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Everyman

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.9
(2128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 123 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Finlandese

Isbn-10: 8806192221 | Isbn-13: 9788806192228 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. E l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere.
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  • 3

    Il romanzo Everyman di Philip Roth, inizia dalla fine, da quella fine che tutto “schiaccia” con la sua “straziante” normalità: la morte.
    Partendo dalle morte dell'anonimo protagonista, che tale rimane fino all'ultimo, l'Autore ne ricostruisce a ritroso la vita, riportandone con realistica crudez ...continua

    Il romanzo Everyman di Philip Roth, inizia dalla fine, da quella fine che tutto “schiaccia” con la sua “straziante” normalità: la morte. Partendo dalle morte dell'anonimo protagonista, che tale rimane fino all'ultimo, l'Autore ne ricostruisce a ritroso la vita, riportandone con realistica crudezza gli errori, le ossessioni, le velleità, i timori e le illusioni, tratteggiando il profilo banale e mediocre, di un uomo comune, in contrapposizione al fratello maggiore Howie, tanto amato quanto diverso. L'età che avanza, le patologie che saranno sempre più padrone della sua vita, i rimorsi e la meritata solitudine, gli faranno scoprire la verità. Il libro, a mio avviso, decolla nelle ultime cinque pagine, per il resto rimane abbastanza rasoterra, manca di profondità, di quella complessità che dovrebbe caratterizzare un romando che tocca un tema così fondamentale. Eppure, per gran parte delle sue pagine, sembra fermasi alla superficie, alla piatta descrizione di fatti e misfatti senza nessun colpo d'ala, se si esclude qualche frase ad effetto. Certamente un buon libro, ma non un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    E poi, arriva quel libro che lo leggi e si cancella, non perché non sia buono, tutt’altro, perché ti entra troppo profondamente nella carne e tu ti devi difendere.
    Ho letto Everyman di Philip Roth, l’anno scorso, più o meno in questo periodo, ricordo di esserne stata entusiasta: il mio primo Roth ...continua

    E poi, arriva quel libro che lo leggi e si cancella, non perché non sia buono, tutt’altro, perché ti entra troppo profondamente nella carne e tu ti devi difendere. Ho letto Everyman di Philip Roth, l’anno scorso, più o meno in questo periodo, ricordo di esserne stata entusiasta: il mio primo Roth. Qualche mese dopo ricordavo di aver letto un romanzo che iniziava con un funerale a cui partecipavano i parenti del defunto, ognuno lasciando il suo pensiero, l’ultimo saluto. Mi scervellai per mesi per ricordare quale fosse, alla fine decisi che fosse stato di McEwan e scandagliai il web alla ricerca della trama, naturalmente senza alcun esito. Ieri interrogavo il mio reader per scegliere la mia prossima lettura e “magicamente” mi si posiziona Everyman, non io, si è posizionato da solo. Decido di rileggerlo, perché ricordavo di averlo letto ma non ricordavo nulla del contenuto, l’avevo rimosso, il mio subcosciente l’aveva fatto, anzi, più che rimozione, una vera e propria negazione. Pur non conoscendo a fondo l’autore, credo che questo sia il suo romanzo più intimista, il tema trattato lo impone: l’ultima battaglia, quella cui a nessuno è dato sottrarsi, quella ad armi impari, già persa in partenza, la vecchiaia, il decadimento, la malattia e la morte. Non voglio rivelare la trama, più che di un romanzo si tratta di un racconto lungo, appena 97 pagine per riassumere una vita, i successi, gli amori: tre mogli, tre figli, un fratello, i genitori. Sono le considerazioni che vengono fatte che sono profondissime, tanto da costringere il lettore a difendersi, perché questo è l’orrore vero (altro che King) il mostro che è in agguato in ognuno di noi: la vita ci è stata donata, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto o conoscibile. Il protagonista è un padre fallito, un marito fedifrago, un figlio impotente e un fratello invidioso e della peggior specie: invidioso della salute e della vitalità di cui, il fratello di sei anni maggiore , è esuberante. Il protagonista è un vinto e un perdente, mentre Roth ci lascia una scintilla di speranza nella figura del fratello Howie, vero eroe del romanzo, anche lui è destinato a perdere la battaglia come tutti ma mentre è in pista vive con dignità, coerenza, ed onestà, perché non si preoccupa della destinazione finale ma vive riempiendosi di sé e delle persone che ama, lo fa naturalmente, come il pittore che dipinge o lo scrittore che scrive, perché questo gli piace fare, l’uomo è veramente Uomo nel momento in cui decide di vivere perché gli piace vivere. Se deciderete di leggerlo vi troverete di fronte a un grande romanzo, ma quanto meno, fate appello a tutto il vostro pensiero positivo.

