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Extremely Loud and Incredibly Close

A Novel

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.3
(7652)

Language:English | Number of Pages: 368 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , German , Italian , Swedish , Dutch , Portuguese , Chi traditional , Russian , Czech

Isbn-10: 024114213X | Isbn-13: 9780241142134 | Publish date: 

Also available as: Audio CD , Paperback , Audio Cassette , Library Binding , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Nine-year-old Oskar Schell is an inventor, amateur entomologist, Francophile, letter writer, pacifist, natural historian, percussionist, romantic, Great Explorer, jeweller, detective, vegan, and collector of butterflies. When his father is killed in the September 11th attacks on the World Trade Centre, Oskar sets out to solve the mystery of a key he discovers in his father's closet. It is a search which leads him into the lives of strangers, through the five boroughs of New York, into history, to the bombings of Dresden and Hiroshima, and on an inward journey which brings him ever closer to some kind of peace.
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  • 4

    un googolplex di sensazioni

    Tanto di cappello al signor JSF che alla tenera età di 28 anni scrive un romanzo così complesso ma così profondo sapendo navigare tra registri linguistici non semplici. Ma soprattutto ha saputo trasme ...continue

    Tanto di cappello al signor JSF che alla tenera età di 28 anni scrive un romanzo così complesso ma così profondo sapendo navigare tra registri linguistici non semplici. Ma soprattutto ha saputo trasmettere quello che un tempo teorizzò un certo Giovanni Pascoli con la sua poetica del 'fanciullino'.
    Ho collegato questo libro ad altri che ho letto immaginandomi se ci fossero state influenze incrociate. Ma alla fine un bel 'chissene' mi è servito a capire che queste 'parariflessioni' non servivano a un bel nulla.
    Da leggere con attenzione e da non prendere sottogamba, per niente.

    said on 

  • 3

    Tre stelline sono un giusto compromesso..

    ..per un libro complicato, a tratti poetico, che vuole raccontare realtà di vita da punti di vista diversi ma che sa essere a tratti pesante e faticoso. Questo è. Non c'è nessun fine prestabilito, nes ...continue

    ..per un libro complicato, a tratti poetico, che vuole raccontare realtà di vita da punti di vista diversi ma che sa essere a tratti pesante e faticoso. Questo è. Non c'è nessun fine prestabilito, nessuna logica si racconta una storia e la si finisce senza che nulla sia cambiato per i protagonisti a parte la consapevolezza (o accettazione) che determinate cose accadono e basta. E non si torna indietro.

    said on 

  • 5

    un ritratto straordinario di un Paese ripiegato su se stesso. Una storia provata che diventa collettiva raccontata con un linguaggio ricercato e accurato. Una versa scoperta, per quanto mi riguarda an ...continue

    un ritratto straordinario di un Paese ripiegato su se stesso. Una storia provata che diventa collettiva raccontata con un linguaggio ricercato e accurato. Una versa scoperta, per quanto mi riguarda anche più bello del più famoso "Ogni cosa è illuminata".

    said on 

  • 4

    Non avevo mai letto nulla di Jonathan Safran Foer, ma questo libro mi è entrato dentro piano piano; all'inizio non riuscivo a capire quale fosse il filo conduttore tra le varie voci narranti, ma poi u ...continue

    Non avevo mai letto nulla di Jonathan Safran Foer, ma questo libro mi è entrato dentro piano piano; all'inizio non riuscivo a capire quale fosse il filo conduttore tra le varie voci narranti, ma poi una volta che ogni tassello occupa il proprio posto allora il libro decolla e non ti molla più. Il piccolo Oskar con la sua intelligenza e le sue fobie, che lo rendono dolorosamente troppo adulto per i suoi 9 anni, è uno dei personaggi cui mi sono affezionata di più nelle mie letture.

    said on 

  • 4

    il libro mi è piaciuto molto, ma questo è uno dei pochi casi in cui il film è ancora meglio. I tagli e gli accorpamenti di personaggi, necessari per rispettare le regole filmiche, hanno dato un senso ...continue

    il libro mi è piaciuto molto, ma questo è uno dei pochi casi in cui il film è ancora meglio. I tagli e gli accorpamenti di personaggi, necessari per rispettare le regole filmiche, hanno dato un senso diverso alla storia e, come si dice, hanno chiuso il cerchio.

