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Fahrenheit 451

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| Others | 9780783255354

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Movie

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    Si Farenheit 451 de Ray Bradbury se hubiese ampliado en trescientas páginas más y lo hubiera escrito otro,seguramente habría salido un muy buen libro. Sin embargo excepto unas cuantas conversaciones,el mensaje que intenta trasmitir de los beneficios ...(continue)

    Si Farenheit 451 de Ray Bradbury se hubiese ampliado en trescientas páginas más y lo hubiera escrito otro,seguramente habría salido un muy buen libro. Sin embargo excepto unas cuantas conversaciones,el mensaje que intenta trasmitir de los beneficios de la lectura y alguna cosa,lo demás se queda en nada. Tengo la sensación de que el autor se esforzó muy poco y es una pena.

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    ana said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un futuro già attuale

    La storia è molto bella e particolarmente attuale: un mondo apocalittico, che oggi fa ancora più paura vista la tecnologia a cui ci affidiamo, dove i mezzi di comunicazione di massa e digitali diffondono ormai soltanto chiacchiere vuote e schiamazzi ...(continue)

    La storia è molto bella e particolarmente attuale: un mondo apocalittico, che oggi fa ancora più paura vista la tecnologia a cui ci affidiamo, dove i mezzi di comunicazione di massa e digitali diffondono ormai soltanto chiacchiere vuote e schiamazzi inutili, dove i libri sono fuorilegge perché uno degli strumenti principali per diffondere interrogativi etici, domande senza risposta, sentimenti inquietanti. Dove la guerra è repentina come un lampo ma anche deflagrante oltre ogni immaginazione e onnipresente.

    Ma c’è ancora spazio per la presa di coscienza, per riscoprire la meraviglia delle idee e della cultura.

    Purtroppo ho dato solo tre stelline perché nonostante la bellezza della trama forse mi sono affidata a un’edizione un po’ datata e ho trovato una scrittura, un linguaggio un po’ sorpassati e questo mi ha impedito di essere rapita dal testo.
    E poi il non-finale mi ha un po’ annoiato.

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    veleno72 said on Sep 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ottimo romanzo.

    Ecco un altro romanzo di Bradbury che mi ha lasciato pienamente soddisfatta! Sorvolo sulla biografia perché ne ho già parlato nel commento di “Cronache marziane” e vado dritta alla trama.
    Scritto nel 1953, questo racconto è ambientato in un futuro im ...(continue)

    Ecco un altro romanzo di Bradbury che mi ha lasciato pienamente soddisfatta! Sorvolo sulla biografia perché ne ho già parlato nel commento di “Cronache marziane” e vado dritta alla trama.
    Scritto nel 1953, questo racconto è ambientato in un futuro imprecisato dopo il 1960 ed è un buon romanzo di fantascienza come Ray sapeva fare. La situazione è chiara fin da subito: non esistono più i vigili del fuoco che vanno a spegnere incendi, bensì li appiccano e distruggono le case di coloro che possiedono libri. Ebbene, in questo futuro i libri sono vietati e la popolazione vive una realtà distorta dove il sistema ha provveduto ad eliminare qualsiasi tipo di fonte di “caos, incertezze o dubbi” per consentire alle persone una vita felice. Non c’è modo di pensare e non c’è modo di cambiare qualcosa perché tutto funziona in modo che l’individuo non abbia tempo ne modo di pensare. Il protagonista è Guy Montag, un vigile del fuoco, la moglie si chiama Clarisse Mildred e vivono assieme una relazione sterile, senza amore ne dialogo.
    Un giorno, preda di un’improvvisa attrazione, commette la sua prima infrazione: decide di leggere un trafiletto di un libro che avrebbe dovuto dare alle fiamme. Inizia così a salvare un libro da ogni rogo e a nasconderlo in casa per poi leggerlo di nascosto. Qualcosa però cambia dentro la mente di Guy dal momento in cui entra in contatto con una ragazzina, Clarisse, sua nuova vicina di casa. Lei è molto curiosa e suo zio le racconta cose che inizialmente lasciano Guy molto scosso e si stupisce del fatto che passino molto tempo a chiacchierare piuttosto che a guardare la tv come fa sempre sua moglie. Improvvisamente lei scompare e viene a sapere dalla moglie che in realtà è morta, investita “casualmente” da un’auto (in realtà di capisce che è stata uccisa perché pericolosa, con le sue idee rivoluzionarie). Inizia così una silenziosa ribellione dentro Guy che lo porterà a rivoluzionare completamente la sua vita. Nel frattempo la guerra fa da sfondo alla vicenda, una guerra che c’è da sempre e che non si sa quando avrà il suo culmine.

