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Estensione del dominio della lotta

Di

Editore: Bompiani

3.7
(1559)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 152 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Ceco , Turco

Isbn-10: 8845243273 | Isbn-13: 9788845243271 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. C. Perroni

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
L'indifferenza alla vita di un ingegnere informatico trentenne: il lavoro, loscorrere dei giorni sempre uguali, le prigioni dell'amore e del sesso, lefestività senza senso, i viaggi d'affari, la morte incolore di un amicoafflitto da problemi con le donne, lo scivolare lento e inesorabile in unadepressione dalla quale sembra non esserci via d'uscita, un tentativo disuicidio e di automutilazione. Da questo romanzo è stato tratto il filmomonimo di Philippe Harel, interpretato da Philippe Harel e José Garcìa.
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  • 4

    Michel Houellebecq, pseudonimo di Michel Thomas è uno scrittore, saggista, poeta, regista e sceneggiatore francese.
    L'autore, spesso assimilato al movimento anglosassone detto di Anticipazione sociale ...continua

    Michel Houellebecq, pseudonimo di Michel Thomas è uno scrittore, saggista, poeta, regista e sceneggiatore francese.
    L'autore, spesso assimilato al movimento anglosassone detto di Anticipazione sociale, è considerato uno dei più rilevanti scrittori della letteratura francese contemporanea. I suoi romanzi, in particolare Le particelle elementari, Piattaforma e Soumission, gli son valsi fama internazionale di provocatore.
    Estensione del dominio della lotta secondo me può essere riassunto con questa citazione:
    «Nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. Tuttavia gli effetti di questi due sistemi sono strettamente equivalenti [...] In una situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società [...] Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli».

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo (stile, trama) mi è piaciuto abbastanza, in particolar modo le parti, diciamo, didascaliche (sono curioso di leggere il saggio su Lovecraft più che gli altri romanzi). Sono abbastanza perpl ...continua

    Il romanzo (stile, trama) mi è piaciuto abbastanza, in particolar modo le parti, diciamo, didascaliche (sono curioso di leggere il saggio su Lovecraft più che gli altri romanzi). Sono abbastanza perplesso in merito alla tesi di fondo secondo cui la competizione sessuale e quella economica si troverebbero su due piani diversi, credo semmai che siano intimamente intrecciate e mi pare sempre più evidente quanto più mi allontano dall'adolescenza, ma forse sono io che ho una visione del mondo troppo legata al marxismo.

    ha scritto il 

  • 0

    Alla fine osservo che io sono diverso da loro, senza tuttavia poter precisare la natura di tale diversità.

    Sul risvolto di copertina c’è la foto di una sorta di William Hurt, ritratto di uno che sembr ...continua

    Alla fine osservo che io sono diverso da loro, senza tuttavia poter precisare la natura di tale diversità.

    Sul risvolto di copertina c’è la foto di una sorta di William Hurt, ritratto di uno che sembra non avere niente in comune con l’uomo [volontariamente] abbruttito che nel 2015 porta in giro “Sottomissione”, parodia estetica del peggior Céline.
    Lo scrittore, invece, dev’essere proprio lo stesso, il guardone che riesce a distinguere l’aberrazione e la decomposizione sotto il velo della realtà dove tutto sembra andare bene.

    L’ultima riga del romanzo è il senso di tutto, tutte le pagine precedenti sono funzionali a quella frase, anzi sono una serie di variazioni sul tema, anzi la conclusione è perfino inutile perché sin dalla prima pagina si capisce come si sta muovendo il protagonista, da quella festa in cui inveisce contro il femminismo fallito, vomita l’alcool e si addormenta dietro un divano.

