Fahrenheit 451

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Publisher: Ballantine Books

4.2
(17723)

Language: English | Number of Pages: 190 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , Chi traditional , Portuguese , German , Italian , Finnish , Dutch , Catalan , Turkish , Hungarian , Slovenian , Swedish , Galego , Japanese , Russian , Basque , Polish , Chi simplified , Greek

Isbn-10: 0345342968 | Isbn-13: 9780345342966 | Publish date: 

Cover Design: Joseph Mugnaini

Also available as: Audio CD , Hardcover , Paperback , Audio Cassette , Library Binding , School & Library Binding , Softcover and Stapled , Unbound , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The 50th Anniversary Edition

Guy Montag was a fireman whose job it was to start fires...
The system was simple. Everyone understood it. Books were for burning... along with the houses in which they were hidden.
Guy Montag enjoyed his job. He has been a fireman for ten years, and he had never questioned the pleasure of the midnight runs nor the joy of watching pages being consumed by flames... never questioned anything until her met a seventeen-year-old girl who told him of a past when people were not afraid.
Then he met a professor who told him of a future which people could think... and Guy Montage suddenly realized what he had to do!
"Frightening in its implications... Mr. Bradbury's account of this insane world, which bears many alarming resemblances to our own, is fascinating!" The New York Times
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  • 4

    Bello! Da leggere!

    Ray Bradbury scrive questo libro negli anni ’50, in piena guerra fredda. Un periodo quello del totalitarismo russo che poteva sicuramente far pensare che le libertà di pensiero fossero sotto scacco, c ...continue

    Ray Bradbury scrive questo libro negli anni ’50, in piena guerra fredda. Un periodo quello del totalitarismo russo che poteva sicuramente far pensare che le libertà di pensiero fossero sotto scacco, così anche la libertà di leggere libri, al di fuori da quelli che il Partito metteva a disposizione. Da questo, forse, l’idea di base per sviluppare la storia scritta in Fahrenheit 451. Siamo in un mondo futuro dove i libri non esistono più, sono vietati da una sorta di governo. I cittadini vivono nella perfetta ignoranza, l’importante è che chi comanda soddisfi i loro bisogni materiali. La pubblicità è dappertutto; le tv, unico strumento per informare il popolo, trasmettono ventiquattro ore su ventiquattro e occupano intere pareti delle case. In questo tipo di mondo la cultura diventa un orpello inutile. L’obiettivo del governo è tenere la gente nella più beata ignoranza garantendone, fino ad un certo punto, il benessere, distruggendo però i libri, che potrebbero portare la gente a pensare, risvegliando le coscienze sopite. Si studia quindi sempre di meno, i libri sono quasi del tutto scomparsi. L’aspetto più orrido della storia è che sono gli stessi cittadini a denunciare i pochi sovversivi rimasti, che conservano ancora copia di grandi autori del passato. A pensare a loro sono i militi del fuoco, una sorta di corpo dei pompieri al contrario. Loro appiccano gli incendi alle case dei sovversivi e bruciano i libri in loro possesso. Guy Montag fa parte di questo corpo con tutti i dubbi che comunque ha in sé. Non è completamente convinto che quello che fa sia giusto, ma la sua è una sorta di eredità, seppure non la condivide in pieno. Un giorno fa la conoscenza di una ragazza stranissima che gli parla di cose che lui non avrebbe mai pensato che fossero importanti, ma che riescono in qualche modo ad insinuarsi nella sua mente. La ragazza parla della bellezza della pioggia, del vento, del sole e parla di pensieri, di ragionamenti sugli argomenti più disparati. Con un gesto istintivo, durante un intervento, Montag salva un libro, impedendo la sua distruzione. Ha paura Montag, ma lo sfidare le istituzioni, di cui lui stesso fa parte, gli fa riscoprire il piacere della libertà. Viene a sapere che la stranissima vicina di casa è stata in qualche modo portata via, per le sue idee progressiste e con lei tutta la sua famiglia e Montag comincia a pensare che anche lui sia in qualche modo in pericolo, che il suo superiore abbia fiutato il fatto che lui nasconda dei libri in casa. Non sa che sarà proprio qualcuno a lui vicino a far scattare la trappola che lo renderà un fuggitivo. Durante la sua fuga penserà che solo una persona, un vecchio professore delle vecchie università di un tempo, conosciuto per caso, può aiutarlo e si dirige a casa sua. La sua fuga diventa mediatica. Il governo vuole dargli una lezione, ma non solo a lui, a tutti quelli che pensano di stravolgere le regole, soprattutto ora che la guerra è così vicina e pericolosa. Ma Montag, con l’aiuto del professore, scappa e si ritrova con delle persone che in un’epoca non tanto remota, erano degli insegnanti, e ora vivono come dei reietti ai margini della città. Lì si nasconde e riesce a trovare il suo posto. Scopre infatti che ognuna di quelle persone ha imparato a memoria una parte di un libro importante, per impedire che vada perso. Quegli uomini sono dei cavalieri della cultura in persona, decisi a non lasciarsi schiacciare dal sistema, attraverso la loro capacità di memorizzare i testi delle grandi opere letterarie, per consentirne la sopravvivenza, contro la cieca distruzione attuata dalle autorità. Montag scoprirà anche una cosa molto importante: che il fuoco oltre che distruggere, serve anche a scaldare. Bellissimo libro sulle libertà di pensiero e azione. Contro tutti i totalitarismi e le censure che al giorno d’oggi sono argomenti più attuali che mai. Ma Bradbury ci lascia anche una speranza, quello di considerare il progresso come una crescita per la società e che i libri sono qualcosa da tramandare e custodire, come un bene molto prezioso, come la propria libertà. Bellissimo ritratto di un futuro che spero di non vedere mai. Questo romanzo dovrebbe essere una lettura obbligatoria nelle scuole superiori, ma forse sarebbe un’imposizione dittatoriale anche questa! Voto: 9