    said on 

  • 5

    Dresda, Hiroshima e New York sono tre metropoli situate in tre diversi continenti e a migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra eppure fra loro hanno in comune l’opera spregevole dell’uomo c ...continue

    Dresda, Hiroshima e New York sono tre metropoli situate in tre diversi continenti e a migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra eppure fra loro hanno in comune l’opera spregevole dell’uomo che – in nome dell’odio cieco , della violenza o di chissà cosa o chi- semina morte, distruzione e dolore nel mondo.

    Se ripenso a tutto ciò che è accaduto in questi tre luoghi –in diverse epoche- per mano dell’uomo mi piace riassumerlo in questa netta e semplice sequenza: boato. Odore acre. Polvere. Caos. Silenzio. Dolore o meglio dolorissimo.

    E questo forse è ciò che ha visto e vissuto Thomas Schell, un uomo buono e intelligente ma soprattutto un padre speciale, morto tragicamente l’ 11 settembre 2001 nell’attacco alle Torri Gemelle.

    E da qui parte e si snoda Molto forte, incredibilmente vicino il capolavoro di Jonathan Safran Foer pubblicato nel 2005 –ridattato cinematograficamente nel 2011- e ancora venduto e apprezzato dai lettori di tutto il mondo.

    Allo stesso tempo questa è la storia di Oskar Schell, un bambino vispo, intelligente, che veste solo di bianco e che fa mille domande e altrettante invenzioni strambe e in più, ha un rapporto a dir poco meraviglioso con suo padre Thomas e non riesce assolutamente a rassegnarsi alla sua perdita.

    Credo che ogni essere umano –anche a migliaia di chilometri di distanza da New York- riguardando le immagini dell’attacco alle Torri Gemelle provi sensazioni contrastanti perché vi è l’immedesimazione del dolore di chi lì dentro ha perso un caro o un semplice conoscente, chi la fiducia nel potere americano, chi la tolleranza verso lo straniero e chi semplicemente il concetto di invulnerabilità ma Oskar Schell nell’attentato, ha perso la cosa più preziosa che un figlio possiede cioè un genitore e in compenso gli è rimasto attaccato addosso –proprio come una zavorra- il panico per i mezzi pubblici, per i luoghi affollati, per gli stranieri, per gli ascensori e per gli edifici alti ma soprattutto un dolore incolmabile e tanta solitudine e poiché pensare a suo padre lo rende triste e felice contemporaneamente, Oskar cerca di tenere la mente sempre impegnata.

    Oskar infatti è consapevole che pensare troppo fa male e fa perdere la felicità ma quando rovistando nell’armadio di suo padre-semplicemente per sentirlo più vicino- scova una busta contenente una strana chiave e la dicitura Black, da quel momento in poi il suo unico obiettivo diventa scoprire quale serratura apre la chiave e cosi quella diviene la sua ossessione, la sua motivazione e il suo unico tentativo di felicità.

    Oskar è infatti deciso a bussare casa per casa pur di scoprire qualcosa su quella chiave forse nell’ingenua speranza che la verità riporti in vita suo padre.
    Inizia cosi il suo viaggio tortuoso e complesso fra le strade e le abitazioni di New York, dove Oskar incontrerà persone piuttosto bizzarre ma soprattutto dove si scontrerà con il doloroso passato dei suoi nonni –segnato a sua volta dal terribile bombardamento di Dresda- e da una storia fatta di abissi, silenzi e parole scritte ma con un epilogo del tutto inaspettato.

    Se è vero che non sempre la vita merita tutta la fatica che richiede per essere vissuta e allo stesso tempo che una vita non vissuta diventa inutile e pesante, è pur vero che non sempre il dolore è infinito e dal momento che la vita è una sola e che non può essere rivissuta né ridisegnata, non bisogna mai aver paura di amare poiché questo è il vero segreto per vivere una vita degna del suo nome, oltre all’essere sempre persone buone e affidabili poiché tutto il resto è solo un effimero battito di ciglia.

    said on 

  • 5

    Delicato, poetico, onirico

    ...a volte anche un po' esagerato ma non per questo meno bello. Una azzeccata metafora del viaggio che si compie dopo la perdita di un genitore, soprattutto se inaspettata. E poi, solo per questa cita ...continue

    ...a volte anche un po' esagerato ma non per questo meno bello. Una azzeccata metafora del viaggio che si compie dopo la perdita di un genitore, soprattutto se inaspettata. E poi, solo per questa citazione, è un libro che rimarrà con me: "L'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato."

