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Eva dorme

By Francesca Melandri

(439)

| Others | 9788804600053

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Book Description

Anche stanotte Eva non riesce a dormire. Apre la finestra: l'aria pungente e dolce dell'aprile altoatesino sa di neve e di resina. All'improvviso il telefono squilla, la voce debole di un uomo che la chiama con il soprannome della sua infanzia: è Vit Continue

Anche stanotte Eva non riesce a dormire. Apre la finestra: l'aria pungente e dolce dell'aprile altoatesino sa di neve e di resina. All'improvviso il telefono squilla, la voce debole di un uomo che la chiama con il soprannome della sua infanzia: è Vito. È molto malato, e vorrebbe vederla per l'ultima volta. Carabiniere calabrese in pensione, ha prestato a lungo servizio in Alto Adige negli anni Sessanta, anni cupi, di tensione e di attentati. Anni che non impedirono l'amore tra quello smarrito giovane carabiniere e la bellissima Gerda Huber, cuoca in un grande albergo, sorella di un terrorista altoatesino e soprattutto ragazza madre in un mondo ostile. Quando Vito è entrato nella sua vita Eva, la figlia bambina, ha provato per la prima volta il sapore di cosa sia un papà: qualcuno che ti vuole così bene che, se necessario, perfino ti sgrida. Sul treno che porta Eva da Vito morente, lungo i 1397 chilometri che corrono dalle guglie dolomitiche del Rosengarten fino al mare scintillante della Calabria, compiremo anche un viaggio a ritroso nel tempo, dentro la storia tormentata dell'Alto Adige e della famiglia Huber. La fine della Prima guerra mondiale, quando il Sudtirolo austriaco venne assegnato all'Italia, e Hermann Huber, futuro padre di Gerda, perse i genitori e con loro la capacità di amare. Gli anni di sangue della Seconda guerra mondiale e dell'Opzione, l'accordo stretto tra Hitler e Mussolini per cui gli altoatesini di lingua tedesca sarebbero dovuti emigrare nella Germania nazista, salvo poi, tornati in Italia, diventare il bersaglio del disprezzo di chi, pur volendolo, non aveva fatto in tempo a partire. Fino agli anni Sessanta e Settanta, stagione di bombe e di stragi ma anche della voglia di ricominciare a vivere, di dondolarsi a ritmo di swing: un pugno d'anni in cui Gerda ed Eva hanno formato insieme a Vito una famiglia. Che cosa ne è stato di quel grande, forse impossibile amore? Perché Vito, che amava Eva come una figlia, non le ha più fatto sapere nulla di sé? Per Eva è arrivato il momento di sapere. Solo così il suo sonno potrà tornare a essere profondo come quando era bambina. Orchestrando con mano sicura fatti e personaggi, Francesca Melandri ha scritto un romanzo potente, risonante di echi e suggestioni, che si distende in adagi solenni e maestosi e sa accendersi in allegri briosi e sorridenti. La storia di una terra orfana di patria, di una bambina senza padre, e di un amore struggente. Sono pagine che con lucidità e passione danno voce al racconto vero dell'Alto Adige, per anni rimosso e seppellito, e che noi italiani - così vicini, così lontani - forse non abbiamo mai veramente conosciuto.

139 Reviews

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    Le protagoniste ufficiali sono una madre e una figlia, rispettivamente Gerda e Eva, le cui storie vengono alternate nei capitoli che si susseguono: ora che Eva, donna ormai adulta, si ritrova a partire per un viaggio che le farà attraversare tutta l’ ...(continue)

    Le protagoniste ufficiali sono una madre e una figlia, rispettivamente Gerda e Eva, le cui storie vengono alternate nei capitoli che si susseguono: ora che Eva, donna ormai adulta, si ritrova a partire per un viaggio che le farà attraversare tutta l’Italia, verremo anche a conoscenza di Gerda, della Gerda bambina però, che con passi corse e scivoloni diventa grande. Due storie parallele, quindi, che si compenetrano, facendoci conoscere l’Italia in guerra e piena di sofferenza. Un’Italia di cui conosceremo i dettagli, magari nascosti: i dettagli dei campi, della case e di quei viaggi infelici che portavano lontano dalle terre natali. Un insieme di silenzi che ci urleranno in testa e pregheremo perché tutto finisca.
    Sarà come una porta su due vite troppo vere per restare in un romanzo, proprio perché l’autrice lega i contorni di personaggi inventati a fatti storici innegabili, rendendo “Eva dorme” un’ulteriore realtà su cui riflettere.
    Ma non è solo della storia che andiamo a cibarsi – termine azzeccatissimo tra l’altro, perché a dare un ulteriore spessore saranno proprio le cucine del Sudtirol –, una narrazione diretta e compatta si impadronirà della nostra attenzione: leggeremo le parole di Francesca Melandri e andremo avanti
    pieni di speranza, gratitudine e curiosità. Perché solo continuando a leggere verranno sanati i nostri dubbi.
    L’unica pecca? Che si insista troppo sulla bellezza delle protagoniste. Un dettaglio che è impossibile dimenticare perché verrà ribadito almeno un paio di volte a capitolo. Quindi mi chiedo: ma sono io che non ne capisco l’importanza fondamentale oppure è solo un vizio che l’autrice voleva esaudire?

