Fahrenheit 451

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Publisher: İthaki Yayınları

4.2
(17715)

Language: Türkçe | Number of Pages: 238 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Spanish , Chi traditional , Portuguese , German , Italian , Finnish , Dutch , Catalan , Hungarian , Slovenian , Swedish , Galego , Japanese , Russian , Basque , Polish , Chi simplified , Greek

Isbn-10: 9756902213 | Isbn-13: 9789756902219 | Publish date:  | Edition 1

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Guy Montag işini seven bir itfaiyeciydi. On yıldır kitap yakıyordu. Gecenin bir yarısında yola çıkışlarını, alevlerin kitapları yutuşunu hiç sorgulamamıştı... Hiç sorgulamamıştı, insanların korkusuzca yaşadıkları bir geçmişi anlatan o 17 yaşındaki genç kızla karşılaşana dek... Montag'ın hayatındaki bütün yanlışlar doğrularla yer değiştirir o andan sonra... İşini, eşini, yaşayışını yeni bir gözle değerlendirir. Önünü alamadığı duyguları onu, asla tahmin edemeyeceği şeyler yapmaya iter.Sansüre, totaliter yönetimlere, kültür endüstrisine ve uzunca bir süredir sürdürdüğümüz yaşam tarzına yönelik en keskin eleştirilerden biri. Okuyun ve kendinizi yeni baştan kurun!
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    作者刻劃一個「反智」的極權世界。消防員的工作不是撲滅火勢,反而引燃火苗,焚毀書籍。統治者製造出華麗卻空洞的電視牆和海貝耳機,填滿人民的空虛無聊

    人逐漸忘了如何思考和感覺,也距離大自然愈來愈遠。

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  • 4

    La perfezione dei libri

    Un romanzo insolito:...ricorda molto George orwell in 1984 sebbene con tratti differenti.
    Il potere di un libro vince sull'ottusita' di massa .... Perché chi si innamora della lettura la ama per sempr ...continue

    Un romanzo insolito:...ricorda molto George orwell in 1984 sebbene con tratti differenti.
    Il potere di un libro vince sull'ottusita' di massa .... Perché chi si innamora della lettura la ama per sempre.
    Lettura complessa ma scorrevole ...

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  • 4

    Ho sbagliato, sì.
    Non consiglio a nessuno di leggere quest'opera dopo aver letto 1984 di Orwell. Troppe le somiglianze, dallo stesso clima rarefatto e claustrofobico fino alla stessa situazione politi ...continue

    Ho sbagliato, sì.
    Non consiglio a nessuno di leggere quest'opera dopo aver letto 1984 di Orwell. Troppe le somiglianze, dallo stesso clima rarefatto e claustrofobico fino alla stessa situazione politica e sociale, paradossale, surreale eppure così reale e maledettamente possibile: la polizia che controlla la vita di ciascuno, la televisione come perno attorno al quale girano la quotidianità e i (non) pensieri dell'umanità, la cultura messa al bando, la storia annullata e l'apocalisse dietro la porta. E forse avrei apprezzato di piú Fahrenheit se prima non avessi letto il capolavoro di Orwell.
    Eppure... eppure Guy Montag, che pure vive una crisi profondissima in cerca di sé e della verità come Winston Smith, ha in più una grande poesia, una dolcezza, un animo incline alla speranza che quasi commuove e che Winston di 1984 non ha.
    Il libro è splendido, assolutamente, e Montag è un eroe così verosimile e umano, anche nei sentimenti, che non si può non amarlo.

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  • 0

    Fahrenheit 451: era una gioia appiccare il fuoco (www.paroleincartateblog.com)

    (...)La genialità dello scrittore statunitense è folgorante: non lascia spazio all’immaginazione, abbagliando la vista del lettore, e il suo orizzonte d’attesa, ad ogni pagina. Considerando la brevità ...continue

    (...)La genialità dello scrittore statunitense è folgorante: non lascia spazio all’immaginazione, abbagliando la vista del lettore, e il suo orizzonte d’attesa, ad ogni pagina. Considerando la brevità del libro, l’autore sembra farsi beffe del lettore, spiattellando le intenzioni dei protagonisti di botto, senza gli indugi e i rimandi tanto stimolanti per noi biblionauti.
    Continua qui: http://paroleincartateblog.com/2015/11/03/fahrenheit-451-era-una-gioia-appiccare-il-fuoco/

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  • 3

    Dietro a ogni libro c’è chi l’ha scritto e, se le cose vanno come spero, davanti c’è chi lo legge. Sa vanno come al solito, non c’è più nessuno da nessuna parte.