    Adesso cercherò di dare un senso a tutto questo attingendo alcune informazioni dalla utilissima Wikipedia…
    Ray è stato fin da piccolo un amante dei libri ed ha sempre avuto in sé la consapevolezza della loro vulnerabilità. In particolar modo, rimarrà impressionato dal rogo dei libri perpetrato dal regime nazista e dalla campagna di repressione di Stalin, durante la quale molti poeti e scrittori furono imprigionati e giustiziati. Si conclude la Seconda Guerra Mondiale nel 1945, vengono sganciate le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki e la Commissione per le attività anti-americane comincia a sospettare simpatie socialiste e comuniste nelle produzioni di film a Hollywood. Già restio al governo, la sua avversione si inasprirà con l’ascesa del senatore McCarthy che continuerà con maggior convinzione la sua politica anti-comunismo (siamo nel 1950). Ormai la guerra fredda era al culmine e c’era sempre più paura per una possibile guerriglia atomica ed una presa di potere del comunismo. Ormai Ray aveva “servito” il romanzo su un piatto di argento vivendo egli stesso in questa atmosfera di continua tensione.
    Il suo disprezzo verso la televisione si rispecchia in Guy che non si fa mancare occasione di riprendere la moglie che invece non riesce a vivere senza quella tecnologia. Tutto ciò perché l’autore stesso ha vissuto sia l’età dell’oro della radio che il passaggio progressivo alla televisione. Da qui la sua convinzione che esso fosse un mezzo di distrazione sia dalla lettura che dagli altri interessi della vita. Mildred è la personificazione del disprezzo di Ray verso i mass media e cerca di dimostrare quanto possa essere facile diventare dipendenti e farsi influenzare da un mezzo che è capace di controllare le menti e di condizionarne i comportamenti.

    Non c’è niente da fare, questo è proprio un bel romanzo e ce ne sarebbero ancora di cose da dire… Quello che ho scritto sopra è solo uno spunto per una lettura un po’ più consapevole degli argomenti che vengono trattati, comunque ci si può documentare anche alla fine, come ho fatto io.
    Credo che sia consigliabile dare una lettura ad un “1984” di Orwell, sia prima che dopo di “Fahrenheit 451”, più o meno sono sulla stessa lunghezza d’onda con la differenza nel finale, nel primo molto più catastrofico. Comunque il tema principale è la censura delle informazioni ad opera di governi che fingono di volere il bene dei cittadini quando in realtà vogliono solo avere il controllo sulle loro vite e sulle loro menti, senza lasciare la libertà di scelta e di pensiero. Un tema a mio parere molto interessante e molto gettonato tra gli autori di libri fantascientifici ma visto sempre in maniera diversa e sotto aspetti diversi.
    Appena mi è stata chiara la situazione di base, Guy mi ha dato fin da subito la speranza di una svolta positiva ad una situazione a mio parere “soffocante” e improponibile mentre Mildred mi ha suscitato antipatia fin dal primo momento.
    Mi incammino verso la conclusione per non dilungarmi ulteriormente:
    credo che sia chiaro che mi è piaciuto molto questo libro e mi sembrano chiare anche le tematiche che tratta. Forse l’unica pecca è il finale che proprio nell’ultimissima parte diventa un pochino noioso rispetto a tutto il resto, però ci sta perché di tensione se ne sente abbastanza da metà romanzo in poi quindi… Bei personaggi, scorre molto bene ed è avvincente.
    Consigliato assolutamente per chi ama il genere, ma in generale lo consiglio a tutti.
    Buona lettura.

