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Extremely Loud and Incredibly Close

A Novel

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.3
(7698)

Language:English | Number of Pages: 368 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , German , Italian , Swedish , Dutch , Portuguese , Chi traditional , Russian , Czech

Isbn-10: 024114213X | Isbn-13: 9780241142134 | Publish date: 

Also available as: Audio CD , Paperback , Audio Cassette , Library Binding , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Nine-year-old Oskar Schell is an inventor, amateur entomologist, Francophile, letter writer, pacifist, natural historian, percussionist, romantic, Great Explorer, jeweller, detective, vegan, and collector of butterflies. When his father is killed in the September 11th attacks on the World Trade Centre, Oskar sets out to solve the mystery of a key he discovers in his father's closet. It is a search which leads him into the lives of strangers, through the five boroughs of New York, into history, to the bombings of Dresden and Hiroshima, and on an inward journey which brings him ever closer to some kind of peace.
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  • 4

    È difficoltoso recensire questo libro. Da un lato commuove con la sua tenerezza, dall'altro sembra forzato in alcuni punti, anche nella caratterizzazione di Oskar. Dubito che un ragazzino di nove anni ...continue

    È difficoltoso recensire questo libro. Da un lato commuove con la sua tenerezza, dall'altro sembra forzato in alcuni punti, anche nella caratterizzazione di Oskar. Dubito che un ragazzino di nove anni possa esprimersi in modo così ricercato ed essere empatico nel momento in cui attraversa un dolore più grande di lui.
    Ho trovato originale però l'idea che Oskar fosse un inventore in erba, dedito alla creazione di congegni non propriamente utili, ma "prosociali".
    Quattro stelle perché lo stile è comunque curato.

    said on 

  • 2

    Insufficiente

    Sono combattuta sul giudizio da esprimere e su come esprimerlo: si tratta di un libro difficile, strutturato e profondo? Oppure di una grossa e grossolana operazione commerciale? Ci sono motivi a favo ...continue

    Sono combattuta sul giudizio da esprimere e su come esprimerlo: si tratta di un libro difficile, strutturato e profondo? Oppure di una grossa e grossolana operazione commerciale? Ci sono motivi a favore dell'una e dell'altra argomentazione ma… il fatto di averlo letto in buona parte contro voglia, depone pesantemente a favore della seconda ipotesi. In questo libro qualcosa c'è, le parole hanno una loro effettiva bellezza, ma tutto l'insieme mi è risultato così terribilmente greve.

    Protagonista è un ragazzino di nove anni di nome Oskar, un incrocio tra il giovane Holden di Salinger; Christopher Boone protagonista de 'Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte' di Haddon; il giovane Marcus di Hornby in 'Un ragazzo'. Capita spesso di leggere nei commenti di come un certo libro venga etichettato come una scimmiottatura de 'Il giovane Holden'. Ebbene, per me la scopiazzata di Salinger si trova in questo romanzo. Come 'Il giovane Holden' è surreale, e come Salinger questo autore pare concentrato a dimostrare e sottolineare l'originalità di tutto ciò che il protagonista dice o fa.

    Seguendo i pensieri e le memorie di Oskar, il lettore apprende che si tratta di un bambino forse non proprio autistico ma che frequenta comunque una classe con altri bambini disagiati, e che lui stesso ha tutte le difficoltà derivanti dall'aver subito un forte trauma. Quando trova una chiave tra gli oggetti del padre, morto nell'attacco alle torri gemelle, Oskar inizia una ricerca per trovare cosa apre quella chiave: sia per continuare un gioco alla caccia al tesoro che faceva con il padre fino al giorno prima del disastro, sia perché sente il bisogno di fare qualcosa per non restare fermo nel dolore: "Più o meno era così che mi sentivo quando ho deciso di andare da tutte le persone di New York che si chiamavano Black. Anche se era relativamente insignificante, era qualcosa, e io avevo bisogno di fare qualcosa, come gli squali che se non nuotano muoiono".
    La madre compare poco nella vita del bambino: non che l'autore se ne sia dimenticato, e non è nemmeno una madre snaturata, è volutamente lasciata nell'ombra per mantenere la concentrazione sul ragazzino. Questo dettaglio rappresenta uno degli aspetti positivi della lettura, la delicatezza con cui la madre compare pur senza comparire veramente, è cosa degna di nota. Altri protagonisti del racconto sono il nonno e la nonna, emigrati dalla Germania in America, attraverso le cui voci si apprende non soltanto la loro storia personale ma anche il 'background' familiare e culturale del piccolo Oskar.
    Per svolgere questa inconsueta caccia al tesoro, Oskar va dunque alla ricerca di tutti coloro che a New York si chiamano 'Black', e fa così conoscenza con numerose persone: la presenza di questi personaggi aggiuntivi dovrebbe essere una girandola variopinta di umanità varia e invece sono solo piccole figure opache con piccole storie personali insignificanti e appena accennate. Nell'insieme, protagonisti e personaggi secondari sono tutti surreali e/o improbabili ma, a differenza di quanto mi è capitato in altri libri, di un'improbabilità che non ho gradito: a tratti sembra di leggere la sceneggiatura de 'I Simpson'.

