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Everyman

By Philip Roth

(927)

| Paperback | 9788806192228

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Book Description

Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, st Continue

Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. E l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere.

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  • 1 person finds this helpful

    Amleto scava...

    Il Bardo d'Inghilterra attrae soprattutto i grandi. Penso ad esempio, in campo musicale, a Verdi e Mendelssohn, che vi si sono meravigliosamente confrontati producendo, a loro volta, altrettanti capolavori.

    Nel suo piccolo (che poi tanto piccolo non ...(continue)

    Il Bardo d'Inghilterra attrae soprattutto i grandi. Penso ad esempio, in campo musicale, a Verdi e Mendelssohn, che vi si sono meravigliosamente confrontati producendo, a loro volta, altrettanti capolavori.

    Nel suo piccolo (che poi tanto piccolo non è: Philip Roth merita il Nobel, e non da oggi), anche Roth - specie in questo breve lavoro - si abbandona all'irresistibile fascino di Amleto, dei suoi dubbi e delle sue agnizioni esistenziali.

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    Nicolo' Notabene said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E poi, arriva quel libro che lo leggi e si cancella, non perché non sia buono, tutt’altro, perché ti entra troppo profondamente nella carne e tu ti devi difendere.
    Ho letto Everyman di Philip Roth, l’anno scorso, più o meno in questo periodo, ricordo ...(continue)

    E poi, arriva quel libro che lo leggi e si cancella, non perché non sia buono, tutt’altro, perché ti entra troppo profondamente nella carne e tu ti devi difendere.
    Ho letto Everyman di Philip Roth, l’anno scorso, più o meno in questo periodo, ricordo di esserne stata entusiasta: il mio primo Roth.
    Qualche mese dopo ricordavo di aver letto un romanzo che iniziava con un funerale a cui partecipavano i parenti del defunto, ognuno lasciando il suo pensiero, l’ultimo saluto. Mi scervellai per mesi per ricordare quale fosse, alla fine decisi che fosse stato di McEwan e scandagliai il web alla ricerca della trama, naturalmente senza alcun esito.
    Ieri interrogavo il mio reader per scegliere la mia prossima lettura e “magicamente” mi si posiziona Everyman, non io, si è posizionato da solo. Decido di rileggerlo, perché ricordavo di averlo letto ma non ricordavo nulla del contenuto, l’avevo rimosso, il mio subcosciente l’aveva fatto, anzi, più che rimozione, una vera e propria negazione.
    Pur non conoscendo a fondo l’autore, credo che questo sia il suo romanzo più intimista, il tema trattato lo impone: l’ultima battaglia, quella cui a nessuno è dato sottrarsi, quella ad armi impari, già persa in partenza, la vecchiaia, il decadimento, la malattia e la morte.
    Non voglio rivelare la trama, più che di un romanzo si tratta di un racconto lungo, appena 97 pagine per riassumere una vita, i successi, gli amori: tre mogli, tre figli, un fratello, i genitori. Sono le considerazioni che vengono fatte che sono profondissime, tanto da costringere il lettore a difendersi, perché questo è l’orrore vero (altro che King) il mostro che è in agguato in ognuno di noi: la vita ci è stata donata, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto o conoscibile.
    Il protagonista è un padre fallito, un marito fedifrago, un figlio impotente e un fratello invidioso e della peggior specie: invidioso della salute e della vitalità di cui, il fratello di sei anni maggiore , è esuberante.
    Il protagonista è un vinto e un perdente, mentre Roth ci lascia una scintilla di speranza nella figura del fratello Howie, vero eroe del romanzo, anche lui è destinato a perdere la battaglia come tutti ma mentre è in pista vive con dignità, coerenza, ed onestà, perché non si preoccupa della destinazione finale ma vive riempiendosi di sé e delle persone che ama, lo fa naturalmente, come il pittore che dipinge o lo scrittore che scrive, perché questo gli piace fare, l’uomo è veramente Uomo nel momento in cui decide di vivere perché gli piace vivere.
    Se deciderete di leggerlo vi troverete di fronte a un grande romanzo, ma quanto meno, fate appello a tutto il vostro pensiero positivo.

    “Incontri terrificanti con la fine? Ho trentaquattro anni! Comincia a preoccuparti dell’oblio, diceva tra sé e sé, quando ne avrai settantacinque! Il futuro remoto sarà il momento giusto per affiggersi pensando alla catastrofe finale!”