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    Morgana Momo Lazzeretti said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    3 1/2 *

    Avete mai pensato ad un mondo senza libri? E come sarebbe?
    Questa è una delle tante domande che ti attanagliano leggendo Fahrenheit 451.
    Ray Bradbury descrive una società distopica, in cui è vietato possedere libri di ogni genere. Cosi vuole la leg ...(continue)

    Avete mai pensato ad un mondo senza libri? E come sarebbe?
    Questa è una delle tante domande che ti attanagliano leggendo Fahrenheit 451.
    Ray Bradbury descrive una società distopica, in cui è vietato possedere libri di ogni genere. Cosi vuole la legge. E i garanti del rispetto della stessa sono i cosiddetti militi del fuoco. Il compito di questi pompieri è, paradossalmente, appiccare incendi invece di spegnerli: bruciare libri di ogni genere ancora in circolazione.
    Ma perché tutto ciò?
    Per proteggere la società, per non condannarla all’infelicità permanente, perché i libri ci permettono di sapere perché una cosa viene fatta, e non come viene fatta. “I libri rivelano i pori sulla faccia della vita e la gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.”
    Ma davvero senza sete di conoscenza, senza ricordo, senza cultura e senza curiosità, l’uomo può essere felice? Basta non porsi domande, dilemmi, dubbi per vivere una vita di solo svago e divertimento? O tutto ciò è solo un’illusione? Una società condannata all’oblio perpetuo, potrà mai conoscere il significato della parola felicità?
    La risposta ci si rivela pagina dopo pagina.. ci si rivela quando la signora Phelps, la sciocca amica della moglie passiva di Montag, piange quando quest’ultimo legge una poesia da un libro che tiene nascosto.. ci si rivela quando, alla domanda di Clarisse: “Ma sei felice?”, Montag non sa rispondere..
    Ora non posso non citare uno dei più grandi maestri della storia.. cosa ci diceva quest’ultimo in merito, già moltissimi anni fa?
    “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.. con questa frase Ulisse fu capace di muovere tutti i suoi compagni, di accendere la loro passione e la loro sete di conoscenza e di spingerli oltre i limiti umani..
    E noi? Quando ci spingeremo oltre il conoscibile umano? Chi sarà l’Ulisse dei giorni nostri? Cosa sarà capace di smuoverci davvero?
    Io forse una risposta già ce l’ho…

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    Laila said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    IL SOL DELL'AVVENIR

    Tra me e quest’ultima rilettura di Fahrenheit ci sono tanti strati quanto quelli che separano l'Ilo di Priamo dal primo insediamento nei Dardanelli.
    Mi “sovvien” il rimosso brusio del gruppetto intellettuale della classe I^A, intento a cospirare per ...(continue)

    Tra me e quest’ultima rilettura di Fahrenheit ci sono tanti strati quanto quelli che separano l'Ilo di Priamo dal primo insediamento nei Dardanelli.
    Mi “sovvien” il rimosso brusio del gruppetto intellettuale della classe I^A, intento a cospirare per la segreta visione, in un cinema d’essai, del film di Trouffaut. Cinema dove, anche se gli stronzi mi ci avessero invitato, non sarei mai potuta arrivare, confinato com’era nella più remota periferia ignorata dagli autobus e alle nove di sera, poi! Ci andarono col professore d’italiano all’ oscuro del perché della mia defezione. Mi avrebbe potuto accompagnare lui, con la sua seicento dagli sportelli contro vento da tenere fermi dalla maniglia perché non si aprissero, mi disse gli confessai la pietosa bugia, chè troppo mi feriva la verità.
    Ragazzini altoborghesi viziati, si divertirono a metterlo, il film, qua e là come il prezzemolo: allusioni, risatine, citazioni. Come se, senza quel Trouffaut, non si avesse la chiave per comprendere manco il Conte Ugolino.
    Era il ’67 e quando lo vidi in tv nel ’70 compresi che non mi ero persa nulla. Tre anni prima Jan Palach era ancora uno studente, Daniel Cohn-Bendit non scorrazzava tra le barricate di Parigi e, principalmente, io ero ancora la sedicenne bacchettona che ne avrebbe parlato come un film di fantascienza, di cui non era per nulla appassionata.
    Da quel momento, e non certo per merito della tv, Fahrenheit ebbe un senso e divenne, per la mia generazione, metafora di un mondo sotto la dittatura del capitalismo e della sua cultura becera e superficiale, dominato dalla disinformazione televisiva.
    R.B. era ignorato e rubricato come autore di storie di fantascienza, tutt’al più citato in contrapposizione al regista francese, della serie “dal letame nascono i fior”.
    Poi… il film smise di essere simbolo e vessillo. Le quotazioni dell’autore del libro si innalzarono. Divenne letteratura.
    Lo lessi nel bel mezzo degli anni ’80. Non ricordo da quale punto di vista. Il privato mi assorbiva tutta. Bimbi, lavoro, genitori anziani. Suppongo che lo presi come libro d’evasione, mica ero Trouffaut!

