Eugénie Grandet

Di

Editore: Fabbri (Biblioteca Romantica)

3.8
(2205)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Ungherese , Polacco

Isbn-10: A000031018 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gabriella Alzati

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Uno tra i più famosi racconti della "Comédie humaine" di Balzac, quella commedia umana dal sorriso amaro, cinica e beffarda, che si dipana tra le tante quotidianità dell'esistenza senza troppi artific ...continua

    Uno tra i più famosi racconti della "Comédie humaine" di Balzac, quella commedia umana dal sorriso amaro, cinica e beffarda, che si dipana tra le tante quotidianità dell'esistenza senza troppi artificiosi abbellimenti. Sicuramente un grande narratore e soprattutto un fine osservatore della realtà.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelle perché la storia non mi ha preso particolarmente ma sarebbero 0 per l'edizione scandalosa (piena di refusi, ripetizioni, errori di ortografia) che Dalai ha il coraggio di pubblicare e vende ...continua

    Due stelle perché la storia non mi ha preso particolarmente ma sarebbero 0 per l'edizione scandalosa (piena di refusi, ripetizioni, errori di ortografia) che Dalai ha il coraggio di pubblicare e vendere.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo immagini, lo senti, lo vivi. Non si può non leggere

    Per conoscere Balzac devi leggere questo romanzo e per comprendere questo romanzo devi metterci il cuore e la testa . Eugenia è il sublimarsi dell amore universale ma può bastare da solo a coprire ...continua

    Per conoscere Balzac devi leggere questo romanzo e per comprendere questo romanzo devi metterci il cuore e la testa . Eugenia è il sublimarsi dell amore universale ma può bastare da solo a coprire l avidità ed il vuoto emotivo dell umanità?

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Adoro lo stile di Balzac, ma questo può piacere oppure no; le tematiche affrontate sono però universali: la chiusura mentale della provincia, l'avidità dell'animo umano, la corruzione del pensiero e s ...continua

    Adoro lo stile di Balzac, ma questo può piacere oppure no; le tematiche affrontate sono però universali: la chiusura mentale della provincia, l'avidità dell'animo umano, la corruzione del pensiero e soprattutto l'ossessione per i soldi a qualsiasi costo. L'unica nota positiva in questo mondo così depravato è Eugenia, che pur di rimanere pura d'animo, farà scelte estreme. Attualissimo, struggente e aggressivo, coem solo il migliore Balzac sa essere.

    ha scritto il 

  • 4

    Potrebbe essere la storia di papà Goriot se lui non avesse mai lasciato la provincia con le figlie.Balzac ci mostra un'impeccabile ritratto di una famiglia di media borghesia provinciale, in cui spicc ...continua

    Potrebbe essere la storia di papà Goriot se lui non avesse mai lasciato la provincia con le figlie.Balzac ci mostra un'impeccabile ritratto di una famiglia di media borghesia provinciale, in cui spiccano due tra i personaggi principali: papà Grandet, un borghese con un ottimo fiuto per gli affari e avaro all'inverosimile, e la giovane figlia, Eugeniè Grandet, una ragazza innocente e sensibile; si aggiunge al quadro un giovane ragazzo di città, Charles, che irrompe nella vita monotona dei Grandet, e la trama è presto fatta. Balzac ancora una volta vuole offrirci il peggio dell'essere umano, mostrandoci la nuda realtà senza veli né commenti. Le sue storie lasciano una forte sensazione di amarezza, ma spesso mostrano che non tutto è perduto, e che se spesso in questo mondo crudele l'ingenuità e l'innocenza vengono calpestati, i buoni sentimenti fioriranno ancora nonostante le avversità.

    ha scritto il 

  • 4

    -"È vero, signore, che i corvi mangiano i morti?".
    -"Sei una stupida, Nanon! Mangiano, come tutti, quello che trovano. Forse che anche noi non viviamo di morti? Che altro sono le eredità?" ...continua

    -"È vero, signore, che i corvi mangiano i morti?".
    -"Sei una stupida, Nanon! Mangiano, come tutti, quello che trovano. Forse che anche noi non viviamo di morti? Che altro sono le eredità?"

    ha scritto il 

  • 5

    Un piccolo capolavoro della letteratura ottocentesca. Una costruzione perfetta, equilibrata, con tocchi brevi ma trancianti di analisi sublime nel "gioco di ruolo" della commedia umana. Era l'Ottocent ...continua

    Un piccolo capolavoro della letteratura ottocentesca. Una costruzione perfetta, equilibrata, con tocchi brevi ma trancianti di analisi sublime nel "gioco di ruolo" della commedia umana. Era l'Ottocento dei "personaggi". Da leggere senza indugio!

    ha scritto il 

  • 5

    C'è chi attende l'amore, chi un nuovo affare.

    Siamo a Saumur, dov’è quella strada “calda d’estate, fredda d’inverno, buia in certi punti, è notevole per la sonorità del selciato, sempre pulito e asciutto, per la strettezza della carreggiata tortu ...continua

    Siamo a Saumur, dov’è quella strada “calda d’estate, fredda d’inverno, buia in certi punti, è notevole per la sonorità del selciato, sempre pulito e asciutto, per la strettezza della carreggiata tortuosa, per il silenzio delle case che appartengono alla città vecchia e sulle quali incombono i bastioni”.

