Everyman

By

Publisher: Random House

3.9
(2328)

Language: English | Number of Pages: 192 | Format: eBook | In other languages: (other languages) German , Italian , Finnish

Isbn-13: 9781407018515 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Paperback , Others , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description

Philip Roth's new novel is a candidly intimate yet universal story of loss, regret and stoicism. The fate of Roth's everyman is traced from his first shocking confrontation with death on the idyllic beaches of his childhood summers, to his old age, when he is rended by observing the deterioration of his contemporaries and his own physical woes.



A successful commercial artist with a New York ad agency, he is the father of two sons from a first marriage who despise him and a daughter from a second marriage who adores him. He is the beloved brother of a good man whose physical well-being comes to arouse his bitter envy, and the lonely ex-husband of three very different women with whom he's made a mess of marriage. In the end he is a man who has become what he does not want to be.



Everyman takes its title from an anonymous fifteenth-century allegorical play whose theme is the summoning of the living to death.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Everyman

    Ho appena terminato la lettura di questo racconto lungo (123 pagine) e devo dire che ha lasciato il segno.
    "La vecchiaia non è una battaglia, è un massacro": questa frase mi è rimasta impressa e l'ho ...continue

    Ho appena terminato la lettura di questo racconto lungo (123 pagine) e devo dire che ha lasciato il segno.
    "La vecchiaia non è una battaglia, è un massacro": questa frase mi è rimasta impressa e l'ho fatta mia pochi istanti dopo averla letta.
    In una società come quella occidentale, che tende spesso a rimuovere il concetto di "morte", nascondendolo opportunamente dietro il benessere e l'opulenza, è davvero coraggioso (oltre che insolito) addentrarsi nei meandri di una vita umana ed osservare il suo lento ed inesorabile disfacimento.
    Il protagonista del racconto ha il suo primo contatto con la morte durante l'infanzia, quando vede emergere dalle onde un corpo gonfio e devastato. La morte, da quel momento in avanti, diventa la compagna di un percorso che dura tutta un'esistenza: dapprima rimane sullo sfondo, lontana, affacciandosi solo in determinate occasioni (il decesso dei genitori ad esempio). Col passare degli anni e con l'inevitabile declino fisico, la morte si ripresenta con maggiore frequenza lungo il percorso del protagonista, portandosi via affetti ed amicizie.
    È davvero notevole il fatto che il disfacimento fisico del protagonista, la sua debolezza incipiente e la sua progressiva resa davanti agli eventi, sia accompagnata - nelle immagini di fondo - dall'immagine di un'America sempre più vulnerabile. Un'America che, all'indomani dell'11 settembre, si risveglia più insicura e più timorosa dell' avvenire: una sottile metafora della vita umana... una vita che appare solida ed invincibile negli anni della gioventù ma che, col passare del tempo, sconta quotidianamente la paura che dietro la notte non possa più esserci un domani.
    Questo libro, seppur breve, mi ha lasciato moltissimo: spunti di riflessione, ma anche paure quotidianecon con cui ognuno di noi, volente o nolente, dovrà prima o poi fare i conti.
    E, alla fine della fiera, emerge un elemento inconfutabile: parlando della morte, paradossalmente, Roth ha scritto un meraviglioso libro che parla della vita.

    said on 

  • 4

    Un triste destino

    Sicuramente averlo letto sotto le palme di una spiaggia equatoriale mi ha aiutato perché la tematica è davvero triste e pesante. Un uomo racconta i suoi ultimi anni di vita, costellati di malattie e o ...continue

    Sicuramente averlo letto sotto le palme di una spiaggia equatoriale mi ha aiutato perché la tematica è davvero triste e pesante. Un uomo racconta i suoi ultimi anni di vita, costellati di malattie e operazioni. Spero solo che la mia vecchiaia sarà meglio della sua e che la malinconia e la solitudine non diventino il mio spettro quotidiano. Nel complesso un libro pieno e denso, ricco di spunti di riflessione e che riesce a coinvolgere anche chi come me è ancora abbastanza lontano dalla vecchiaia. Non adatto a deboli e ipocondriaci!

    said on 

  • 4

    Lo stile mi ha catturata, e anche certi concetti. A infastidirmi - forse per il loro realismo - sono i pensieri sessuali di un vecchio maniaco. Ma a quanto ho capito Roth è un po' fissato.

    said on 

  • 2

    Malattie, conto delle operazioni, delle proprie e di quelle degli altri.
    Tipo quelle vecchie signore che fanno a gara a chi sta peggio e a raccontare chi è morto.
    Anche no, anzi solo no, grazie.
    Ness ...continue

    Malattie, conto delle operazioni, delle proprie e di quelle degli altri.
    Tipo quelle vecchie signore che fanno a gara a chi sta peggio e a raccontare chi è morto.
    Anche no, anzi solo no, grazie.
    Nessun insegnamento da questo libro né dalla vita del protagonista, che non consiglierei mai a qualcuno di salute cagionevole o momentaneamente cagionevole.
    La copertina nera dice tutto.
    La nota positiva che è stato breve.

    said on 

  • 4

    L'umanità durante la chiusura del ciclo di vita.

    Everyman prende ispirazione da un morality play inglese del tardo XV secolo in cui si metteva in scena la chiamata di tutti i viventi alla morte. E’ una piccola perla di 123 pagine in cui Roth pone ab ...continue

    Everyman prende ispirazione da un morality play inglese del tardo XV secolo in cui si metteva in scena la chiamata di tutti i viventi alla morte. E’ una piccola perla di 123 pagine in cui Roth pone abilmente l’accanto su tematiche difficili quali la vecchiaia, la malattia e la morte.