    E ora la recensione di un’anobina mi ha pungolato alla rilettura.
    Non dico di esserne rimasta delusa ma, come in tutti i libri distopici, c’è un che di reazionario, di un ritorno a un passato paradiso perduto di contro a un presente catastrofico, che mi puzza.
    Un presente che è inevitabilmente questo novecento, quello del nazismo e del totalitarismo sovietico, delle bombe su Hiroshima e Naghasachi, del consumismo di massa e dello strapotere dei mass-media.
    La critica, anche violenta, risulta facile, non c’è che dire.
    Ma bisogna dire che è stato anche il secolo della sconfitta della poliomielite e della tubercolosi; della diminuzione della mortalità infantile e dell’aumento della vita media; della emancipazione, se non proprio liberazione, femminile; dei diritti dei lavoratori; della diminuzione della forbice tra ricchi e poveri; della sconfitta dell’analfabetismo; della libertà di viaggiare e degli scambi culturali; dell’interconnessione web(in occidente s'intende!). Si è vero, l’istruzione di massa ha portato anche l’analfabetizzazione di ritorno, ma non è certo colpa del progresso ma dell’uso distorto che se ne è fatto subdolamente per avidità.
    Ciò che mi piacerebbe leggere in un libro distopico non è l'auspicio che il progresso, autodistruggendosi, avvolga nelle sue spire l’umanità incosciente e incattivita, svilendone i vantaggi di portatore della libertà dalla fatica e del conseguente allungamento dell’aspettativa di vita; ma piuttosto che stigmatizzi i comportamenti dei potenti che lo manipolano per l’interesse personale a livello planetario, come sta succedendo ora, che gli fa più comodo la regressione da primo a terzo mondo.

    I più celebri romanzi catastrofisti o distopici, che dir si voglia, sono stati partoriti tra la fine degli anni quaranta e i primi anni ’50. Il mondo statunitense che si autodistrugge per eccesso di civiltà era di là da venire in questa poverissima Italia distrutta dalla guerra. L’avessimo avuti gli elettrodomestici, l’acqua calda in tutte le case e la sicurezza che il primo fulmine non mandasse in tilt le lampadine a basso consumo imposto(30 watt, un lusso)! E la televisione, perché no, che ci insegnasse l’italiano, ci emancipasse dall’essere dei poveri cristi bloccati ad Eboli e ci facesse vedere un po’ di mondo. Non è colpa del progresso se il successo pedagogico di Alberto Manzi abbia fatto sfruculiare sulla capacità insita della mente umana ad assorbire qualsiasi ‘insegnamento’. E gli italiani, che si erano sorbiti un ventennio fascista tutti contenti e soddisfatti, avrebbero potuto ben assimilare un ventennio di berlusconismo, che finito Berlusconi, avrebbero, colpevolmente, continuato a professare.

    È questa la tesi del libro Fahrenheit. Non furono i potenti a ordinare la distruzione dei libri ma si adeguarono ai cittadini mutati, affidandoli alla sorveglianza di kapò crudeli ma suadenti filosofi, contro cui è diretto tutto il nostro disgusto. Guardiamo il dito o la luna?
    L'intreccio classico della fiaba nera vuole che la mutazione non proceda con moto rettilineo uniforme su tutti i soggetti, ma che persistano individui immuni e che, tra i mutati stessi, avvenga una contro mutazione che ci apra il cuore alla speranza di cambiamento. La contro mutazione riguarda naturalmente un solo soggetto, l’eroe, che si farà carico del rinsavimento. Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi!

    Troppi gli elementi oscurantisti per sposarne la tesi e passar sopra anche a qualche leggerezza di forma!
    Le considerazioni del narratore, che segue passo passo il protagonista Montang, sono di estremo buonsenso, buoni per la destra e per la sinistra. Ovvie nella loro banalità.
    Lo scrittore temeva che l’informatizzazione avrebbe portato a facebucco, ma non ha potuto/voluto prevedere la nascita dei libri non cartacei e la libera controinformazione del Web.
    Trouffaut l’aveva intuito, tanto che il suo film era incentrato più sulla propaganda del grande fratello che sulla scomparsa della poesia, sopravvissuta a quella degli aedi.
    La posizione di R.B. è, pertanto, quella di coloro che sono soliti attaccare la scienza e gli scienziati e non gli interessi delle case farmaceutiche. La posizione di chi ha tutto e può anche rinunciare a qualcosa. La posizione dei millenaristi reazionari e tanticchia analfabeti.

