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Essendo capace di intendere e di volere

Guida al testamento narrativo

(213)

| Others | 9788838907791

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Book Description

29 Reviews

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  • 10 people find this helpful

    Chi non è contento di questo che io le sono stabilito, rifiuteno e non appartèneci più

    "Io sottoscritto […] sano di mente dispongo in forma di testamento, se io dovesse morire prima di mia moglie addomiciliata con me qui.
    Della resta robba essa è donna appatrona come oggi fino a vita durante sua, senza che nessuno deli figli possa s
    ...(continue)

    "Io sottoscritto […] sano di mente dispongo in forma di testamento, se io dovesse morire prima di mia moglie addomiciliata con me qui.
    Della resta robba essa è donna appatrona come oggi fino a vita durante sua, senza che nessuno deli figli possa stacolare lasua posizione opuro farci mangare qualunque cosa ingaso di malerispetto
    ".

    Le vite e le ultime volontà di tanti che non ci sono più, fra dolori, nostalgie, intrighi familiari, proprietà e confini ingarbugliati, frasi ardite e sgrammaticate, impavidi ammonimenti, solitudini, amarezze, sorprese e sorrisi (quelli strappati al lettore, con un velo di malinconia).

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    Krodì80 said on Mar 12, 2014 | 12 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "Solitudine
    fai grande l'amore
    il bisogno di averlo
    il timore di perderlo."
    (epigrafe pag. 43)
    Inaspettato, bello, insolito.

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    Cocconauta said on Feb 28, 2014 | 2 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Solenne in quest'ora...

    Una volta mi capitò sottomano, per motivi di studio, il testo d'un papiro tardo antico contenente il testamento d'un chierico egiziano, non ricordo adesso se prete o addirittura vescovo: in ogni caso, però, il suo greco squinternato e traballante non ...(continue)