    E' un libro che vuole parlare del dolore, e intende farlo in modo indiretto visto che sceglie di farlo attraverso le parole di un bambino, cioè attraverso un soggetto che, per sua definizione, non è in grado di spiegarsi ed esprimersi nella maniera approfondita ed esplicita con cui potrebbe spiegarsi invece un adulto. In parte ci riesce, ad esprimere questo dolore, alcuni passaggi creano empatia, ma dal mio punto di vista sarebbe riuscito a farlo meglio se l'autore non ci avesse messo di mezzo una vicenda così inflazionata come il crollo delle torri gemelle. A meno che sia stata inserita volutamente per fare leva sul lato emotivo del lettore, per far leva su una specie di ricatto psicologico - che già dal giorno dopo si leggeva su tutti i giornali sotto forma di "o con noi o contro di noi" - perché è fuori di dubbio che oltre ad essere stata una grande tragedia, la giornata dell'attacco alle torri gemelle sia stata anche un grande evento mediatico. E allora qui si ritorna alla mia ipotesi iniziale di una grossa operazione commerciale. Parlare del crollo torri gemelle (nel racconto del bambino), affiancandolo alla distruzione di Dresda durante la seconda guerra mondiale (nelle parole dei nonni), poteva servire a rendere la cosa un po' più sofisticata, ma anche questo 'abbinamento' non l'ho trovato sufficientemente approfondito.

    Oltre che libro del dolore e del senso di colpa, è anche un libro delle parole: dette e non dette, cercate, trovate, parole per gioco o per terapia, non capite, sospese, scritte, registrate, anzi si descrive da solo a pagina 150: "…c'erano parole scritte ovunque, riempivano muri e specchi, avevo arrotolato i tappeti per poter scrivere sui pavimenti, avevo scritto sulle finestre, e attorno alle bottiglie di vino che ci regalavano ma che non bevevamo mai, anche quando fa freddo sto sempre in maniche corte perché le mie braccia sono altri quaderni. Ma ci sono troppe cose da esprimere." E anche tutto questo parlarsi addosso dei protagonisti non mi convince, l'umorismo americano non è nelle mie corde. Espressioni usate e abusate come "ciucciami il calzino" o "mangia il mio merdaiolo", come ho già detto fanno sì che i dialoghi siano identici a una puntata dei Simpson, non mi rendono il personaggio più simpatico, e non mi aiutano nemmeno a capirlo meglio.

    Il tema del dolore dell'assenza lo si affronta, è vero, con le parole, cioè parlandone, e più precisamente parlando del momento della disgrazia, e mantenendo vivo il ricordo di chi non c'è più anche attraverso gli oggetti e i piccoli dettagli di un'esistenza. Però trovo che gli americani abbiano un eccessivo gusto cimiteriale per il necrologio e per il cimelio di qualsiasi genere. Tutto questo simbolismo attorno agli oggetti del defunto mi ricorda quei monumentini e pilastrini che si trovano lungo le strade, nei punti dove è successo un incidente. "Ma l'anima, se esiste, non resta certo lì in riva alla strada a prendere la polvere" (cito Melania Mazzucco quasi a memoria in 'Sei come sei', forse non sono le parole esatte ma il concetto è quello).

