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Extinción

Un desmoronamiento

By Thomas Bernhard

(5)

| Paperback | 9788420422442

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Book Description

35 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    i mille volti della scrittura

    Il protagonista abita a Roma, lontano dall'Austria, terra natìa.
    Arriva un telegramma: i genitori ed il fratello sono morti in un incidente. Dovrebbe esserci disperazione, tristezza, ma non è così.Il telegramma diventa, invece, motivo per sviscerare ...(continue)

    Il protagonista abita a Roma, lontano dall'Austria, terra natìa.
    Arriva un telegramma: i genitori ed il fratello sono morti in un incidente. Dovrebbe esserci disperazione, tristezza, ma non è così.Il telegramma diventa, invece, motivo per sviscerare rabbia ed odio. Nulla ha scampo: la famiglia in primis è dichiarata morta. Le convenzioni sono carta straccia da bruciare. L'attaccamento ai soldi, la "recita" del lavoro, il lusso non condiviso (nella tenuta di famiglia ci sono ben 5 biblioteche che rimangono chiuse a chiave!!): non meritano che disprezzo.
    Wolfseg (il villaggio dove è nato)è il fulcro del disprezzo. Ma è tutta la patria intera ad essere denigrata. La società e la cultura mitteleuropea sono da bruciare ("perchè i mitteleuropei si comportano come marionette").
    Il romanzo è quindi una sorta di lungo monologo dove ricordare non serve a trattenere il passato racchiuso in un immagine, un odore, un colore (Proust) ma, al contrario, la rievocazione ha la funzione di estinguere ciò che è stato come se le parole producessero un fuoco catartico. La scrittura stessa diventa mezzo per fare tutto a pezzetti: uno sfacelo!!
    Un'ottimo romanzo per riflettere. Sconsigliato a chi cerca l'azione.

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    Dagio Maya (scambio solo ebook!) said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Nella ricca famiglia proprietaria del Castello di Wolfseeg, in alta Austria, c'è una pecora nera. Il suo nome Franz Josef Murau, il suo anno di nascita è il 1939.
    Egli odia in modo viscerale Wolfsegg, non per il posto che è bellissimo, ma per cosa so ...(continue)

    Nella ricca famiglia proprietaria del Castello di Wolfseeg, in alta Austria, c'è una pecora nera. Il suo nome Franz Josef Murau, il suo anno di nascita è il 1939.
    Egli odia in modo viscerale Wolfsegg, non per il posto che è bellissimo, ma per cosa sono padre, madre, fratello e due sorelle. Averli vicino gli è insopportabile, perciò decide di andare a vivere a Roma.
    Murau, uomo di cultura e d'arte, esprime di continuo la stizza per l'ottusità dei suoi. Si tratta di un sentimento che lo consuma, che gli brucia dentro, che non gli dà pace e quando arriva il telegramma che annuncia la morte improvvisa di padre, madre e fratello rimane impassibile.
    Una notizia inaspettata, solo una notizia e il fastidio di dover tornare a Wolfsegg per una pura questione pratica: con la scomparsa del fratello ora è lui l'erede del feudo.
    Non ci si aspetti un moto di afflizione, un'espressione di costernazione, anzi il disgusto di tutto è immutato se non più marcato.
    Ma di tutto cosa? Tutto quel che Wolfsegg rappresenta: una casa enorme in cui non si fa mai entrare la luce del sole, in cui ci sono ben cinque librerie chiuse a chiave da decenni senza che nessuno si sia mai sognato di aprire un libro. L'unico sempre aperto si trova nell'ufficio del padre ed è "il libro dei bilanci".
    A Wolfsegg non si adopera niente, né bicchieri, né poltrone, né armadi, né corridoi.
    Fa parte di quel tutto odiato anche l'abbonamento a teatro, il Natale, i nuovi barbari, la chiesa cattolica e il nazionalsocialismo che vanno sempre a braccetto. Poi la villa dei bambini, infangata dalle adunate di gerarchi nazisti, e la casa dei cacciatori, i cacciatori stessi, i piccioni, i classificatori Leiz.
    L'elenco è senz'altro incompleto, perchè qui "si esercita l'arte dell'esagerazione" e tutto non si può ricordare.
    E ora la famiglia: un padre ottuso, una madre di bambole, un fratello traditore, due sorelle brutte e spione, un cognato insulso, un amico di famiglia e amante della madre.

    In tutto questo marciume, in un posto dove per il compleanno di Hitler, si issava regolarmente la bandiera nazista si salvano in pochi: gli abitanti del villaggio, gente semplice, i giardinieri. Fuori da Wolfsegg, il cugino Alexander che vive in Belgio e che dà asilo agli europei dell'est in fuga dai loro regimi, l'amata amica Maria che vive a Roma, l'allievo Gambetti sempre di Roma e tra tutti l'anarchico zio Georg, che ha avvicinato il nipote all'arte senza forzature, indicandogliene solo l'esistenza. Lo zio Georg, senza il quale niente per lui sarebbe cambiato. Salvati questi, tutto il resto va "estinto".