    L’ho letto su dei gradini, spalle a un cancello sbarrato posto a meta scalinata, tanto il freddo che mi ero tirato su il cappuccio. Ero in pausa pranzo al lavoro e lo starmene così da parte e con quel ...continue

    L’ho letto su dei gradini, spalle a un cancello sbarrato posto a meta scalinata, tanto il freddo che mi ero tirato su il cappuccio. Ero in pausa pranzo al lavoro e lo starmene così da parte e con quell’aspetto là ha fatto di me un Vagabondo Lungo i Binari della Ferrovia Emerito.

    Però se l’ho letto con tanta premura vagamente psicotica è perché mia nipote deve consegnare la relativa recensione il 13 di gennaio prossimo e io all’otto di gennaio avevo capito che non ce l’avrei fatta a finire prima il bellissimo “L’isola di Arturo” della Morante, perciò con dolore inferiore ma mica del tutto alla vecchietta che s’è fatta bruciare assieme ai suoi libri nel primi capitolo, una eroina della resistenzae come una Marianna francese che non è proprio più il caso che mostri le poppe, sono passato dalle abbaglianti frasi procidane della Morante agli improbabili gracidii di Bradbury che quando descrive “il nero elmetto color coleottero” di Guy Montag mi ricorda l’indovinello su di che colore sia il cavallo bianco di Napoleone.

    Conosco troppa gente che non ne ha mai voluto sapere di leggere la Bibbia o Omero e che è comunque infinitamente migliore di me per credere che sia strettamente necessario conoscere Edipo a Colono o qualche bisbetica domata per scamparsi dalla catatonizzante società dell’intrattenimento coatto. Non ne conosco di letterati che siano peggio di me, per la controprova, ma di letterati praticamente non ne conosco nessuno, e io posso solo dire di me che, non mi fosse capitato il vizio della lettura, sicuramente sarei una persona peggiore di adesso, nel senso che del mio essere peggiore di tantissimi altri dubito che sarei riuscito a accorgermene da solo. Anche così, vado pazzo di ogni mio difetto di merda.

    Una piccola voglia di abbrustolire puntandogli contro la manichetta al cherosene il libro di Bradbury m’è venuta ogni volta che invece di descrivere lo schizofrenismo di Montag c’ha provato con il cielo splendende o con i chiari di luna, ancora di più quando scrive che gli “alberi sopra il loro capo emisero un gran suono come se stessero per sgranare la loro arida pioggia.”

    Un Segugio con l’ago ipodermico l’avrei sguinzagliato anche io se avessi pensato al Guy trentenne con le crisi d’identità come a un “pirofilo”: un piromane evoca un Erostrato, un pirofilo una batteria da cucina. Cosa mai immaginava Bradbury quando nominava un “fragile cristallo di latte”? Ah, non lo so, come non so che terribile suono possa essere il “terribile suono, lancinante, come se due mani gigantesche avessero cominciato a lacerare diecimila miglia di lenzuoli neri lungo le cuciture.” Due mani gigantesche che cominciano soltanto a stracciare diecimila miglia di lenzuoli, e lungo le cuciture! Ahhh, che incubo.

    È che non volevo farmelo piacere, questo romanzo da Ultima Resistenza dei Lettori, che nei suoi momenti migliori è il capostipite di McCarthy e di Antonio Moresco. Mi sapeva di sviolinata agli amanti del sottogenere, dare patente di eroismo a uno che invece di guardarsi Maria De Filippi il sabato sera traduce Cicerone: ma esci no, tocca le femmine, insomma, non fare come me che ho baciato più libri sulla copertina che donne sulla bocca per il trasporto che avevano saputo provocarmi, pure quando non erano i libri di Sade o di Anaïs Nin.

    Poi però Montag trova buffa una cosa. “Ma che buffo, Dio, quant’è buffo, non ricordare dove o quando si è conosciuto il proprio marito o la propria moglie”, e poco dopo fa la stessa scoperta che ha cambiato pure a me la vita: “E per la prima volta mi sono accorto che dietro ogni libro c’è un uomo”; eppoi c’è Faber che lo fa arrivare alla stessa conclusione alla quale mi costringo anche io, a costo di prendermi col bastone pur di arrivarci: “A noi occorre non essere lasciati in pace! Abbiamo bisogno di essere veramente tormentati una volta ogni tanto!”.

