De Matteis in chiosa a questo garbato ed intelligente libretto, ad avere "un valore terapeutico. Trafitti da un raggio di sole, <a fronte alta> innanzi al più grande evento della vita dopo la nascita a questo stupendo mondo, ciascuno ritrova da solo, con la fatica di una contrizione, la perduta sintonia con se stesso e gli altri, coi più alti valori dello spirito e della natura". In questa galleria, geograficamente confinata in area campana, sfilano parole rancorose e dolci, affettuose lodi al coniuge e vendicative invettive; si confida nella pacifica e serena convivenza dei figli o si impartiscono dettagliate istruzioni per accudire i figli adottivi, pennuti o pelosi. Si chiude con un anelito patriottico o con l’acredine di un “spiacente di avervi conosciuto. Mi auguro di non vedervi mai più”. La selezione di De Matteis svela i volti di gente del popolo, il loro esprimersi approssimativo, la semplicità di porsi a fine vita come hanno sempre vissuto; altrove vi sono slanci di lirismo o di mestizia. Il testamento olografo, come un messaggio in bottiglia, consegna indicazioni ed un ideale futuro discorso a braccio e, per un istante, il futuro “de cuius” riesce a proiettarsi ancora nel tempo a dire, pregare o maledire, ad essere per un’ultima volta attore sulla propria scena. Vero o costruito che sia, quello di Filippo Florindo Emanuele Bianchi barone di Nusco e nobile spiantato eccelle per ironia ed ariosità: della ricchezza ha chiari ricordi e qualche nostalgia, della povertà non può vantarsi ma la pratica almeno da un decennio, appartenendogli quindi, e non la ripudia. Chiude da istrione con “qui termina l’ultimo monologo di un ex barone, di un ex marchese, di un ex uomo vivo. E’ giunto il tempo ch’io vi tolga il disturbo. Vogliate perciò gradire il mio cordiale eterno silenzio”.

    ha scritto il