    "Tutti portiamo una Wolfsegg in noi e abbiamo la volontà di estinguerla per la nostra salvezza, volendo metterla per iscritto vogliamo annientarla, estinguerla. Ma quasi sempre non abbiamo la forza per una tale estinzione."

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    Patty said on Jun 10, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Ciak, si spara.

    J'accuse bernhardiano contro tutto e tutti.
    Un libro che parla di morte e dell'incapacità (impossibilità?) di accettare lo status quo. Una lettura a tratti faticosa, un monologo torrenziale dove il protagonista, Franz Josef Murau/Thomas Bernhard, co ...(continue)

    J'accuse bernhardiano contro tutto e tutti.
    Un libro che parla di morte e dell'incapacità (impossibilità?) di accettare lo status quo. Una lettura a tratti faticosa, un monologo torrenziale dove il protagonista, Franz Josef Murau/Thomas Bernhard, con una prosa a tratti ossessiva, fatta di reiterazioni continue quasi fosse lingua parlata, lancia i suoi strali di volta in volta contro la famiglia, l'Austria, la Chiesa, il nazionalsocialismo (ma anche il socialismo per come è stato applicato) e in genere contro tutto quello che gli capita a tiro (ce n'è anche per Goethe e la fotografia intesa come mistificazione della realtà). Il tutto per la volontà di affrancarsi da un mondo che il protagonista rifiuta ma dal quale si sente contagiato, per estinguere quello che è stato, le radici e i valori sui cui si fonda la società e nei quali non si riconosce.
    C'è pochissima azione in questo romanzo, quasi tutto quello che succede avviene “dentro” a Josef Franz. Le sue invettive, i suoi giudizi su persone e istituzioni, non sfociano in conflitto aperto ma rimangono compressi all'interno del suo animo come se anche lui fosse, in fondo, schiacciato dal mondo di convenzioni che vuole distruggere (emblematiche, a questo proposito, le pagine nelle quali corre a spalancare le finestre della dimora di Wolfsegg per lasciare entrare l'aria e la luce e quelli in cui apre le porte delle biblioteche di casa per togliere la polvere ai libri, per farli vivere. Almeno loro).
    Non condividendo gli ideali dei genitori e della società austriaca, Josef Franz prova a costruirsi una vita a Roma, lontano dall'ambiente familiare, ma le morti dei genitori e del fratello lo riporteranno a Wolfsegg, quasi a testimoniare che non è possibile estinguere il proprio passato semplicemente allontanandosi.
    Non si può fuggire, per estinguere è necessario tornare e fare i conti con le proprie radici in maniera definitiva.
    Non si tratterà di un'estinzione indolore, perché Murau/Bernhard è cosciente di essere stato contagiato dall'ambiente e dagli ideali che vuole combattere e sa perfettamente che la strada che ha deciso di percorrere è senza uscita. Non è possibile liberarsi da un mondo di cui si fa parte, distruggere tutto vuol dire distruggere anche se stessi, un vicolo cieco per una conclusione quasi musiliana: pensare significa fallire, agire significa fallire.

    Trovo Bernhard spiazzante, eccessivo. Non si ferma davanti a niente e a nessuno, non fa sconti ne concessioni e intinge la penna nel veleno non tanto per il gusto di provocare quanto per il bisogno di dire quello che sente.
    Aggiungerei che a me Bernhard non fa ridere per niente (come invece ha scritto J. Marias sostenendo che trovava le sue invettive “irresistibilmente e intenzionalmente divertenti”), magari è vero che la tragedia sfocia a volte nel grottesco, ma da qui a ridere...

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    Héctor Genta said on May 25, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Il telegramma.

    i. Consiglia al suo studente un libro scritto da Bernhard, pag. 12
    ii. Chi sa se qualcuno aggiungerà qualche volume alla mia biblioteca, pag.23
    iii. Vorrei ritirarmi al mare con un mucchio di libri, pag. 29
    iv. "Fu con reazioni esace ...(continue)

    Il telegramma.

    i. Consiglia al suo studente un libro scritto da Bernhard, pag. 12
    ii. Chi sa se qualcuno aggiungerà qualche volume alla mia biblioteca, pag.23
    iii. Vorrei ritirarmi al mare con un mucchio di libri, pag. 29
    iv. "Fu con reazioni esacerbate che a Wolfsegg accolsero le sue prime cartoline.", pag 33
    [...]

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    Paola Silvia Dolci said on Dec 3, 2013 | 2 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    Ultima opera rilevante di Bernhard,ne contiene tutte le sue idiosincrasie e quindi potrebbe essere adatta per conoscere questo autore.
    Con le forme di un monologo ossessivo si leggono i suoi strali lanciati su famiglia,religione,la nazionalsocialista ...(continue)

    Ultima opera rilevante di Bernhard,ne contiene tutte le sue idiosincrasie e quindi potrebbe essere adatta per conoscere questo autore.
    Con le forme di un monologo ossessivo si leggono i suoi strali lanciati su famiglia,religione,la nazionalsocialista-cattolica Austria,borghesia,insomma non si salva (quasi) nessuno.
    Musica per le mie orecchie.

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    paolo said on Aug 26, 2013 | 3 feedbacks

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