    “Incontri terrificanti con la fine? Ho trentaquattro anni! Comincia a preoccuparti dell’oblio, diceva tra sé e sé, quando ne avrai settantacinque! Il futuro remoto sarà il momento giusto per affiggersi pensando alla catastrofe finale!”

    ha scritto il 

  • 4

    "Correva a casa a piedi nudi, bagnato e incrostato di sale, ricordando la forza di quel mare immenso che gli ribolliva nelle orecchie e leccandosi un braccio per sentire il sapore della pelle rinfrescata dall'oceano e cotta dal sole. Insieme all'estasi di un'intera giornata trascorsa facendosi sb ...continua

    "Correva a casa a piedi nudi, bagnato e incrostato di sale, ricordando la forza di quel mare immenso che gli ribolliva nelle orecchie e leccandosi un braccio per sentire il sapore della pelle rinfrescata dall'oceano e cotta dal sole. Insieme all'estasi di un'intera giornata trascorsa facendosi sbatacchiare dall'oceano fino a rincretinirsi, quel sapore e quell'odore lo inebriavano talmente da spingerlo quasi al punto di affondare i denti nel braccio per strapparne un boccone di se stesso e sentire il sapore della propria carnale esistenza".

    Un urlo alla vita attutito da un racconto che sa di morte, ospedali e vecchiaia, sin dalla copertina, completamente nera. Sono entrata ufficialmente nel club dei fan di Philip Roth.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre Roth ti toglie tutte le speranze: nel mondo, nelle persone, in te stessa.


    Quando finisco un suo romanzo rimango seduta in poltrona a guardare il vuoto come una cretina, ma evidentemente è una sensazione che crea dipendenza. E' uno di quegli autori che mi costringono a non legge ...continua

    Come sempre Roth ti toglie tutte le speranze: nel mondo, nelle persone, in te stessa.

    Quando finisco un suo romanzo rimango seduta in poltrona a guardare il vuoto come una cretina, ma evidentemente è una sensazione che crea dipendenza. E' uno di quegli autori che mi costringono a non leggere niente per i seguenti 3/4 giorni perché tutto il resto sarebbe una sicura delusione.

    ha scritto il 

  • 4

    JUST LIKE EVERYMAN

    Innanzi tutto, questo libro ha colpito fortemente la mia ipocondria. Ad ogni nuova operazione del protagonista, che ha sempre vissuto una vita sana, fatto sport, eccetera, io lo trovavo sempre più difficile da sopportare. Perché sentivo troppo mie tutte le sue sensazioni, dalla più banale paura a ...continua

    Innanzi tutto, questo libro ha colpito fortemente la mia ipocondria. Ad ogni nuova operazione del protagonista, che ha sempre vissuto una vita sana, fatto sport, eccetera, io lo trovavo sempre più difficile da sopportare. Perché sentivo troppo mie tutte le sue sensazioni, dalla più banale paura all’assurdo odio per i sani. Per non parlare poi del pensiero della morte, e del modo in cui prende il protagonista. Onestamente parlando, mi ha fatto male questo libro. A lettura ultimata non sapevo se alzargli o abbassargli il voto per questo motivo, visto che mi ha depresso, o meglio, ha fomentato le mie paure, ma proprio per questo mi ha coinvolto come non mai. Alla fine quindi ho deciso di aumentarglielo il voto, perché a distanza di alcuni giorni sento ancora forte l'impressione che ha prodotto in me, e non smetto di pensarci. In più, quando ripenso al titolo lo trovo ancora più geniale. Everyman’s Jewelry Store (la gioielleria di tutti) è il nome del negozio del padre del protagonista ma, leggo nel risvolto di copertina, Everyman è anche il titolo di un anonimo dramma del Quattrocento inglese che ha come tema la chiamata di tutti gli uomini alla morte. Personalmente, ignorando questo particolare che ho letto solo dopo, io avevo inteso quell’”everyman” come “questa è la storia di ogni uomo”, come a dire di qualunque uomo, ma anche di un uomo qualunque. Magari anche la mia.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/16781

    ha scritto il 

  • 3

    "Bi'gna da nascere e bi'gna da morire" diceva Mons. Pizzarro e bisogna anche fare i conti con ciò che comporta l'avvicinarsi al momento della propria morte. Anticamente "Everyman" rappresentava allegoricamente il cammino di ciascuno di noi, tra patimenti e tribolazioni, con lo scopo di richiamare ...continua

