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Eumeswil

Di

Editore: Guanda

4.0
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8877463643 | Isbn-13: 9788877463647 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. T. Mandalari

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Sopravvissuta al crollo delle Grandi Potenze Mondiali e alla devastazione deiGrandi Incendi, Eumeswil è una città con il deserto alle spalle e il maredavanti a sé: la domina il Condor, tiranno assoluto che si circonda di unacorte raffinata e si appoggia ai consigli del fidato medico Attila, esperto digenetica. A raccontare le vicende della città utopica è Martin Venator,storico di giorno e barista notturno nella casbah di Eumeswil: spiritoprofondamente libero, osserva come un entomologo e giudica i personaggi di unmondo alla fine del mondo, mentre aleggia su tutto il pericolo di unrivolgimento politico e risuona l'annuncio di una grande mutazionebiogenetica.
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  • 5

    La via dell'anarca.

    Ernst Jünger espone la teoria dell'Anarca per bocca del protagonista del suo romanzo Eumeswil (1977): Martin Venator. Martin, detto Manuel, è il barista della casbah della città di Eumeswil. Storico durante il giorno, la sera Martin è lo steward del Condor, il dittatore della città. Durante tutto ...continua

    Ernst Jünger espone la teoria dell'Anarca per bocca del protagonista del suo romanzo Eumeswil (1977): Martin Venator. Martin, detto Manuel, è il barista della casbah della città di Eumeswil. Storico durante il giorno, la sera Martin è lo steward del Condor, il dittatore della città. Durante tutto il libro il protagonista osserva i rivolgimenti di Eumeswil dalla posizione privilegiata di chi è prossimo al potere eppure apparentemente ininfluente, invisibile.
    Lungi dall'essere fedele al Condor o a chiunque altro che non sia se stesso, Martin Venator è l'Anarca. L'Anarca è colui che, come il Ribelle, vede gli avvenimenti trasfigurandoli alla luce delle strutture profonde della storia, conscio del fatto che tutto ciò che accade è soltanto increspatura superficiale rispetto ai lenti ed inesorabili mutamenti dell'Urgrund della realtà. Al contrario del Ribelle, l'Anarca non ha bisogno di opporsi apertamente al sistema di cose: la sua libertà sta nella coscienza della relatività di tutte le cose rispetto all'inestinguibilità dell'Io, l'Unico. E' palese e riconosciuta l'influenza di Stirner, il padre dell'anarcoindividualismo, su questa fase del pensiero dello scrittore.

    "Io sono anarca - non perché disprezzi l'autorità ma perché non ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede. In questo, sono come una sposa dentro la propria cameretta: tesa in ascolto al passo più lieve.
    Le mie esigenze si fondano, se non esclusivamente tuttavia in gran parte, sulla mia cultura: sono uno storico, e come tale so che cosa si può offrire in fatto d'idee, d'immagini, di melodie, di costruzioni, di caratteri".

    Nella dittatura tutto sommato sonnolenta del Condor, nel clima scialbo e solare di Eumeswil, città alla fine della storia, non vi sono necessità tali da spingere Martin a rinnegare il suo ambiente, semplicemente non se ne fa influenzare:

    "Come ho detto, non bisogna confondere l'uomo della foresta col partigiano; il secondo lotta in compagnia, il primo lotta da solo. D'altra parte, l'uomo della foresta non va confuso nemmeno con l'anarca, sebbene entrambi possano essere talvolta molto simili ed esistenzialmente siano quasi indistinguibili.
    La differenza consiste nel fatto che l'uomo della foresta è stato bandito dalla società, mentre invece l'anarca ha bandito la società da se stesso. Egli è e rimane padrone di sé in ogni circostanza. Se decide di ritirarsi nella foresta, ciò rappresenta per lui non tanto una questione di diritto e di coscienza, quanto piuttosto un incidente stradale. Egli muta camuffamento; peraltro la diversità della sua natura si evidenzia maggiormente col suo ritirarsi nella foresta, e quindi con la sua più debole, sebbene in caso di bisogno inevitabile, forma".