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  • 4

    Ardere

    Mi è sembrato di essere arsa più e più volte ad ogni pagina, ad ogni pensiero di Montag, alla vacuità delle "femmine" amiche di Mildred, e a quella di Mildred stessa. Mi sono sentita ardere volendo es ...continue

    Mi è sembrato di essere arsa più e più volte ad ogni pagina, ad ogni pensiero di Montag, alla vacuità delle "femmine" amiche di Mildred, e a quella di Mildred stessa. Mi sono sentita ardere volendo essere Clarisse, sperando di avere sempre con me la forza di portare avanti le mie idee e ciò in cui credo come Faber. Del resto mi sento così tutti i giorni in questo mondo, che era stato già ampiamente e dettagliatamente previsto da Bradbury.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    作者刻劃一個「反智」的極權世界。消防員的工作不是撲滅火勢,反而引燃火苗,焚毀書籍。統治者製造出華麗卻空洞的電視牆和海貝耳機,填滿人民的空虛無聊。

    人逐漸忘了如何思考和感覺,也距離大自然愈來愈遠。

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  • 4

    La perfezione dei libri

    Un romanzo insolito:...ricorda molto George orwell in 1984 sebbene con tratti differenti.
    Il potere di un libro vince sull'ottusita' di massa .... Perché chi si innamora della lettura la ama per sempr ...continue

    Un romanzo insolito:...ricorda molto George orwell in 1984 sebbene con tratti differenti.
    Il potere di un libro vince sull'ottusita' di massa .... Perché chi si innamora della lettura la ama per sempre.
    Lettura complessa ma scorrevole ...

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  • 4

    Ho sbagliato, sì.
    Non consiglio a nessuno di leggere quest'opera dopo aver letto 1984 di Orwell. Troppe le somiglianze, dallo stesso clima rarefatto e claustrofobico fino alla stessa situazione politi ...continue

    Ho sbagliato, sì.
    Non consiglio a nessuno di leggere quest'opera dopo aver letto 1984 di Orwell. Troppe le somiglianze, dallo stesso clima rarefatto e claustrofobico fino alla stessa situazione politica e sociale, paradossale, surreale eppure così reale e maledettamente possibile: la polizia che controlla la vita di ciascuno, la televisione come perno attorno al quale girano la quotidianità e i (non) pensieri dell'umanità, la cultura messa al bando, la storia annullata e l'apocalisse dietro la porta. E forse avrei apprezzato di piú Fahrenheit se prima non avessi letto il capolavoro di Orwell.
    Eppure... eppure Guy Montag, che pure vive una crisi profondissima in cerca di sé e della verità come Winston Smith, ha in più una grande poesia, una dolcezza, un animo incline alla speranza che quasi commuove e che Winston di 1984 non ha.
    Il libro è splendido, assolutamente, e Montag è un eroe così verosimile e umano, anche nei sentimenti, che non si può non amarlo.