    Fino ad ora, dunque, il giudizio pende più per il 'greve' che per il 'commovente' perché non è che qualsiasi cosa uno scriva su quel terribile giorno debba essere per forza poetica, e il sapere che il protagonista del racconto ha nove anni non mi è di per sé sufficiente per trovarlo adorabile. Le registrazioni che il padre lascia nella segreteria telefonica mentre il disastro sta avvenendo sono di sicuro impatto emotivo (e infatti vengono concesse al lettore con il contagocce, costituiscono l'unico crescendo) perché sappiamo che è andata proprio così, qualcuno è riuscito a lasciare messaggi scritti o vocali nel momento in cui sapeva che non ce l'avrebbe fatta, ma ancora sono insufficienti per poter dire di avere descritto il dolore.
    L'editing con lettura visiva non è niente di esplosivo, anzi forse finisce per ridurre l'impatto sul lettore, o comunque io non l'ho amato particolarmente.

    Il difetto maggiore è nella narrazione. Il racconto ha tre voci narranti - Oskar, il nonno, e la nonna - ma tra di esse io non noto nessuna differenza stilistica, di timbro, di tono, di linguaggio, di registro, di stile, di vocaboli. Ammetto che ci possano essere alcune espressioni, alcuni modi di dire in comune tra i tre, come a sottolineare un qualcosa che si tramanda all'interno della famiglia, ma certo non una identità espressiva così assoluta. Sembra non ci siano nemmeno differenze psicologiche tra i tre: le difficoltà, le manie e le pignolerie che nel bambino rasentano l'autismo, si ritrovano anche nelle parole del nonno che racconta prima la propria infanzia e poi il disagio del perdere la parola. Dopo essermi addentrata nella lettura, ci ho messo un po' per capire cosa non andava, perché è una cosa talmente grossa che per vederla si rende necessario fare un passo indietro e acquisire un po' di prospettiva: nessuna differenza, hanno tutti e tre lo stesso tono di allegra ingenuità, così finto perché così esibito. Ha un suo significato, è l'allegria ostentata di chi cova dolore e non riesce a esprimerlo. Ma non è sufficiente sottolineare più volte che il bambino è affetto da autolesionismo ("mi faccio dei lividi" o "la mamma […] deve aver visto i miei lividi"), parla dei lividi come se fossero trofei, e il dolore intanto rimane congelato lì, non si scioglie, sospeso come un lampadario, solo energia potenziale e inespressa. E nonostante tutto, questa allegra ingenuità con cui i tre protagonisti cercano di esprimersi mi è piaciuta, farcita di parole eppure fatta di semplicità, fatta di prendere la vita alla giornata: ho proprio cercato di sentirla e farla mia, ho cercato di trascendere la goffa finzione ma non mi è riuscito di arrivarci del tutto. Mi è piaciuto anche l'incastro, il modo in cui i piccoli dettagli, oggetti e parole, alla fine sembrano tornare al loro posto. Rimango un po' al di sotto delle tre stelle, a significare che si tratta di una lettura che non consiglierei.

    said on 

  • 3

    Ci sono cose che si perdono e poi con calma si ritrovano. Ma altre che si tengono strette nel pugno di una mano ma ormai sono perse davvero, qualcosa forse rimane sì, ma il pugno sembra terribilmente ...continue

    Ci sono cose che si perdono e poi con calma si ritrovano. Ma altre che si tengono strette nel pugno di una mano ma ormai sono perse davvero, qualcosa forse rimane sì, ma il pugno sembra terribilmente vuoto. Bello comunque, però a tratti "troppo".

    said on 

  • 4

    Perdita

    I veri protagonisti di questo romanzo sono l'elaborazione del lutto e dell'abbandono. Il giovane Oskar, come suo padre Thomas e come il nonno Thomas, si trova ad affrontare una situazione spiacevole d ...continue

    I veri protagonisti di questo romanzo sono l'elaborazione del lutto e dell'abbandono. Il giovane Oskar, come suo padre Thomas e come il nonno Thomas, si trova ad affrontare una situazione spiacevole di grande portata, così grande da far sentire le "scarpe pesanti". Non è casuale il collegamento tra figlio - padre - nonno, dove il denominatore comune è l'abbandono (volontario o non) del figlio da parte del padre. Oskar, nonostante la sua giovane età, dimostra, con tutto il suo coraggio, di voler affrontare il lutto di suo padre, in che modo? Cercandolo.
    Punti di forza:
    1) L'utilizzo di diversi stili di scrittura, in base al personaggio che racconta;
    2) L'aver inserito man mano le fotografie che Oskar scatta durante il racconto;
    3) L'aver inserito alcune corrispondenze interessanti tra Oskar e celebri scienziati;
    4) L'utilizzo di una scrittura leggermente criptica, ogni tanto usare il cervello non fa male;
    5) La trama è notevole

    Limiti:
    1) Avrei voluto sapere di più della madre e dei suoi conflitti interiori, è stata, ingiustamente, messa da parte dall'autore rispetto agli altri personaggi.

