Everything Is Illuminated tie-in

A Novel

By

Publisher: Harper Perennial

4.0
(6015)

Language: English | Number of Pages: 288 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , French , German , Italian , Swedish , Dutch , Catalan , Russian

Isbn-10: 0060792175 | Isbn-13: 9780060792176 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description

With only a yellowing photograph in hand, a young man -- also named Jonathan Safran Foer -- sets out to find the woman who may or may not have saved his grandfather from the Nazis. Accompanied by an old man haunted by memories of the war; an amorous dog named Sammy Davis, Junior, Junior; and the unforgettable Alex, a young Ukrainian translator who speaks in a sublimely butchered English, Jonathan is led on a quixotic journey over a devastated landscape and into an unexpected past.

By turns comic and tragic, but always passionate, wildly inventive, and touched with an indelible humanity, this debut novel is a powerful, deeply felt story of searching: for the past, family, and truth.

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  • 3

    È apprezzabile che lo sperimentalismo sia strutturale, non semplicemente un vacuo esercizio di stile, non accessorio (questo romanzo poteva essere narrato solo così, per intenderci), ma spesso risulta ...continue

    È apprezzabile che lo sperimentalismo sia strutturale, non semplicemente un vacuo esercizio di stile, non accessorio (questo romanzo poteva essere narrato solo così, per intenderci), ma spesso risulta ugualmente stucchevole a prescindere dalla bontà della sperimentazione. Sì, il formidabile umorismo ebraico, quel gusto per il magico e folle assolutamente yiddish e una dolcezza diffusa veramente toccante e anch'essa molto ebraica sono incontestabilmente le giustificazioni dei capitoli ambientati nello shtetl e della forma che essi assumono, in questo gioco continuo tra i vari tempi e le varie identità, tra le illuminazione regressive o progressive; eppure anche senza tutti quei capitoli il libro non sarebbe mutato - il che rende gratuita non la sperimentazione, come dicevo, ma la presenza stessa della storia della famiglia Foer, perché in questo romanzo, evidentemente, non è affatto la storia della famiglia Foer il soggetto. Solo l'escamotage. La prova che la (sola) vera anima del romanzo, la sola vera illuminazione sia quella di Saša è la bellezza dei capitoli da lui raccontati, nei quali c'è già tutto, e che da soli sarebbero bastati. Sono già abbastanza luminosi di per sé per poter risaltare maggiormente appaiati alle fantasticherie dello shtetl, che se sicuramente danno una bella idea di cosa doveva essere la vita spirituale in un mondo scomparso per sempre, sono nondimeno per nulla consustanziali al resto della narrazione. La verità ricercata su un nonno porta alla scoperta di quella su un altro, e su di sé e sul proprio retaggio, che è sì quello di ebreo dell'Est dell'autore ma non quello dell'autore-personaggio, bensì quello del narratore. E questo retaggio torna a vivere a prescindere dalla memoria che se ne fa grazie ai capitoli su Trachimbrod. Non sarebbe stato facile tener sotto controllo questo continuo gioco di riflessi neanche limitandosi a un solo tempo narrativo, che di per sé ne presupponeva un altro, e perciò aver voluto strafare aggiungendone pure un terzo è uno smaccato pavoneggiarsi. Probabilmente Foer risponderebbe di no, che anzi ha voluto appositamente triplicare tutto questo già complesso gioco narrativo di identità e memoria, aggiungendo la propria magica storia familiare a una storia che inganna fingendo di raccontarne la ricerca per mascherarne una speculare. Eppure uno specchio in più non credo rifletta di più.
    Ma in fondo non importa: alla fine resta l'importanza della memoria, la povertà della memoria, l'inevitabilità della memoria. E quindi della propria identità. E va bene così.

    (E restano pure un sacco di nomi traslitterati male in italiano, che nervi.)

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  • 4

    E’ la prima volta che leggo Foer e devo dire che, soprattutto all’inizio, non è stata una lettura semplice. Mi sono dovuta abituare ai salti temporali, ai racconti yiddish e al linguaggio di Alex, che ...continue

    E’ la prima volta che leggo Foer e devo dire che, soprattutto all’inizio, non è stata una lettura semplice. Mi sono dovuta abituare ai salti temporali, ai racconti yiddish e al linguaggio di Alex, che nonostante sia una trovata geniale non è pur sempre facile capire quello che dice.
    Ma pian piano ci si abitua, ci si affeziona alla storia e ai personaggi, e alcune parti sono pura poesia. I tre livelli narrativi pian piano si amalgamano. Alex, con questo linguaggio da ucraino con tutte le incertezze nel parlare americano, diventa simpatico e pian piano il personaggio si trasforma da semplice traduttore per l’eroe a vero e proprio protagonista della storia. Attraverso di lui ascoltiamo “la storia”, ascoltiamo la memoria resa pesante dai sensi di colpa, ma capiamo anche che se non si affronta il passato non si può guardare avanti.
    E’ un bel libro, a tratti pesante, ma un libro che consiglio, che pian piano travolge e coinvolge, anche e soprattutto nei racconti relativi alla guerra.