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    Maria Francesca e basta said on Sep 4, 2014 | 7 feedbacks

  • 15 people find this helpful

    A forza di sentirne parlare come di un apologo edificante sul valore dei libri, mi ero fatta l'idea che non valesse neanche la pena leggerlo.
    Un libro scemo, pensavo.

    La scema sono io, il libro è un gran libro.

    Di come una quota di malinconia e di ...(continue)

    A forza di sentirne parlare come di un apologo edificante sul valore dei libri, mi ero fatta l'idea che non valesse neanche la pena leggerlo.
    Un libro scemo, pensavo.

    La scema sono io, il libro è un gran libro.

    Di come una quota di malinconia e di dolore sia consustanziale all'essere umani, della necessità di accettare gli accidenti del percorso, della porosità del confine tra aspirazione alla felicità assoluta e nichilismo.
    E di come non si può essere né schiavi né liberi se non in compagnia.

    Consideriamo ora le minoranze in seno alla nostra civiltà. Più numerosa la popolazione, maggiori le minoranze. Non pestare i piedi ai cinofili, ai maniaci dei gatti, ai medici, agli avvocati, ai mercanti, ai pezzi grossi, ai mormoni, battisti, unitarii, cinesi della seconda generazione, oriundi svedesi, italiani, tedeschi, nativi del Texas, brooklyniani, irlandesi, oriundi dell’Oregon o del Messico. I personaggi di questo libro, di questa commedia, di questo programma della TV non rappresentano il minimo riferimento o allusione a reali pittori, cartografi, meccanici di qualsiasi città o paese. Più vasto il mercato, Montag, meno le controversie che ti conviene comporre, ricordalo! Tutte le minoranze vanno tenute bene, col loro bagnetto ogni mattina. Scrittori, la mente pullulante di pensieri malvagi, chiudono a chiave le loro macchine per scrivere. Tutto questo è avvenuto! Le riviste periodiche divennero un gradevole miscuglio di tapioca alla vaniglia. I libri, così i critici, quei maledetti snob, avevano proclamato, erano acqua sporca da sguatteri. Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il pubblico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione, lasciò sopravvivere libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a ridimensioni, naturalmente. Ecco, ci siamo. Montag, capisci? Non è stato il Governo a decidere; non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! Ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio! Oggi, grazie a loro, tu puoi vivere sereno e contento per ventiquattr’ore al giorno, hai il permesso di leggere i fumetti, tutte le nostre care e vecchie confessioni con i bollettini e i periodici commerciali.

    A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non ci è familiare. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dalla intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l’anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le cazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito? Cosicché, quando le case cominciarono a essere costruite a prova di fuoco, non c’è stato più bisogno dei vigili del fuoco, dei pompieri, che spegnevano gli incendi coi loro getti d’acqua. Furono assegnati loro nuovi compiti, li si designò custodi della nostra pace spirituale, il fulcro della nostra comprensibile e giustissima paura di apparire inferiori: censori, giudici, esecutori.

    Devi ricordarti che la nostra civiltà è così vasta che non possiamo permettere alle nostre minoranze di essere in uno stato di turbamento ed agitazione. Domandatelo anche tu: che cosa ci preme, in questo paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, non è vero? Non è quello che sentiamo dire da quando siamo al mondo? Voglio un po’ di felicità, dice la gente. Ebbene, non l’hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere e il più svariati titillamenti. E tu non potrai negare che la nostra forma di civiltà non ne abbia in abbondanza, di titillamenti...

    Ma la cosa che devi ricordare, Montag, è che noi siamo gli Happiness Boys, i militi della gioia, tu, io, gli altri incendiarii. Noi ci opponiamo alla meschina marea di coloro che vogliono rendere ogni altro infelice con teorie e ideologie contraddittorie. Siamo noi che abbiamo posto mano alla diga. Teniamo duro. Non lasciamo che il torrente della tristezza e del pessimismo inondi il pianeta.

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    capobanda-anche su Goodreads said on Aug 31, 2014 | 10 feedbacks

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