    La narrazione inizia con il funerale dell’anonimo protagonista (perché everyman, in fin dei conti, siamo proprio tutti noi) e prosegue con l’esposizione delle vicende più significative della sua esistenza.

    Roth ha voluto focalizzarsi su quella che è la fase più crudele della vita, ossia la sua chiusura: la percezione è proprio quella di accompagnare il protagonista durante la resa dei conti della sua esistenza, affaticata dalla malattia e dalla consapevolezza che tutto ciò che è sempre stato sta per finire.
    Consente di dare parola all’essere anziano oggi, all’essere un corpo handicappato che dà voce ad una mente che ancora vorrebbe, all’essere un peso, al non sapere che posto si abbia nel mondo.

    «Quando sei giovane è l’esterno del corpo che conta, l’aspetto che hai esternamente. Quando invecchi, ciò che conta è quello che c’è dentro, e la gente smette di badare all’aspetto che hai.»
    Uno struggente bilancio che ci pone davanti all’inevitabile fine. Gli errori, le strade non intraprese, le paure, le scelte azzardate si ripresentano tutte schierate in attesa di giudizio. Un giudizio che resterà tuttavia silente, consapevoli del fatto che, ormai, ciò che fatto è fatto e nulla si può disfare.

    «E’ impossibile rifare la realtà. Devi prendere le cose come vengono, tenere duro e prendere le cose come vengono.»
    Non ci sono barlumi di speranza, il corpo è una macchina ormai troppo logora, la consapevolezza diviene un nodo alla gola via via sempre più stretto.
    La morte del protagonista è l’evento certo fin dall’apertura del romanzo, conscio al protagonista stesso, ma alla 123esima pagina mi sono comunque stupita, come se ci fosse in me una briciola di delusione nel constatare la desolante fragilità dell’esistenza umana.

    «Perché per lei è come per ognuno. Perché la più inquietante intensità della vita è la morte. Perché la morte è così ingiusta. Perché quando uno ha gustato il sapore della vita, la morte non sembra neppure una cosa naturale. Io credevo, dentro di me ne ero certo, che la vita durasse in eterno.»

    said on 

  • 4

    Uno di quei libri che so che non dimenticherò, per quanto abbia fatto il possibile per mantenere una certa distanza, nonostante la scrittura sia di quelle che ti prendono e ti portano a spasso dove vo ...continue

    Uno di quei libri che so che non dimenticherò, per quanto abbia fatto il possibile per mantenere una certa distanza, nonostante la scrittura sia di quelle che ti prendono e ti portano a spasso dove vogliono, e qui nello specifico nei pensieri del protagonista, che sono pensieri di morte, solitudine, rimpianto e ancora morte.
    Non è una tristezza catartica quella che si prova alla fine. È sconforto e bisogno di tornare a non pensarci.

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  • 4

    Con la forza contratta di una fucilata Roth narra palpiti, disfacimento, percorsi di una vita americana annodata a immagini di disarmante realismo. E il racconto si inala con rapidità bruciante. ...continue

    Con la forza contratta di una fucilata Roth narra palpiti, disfacimento, percorsi di una vita americana annodata a immagini di disarmante realismo. E il racconto si inala con rapidità bruciante.

    said on 

  • 4

    Quant'è bella giovinezza...

    “A monito per le generazioni future”, sta scritto sui monumenti ai caduti. Ma la gioventù è una malattia incurabile. Non temete, passa da sola, assieme all’acne giovanile. Da adolescenti tutti soffria ...continue

    “A monito per le generazioni future”, sta scritto sui monumenti ai caduti. Ma la gioventù è una malattia incurabile. Non temete, passa da sola, assieme all’acne giovanile. Da adolescenti tutti soffriamo di immortalità e spesso ne portiamo ancora le cicatrici. La giovinezza accende, la vecchiaia uccide.- Vedi il Buffalo Bill di De Gregori.-
    Giorno dopo giorno si muore. Spesso i mutamenti sono tanto sottili che uno non se ne rende conto.
    Poi arriva un momento in cui ti accorgi che il mondo è invecchiato con te, è malato e sta morendo.
    Come recita l’iscrizione su quella antica pendola? “omnes vulnerant, ultima necat”
    Di questo parla Roth: gioventù, vecchiaia, malattia e morte. Step by step. Ricalcando la prima delle quattro Nobili Verità.
    Perciò Roth, con l’ottica del vecchio, ci mette in guardia. Con celato candore ci esorta a guardare in faccia la realtà. E a non voltarci dall’altra parte.

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  • 4

    ah, il buon vecchio Roth, quando è in forma...

    ... e qui è in forma...
    con tutta la sua amarezza, la sua ironica lucidità nel vedere i suoi personaggi, la sua spietata vicinanza nell'osservare quelle formiche che poi saremmo noi e nell'analizzare ...continue

    ... e qui è in forma...
    con tutta la sua amarezza, la sua ironica lucidità nel vedere i suoi personaggi, la sua spietata vicinanza nell'osservare quelle formiche che poi saremmo noi e nell'analizzare le loro idiosincrasie, che poi sarebbero le nostre idiosincrasie, con quel suo occhio a metà tra il partecipe e il distaccato, tra il ti capisco e il ti schernisco...

    said on 

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