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  • 4

    Questo libro e la storia che racconta sono un grande urlo molto forte nel silenzio che venne dopo che tutte le persone smisero di piangere per l’attacco al World Trade Center; lo stesso silenzio che t ...continue

    Questo libro e la storia che racconta sono un grande urlo molto forte nel silenzio che venne dopo che tutte le persone smisero di piangere per l’attacco al World Trade Center; lo stesso silenzio che torna ogni anno in ricorrenza del Giorno Peggiore per ricordarci che le ferite forse sono ancora aperte, ma anche quando sono chiuse ne portiamo ancora il segno addosso in quella piccola striscia chiara sulla nostra pelle che è una cicatrice.
    Serve tempo per riflettere su questo urlo dopo aver finito di leggere il libro. Serve molto tempo: a me è servito quasi un giorno. Non voglio dire di essermi scervellata per un giorno sul significato profondo delle parole che l’autore ha battuto sulla sua tastiera in un momento di grande ispirazione. Di solito le consapevolezze che vengono a galla nel tempo successivo a quando finiamo un libro emergono inconsciamente. Ma ci vuole tempo.
    Valuto 4 stelle questo libro, e non 5, perché sicuramente lo ricorderò per molti, molti anni, ma non mi ha fatto piangere, non mi ha fatto venire il magone e non ha condizionato fortemente la mia condizione emotiva nella serata e nella notte a venire.
    Non riassumerò la trama del libro perché potete trovarla più o meno dappertutto nella grande rete di Internet. Parlerò quindi dei punti che mi sono piaciuti di più, cioè i personaggi.
    “Molto forte, incredibilmente vicino” è il primo libro di Jonathan Safran Foer che ho letto ho immediatamente pensato che quest’uomo abbia un talento infinito nell’inventare personaggi e nel tradurli in parole nere stampate su una pagina bianca.
    Partiamo da Oskar. Lui è un ragazzino molto strano, particolare e diverso dal resto dei suoi coetanei. Tutto questo va inteso in senso buono, ma anche sotto un punto di vista negativo che lo esclude dalla società e lo porta in realtà ad essere chi vuole veramente essere: una persona interessata a molte cose che non trova così importante essere escluso dal gruppo.
    Nonno Thomas non parla. Eppure esprime così tanto. È molto difficile trasmettere questa cosa attraverso la scrittura, ma soprattutto è molto difficile inventare un personaggio così perché il nostro subconscio dà per scontata la parola come il modo di comunicare, in modo molto efficace, più diffuso al mondo. Thomas ha una vita confusa ma non a causa della sua incapacità di parlare e solo un autore illuminato può scrivere una storia così.
    La nonna è una donna combattuta, che soffre e vive una vita tumultuosa, a tratti felice e, a tratti, molto triste. Nella maggior parte dei casi questi due sentimenti si accavallano trasformandola in un personaggio estremamente complesso.
    La madre di Oskar è una figura distaccata che in realtà vive in pena. Sembra disinteressarsi del figlio e invece si prende cura di lui e dei suoi interessi di nascosto rendendo il fatto estremamente considerevole e toccante.
    Il padre apre una voragine nei miei pensieri. Lui non vive nel libro, ma è il fulcro della storia. Stando al libro e alla focalizzazione delle perone più vicine a lui, coloro che lo amano, lo si deve considerare un personaggio positivo, un mito, l’eroe del racconto. Mi domando però se l’autore non voglia volontariamente farci sorgere il dubbio che dietro una personalità così pura non si nasconda una persona normale con i suoi alti e i suoi bassi, capace di rendere felice qualcuno, ma anche di rovinargli la vita, come tutti gli umani insomma.

    said on 

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