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  • 0

    Fahrenheit 451: era una gioia appiccare il fuoco (www.paroleincartateblog.com)

    (...)La genialità dello scrittore statunitense è folgorante: non lascia spazio all’immaginazione, abbagliando la vista del lettore, e il suo orizzonte d’attesa, ad ogni pagina. Considerando la brevità ...continue

    (...)La genialità dello scrittore statunitense è folgorante: non lascia spazio all’immaginazione, abbagliando la vista del lettore, e il suo orizzonte d’attesa, ad ogni pagina. Considerando la brevità del libro, l’autore sembra farsi beffe del lettore, spiattellando le intenzioni dei protagonisti di botto, senza gli indugi e i rimandi tanto stimolanti per noi biblionauti.
    Continua qui: http://paroleincartateblog.com/2015/11/03/fahrenheit-451-era-una-gioia-appiccare-il-fuoco/

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  • 3

    Dietro a ogni libro c’è chi l’ha scritto e, se le cose vanno come spero, davanti c’è chi lo legge. Sa vanno come al solito, non c’è più nessuno da nessuna parte.

    L’ho letto su dei gradini, spalle a un cancello sbarrato posto a meta scalinata, tanto il freddo che mi ero tirato su il cappuccio. Ero in pausa pranzo al lavoro e lo starmene così da parte e con quel ...continue

    L’ho letto su dei gradini, spalle a un cancello sbarrato posto a meta scalinata, tanto il freddo che mi ero tirato su il cappuccio. Ero in pausa pranzo al lavoro e lo starmene così da parte e con quell’aspetto là ha fatto di me un Vagabondo Lungo i Binari della Ferrovia Emerito.

    Però se l’ho letto con tanta premura vagamente psicotica è perché mia nipote deve consegnare la relativa recensione il 13 di gennaio prossimo e io all’otto di gennaio avevo capito che non ce l’avrei fatta a finire prima il bellissimo “L’isola di Arturo” della Morante, perciò con dolore inferiore ma mica del tutto alla vecchietta che s’è fatta bruciare assieme ai suoi libri nel primi capitolo, una eroina della resistenzae come una Marianna francese che non è proprio più il caso che mostri le poppe, sono passato dalle abbaglianti frasi procidane della Morante agli improbabili gracidii di Bradbury che quando descrive “il nero elmetto color coleottero” di Guy Montag mi ricorda l’indovinello su di che colore sia il cavallo bianco di Napoleone.

    Conosco troppa gente che non ne ha mai voluto sapere di leggere la Bibbia o Omero e che è comunque infinitamente migliore di me per credere che sia strettamente necessario conoscere Edipo a Colono o qualche bisbetica domata per scamparsi dalla catatonizzante società dell’intrattenimento coatto. Non ne conosco di letterati che siano peggio di me, per la controprova, ma di letterati praticamente non ne conosco nessuno, e io posso solo dire di me che, non mi fosse capitato il vizio della lettura, sicuramente sarei una persona peggiore di adesso, nel senso che del mio essere peggiore di tantissimi altri dubito che sarei riuscito a accorgermene da solo. Anche così, vado pazzo di ogni mio difetto di merda.

    Una piccola voglia di abbrustolire puntandogli contro la manichetta al cherosene il libro di Bradbury m’è venuta ogni volta che invece di descrivere lo schizofrenismo di Montag c’ha provato con il cielo splendende o con i chiari di luna, ancora di più quando scrive che gli “alberi sopra il loro capo emisero un gran suono come se stessero per sgranare la loro arida pioggia.”

    Un Segugio con l’ago ipodermico l’avrei sguinzagliato anche io se avessi pensato al Guy trentenne con le crisi d’identità come a un “pirofilo”: un piromane evoca un Erostrato, un pirofilo una batteria da cucina. Cosa mai immaginava Bradbury quando nominava un “fragile cristallo di latte”? Ah, non lo so, come non so che terribile suono possa essere il “terribile suono, lancinante, come se due mani gigantesche avessero cominciato a lacerare diecimila miglia di lenzuoli neri lungo le cuciture.” Due mani gigantesche che cominciano soltanto a stracciare diecimila miglia di lenzuoli, e lungo le cuciture! Ahhh, che incubo.

    È che non volevo farmelo piacere, questo romanzo da Ultima Resistenza dei Lettori, che nei suoi momenti migliori è il capostipite di McCarthy e di Antonio Moresco. Mi sapeva di sviolinata agli amanti del sottogenere, dare patente di eroismo a uno che invece di guardarsi Maria De Filippi il sabato sera traduce Cicerone: ma esci no, tocca le femmine, insomma, non fare come me che ho baciato più libri sulla copertina che donne sulla bocca per il trasporto che avevano saputo provocarmi, pure quando non erano i libri di Sade o di Anaïs Nin.

    Poi però Montag trova buffa una cosa. “Ma che buffo, Dio, quant’è buffo, non ricordare dove o quando si è conosciuto il proprio marito o la propria moglie”, e poco dopo fa la stessa scoperta che ha cambiato pure a me la vita: “E per la prima volta mi sono accorto che dietro ogni libro c’è un uomo”; eppoi c’è Faber che lo fa arrivare alla stessa conclusione alla quale mi costringo anche io, a costo di prendermi col bastone pur di arrivarci: “A noi occorre non essere lasciati in pace! Abbiamo bisogno di essere veramente tormentati una volta ogni tanto!”.