    Sarebbe anche un professionista di successo, ma detesta quello che fa e soprattutto ne conosce l’inutilità. Che non è solo del lavoro, quell’informatica che nell’alba degli anni novanta promette le magnifiche sorti e progressive dell’umanità.
    È il sistema che si porta appresso, di aperitivi e discoteche, di appuntamenti e sveltine.
    Si apre lo spiraglio con le sole parole di buon senso, pronunciata da un prete, curiosamente l’unico essere umano che il protagonista rispetta. Ma poi si dissolve anche il prete, come tutto e tutti.

    Il protagonista, senza nome perché non c’è più neanche la possibilità dell’identità, consapevole di essere diverso da loro, nel bene o nel male non importa, ma senza riuscire a spiegare come. Perché al posto suo ci potrebbe essere, anzi: c’è chiunque, che si crede diverso, distinto, migliore, peggiore, più, meno, ma senza spiegare in che termini. Dalla parte del torto, in direzione ostinata e contraria, anticonformista, contro il sistema. Ma lo sono tutti ormai, dove sarebbe la propria specialità di persona?

    Lui trova la sua unica nicchia di libertà nei quattro pacchetti di sigarette quotidiani, l’autodistruzione è sempre una buona alternativa a tutto e tutti.
    Vede le vittime, ma anche lui lo è, della liberazione sessuale che si è subito riconvertita in liberismo sessuale, una lotta senza regole con i suoi plurivincitori e i perennemente sconfitti, quelli a cui è difficile spiegare che il libero amore, la fine delle regole borghesi, etc. assicurano scopate in abbondanza per tutti.
    Al massimo avviene il contrario, gli anelli deboli sono ancora più deboli.

    Narratore critico ma non moralista, non giudicante, arriva a suggerire l’omicidio e, in qualche modo il colpo riesce, ma non come aveva pensato. Ma non lo scuote perché è solo l’onda darwinista che travolge e livella, portando via le scorie.
    Depressione, gli dicono. Non è ancora una moda, una consuetudine, la tessera di un partito ampiamente diffuso. Depressione, così sfumata, così mescolata con il resto della persona, così a suo agio nel mondo che noi lettori non si cade nella trappola della reductio. Non è causa, non è effetto, è un elemento. Ma fa la differenza, caratterizza, soprattutto: spiega?
    Difficile crederlo.

    ---

    Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi sociali. Ugualmente, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta a tutte le età della vita e a tutte le classi sociali. Sul piano economico, Raphaël Tisserand appartiene al clan dei vincitori; sul piano sessuale, a quello dei vinti. Certi guadagnano su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si contendono certi giovani laureati; le donne si contendono certi giovani; gli uomini si contendono certe giovani; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Mentre mi accingevo a leggere questo libro avevo una grande paura: identificarmi con i personaggi, e trovare nel mondo descritto nel libro tracce del mondo reale (così come era successo nelle "partice ...continua

    Mentre mi accingevo a leggere questo libro avevo una grande paura: identificarmi con i personaggi, e trovare nel mondo descritto nel libro tracce del mondo reale (così come era successo nelle "particelle elementari"). Bhe è successo anche stavolta. Non di trovarmici in tutto, non di trovare tutto il mio mondo, ma di intravvedere nelle pieghe della mia personalità, della mia realtà, tratti di quel pensiero pessimista, deludente e perverso che questi libri narrano con agghiacciante freddezza e lucidità. Houellebecq sarebbe da odiare non perché misogino, misantropo, cinico, antisociale e reazionario, ma perché la visione di questo bastardo figlio di puttana pessimista ti costringe, con la sua scrittura calma, limpida e scorrevole, a guardarti attorno e dentro te stesso, in un perverso e continuo gioco di accettazione e rifiuto di corrispondenze che evitavi di prendere in considerazione. La questione, quando si legge Houellebecq, non è se si è d'accordo con lui o no, ma pensare cosa o chi, nella realtà, lo porta a pensarla in quel modo, con il terrore continuo di cedere a questo pensiero: "non ha tutti i torti".

    ha scritto il 

  • 4

    Senz'anima

    I libri di Houellebecq sono sempre particolari: la disperazione universale che esprimono è veramente intensa e condivisibile ma c'è sempre l'impressione che se il personaggio (o l'autore, che spesso s ...continua