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  • 3

    E' un libro che si fa sicuramente ricordare, originale e geniale a suo modo. Non mi convincono i troppi esercizi di stile nello svolgimento, è quasi come se l'autora avesse voluto nascondere e confond ...continue

    E' un libro che si fa sicuramente ricordare, originale e geniale a suo modo. Non mi convincono i troppi esercizi di stile nello svolgimento, è quasi come se l'autora avesse voluto nascondere e confondere il messaggio profondo del suo scritto: la memoria come guida e illuminazione (appunto..). Personalmente preferisco stili più minimalisti e sobri... Anche il tipo di ironia non mi ha entusiasmato, definirlo spassoso mi sembra eccessivo. In ogni caso non mi è dispiaciuto per nulla.

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  • 0

    Curioso, commovente, a tratti un po' confusionario, di difficile comprensione a meno che non si abbia una conoscenza non dico approfondita ma almeno discreta della cultura ebraica e con un pizzico di ...continue

    Curioso, commovente, a tratti un po' confusionario, di difficile comprensione a meno che non si abbia una conoscenza non dico approfondita ma almeno discreta della cultura ebraica e con un pizzico di divertimento. A fine lettura le sensazioni sono abbastanza contrastanti, ne vale sicuramente la pena, quello che apprezzo, in generale, degli ebrei è proprio questa determinazione di "essere ebrei a tutti i costi". Lo stesso autore ha questa caratteristica, non sembra importargli della religione, ma comunque è ebreo, qualsiasi cosa accada. Una pecca, però, piuttosto rilevante (a mio avviso) sono la scrittura e le trovate eccessivamente estrose, rendono la lettura a volte incomprensibile e anche un po' noiosa.

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  • 1

    Dopo le prime 70 pagine ho avuto la sgradevole sensazione di stare leggendo un libro di Geronimo Stilton: maiuscoletti, corsivi, titoli a onda, pagine di puntini, epigrafi, leziosi fregi, interi capit ...continue

    Dopo le prime 70 pagine ho avuto la sgradevole sensazione di stare leggendo un libro di Geronimo Stilton: maiuscoletti, corsivi, titoli a onda, pagine di puntini, epigrafi, leziosi fregi, interi capitoli senza un punto a capo, uso pseudo futurista dell'onomatopea e della composizione grafica delle parole, trama inconsistente e tiratissima.
    insomma, prima di arrivare a urlare un giudizio simile a quello di Fantozzi sulla corazzata Potemkin, l'ho abbandonato.

    1 stellina solo perché 0 stelline non compaiono.

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  • 0

    Mi arrendo...

    Odio abbandonare la lettura di un libro. Da lettrice vorace, comincio a capire che c'è qualcosa che non va quando mi trascino un libro per più di tre giorni. Questo è stata una delusione massima: l'av ...continue

    Odio abbandonare la lettura di un libro. Da lettrice vorace, comincio a capire che c'è qualcosa che non va quando mi trascino un libro per più di tre giorni. Questo è stata una delusione massima: l'avevo comprato insieme ad altri 5, tenuto per ultimo come un regalo. Le prime 50 pagine sono state difficilissime. Fatali. Hanno spento il mio entusiasmo. Mi sono impegnata, ho continuato, ma non si capisce nulla della trama, a chi appartenga la voce narrante, quali siano i protagonisti del romanzo...forse sono io, troppo semplice, o forse è l'autore, troppo complicato.

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  • 5

    Primo approccio con Foer. E' un mix di divertimento, dramma, commozione paragoni tra culture e introspezione. Sicuramente non è una lettura facile e in qualche punto è un po' lento, ma in ogni caso mi ...continue

    Primo approccio con Foer. E' un mix di divertimento, dramma, commozione paragoni tra culture e introspezione. Sicuramente non è una lettura facile e in qualche punto è un po' lento, ma in ogni caso mi ha preso tantissimo e lo consiglio vivamente!

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  • 2

    Faticoso

    Tanto ho amato "Molto forte, incredibilmente vicino" quanto mi è risultato indigesto questo. La tentazione di abbandonarlo mi si è presentata più volte nelle prime 50-100 pagine, ma mi sono fatta forz ...continue

    Tanto ho amato "Molto forte, incredibilmente vicino" quanto mi è risultato indigesto questo. La tentazione di abbandonarlo mi si è presentata più volte nelle prime 50-100 pagine, ma mi sono fatta forza e piano piano l'ho portato a termine. Che dire? Dopo un po' mi sono abituata allo stile sgrammaticato di Alex, e certe parti le ho anche trovate belle, ma nel complesso l'ho trovato troppo ingarbugliato e piuttosto pesante. Ho davvero faticato per finirlo e non credo nemmeno di averne colto il significato.

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