    Una volta mi capitò sottomano, per motivi di studio, il testo d'un papiro tardo antico contenente il testamento d'un chierico egiziano, non ricordo adesso se prete o addirittura vescovo: in ogni caso, però, il suo greco squinternato e traballante non rassomigliava tanto a quello d'un prelato grand seigneur come il suo più o meno confratello, conterraneo e coevo Sinesio di Cirene, quanto all'idioma dei testamenti raccolti nella piccola silloge qui edita da Sellerio, scritti a enorme distanza di secoli e in una lingua che quando fu vergato quel papiro non era nemmeno nata.
    I testamenti, e soprattutto quelli olografi, che sono redatti senza ministero di notaio, e quindi nel modo e col criterio che al de cuius balzano in mente all'atto della stesura, gettano un prezioso raggio di luce sul modo di scrivere, di pensare, di vivere, di gestire gli affari quotidiani soprattutto di quella gente che, socialmente subordinata e carente d'istruzione, suole lasciare di sé scarsissime attestazioni scritte; ma per ciò stesso costoro avvertono forse maggiormente la solennità e l'impegno del momento in cui manifestano al prossimo le proprie volontà estreme.
    A mio avviso sbaglierebbe chi, dopo una sana risata che spesso suscitano queste disposizioni maldestre, le liquidasse con la boria ingiusta con cui i giuristi culti del Rinascimento irridevano le povere ma feconde fatiche dei vecchi glossatori: verbosi in re facili, in difficili muti, in angusta diffusi. Vero è infatti che questi testatori spesso buffi e caotici sovente stilano pagine intere di dettami oziosi, fermandosi a spaccare il capello in quattro su questioni che gli eredi, magari, saprebbero regolare di testa loro senza problemi, mentre sorvolano e sono sfuggenti su cose cui si dovrebbe dare più dettagliata norma: però il loro mondo è quello, e certi particolari minimi vi paiono capitali; preme ricordare che dev'essere Antonio a prendere la striscia di podere che confina coi vicini attaccabrighe, perché così li sistema lui; bisogna mettere il coperchio alla cisterna perché lo zi' Luigi vi annegò (e se uomo o animale vi affoga, soggiunge il testamento con involontario cinismo, l'acqua diventa cattiva, e manca ogni utilità di tenere una cisterna), e mettere il gatto dove si fa il vino perché catturi i topi; occorre portare il cane a far pipì tre volte al giorno, e la sera fargli vedere di preferenza i western e la trasmissione di Costanzo. E la solennità dell'atto carica maledizioni e assoluzioni, sfregi e onori di particolare sacralità e impegno: sicché, con perfetta e, direi, ovvia naturalezza, le espressioni più crude si accompagnano ingenuamente a cascami e relitti di linguaggio tecnico, giuridico e religioso.
    Per questo motivo io non farei tanto caso, viceversa, al sedicente testamento di tale Filippo Florindo Emanuele Bianchi, barone di Nusco e marchese di Camaldoli, rinvenuto, il curatore riferisce, rilegato a un atto notarile di tutt'altro tenore, e ad avviso di lui autentico, mentre io, per contenuto e stile, lo ritengo assolutamente falso, cioè un trastullo creato ad arte da qualche professionista nelle horae subcisivae, un po' come anticamente negli spazî bianchi dei rogiti si copiavano o scrivevano ghiribizzi e poesie: ad esempio quelle medievali, celeberrime, dei cosiddetti Memoriali Bolognesi. A parte il cognome e i titoli, la cui sostanza qualche volonteroso potrebbe verificare, tempo permettendo, nell'Enciclopedia Storico-Nobiliare dello Spreti, a me questo gentiluomo spiantato, transfuga dalle tradizioni di famiglia e approdato, par di capire, fra i barboni, che lascia in eredità un bastone animato e un po' di (non eccelsa) poesia, ricorda più una figura da monologo agrodolce, da canzone malinconica o da novelletta esemplare, che una persona viva mentre scrive di sé.
    Assai più interessanti ed anche più divertenti le molte altre pagine più scarse forse di eloquenza ma più ricche d'ossa e di polpe; anzi, davvero mi accade di rado che un libro mi faccia tanto ridere. Però non ci si limita a ridere. Quante storie, quanti drammi, quanti dissidi o idilli familiari tralucono fra la goffaggine di queste prose sgangherate, sapide di dialetto! Peccato solo che la scelta di documenti da pubblicare sia stata, dopotutto, così avara; giunti alla fine del libro, ne vorremmo leggere ancora.

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    Asclepiade said on Jan 16, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Una raccolta molto particolare di testamenti olografi che forse sarebbe stata ancor più significativa se fosse stata più ampia, non tanto per il suo significato legale ma per quello umano.
    Si è tentati di pensare infatti che nel testamento (davanti a ...(continue)

    Una raccolta molto particolare di testamenti olografi che forse sarebbe stata ancor più significativa se fosse stata più ampia, non tanto per il suo significato legale ma per quello umano.
    Si è tentati di pensare infatti che nel testamento (davanti ad un notaio ufficiale) una persona si senta tutelata e quindi libera di esprimere il proprio desiderio rispetto a ciò che possiede e al destino che il tutto avrà.
    Si intusce da questa breve raccolta che così non è che il testamento olografo finiece con l'essere il vero atto di verità di chi lo compila. E' lì che si possono disvelare i rappori tra il compilatore e chi lo circonda arrivando ad identificare tutte le eventuali meschinità e piccolezze che ne hanno abitato la vita, ma anche i momenti belli e l'amore che ha offerto e ricevuto.

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    spalluzza said on Jun 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    il testamento è il luogo della verità.
    materia umana purissima.
    miseria e nobiltà.

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    saracontrosara said on Sep 24, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (213)
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  • Others 171 Pages
  • ISBN-10: 883890779X
  • ISBN-13: 9788838907791
  • Publisher: Sellerio di Giorgianni
  • Publish date: 1992-01-01
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