    I libri di Houellebecq sono sempre particolari: la disperazione universale che esprimono è veramente intensa e condivisibile ma c'è sempre l'impressione che se il personaggio (o l'autore, che spesso sono la stessa cosa) avesse avuto più fortuna con la f**a, allora tutto il pessimismo cosmico sarebbe passato.
    Questo però non toglie nulla ad una scrittura dura, asciutta che in questo libro richiama, per la mancanza di anima del protagonista, tanto "Lo straniero" di Camus quanto il "Giovane Adamo" di Trocchi e forse un po' anche "Bastogne" di Brizzi. Personaggi vuoti per i quali sputare o uccidere sconosciuti si equivalgono. In questo romanzo poi l'esperienza di ingegnere informatico dell'autore e del personaggio aggiungono un che di inquietante. Lo sapevate che la maggior parte dei serial killer sono informatici?

    ha scritto il 

  • 0

    Se non mi sbaglio è il primo che ha scritto? Fa niente. Contiene ottimi consigli per i tecnici informatici e tutti coloro che operano nel settore dell'IT e della Business Intelligence. Mai risolvere u ...continua

    Se non mi sbaglio è il primo che ha scritto? Fa niente. Contiene ottimi consigli per i tecnici informatici e tutti coloro che operano nel settore dell'IT e della Business Intelligence. Mai risolvere un problema, di' sempre che ci sarà un aggiornamento, che se ne riparlerà. Così si lavora. Dulbecco sa il fatto suo e scrive molto bene. Però non mi ricordo molto altro. Mi sa che lui alla fine ha un'esperienza mistica in mountain bike, una sorta di ricongiungimento con la natura. Ottimo, ma a me riesce meglio se al ritorno dal giro trovo birra gelata.

    ha scritto il 

  • 4

    Avvolto in una caligine di insensibilità e gelo, il protagonista racconta attraverso il gioco del movimento storico e con un intento dichiaratamente filosofico gli aneddoti di cui si compone la vita ...continua

    Avvolto in una caligine di insensibilità e gelo, il protagonista racconta attraverso il gioco del movimento storico e con un intento dichiaratamente filosofico gli aneddoti di cui si compone la vita sfrondandoli di dettagli infiniti, ma caricandoli di indifferenza e frustrazione , due tarli che affliggono le generazioni contemporanee, sempre meno capaci di relazionarsi e comunicare.

    ha scritto il 

  • 0

    Cronache dal Basso Impero

    Poche settimane della vita di un trentenne analista-programmatore. Incontri e colloqui con colleghi, clienti, amici. Un protagonista apatico, indifferente al mondo che attraversa la vita senza farci ...continua

    Poche settimane della vita di un trentenne analista-programmatore. Incontri e colloqui con colleghi, clienti, amici. Un protagonista apatico, indifferente al mondo che attraversa la vita senza farci caso, senza uno scopo (non si può non ricordare il Solitario di Ionesco). Dialoghi sempre sull'orlo dell'abisso, la sensazione che ad ogni passo la terra rischi di franarci sotto i piedi.
    Houellebecq divide e io fatico a metterlo a fuoco. Mi ispira, da subito, un'antipatia spontanea, ma non capisco se la scelta di dire cose sgradevoli, che vanno contro l'opinione corrente sia di forma o di sostanza, se cioè sia veramente convinto di quello che scrive o non voglia piuttosto provocare, andare contro l'opinione corrente e accreditarsi come principe del contro-pensiero, interpretare il ruolo del "diverso", del lupo solitario fuori dal coro.
    Differenza non da poco, quella che corre tra uno vero e uno furbo, tra uno che lo è e uno che lo fa, tra spontaneità ed artificiosità. Magari ci stanno tutti e due gli aspetti.
    Per ora: giudizio sospeso.

    ha scritto il 

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