    Bradbury è bravo, se mi tremare i polsi per una affermazione da maestrina il giorno dell’incontro professori-genitori alla fine del primo quadrimestre: “La gente assimila sempre meno.” I miei genitori non ci andavano mai, casomai ci andavo io per ridere con gli amici che ci andavano con i loro genitori, e qualcuno ci andava pure con suo padre, non soltanto con la madre, anche se magari una madre ce l’aveva ancora: fantascienza bradburiana, per me. Più efficace la similitudine del crivello che non riesce a accumulare la sabbia imposta come sadica truffa a Montag bambino, però questa cosa della gente che non assimila più un caspitazzo la condivido proprio in pieno, come una mamma di secchioni piccatissima.

    Comincio a inventargli associazioni con il “El especialista de Barcelona” di Aldo Busi quando Bradbury scrive: “Non ci sono più panchine, non ci sono più giardini, dove sedere a perdere il tempo”, quando comincia a intendere la letteratura come il mezzo più diretto, e più economico, per non diventare facili vittime dell’oblio sempre più istantaneo: “Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri.”

    Sostanza, tempo libero, il diritto di agire, ecco cosa ci vuole per riprendersi indietro la propria vita e se si vive in una società che ridicolizza la sostanza, che occupa il tempo libero secondo i diktat del divertimento secondo lei, che vanifica ogni tua possibilità di trasformare in realtà la tua volontà, allora vivi in un regime dittatoriale talmente onnipresente da non doversi neanche dichiarare chiassosamente tale; e gli altri non lo so, ma io in quel regime ci vivo, e vivo in Italia, che è Europa, che è Occidente, che comunque continuo a preferire all’Oriente, anche se non so cosa sia l’Oriente, so solo cosa l’Occidente vuole che io sappia che l’Oriente sia.

    Quando leggo che gli uomini sono diventati i libri che sono riusciti a imparare a memoria, i loro custodi, quando penso agli ultimi lettori come a una biblioteca vivente in diaspora, ci manca poco mi commuova: “Chi non crea non può fare a meno di distruggere.” Sono un lettore, è bello pensare che qualcuno trovi importante, e fondamentale, una passione tra le più futile e tra le più belle proprio per la sua futilità che è difficile da esprimere altrimenti e sta tutta qui, la letteratura: nel darti l’occasione di dire le cose per come le senti tu e non per come ti urlano che le dovresti sentire.

    Per fortuna Bradbury va giù pesante di inseguimenti all’americana e di Montag scrive che “sollevò l’acqua in spruzzi salienti”, così mi do una risistemata, prima di inviare la recensione a mia nipote che, da vera esperta delle attese professorali, scrive nel suo Commento Personale: “Questo libro mi è piaciuto perché mi ha fatto capire quanto sono importanti i libri.”

    Non ci crede neppure per un istante, lei i libri li odia, glieli fanno odiare perché deve leggerli per forza, smetterà di leggerli appena smetteranno di obbligarla a farlo, e io dentro di me sorrido e ci resto male e forse mi delude, sapere che mia nipote sarà la persona sfrontatamente divertente e complicata che già è e senza aver bisogno di leggere nient’altro: c’è tant’altro, che può fare di lei e che già fa di lei una persona libera fin dove le riesce, come chiunque altro, come me.

    Me la metto così: se domani il mondo sarà in pericolo come lo è oggi stesso, io farò e faccio in modo di essere almeno due libri: uno per me e uno per lei.

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  • 3

    Parole eterne

    Parole eterne

    L'Agnese di Renata Viganò recita "I ribelli muoiono per gli imbecilli".
    Verissimo, e sebbene là il contesto fosse diverso, con la realtà della nostra guerra a fare da sfondo, quelle paro ...continue

    Parole eterne

    L'Agnese di Renata Viganò recita "I ribelli muoiono per gli imbecilli".
    Verissimo, e sebbene là il contesto fosse diverso, con la realtà della nostra guerra a fare da sfondo, quelle parole conservano tutta la loro potenza anche nelle pagine di Bradbury, perché rivolte al risveglio della consapevolezza alla lotta contro totalitarismi miopi e ignoranti, non solo politici ma anche e soprattutto individuali, ché, invisibili, portano tatuate nell'anima le eterne parole scritte da Orwell: L'ignoranza è forza.

    3 romanzi, 3 film, 3 ignoranze al Potere.

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  • 5

    Profetico

    Leggendo questo libro ho avuto l'impressione di un giornalista che desse la descrizione di comportamenti e modi di vita attuali. Direi che è stato profetico nella narrazione di un futuro che oggi esis ...continue

    Leggendo questo libro ho avuto l'impressione di un giornalista che desse la descrizione di comportamenti e modi di vita attuali. Direi che è stato profetico nella narrazione di un futuro che oggi esiste.

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