    Scudo dopo scudo, lenta scorre la vita a Saumur, in casa Grandet, dove Felix è prigioniero della sua avidità e la figlia Eugénie vittima del suo sogno d’amore.
    Papà Grandet è avido e avaro. E ricco. Molto ricco. Solo lui sa quanto. Specula, guadagna. Arricchisce. Ricco di averi e povero di sentimenti. Non conosce amore se non quello dettato dagli interessi. Ama la sua “figlietta” perché custode di tante monete d’oro che splendono come soli, una moneta donata a ogni capodanno e festa del padre. Fruttano una piccola rendita di quasi cento scudi, e Grandet non può che godere a tal pensiero.
    A completare il quadro, la rassegnata Madame Grandet e Nanon, serva fedele. Anch’esse piegate al tirannico egoismo del capofamiglia.
    E poi c’è lui, l’angelico Charles, il cugino che ruba il più puro e completo dei baci, nonché il cuore alla povera Eugénie, prima di diventare ciò che lo renderà “degno” del cognome che porta.

    Balzac non giudica, descrive. Guarda in faccia la “bourgeoisie francaise”; ha le sembianze di papà Grandet. Colui che ruberebbe anche il crocifisso d’oro per portarselo laggiù, nel regno degli avidi e degli avari.
    È la rappresentazione di una realtà che va ben oltre il più fosco dei melodrammi.
    È La Comédie humaine, bellezza!

    Caro Honoré, i segni del tuo vissuto hanno reso grandi gli occhi per scandagliare l’abisso dell’animo umano. E, forse, l’amore che non hai ricevuto, ha esasperato certa sensibilità. Chissà.
    Ti voglio bene.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Nel 1833 Honoré de Balzac dà alle stampe Eugénie Grandet, un romanzo oggi difficilmente proponibile ad un editore: la storia si svolge quasi totalmente in provincia, gli avvenimenti sono scarsi, molti ...continua

    Nel 1833 Honoré de Balzac dà alle stampe Eugénie Grandet, un romanzo oggi difficilmente proponibile ad un editore: la storia si svolge quasi totalmente in provincia, gli avvenimenti sono scarsi, molti facilmente intuibili, i personaggi sono marginali, il loro percorso psicologico non conosce grosse mutazioni di sorta e sono tutti, in larga misura, antipatici o stupidi. Non so, magari mi sbaglio, ma nel 2016 nessuno vorrebbe pubblicare un romanzo come E.G.: niente colpi di scena mirabolanti, nessun protagonista si trasforma in qualcosa di diverso da quello che era, nessun amore descritto con frasi che poi possono finire su un post di facebook con una rosa scarlatta sotto, niente sesso, nessun omicidio, nessun commissario con problemi alcolico-filosofici che indaga. Eugénie è una donna pia e succube, come la madre, di un padre – un ricchissimo e spilorcio commerciante di un paesino, Samour, immerso nella provincia – che tiranneggia la vita delle due donne e della domestica che vivono nella grande casa dei Grandet. Dato che la ragazza erediterà l'immensa fortuna di M.Grandet, ben due famiglie di Samour cercano di maritare i loro figli con essa. Un giorno a casa Grandet giunge il nipote, Charles, un parigino affascinante abituato al lusso e alle luci della città, Eugénie, che in vita sua non ha visto altro che il focolare dove ricama con la mamma, le messe in paese, un abito modesto per ogni inverno e i due spasimanti che tutte le sere vengono a casa sua a proporsi, si innamora del cugino con ovvia facilità. Gli avvenimenti che seguono fanno parte dell'impianto tipico di una novella tragica, che vedrà mano a mano tutti i personaggi andare incontro al loro destino. Al di là della vicenda in sé, appare evidente che tutti i personaggi sono vittime delle loro ossessioni e fantasmi(M.Grandet dei soldi, della cupidigia, della sua avarizia; la moglie e la figlia sono succubi inermi di lui, Eugénie è così stupida da credere che il cugino, lontano anni in luoghi lontanissimi, possa essere ancora innamorato di lei per qualche casto bacio che si sono scambiati anni prima sotto un albero del cortile; lo stesso Charles diventerà un cinico uomo di affari, volgare e ignorante che cerca di rifarsi un nome sposando una nobile decaduta)o della incapacità di ribellarsi e affrontare la vita. Il luogo in cui si svolgono i fatti è la casa fredda del ricco commerciante, la sua stanza-forziere, tutto è ammantato di un buio compatto nel quale danzano lampade fioche, i pranzi sono frugali, le parole che si scambiano poche, l'infelicità sembra aleggiare stagnante ovunque. Insomma EG pare un romanzo anni luce lontano dai nostri canoni. Eppure Balzac, sorretto da una scrittura asciutta ma al limite della perfezione( si leggano ad es.le splendide pagine con le quali descrive la grande Nanon – la domestica dei Grandet)ci para davanti una crudele novella sulle meschinità umane, le ossessioni, le frustrazioni e la repressione di un'educazione ferrea(Eugénie ci appare da una parte una vittima costante, ma anche una donna troppo ingenua se non smaccatamente stupida, da non provare niente nella vita, finendo addirittura per accettare un matrimonio al patto che non venga consumato), sull'anaffettività genitoriale, sull'avidità umana e sul tranquillo buco nero che può, talvolta, assumere pacifica vita di campagna.

    ha scritto il 

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