    "Bi'gna da nascere e bi'gna da morire" diceva Mons. Pizzarro e bisogna anche fare i conti con ciò che comporta l'avvicinarsi al momento della propria morte. Anticamente "Everyman" rappresentava allegoricamente il cammino di ciascuno di noi, tra patimenti e tribolazioni, con lo scopo di richiamare l'attenzione sulla necessità di una vita retta e giusta e anche sulla vanità di questo transito terrestre. Roth invita il lettore a compiere un viaggio attraverso il progressivo disfacimento dell'essere umano su tutti i fronti. La salute sempre più precaria mina l'unità tra corpo e mente, alimenta la sensazione di vestire un abito logoro e appartenuto ad altri facendola diventare sempre più forte al punto da far desiderare che la morte giunga presto e rapida per non lasciarci preda dello sconforto e della solitudine. Efficace nell'indurre il lettore a proiettarsi avanti nel tempo all'età del protagonista, ma... è un tentativo dell'autore di esorcizzare la paura dell'ultima ora? può servire a prepararsi davvero all'appuntamento finale? Mah!

    ha scritto il 

  • 5

    vecchiaia: l'attesa del nulla

    ma piena di passato, più che di presente. Narrazione potente, che mi riguarda. "..la consapevolezza che credi di nascere per vivere, mentre nasci per morire"

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro letto di Philip Roth; scoperto un autore importante, capace di una scrittura elegante e di far emergere dall'insieme alcune scene indimenticabili. Qui riflette sulla vita e sulla morte, sui rimpianti che produce la vecchiaia; la malinconia è forte, ma qualche sprazzo di ironia ed erot ...continua

    Primo libro letto di Philip Roth; scoperto un autore importante, capace di una scrittura elegante e di far emergere dall'insieme alcune scene indimenticabili. Qui riflette sulla vita e sulla morte, sui rimpianti che produce la vecchiaia; la malinconia è forte, ma qualche sprazzo di ironia ed erotismo non manca di comparire. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Philip Roth

    C’è soltanto una cosa che accomuna tutti gli esseri viventi, e sappiamo benissimo quale sia. Everyman è il romanzo breve della vita di un uomo, mai nominato, osservata in una prospettiva non cronologica che parte dal suo funerale. La malattia e l’ospedalizzazione sono i motivi ricorrenti c ...continua

    C’è soltanto una cosa che accomuna tutti gli esseri viventi, e sappiamo benissimo quale sia. Everyman è il romanzo breve della vita di un uomo, mai nominato, osservata in una prospettiva non cronologica che parte dal suo funerale. La malattia e l’ospedalizzazione sono i motivi ricorrenti che come pietre miliari marcano il cammino del protagonista, contraltare dei suoi matrimoni falliti e di un’animata vita familiare. Roth riesce a cogliere l’orrore annichilente di una vecchiaia il cui declino accelera improvvisamente, lasciando l’individuo nell’impotenza e nella frustrazione dell’impossibilità di controllare il proprio corpo. La narrazione incede implacabile come il rintocco di un orologio, ma tra un battito e l’altro dimostra una sensibilità toccante nel proporre la disperazione rassegnata che prima o poi affliggerà – appunto – ogni uomo. La storia si chiude in modo circolare; in un epilogo shakespeariano al cimitero, il protagonista incontra il becchino che lo seppellirà e lo ringrazia per la cura che ha di tutti i morti. E forse è questa la resa, la conclusione: l’essere umano che finalmente accetta di essere mortale. Tema e titolo sono ispirati al morality play del 1485, dove il protagonista Everyman viene visitato dalla Morte quando meno se l'aspetta.

    ha scritto il 

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