    VOTO: 9

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    Prisca Amaro said on Jul 6, 2014 | Add your feedback

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    in Eva dorme Francesca Melandri racconta il rapporto tra una madre e una figlia e insieme ricostruisce l’ultimo secolo di storia dell’Alto Adige. Eva, l’io narrante, sale a Pasqua su un treno che attraversa l’Italia da Nord a Sud: deve andare in Cal ...(continue)

    in Eva dorme Francesca Melandri racconta il rapporto tra una madre e una figlia e insieme ricostruisce l’ultimo secolo di storia dell’Alto Adige. Eva, l’io narrante, sale a Pasqua su un treno che attraversa l’Italia da Nord a Sud: deve andare in Calabria da Vito, l’uomo che per diversi anni le ha fatto da padre, poi è sparito e ora è molto malato. Dai finestrini della carrozza scruta il paesaggio e torna con la memoria ai fatti che hanno segnato la sua vita, quella della madre e dei genitori di lei. Italiani o tedeschi: questo il dilemma che causa trasferimenti forzati, problemi scolastici, difficoltà sul lavoro, razzismi, terrorismo, divisioni politiche. Melandri rievoca le tappe di vicende storiche che pochi conoscono, fa di Gerda, la sua ragazza madre, la figlia di un nostalgico dell’Austria convertitosi al nazismo e del fratello Peter un attentore fallito. Sembra avviarla a un destino di reietta; le offre un riscatto attraverso la bravura sul lavoro (da semplice sguattera diventa cuoca rinomata) e l’amore della sua bambina. Un po’ feuilleton, un po’ rassegna storica, Eva dorme punta sui sentimenti. Poteva essere più curato lo stile.

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    volevoesserejomarch said on Jun 4, 2014 | Add your feedback

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    La storia è ben noiosa, non posso negarlo, ma è un bel riassuntone delle vicende dell'alto Adige .

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    bianchela said on Apr 29, 2014 | Add your feedback

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    Senza dubbio informativo, senza dubbio commovente ma trovo che questo libro sia costruito e scritto veramente male. Tecnicamente un disastro.

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    AdrianaT. said on Feb 19, 2014 | Add your feedback

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    E' stato molto interessante ripercorrere una ricostruzione storica di cui io sapevo molto poco, ripercorsa velocemente e in maniera comprensibile fino ad oggi, la storia in se rimane un accessorio senza un particolare valore , scritta bene onestament ...(continue)

    E' stato molto interessante ripercorrere una ricostruzione storica di cui io sapevo molto poco, ripercorsa velocemente e in maniera comprensibile fino ad oggi, la storia in se rimane un accessorio senza un particolare valore , scritta bene onestamente, ma che non mi ha coinvolto, i personaggi mi sono sembrati un po' stereotipati e la storia della cassetta un pretesto

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    Ferminadaza said on Feb 18, 2014 | Add your feedback

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    Un romanzo pieno dell'assenza di rancore, forse fin troppo pacificato e politically correct, ripensandoci a distanza di un paio di settimane. È scritto dall'esterno, da uno spettatore che ha cercato di capire, di comprendere, qualcosa che non gli app ...(continue)

    Un romanzo pieno dell'assenza di rancore, forse fin troppo pacificato e politically correct, ripensandoci a distanza di un paio di settimane. È scritto dall'esterno, da uno spettatore che ha cercato di capire, di comprendere, qualcosa che non gli appartiene e che quindi racconta le vicende legate alla rivendicazione di autonomia da parte del Südtirol mantenendosi equidistante ed intrecciando, a questa narrazione, anche quella dei cambiamenti sociali, e di costume, avvenuti in Italia dal primo dopoguerra ad oggi. Il punto di vista è privato, tutto è raccontato come se si guardasse dal salotto di casa, o sfogliando l'album di famiglia. È stato interessante scoprire la storia che ha portato a quell'autonomia che io avevo dato per scontata e che, quando da piccola andavo in Südtirol in vacanza, mi sembrava buffa, con i paesi dai doppi nomi, i dialetti incomprensibili, i connazionali che parlavano in tedesco e i tedeschi che guardavano un po' dall'alto in basso questi parenti poveri da cui passavano le vacanze.

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    Chiara Desiderio said on Jan 25, 2014 | Add your feedback

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