    Non trovo altri limiti in questo romanzo, penso sia piuttosto interessante dal punto di vista psicologico, l'elaborazione del lutto è un processo molto doloroso che richiede più o meno tempo per essere superato, in alcuni casi non si riesce a superare del tutto. In questo romanzo si possono visionare diversi personaggi con diverse reazioni sia alla morte che all'abbandono, si possono, quindi, notare le differenze: affrontare la situazione o scappare?

    said on 

  • 5

    c’erano parole scritte ovunque

    La mia recensione qui:

    https://uraganoelettrico.wordpress.com/2013/07/10/molto-forte-incredibilmente-vicino-jonathan-safran-foer/

    said on 

  • 3

    due stelline e mezza

    Un libro complicato che vuole raccontare qualcosa che, per sua natura, non è esprimibile: l'impossibilità di elaborare il dolore di una grave perdita e di ritrovare il significato della vita.

    I prota ...continue

    Un libro complicato che vuole raccontare qualcosa che, per sua natura, non è esprimibile: l'impossibilità di elaborare il dolore di una grave perdita e di ritrovare il significato della vita.

    I protagonisti di questa storia hanno vissuto due dei momenti più drammatici della storia umana recente, l'attacco alla Torri Gemelle di New York ed il bombardamento della città di Dresda durante la Seconda Guerra Mondiale. In ciascuno di questi due eventi hanno perso delle persone care e e non riescono ad elaborarla, anche perché la sentono come una loro colpa. E così ci ritroviamo un bambino di meno di dieci anni che va in giro per i sobborghi di New York alla ricerca della serratura che verrà aperta dalla misteriosa chiave ritrovata in un vaso del padre, morto nell'attaco terroristico alle Torri Gemelle, e suo nonno che tanti anni fa ha lasciato la sua casa ed ha deciso di non parlare più e di avere una vita sociale per non dover di nuovo soffrire.

    Nel romanzo ci sono pagine struggenti e di grande commozione ma, nel complesso, la trama è abbastanza cervellotica ed i personaggi poco credibili. Personalmente, sono deluso perché, viste le recensioni, mi aspettavo molto di più.

    said on 

  • 2

    credo di non essere adatta a questo genere

    Nulla di eccelso, probabilmente perché non l'ho "afferrato". C'è comunque qualche espressione carina e toccante. Forse il fatto stesso che il punto di vista sia quello di un bambino non mi ha aiutata. ...continue

    Nulla di eccelso, probabilmente perché non l'ho "afferrato". C'è comunque qualche espressione carina e toccante. Forse il fatto stesso che il punto di vista sia quello di un bambino non mi ha aiutata. Inoltre, per me che sono una persona piuttosto cinica, questo tipo di narrativa non è adatta.

    said on 

  • 4

    un googolplex di sensazioni

    Tanto di cappello al signor JSF che alla tenera età di 28 anni scrive un romanzo così complesso ma così profondo sapendo navigare tra registri linguistici non semplici. Ma soprattutto ha saputo trasme ...continue

    Tanto di cappello al signor JSF che alla tenera età di 28 anni scrive un romanzo così complesso ma così profondo sapendo navigare tra registri linguistici non semplici. Ma soprattutto ha saputo trasmettere quello che un tempo teorizzò un certo Giovanni Pascoli con la sua poetica del 'fanciullino'.
    Ho collegato questo libro ad altri che ho letto immaginandomi se ci fossero state influenze incrociate. Ma alla fine un bel 'chissene' mi è servito a capire che queste 'parariflessioni' non servivano a un bel nulla.
    Da leggere con attenzione e da non prendere sottogamba, per niente.

    said on 

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