    L'Anarca, specifica Martin, non è mai soldato: è guerriero. In caso di necessità, quando i tempi lo impongano, è pronto a ritirarsi nel bosco. Se la necessità non sussiste, l'Anarca si limita ad osservare la realtà con la stessa attitudine sismografica del Ribelle, ma senza uscire da essa. Attende anzi il rombo lontano di un momento che s'adatti alle sue esigenze.

    E' dunque l'Anarca l'ennesimo amorale ritirarsi nell'individualità? Non c'è dubbio che, posto davanti all'avanzata di un Forestaro o al pogrom dei Parsi anche Martin agirebbe né più né meno come il comandante Lucius o l'eremita della Ruta. La torpida calma di Eumeswil, non dissimile dallo stato di calma apparente e vuota ripetizione dell'Occidente del dopoguerra, consente a Martin di ergersi come Anarca, incognito signore del tutto. Non è lasciato al caso, comunque, che alla fine anche l'Anarca scompaia inoltrandosi nelle profondità del mito, nella Foresta.

    ha scritto il 

  • 2

    Amo Junger come scrittore di guerra e di politica. Eumeswil "dovrebbe" essere un libro di fantascienza (fantapolitica, in realtà), ambientato in una ipotetica società futura post-atomica, o qualcosa del genere, dove la società è ritornata a strutture medioevali. Ma è troppo psicologico e macchino ...continua

    Amo Junger come scrittore di guerra e di politica. Eumeswil "dovrebbe" essere un libro di fantascienza (fantapolitica, in realtà), ambientato in una ipotetica società futura post-atomica, o qualcosa del genere, dove la società è ritornata a strutture medioevali. Ma è troppo psicologico e macchinoso per funzionare. Mille volte meglio "Nelle tempeste d'acciaio".

    ha scritto il 

  • 1

    L'ho trovato lento e pesante sia nelle argomentazioni che nello stile. Martin Venator, il protagonista, racconta della vita a Eumeswil governata da un tiranno, il Condor, e dalla sua corte formata esclusivamente da uomini perché la presenza di donne non è ben vista. Figure femminili assenti o pr ...continua

    L'ho trovato lento e pesante sia nelle argomentazioni che nello stile. Martin Venator, il protagonista, racconta della vita a Eumeswil governata da un tiranno, il Condor, e dalla sua corte formata esclusivamente da uomini perché la presenza di donne non è ben vista. Figure femminili assenti o presenti in maniera negativa. </p><p>La storia della città è solo sullo sfondo, infatti le digressioni nelle digressioni sono le vere protagoniste del romanzo che in parecchi punti ti fanno scappare un bel :"e quindi?" oppure "ma che cosa stava dicendo, ma che c'entra?" anzi il protagonista stesso a volte si perde nelle sue logorroiche divagazioni e si chiede di cosa stava parlando. Tra una digressione e l'altra si fa riferimento anche ai simboli della Massoneria, ma così come parla di ciò che mangia comincia a parlare dei Greci, dell'antica Roma o altro. </p><p>L'unica cosa che ho apprezzato è stato il finale e trovare ogni tanto in mezzo alle frasi tre grossi trattini! ___ ___ ___</p><p>Non lo metto nella lista degli scambiabili solamente perché non è mio.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ma inquietante. Jünger è un “blade runner” dei simboli e un frequentatore delle profondità dell’animo umano: si spinge là dove si tracciano le distinzioni fondamentali – amico-nemico, uguale-diverso ecc. – e dove si radicano gli istinti, anche quelli più crudeli. Parla di cose che paiono su ...continua

    Bello ma inquietante. Jünger è un “blade runner” dei simboli e un frequentatore delle profondità dell’animo umano: si spinge là dove si tracciano le distinzioni fondamentali – amico-nemico, uguale-diverso ecc. – e dove si radicano gli istinti, anche quelli più crudeli. Parla di cose che paiono sul punto di sfuggirgli di mano da un momento all’altro – ma questo non accade mai e se la cava sempre con eleganza.
    Giocare col fuoco alla lunga stanca.
    Lui è vissuto 103 anni (ma forse aveva attinto col graal dalla fonte dell’eterna giovinezza – se non l’aveva fatto lui…).

    ha scritto il