    Bradbury è bravo, se mi tremare i polsi per una affermazione da maestrina il giorno dell’incontro professori-genitori alla fine del primo quadrimestre: “La gente assimila sempre meno.” I miei genitori non ci andavano mai, casomai ci andavo io per ridere con gli amici che ci andavano con i loro genitori, e qualcuno ci andava pure con suo padre, non soltanto con la madre, anche se magari una madre ce l’aveva ancora: fantascienza bradburiana, per me. Più efficace la similitudine del crivello che non riesce a accumulare la sabbia imposta come sadica truffa a Montag bambino, però questa cosa della gente che non assimila più un caspitazzo la condivido proprio in pieno, come una mamma di secchioni piccatissima.

    Comincio a inventargli associazioni con il “El especialista de Barcelona” di Aldo Busi quando Bradbury scrive: “Non ci sono più panchine, non ci sono più giardini, dove sedere a perdere il tempo”, quando comincia a intendere la letteratura come il mezzo più diretto, e più economico, per non diventare facili vittime dell’oblio sempre più istantaneo: “Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri.”

    Sostanza, tempo libero, il diritto di agire, ecco cosa ci vuole per riprendersi indietro la propria vita e se si vive in una società che ridicolizza la sostanza, che occupa il tempo libero secondo i diktat del divertimento secondo lei, che vanifica ogni tua possibilità di trasformare in realtà la tua volontà, allora vivi in un regime dittatoriale talmente onnipresente da non doversi neanche dichiarare chiassosamente tale; e gli altri non lo so, ma io in quel regime ci vivo, e vivo in Italia, che è Europa, che è Occidente, che comunque continuo a preferire all’Oriente, anche se non so cosa sia l’Oriente, so solo cosa l’Occidente vuole che io sappia che l’Oriente sia.

    Quando leggo che gli uomini sono diventati i libri che sono riusciti a imparare a memoria, i loro custodi, quando penso agli ultimi lettori come a una biblioteca vivente in diaspora, ci manca poco mi commuova: “Chi non crea non può fare a meno di distruggere.” Sono un lettore, è bello pensare che qualcuno trovi importante, e fondamentale, una passione tra le più futile e tra le più belle proprio per la sua futilità che è difficile da esprimere altrimenti e sta tutta qui, la letteratura: nel darti l’occasione di dire le cose per come le senti tu e non per come ti urlano che le dovresti sentire.

    Per fortuna Bradbury va giù pesante di inseguimenti all’americana e di Montag scrive che “sollevò l’acqua in spruzzi salienti”, così mi do una risistemata, prima di inviare la recensione a mia nipote che, da vera esperta delle attese professorali, scrive nel suo Commento Personale: “Questo libro mi è piaciuto perché mi ha fatto capire quanto sono importanti i libri.”

    Non ci crede neppure per un istante, lei i libri li odia, glieli fanno odiare perché deve leggerli per forza, smetterà di leggerli appena smetteranno di obbligarla a farlo, e io dentro di me sorrido e ci resto male e forse mi delude, sapere che mia nipote sarà la persona sfrontatamente divertente e complicata che già è e senza aver bisogno di leggere nient’altro: c’è tant’altro, che può fare di lei e che già fa di lei una persona libera fin dove le riesce, come chiunque altro, come me.

    Me la metto così: se domani il mondo sarà in pericolo come lo è oggi stesso, io farò e faccio in modo di essere almeno due libri: uno per me e uno per lei.

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  • 3

    Parole eterne

    Parole eterne

    L'Agnese di Renata Viganò recita "I ribelli muoiono per gli imbecilli".
    Verissimo, e sebbene là il contesto fosse diverso, con la realtà della nostra guerra a fare da sfondo, quelle paro ...continue

    Parole eterne

    L'Agnese di Renata Viganò recita "I ribelli muoiono per gli imbecilli".
    Verissimo, e sebbene là il contesto fosse diverso, con la realtà della nostra guerra a fare da sfondo, quelle parole conservano tutta la loro potenza anche nelle pagine di Bradbury, perché rivolte al risveglio della consapevolezza alla lotta contro totalitarismi miopi e ignoranti, non solo politici ma anche e soprattutto individuali, ché, invisibili, portano tatuate nell'anima le eterne parole scritte da Orwell: L'ignoranza è forza.

    3 romanzi, 3 film, 3 ignoranze al Potere.

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