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    Wonderely said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Correva a casa a piedi nudi, bagnato e incrostato di sale, ricordando la forza di quel mare immenso che gli ribolliva nelle orecchie e leccandosi un braccio per sentire il sapore della pelle rinfrescata dall'oceano e cotta dal sole. Insieme all'esta ...(continue)

    "Correva a casa a piedi nudi, bagnato e incrostato di sale, ricordando la forza di quel mare immenso che gli ribolliva nelle orecchie e leccandosi un braccio per sentire il sapore della pelle rinfrescata dall'oceano e cotta dal sole. Insieme all'estasi di un'intera giornata trascorsa facendosi sbatacchiare dall'oceano fino a rincretinirsi, quel sapore e quell'odore lo inebriavano talmente da spingerlo quasi al punto di affondare i denti nel braccio per strapparne un boccone di se stesso e sentire il sapore della propria carnale esistenza".

    Un urlo alla vita attutito da un racconto che sa di morte, ospedali e vecchiaia, sin dalla copertina, completamente nera. Sono entrata ufficialmente nel club dei fan di Philip Roth.

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    Valeria said on Jun 15, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Come sempre Roth ti toglie tutte le speranze: nel mondo, nelle persone, in te stessa.

    Quando finisco un suo romanzo rimango seduta in poltrona a guardare il vuoto come una cretina, ma evidentemente è una sensazione che crea dipendenza. E' uno di que ...(continue)

    Come sempre Roth ti toglie tutte le speranze: nel mondo, nelle persone, in te stessa.

    Quando finisco un suo romanzo rimango seduta in poltrona a guardare il vuoto come una cretina, ma evidentemente è una sensazione che crea dipendenza. E' uno di quegli autori che mi costringono a non leggere niente per i seguenti 3/4 giorni perché tutto il resto sarebbe una sicura delusione.

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    ogni osso ha il suo cane said on Mar 7, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    JUST LIKE EVERYMAN

    Innanzi tutto, questo libro ha colpito fortemente la mia ipocondria. Ad ogni nuova operazione del protagonista, che ha sempre vissuto una vita sana, fatto sport, eccetera, io lo trovavo sempre più difficile da sopportare. Perché sentivo troppo mie tu ...(continue)

    Innanzi tutto, questo libro ha colpito fortemente la mia ipocondria. Ad ogni nuova operazione del protagonista, che ha sempre vissuto una vita sana, fatto sport, eccetera, io lo trovavo sempre più difficile da sopportare. Perché sentivo troppo mie tutte le sue sensazioni, dalla più banale paura all’assurdo odio per i sani. Per non parlare poi del pensiero della morte, e del modo in cui prende il protagonista. Onestamente parlando, mi ha fatto male questo libro. A lettura ultimata non sapevo se alzargli o abbassargli il voto per questo motivo, visto che mi ha depresso, o meglio, ha fomentato le mie paure, ma proprio per questo mi ha coinvolto come non mai. Alla fine quindi ho deciso di aumentarglielo il voto, perché a distanza di alcuni giorni sento ancora forte l'impressione che ha prodotto in me, e non smetto di pensarci. In più, quando ripenso al titolo lo trovo ancora più geniale. Everyman’s Jewelry Store (la gioielleria di tutti) è il nome del negozio del padre del protagonista ma, leggo nel risvolto di copertina, Everyman è anche il titolo di un anonimo dramma del Quattrocento inglese che ha come tema la chiamata di tutti gli uomini alla morte. Personalmente, ignorando questo particolare che ho letto solo dopo, io avevo inteso quell’”everyman” come “questa è la storia di ogni uomo”, come a dire di qualunque uomo, ma anche di un uomo qualunque. Magari anche la mia.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/16781

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    Phoebes said on Feb 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Bi'gna da nascere e bi'gna da morire" diceva Mons. Pizzarro e bisogna anche fare i conti con ciò che comporta l'avvicinarsi al momento della propria morte. Anticamente "Everyman" rappresentava allegoricamente il cammino di ciascuno di noi, tra patim ...(continue)

    "Bi'gna da nascere e bi'gna da morire" diceva Mons. Pizzarro e bisogna anche fare i conti con ciò che comporta l'avvicinarsi al momento della propria morte. Anticamente "Everyman" rappresentava allegoricamente il cammino di ciascuno di noi, tra patimenti e tribolazioni, con lo scopo di richiamare l'attenzione sulla necessità di una vita retta e giusta e anche sulla vanità di questo transito terrestre. Roth invita il lettore a compiere un viaggio attraverso il progressivo disfacimento dell'essere umano su tutti i fronti. La salute sempre più precaria mina l'unità tra corpo e mente, alimenta la sensazione di vestire un abito logoro e appartenuto ad altri facendola diventare sempre più forte al punto da far desiderare che la morte giunga presto e rapida per non lasciarci preda dello sconforto e della solitudine. Efficace nell'indurre il lettore a proiettarsi avanti nel tempo all'età del protagonista, ma... è un tentativo dell'autore di esorcizzare la paura dell'ultima ora? può servire a prepararsi davvero all'appuntamento finale? Mah!

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    Gongolo74 said on Dec 26, 2013 | Add your feedback

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